Polemiche per le parole di Donald Trump che, dopo Papa Leone XIV, ha attaccato anche Giorgia Meloni. “Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”, ha detto il presidente degli Stati Uniti in un’intervista al Corriere della Sera. “È lei che è inaccettabile, perché non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”, ha affermato il presidente degli Stati Uniti. Nel frattempo il Pakistan assicura di proseguire nell’intento di aiutare Stati Uniti e Iran a negoziare mentre il vicepresidente Usa JD Vance conferma che il tycoon vuole raggiungere un “grande accordo”.
Sono iniziati i colloqui tra Iran e Pakistan. Lo riferisce l’emittente radiotelevisiva iraniana Irib, secondo cui il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha partecipato a Teheran a un incontro preliminare con il capo di stato maggiore dell’esercito pakistano, Asim Munir. Domani, giovedì, dovrebbero proseguire colloqui più approfonditi per discutere le ultime comunicazioni con gli Stati Uniti.
L’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente Trump riguardo alle “tensioni in rapida escalation nella regione”, invocando una de-escalation. Lo ha riferito l’ufficio dell’emiro, secondo quanto riporta l’Associated Press. I due leader hanno discusso di sicurezza marittima internazionale, nonché della stabilità dei mercati energetici e delle catene di approvvigionamento globali, nel contesto dei contrapposti blocchi che interessano lo Stretto di Hormuz. “Sua Altezza ha inoltre sottolineato l’importanza di intensificare gli sforzi internazionali volti a risparmiare alla regione un’ulteriore escalation”, si legge nella dichiarazione qatariota.
I Repubblicani al Senato hanno bloccato l’ultimo tentativo dei Democratici per limitare i poteri di guerra del presidente Trump riguardo al conflitto con l’Iran. La mozione per porre in esame il provvedimento è stata respinta con un voto di 52 a 47. L’esito ha seguito in gran parte le linee di partito: i Repubblicani e un singolo Democratico, il senatore John Fetterman della Pennsylvania, si sono opposti, mentre i Democratici, affiancati da un unico Repubblicano, il senatore Rand Paul del Kentucky, hanno votato a favore. Si è trattato del quarto tentativo dei Democratici nelle ultime settimane per costringere il Congresso a riaffermare i propri poteri in materia di guerra, mentre il conflitto, giunto ormai al suo secondo mese, prosegue.
Il gabinetto per la sicurezza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu si sta attualmente riunendo per discutere di un cessate il fuoco temporaneo in Libano, in un contesto di crescenti aspettative secondo cui una tregua potrebbe essere inevitabile. Lo riferisce Channel 12. “La nostra valutazione è che entro pochi giorni non avremo altra scelta se non cessare completamente il fuoco in Libano”, ha affermato una fonte politica israeliana di alto livello all’emittente, che sottolinea come gli Stati Uniti stiano esercitando forti pressioni su Israele affinché accetti un cessate il fuoco temporaneo, nella speranza che questo sostenga sia i negoziati tra Israele e Libano supportati dagli Usa, sia gli sforzi di Washington per raggiungere un accordo con l’Iran.
Gli Stati Uniti non hanno formalmente acconsentito a un’estensione del cessate il fuoco con l’Iran. Lo ha riferito al New York Times un alto funzionario dell’Amministrazione Usa. Gli Stati Uniti e l’Iran continuano a confrontarsi su un più ampio accordo di pace, ha affermato il funzionario. Il cessate il fuoco è destinato a scadere la prossima settimana.
Il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif, è arrivato a Gedda, in Arabia Saudita, dove ha in programma di incontrare il principe Mohammed bin Salman per discutere di rapporti bilaterali e questioni regionali, a seguito dei colloqui Iran-Usa ospitati dal Pakistan lo scorso fine settimana. Un comunicato dell’ufficio di Sharif a Islamabad ha riferito che il primo ministro è stato accolto all’aeroporto da alti funzionari sauditi. Sharif è accompagnato da una delegazione di alto livello che comprende il ministro degli Esteri Ishaq Dar, il ministro dell’Informazione Attaullah Tarar e il portavoce del primo ministro, Mosharraf Zaidi.
