Questione di voce: 4 strategie per proteggerla dai segni dell’età

Questione di voce: 4 strategie per  proteggerla dai segni dell’età
(Photo by Marco Alpozzi/LaPresse)

Dal fumo all’alcol, fino all’attività fisica: alla scoperta dei segreti per una voce sempre giovane.

A volte basta chiudere gli occhi per riconoscere un cantante in gara a Sanremo dalla voce. E questo anche se ormai è sulla breccia da anni. Ma attenzione: “Non è vero che la voce non invecchia. Cambia col tempo, perché il tessuto delle corde vocali si modifica, proprio come quello della pelle, e così pure la muscolatura. Ma è vero che chi ha un’ottima tecnica vocale riesce a portare avanti a lungo una vocalità molto simile a quella che aveva in gioventù”. Parola di Laura Mazzoni, specialista in foniatra e audiologia, che in occasione del Festival di Sanremo 2026 analizza con LaSalute di LaPresse i segreti per proteggere la voce. 

“Conservare una vocalità che permette di cantare certi pezzi a 70, 80 o perfino 90 anni è spia di una tecnica che non appartiene a tutti”, assicura la specialista. Ma allora come proteggere la voce dall’insulto degli anni? 

I segreti per proteggere la voce

Sono quattro gli aspetti ‘chiave’ da tener presenti. “Per conservare la voce – raccomanda Mazzoni – bisognerebbe evitare il fumo, che in assoluto ha un impatto devastante e va a modificare la sonorità”. Fumare provoca un edema (gonfiore) delle corde vocali, che si ispessiscono e perdono l’elasticità naturale, compromettendo la vibrazione e la qualità del suono.

“Quanto all’alcol, chi è abituato a bere è più esposto al reflusso acido che, con l’andare del tempo, crea un’infiammazione cronica e modifica i tessuti”, continua la specialista. Un piccolo incendio sotterraneo, di cui risentono anche le corde vocali. 

C’è poi un altro fenomeno interessante: “L’attività fisica fa bene alla voce. Il flusso aereo è fondamentale anche per cantare e noi lo gestiamo con la muscolatura toraco-addominale. Mantenere una muscolatura tonica con un’attività fisica regolare – precisa Mazzoni – consente di avere una stabilità vocale nonostante il passare degli anni. Questo vale meno nei giovani, ma già a 30-40 anni fa molta differenza”. 

Occhio alle ‘modalità d’uso’

“Infine attenzione al modo in cui si usa la voce. Dal lavoro all’attitudine caratteriale, possiamo arrivare a utilizzarla con regolarità in modo scorretto. E questo alla lunga può dare problemi”, avverte la specialista. Un po’ come accade agli insegnanti che si trovano ad alzare sovente la voce per lavoro e che incappano facilmente in disturbi delle corde vocali. 

La cadenza regionale tra parlato e canto

Una curiosità: come mai alcuni dialetti regionali sono caratterizzati da ‘difetti’ di pronuncia, come la “zeta” sibilante o romagnola di Laura Pausini, che poi si perdono nel canto? “È un fenomeno legato a un discorso di imitazione: noi formiamo la nostra voce e il nostro modo di parlare nell’ambiente familiare e tendiamo a riprodurre quello che sentiamo dai nostri genitori”, spiega la specialista.

Insomma, in barba al film ‘Miracolo napoletano’, la cadenza che ascoltiamo a casa e fuori ci influenza. “E questo sia nel modo di pronunciare le parole che nelle cadenze. Poi ci sono persone in cui questo fenomeno è più accentuato”.

Cantando però “queste caratteristiche tendono a perdersi: questo perché si impara a uniformare la pronuncia e c’è anche chi decide di cancellare del tutto la cadenza”, spiega la specialista. Un po’ come dopo un buon corso di dizione.

“Ma attenzione: c’è anche chi cantando mantiene questa caratteristica. Come nel caso di Achille Lauro”, conclude Mazzoni. Un segno distintivo che è un legame con le proprie radici.

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