Salute, "Una vita a metà": alla Casa del Cinema di Roma un documentario sull'emicrania

Raccontare la convivenza con l’emicrania e far luce su una malattia che molti faticano a considerare tale. È il compito che si prefigge di portare a termine il documentario “Una vita a metà” scritto e diretto da Donatella Romani e Roberto Amato e presentato l’8 aprile alla Casa del Cinema di Roma. Un film che vede la presenza di Francesca Cavallin, volto e voce narrante, e di Saverio Raimondo. Il documentario è stato presentato nell’ambito degli eventi di Giffoni Innovation Hub durante la 82a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e sarà disponibile su Amazon Prime. Il lavoro, prodotto da Telomero Produzioni e realizzato con il contributo non condizionante di AbbVie, è un’occasione per unire cinema e salute con l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico su una patologia, l’emicrania, spesso confusa con il semplice mal di testa. “Bisogna parlarne per riuscire ad alleviare un po’ la frustrazione di chi ne soffre e si sente dire «ah anche io ho il mal di testa”. L’emicrania non è il mal di testa ma è una patologia. Tra l’altro particolarmente invalidante. Siccome le parole sono importanti e per evitare pregiudizi credo che questo documentario abbia l’efficacia di spiegare che l’emicrania va rispettata come malattia in quanto tale”. In Italia l’emicrania interessa oltre 6 milioni di persone e colpisce le donne con una frequenza tre volte superiore rispetto agli uomini. Nonostante ciò rimane ancora oggi una patologia sottovalutata. Saverio Raimondo, oltre che voce narrante, è anche in prima persona coinvolto dalla patologia: “Porto la mia storia di persona affetta da emicrania anche se sono riuscito grazie al trattamento farmacologico a non veder dimezzata la mia vita” dice scherzando sul titolo del docufilm. “Vengo da una famiglia dove tutte le donne avevano un’emicrania. Ci convivo da quando avevo 13 anni. È la relazione più lunga che ho quindi mi tengo stretta anche la mia emicrania”.