Una nave battente bandiera maltese è la prima petroliera a dirigersi verso ovest attraverso lo Stretto di Hormuz da quando gli Stati Uniti hanno imposto il blocco navale, secondo Marine Traffic, monitor globale di tracciamento navale. La VLCC Agios Fanourios I è attesa giovedì a Bassora, in Iraq, dove i porti non sono soggetti al blocco statunitense. Marine Traffic ha riferito che la nave ha tentato nuovamente il transito dopo aver sostato per quasi due giorni nel Golfo di Oman.
“Siamo soddisfatti che stiano procedendo bene i dialoghi tra Libano e Israele. Mi sono impegnato personalmente anche l’altro ieri a Beirut. Siamo anche disponibili ad ospitare i prossimi colloqui in Italia. Poi saranno le parti a decidere”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando con i media a margine della Conferenza internazionale sul Sudan a Berlino. “Speriamo anche che si possa raggiungere un accordo per un cessato il fuoco e diventi poi pace tra Iran, Israele e Stati Uniti. Noi stiamo facendo questo guardando sempre con grande attenzione ai paesi dell’area del Golfo. Ci auguriamo anche per quanto riguarda il problema energetico che possano esserci rapidamente anche corridoi che permettano il flusso di fertilizzanti, che sono fondamentali per l’agricoltura europea ma soprattutto sono fondamentali per l’agricoltura africana, visto che qua stiamo parlando di Africa”, ha detto ancora Tajani.
Una delegazione del Pakistan si sta recando in Iran per consegnare un messaggio a Teheran da parte degli Stati Uniti e pianificare un secondo round di colloqui fra i due Paesi. Lo riferiscono i media di Stato iraniani.
“L’Italia prende un sacco di petrolio dallo Stretto” di Hormuz. Lo ha detto il presidente Usa, Donald Trump, nel corso dell’intervista al programma ‘Mornings with Maria’ su Fox News.
Il presidente Usa, Donald Trump, in un post sul suo social Truth ha scritto che la Cina ha accettato di non inviare armi all’Iran. “La Cina è molto felice che io stia aprendo definitivamente lo Stretto di Hormuz. Lo sto facendo anche per loro, e per il mondo. Questa situazione non si ripeterà mai più. Hanno accettato di non inviare armi all’Iran. Il presidente Xi mi darà un grande, caloroso abbraccio quando arriverò lì tra qualche settimana”, ha scritto Trump. “Stiamo collaborando in modo intelligente e molto bene! Non è meglio che combattere??? Ma ricordate, siamo molto bravi a combattere, se dobbiamo – molto meglio di chiunque altro!!!”, ha concluso.
“Perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari all’anno per la Nato se non stanno dalla nostra parte? Se non stanno dalla nostra parte sull’Iran, non staranno dalla nostra parte su una questione molto più grande dell’Iran”. È quanto ha detto il presidente Usa, Donald Trump, in un’intervista al programma ‘Mornings with Maria’ su Fox News.
Il presidente Usa, Donald Trump, ha nuovamente criticato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Non abbiamo più lo stesso rapporto”, ha dichiarato in un’intervista al programma ‘Mornings with Maria’ su Fox News, “è stata negativa. Con chiunque ci abbia rifiutato il proprio aiuto riguardo alla situazione in Iran, non abbiamo lo stesso rapporto”.
Il deputato di Hezbollah Hassan Fadlallah ha affermato che Israele ha cercato di “compensare” quella che ha definito la sua “sconfitta” contro il gruppo libanese tenendo negoziati con il Libano negli Stati Uniti. “Le autorità libanesi devono riconsiderare le proprie azioni e tornare ad essere ben viste dal popolo”, ha dichiarato Fadlallah in un comunicato riporta da Al Jazeera. ““Le autorità hanno ritirato l’esercito dal sud, lasciandolo vulnerabile all’occupazione e dando al nemico mano libera”. Fadlallah ha aggiunto che non includere il Libano nei negoziati tra Stati Uniti e Iran in Pakistan “era una richiesta israeliana” e che “la posizione americana di separare il Libano dal percorso di Islamabad si basava sulla posizione del governo libanese”.
