“Nella Bibbia, per la precisione nel Libro dei re, c’è il primo caso apparente di morte improvvisa del lattante: è il famoso episodio di Salomone e del corpo del bimbo conteso da due donne. Ebbene, oggi sappiamo che uno dei fenomeni che favoriscono la morte in culla del lattante è proprio il co-sleeping, il fatto di dormire insieme nel lettone. Un’abitudine che espone al rischio di schiacciamento del piccolo e a una serie di insidie per la sua salute”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Italo Farnetani, professore ordinario di Pediatria Libera Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche United Campus of Malta, dopo la morte di una bimba di 10 mesi.
La tragedia a Rieti
La piccola, originaria della provincia di Rieti, è morta al Policlinico Gemelli di Roma, dove era stata trasportata in condizioni disperate e in arresto cardiaco. Gravissimo il quadro clinico descritto dai sanitari. L’ipotesi è che a causarlo sia stato proprio il co-sleeping: secondo quanto si è appreso, la piccola sarebbe stata involontariamente schiacciata dal padre durante il sonno, mentre dormivano nello stesso letto.
Co-sleeping tra virus e respiro
L’insidia per i bimbi non è solo il trauma da schiacciamento. “È stato osservato che la morte in culla è più frequente quando la temperatura è superiore a 20 gradi e una delle cause favorenti è proprio il co-sleeping. Il bambino oltretutto può finire sotto le coperte, faticando a respirare”, aggiunge il pediatra.
“La vicinanza fisica tra genitori e figli – prosegue lo specialista – facilita anche la trasmissione delle forme infettive. È chiaro che in famiglia c’è un’elevata facilità di trasmissione delle malattie contagiose, ma il fatto di dormire insieme aumenta il pericolo”.
L’autonomia e il sonno ‘di gruppo’
C’è poi un aspetto psicologico di cui tener conto. “Dormire con i genitori non facilita l’acquisizione dell’autonomia. Quando nasce, il bambino pensa di essere una cosa sola con la sua mamma; poi via via si rende conto che si può allontanare e, da adolescente, avrà acquisito l’autonomia. Dormire con i genitori ritarda l’acquisizione della propria identità”, spiega il pediatra.
Ma c’è di più. Da una parte i genitori, ragiona Farnetani, “hanno diritto alla loro intimità, dall’altra il piccolo a sviluppare la propria individualità. Gli americani dicono che il co-sleeping va bene perché così il bambino dorme tutta la notte e poi il giorno dopo va a scuola riposato, ma non mi sembra una buona ragione per adottare questa abitudine”.
Quanto al fatto di superare così insonnia e paura del buio, per Farnetani “il papà o la mamma devono tranquillizzare il piccolo standogli accanto. Ma, se si sveglia in continuazione, non è aggirando il problema con il co-sleeping che si aiuterà il bambino. Occorre arrivare all’origine della paura, che siano brutti sogni o altro”, conclude.

