Non è un lavoro da donna. Quante italiane se lo sono sentito ripetere nel corso degli anni? Ebbene, a conti fatti sembra proprio che la salute sia ‘un gioco da ragazze’. In barba ad alcuni Cda – ancora tutti al maschile – i talenti in rosa si stanno dando da fare. Non solo nella sanità pubblica. E così tra appena cinque anni sei medici su dieci, tra quelli in attività, saranno donne. A dircelo sono i dati elaborati in occasione dell’8 marzo dal Ced della Federazione nazionale degli Ordini dei medici.
Ma non è tutto. Le donne sono il 45% degli addetti farmaceutici, rispetto al 29% nella media manifatturiera. Tra dirigenti e quadri sono ancora di più, il 48%, e tra i ricercatori il 51%. “Nel 2025 i dipendenti del settore hanno raggiunto quota 72.200, +2% rispetto al 2024. Dal 2019 al 2025 sono aumentati del 10%, grazie soprattutto all’occupazione femminile, cresciuta del 15%, specie tra i giovani (+25%)”, ha sottolineato il presidente di Farmindustria Marcello Cattani.
La corsa dei ‘camici rosa’
Come sottolinea il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, “già oggi, tra i medici con meno di 65 anni, le colleghe costituiscono quasi il 59%. Se a questi dati aggiungiamo la considerazione che gli iscritti a Medicina sono in maggioranza donne, possiamo prevedere, nei prossimi anni, una professione medica sempre più declinata al femminile”.
E allora? “Gli orari di lavoro devono sempre più tener conto di questa realtà, prevedendo modelli organizzativi che permettano di conciliare i tempi di lavoro con quelli della vita privata e della famiglia e che tengano in debito conto, non facendole pesare sugli organici già ridotti, le possibili assenze per maternità”, scandisce Anelli.
Ma non solo. “Occorre investire sulla sicurezza. Il 12 marzo, a Perugia, celebreremo la Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari e continueremo con il sostegno e la richiesta di politiche di prevenzione e di rafforzamento della sicurezza”.
Donne e medicina
Guardando al totale dei medici italiani, 431.150, gli uomini sono il 52,5%, mezzo punto percentuale in meno rispetto allo scorso anno. Se però ci concentriamo sugli under 70 anni, le donne sono la maggioranza, con il 55%: lo scorso anno erano il 53%. L’onda rosa avanza: tra i medici con meno di 60 anni le dottoresse sono il 59%, il 58,7% se guardiamo tra gli under 65. La forbice si amplia nelle fasce tra i 40 e 50 anni, dove le donne medico costituiscono il 63%, raggiungendo quasi il 64% tra i 45 e i 49 anni. La situazione si appiana un po’ nelle fasce tra i 30 e i 39 anni, con percentuali tra il 56 e il 57%, ma il gap aumenta tra gli under 30, dove le donne medico tornano a essere il 60%.
Non solo: sono donne le due iscritte più longeve d’Italia, entrambe classe 1922. A detenere il primato è Isabella Picciotto, nata ad aprile e iscritta all’Ordine di Messina dal 1947, dove ha esercitato come odontoiatra. La segue a ruota Natalia Prada, nata nell’ottobre dello stesso anno, pediatra e neonatologa, iscritta all’Ordine di Como dal 1949 e autrice di diversi libri di poesie.
Due donne e un uomo sono invece i medici più giovani d’Italia, tutti classe 2002: tra loro Douaa Kachtouli, nata a Dubai il 7 settembre 2002 e iscritta dal luglio dello scorso anno all’Ordine dei Medici di Milano. Un po’ diverso il caso degli odontoiatri, che sono per il 69% uomini: erano il 70% nel 2025, il 71% l’anno precedente. Ma è solo una questione di tempo: tra i 25 e 29 anni già prevalgono le donne, 1.712 contro 1.538.
I numeri però non dicono tutto. Come sottolinea il presidente della Commissione Albo Odontoiatri nazionale, Andrea Senna, “la strada verso una vera parità è ancora lunga. Nella vita quotidiana le donne continuano a incontrare ostacoli nel lavoro e, in molte famiglie, la cura dei figli e degli anziani resta un compito prevalentemente affidato a loro. La mentalità sta cambiando, ma una parità reale richiede un mutamento culturale profondo: tutti dobbiamo rivedere gli atteggiamenti, in particolare maschili, rispetto agli oneri familiari e alla divisione delle responsabilità”.
La ‘marcia in più’ della farmaceutica
Quanto al pharma, si caratterizza per un welfare aziendale tra i più avanzati nel panorama industriale: conciliazione tra vita privata e lavoro, flessibilità organizzativa, sostegno alla genitorialità, percorsi professionali basati sul merito, formazione continua.
Misure che hanno contribuito a far registrare nel settore un numero di figli superiore del 45% rispetto alla media nazionale. Grazie a questo modello, la farmaceutica è anche il settore manifatturiero con il minore gender gap retributivo, “che sostanzialmente si azzera nella fascia tra 30 e 49 anni, come mostrano i dati Istat”, segnala Farmindustria. Un approccio confermato dal fatto che il 78% delle imprese ha già ottenuto la certificazione volontaria della parità di genere (il 22% ha iniziato l’iter o lo inizierà a breve).
Insomma, questo 8 marzo per il pharma “è l’occasione per ribadire il nostro impegno quotidiano, insieme alle aziende farmaceutiche e in continuità con i progetti che sviluppiamo da anni insieme al ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, con il quale stiamo programmando a maggio un evento su donne, qualità delle cure, prevenzione e nuove tecnologie. L’industria farmaceutica è un settore ad alta intensità di conoscenza, dove competenze, merito e innovazione sono fattori di crescita su cui puntare”, scandisce Cattani. Un riferimento, quello al merito, che non arriva per caso considerate le performance accademiche delle donne della scienza.

