Con la primavera la vipera si risveglia e si apre la stagione dei morsi. “Si tratta di animali a sangue freddo, che si svegliano dal letargo. Così in questo periodo iniziano i primi morsi, per arrivare a un picco tra primavera e inizio estate. Il trend inizia a calare da fine agosto e, se le temperature si abbassano gradualmente, si conclude a ottobre”. Lo spiega a LaSalute di LaPresse Andrea Giampreti, medico tossicologo del Centro anti-veleni di Bergamo e socio della Società Italiana di Tossicologia Sitox in un focus dedicato alle insidie di questo rettile per la nostra salute.
Ma di che numeri parliamo? “Indicativamente su tutto il territorio nazionale si stimano da 150 a 200 morsi l’anno. Soltanto nella nostra realtà vediamo in ospedale con segni di avvelenamento da 20 a 30 pazienti ogni anno. È verosimile che ci sia una sottostima, perché non tutti vanno in pronto soccorso”. Ma quanto è pericoloso un morso di vipera? “La mortalità rasenta lo zero. L’unico vero rischio è quello di una reazione anafilattica. Ma, come tutti gli avvelenamenti, il caso non va sottovalutato e va gestito in modo corretto”, precisa Giampreti.
Quali sono le regioni a rischio vipera?
“Al momento in Italia abbiamo 5 specie di vipera, tutte velenose, ma con gradi differenti. Quella più diffusa e considerata la più insidiosa è la Vipera aspis. Può dare segni di avvelenamento, fortunatamente in una percentuale contenuta di casi. Questo serpente – puntualizza l’esperto – è diffuso in tutte le regioni d’Italia con la sola eccezione della Sardegna”.
“Sul nostro territorio abbiamo altre due specie potenzialmente pericolose: la Vipera berus che si trova soprattutto nel Nord e nell’Est e la Vipera ammodytes che si trova nelle regioni orientali, ma il loro morso è molto meno probabile perché gli esemplari sono decisamente meno diffusi”.
Come si riconosce il morso di vipera
Difficilmente si capisce di essere stati morsi da una vipera: “Qualcuno riesce a fotografarla dopo l’incidente, pochissimi a catturarla. Per la maggior parte di casi – dice lo specialista – il paziente sente solo il dolore, oppure vede la coda del serpente scappare. Dunque noi identifichiamo prevalentemente il morso dall’evoluzione clinica: la vipera è l’unico serpente in Italia in grado di dare segni di avvelenamento”.
I sintomi sono “gonfiore che può irradiarsi verso la radice dell’arto, malessere, nausea, vomito e in alcuni casi alterazioni neurologiche o della coagulazione. La febbre non è tipica, a meno che non si sovrapponga una infezione. Localmente si possono riscontrare, in alcuni casi, segni di morso caratterizzati da uno o due fori a distanza da mezzo centimetro a un centimetro circa. L’evoluzione normalmente è lenta, nel corso di 6-12 ore”, continua lo specialista. Cosa fare? “Le nostre indicazioni sono di non agitarsi e contattare i soccorsi: bisogna fare una valutazione ospedaliera e, nel caso di una progressione di sintomi, si valuterà se fare un trattamento con il siero anti-vipera. In genere solo il 20-30% dei pazienti va incontro a un trattamento con l’antidoto”.
L’antidoto
Si tratta di un siero “che va somministrato entro un certo lasso di tempo e deve essere disponibile in tutti i centri antiveleni nazionali e nei pronto soccorso delle aree dove la probabilità di accesso di un paziente morso da questi rettili è maggiore, come nelle aree montane o valligiane”.
Qualche anno fa in Italia c’era stata una carenza di siero anti-vipera. Questo perché è un prodotto che viene acquistato all’estero e una delle aziende “aveva cessato la produzione. Oggi siamo perfettamente coperti e non ci sono problemi di approvvigionamento”, assicura lo specialista.
Cosa fare e gli errori da evitare
Ricordiamo che “la vipera non preda l’uomo: in una situazione di pericolo, in genere scappa. Se però si sente minacciata e non può scappare, reagisce mordendo. Attenzione dunque all’erba alta, agli anfratti, alle fessure o sotto i sassi: qui soprattutto in estate si nascondono questi serpenti per difendersi dal caldo. Se si cammina in montagna, è bene non dimenticare mai calzettoni alti e scarponcini”.
E se si viene morsi? “Si può usare un disinfettante locale e il ghiaccio. Mai succhiare il veleno, incidere o mettere un laccio: è bene invece immobilizzare l’arto e chiamare i soccorsi. Infine togliere bracciali, cavigliere e orologi: in caso di gonfiore, si rischia che peggiorino la situazione”, conclude Giampreti.