Ali Abdollahi, comandante di Khatam al-Anbiya, ovvero il comando operativo delle forze armate di Teheran, ha affermato che se gli Stati Uniti intendono proseguire con l’imposizione di un blocco marittimo nella regione tale azione rappresenterebbe “il preludio a una violazione del cessate il fuoco”. “In tal caso le forze armate della Repubblica Islamica non permetteranno alcuna esportazione o importazione nella regione del Golfo Persico, nel Mar d’Oman e nel Mar Rosso”, le sue parole riportate dai media statali di Teheran
Secondo quanto riferito da funzionari regionali ad Ap, gli sforzi dei mediatori per estendere il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran hanno compiuto progressi e le parti in conflitto dovrebbero tornare presto al tavolo delle trattative per un altro ciclo di negoziati. Secondo quanto riferito dai funzionari, i mediatori puntano a estendere il cessate il fuoco, che scade il 22 aprile, per almeno altre due settimane, al fine di dare ulteriore spazio alla diplomazia. Entrambe le parti hanno espresso un “accordo di principio” per la proroga del cessate il fuoco. Uno dei funzionari coinvolti ha affermato che i mediatori stanno lavorando a un compromesso sui tre principali punti controversi, tra cui il programma nucleare, lo Stretto di Hormuz e i risarcimenti di guerra.Entrambi i funzionari hanno parlato a condizione di anonimato”
“E’ chiaro che stiamo vivendo tempi difficili, e in questi tempi difficili dobbiamo sostenere l’ordine internazionale basato sulle regole, perché l’alternativa all’ordine internazionale basato sulle regole è il caos. E’ ciò che abbiamo visto in Ucraina, ciò che stiamo vedendo qui nel Golfo, ciò che stiamo vedendo in Iran, ed è ciò di cui abbiamo bisogno dall’intera comunità internazionale”. Lo afferma il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, in un punto stampa in Arabia Saudita durante la sua visita nei Paesi del Golfo. “Sostenere l’ordine internazionale basato sulle regole significa sostenere il sistema multilaterale e soprattutto le Nazioni Unite, perché le Nazioni Unite sono la spina dorsale del nostro sistema multilaterale”, rimarca.
Il Pentagono invierà altre migliaia di soldati in Medioriente, mentre l’amministrazione Trump cerca di spingere l’Iran sotto pressione per spingerlo a un accordo che possa porre fine al conflitto. Lo riporta il Washington Post (WP), che cita funzionari Usa.
Secondo quanto scrive il giornale, nella regione verranno spostati circa 6mila soldati a bordo della portaerei USS George H.W. Bush, con diverse navi da guerra per scortarla, e verso la fine del mese è previsto che arriveranno altri 4.200 soldati del Boxer Amphibious Ready Group e della sua task force del Corpo dei Marines, l’11ª Unità di spedizione dei Marines.
Il Washington Post sottolinea che “la potenza di fuoco sembra destinata a unirsi alle navi da guerra già presenti in Medioriente proprio mentre il cessate il fuoco di due settimane sta per scadere il 22 aprile”. I soldati si uniranno ai circa 50mial effettivi che, secondo il Pentagono, sono coinvolti nelle operazioni contro l’Iran.
La Cina ha affermato di “accogliere con favore tutti gli sforzi che contribuiscano a un cessate il fuoco e alla cessazione delle ostilità”.
La dichiarazione è stata rilasciata durante una conferenza stampa al ministero degli Affari Esteri, a Pechino, in risposta alle indiscrezioni su un possibile secondo round di colloqui tra Iran e Stati Uniti. Il portavoce del ministero degli Esteri, Guo Jiakun, ha elogiato il Pakistan per il suo “ruolo nel facilitare un cessate il fuoco temporaneo tra Stati Uniti e Iran e per aver svolto un ruolo di mediazione equo ed equilibrato”.
Pechino ha lavorato dietro le quinte per portare l’Iran al tavolo dei negoziati. Anche Trump ha affermato di ritenere che la Cina abbia incoraggiato l’Iran ad accettare il cessate il fuoco.
Nella giornata di oggi i Democratici della Camera presenteranno cinque articoli di impeachment contro il Segretario alla Difesa americano Pete Hegseth, accusandolo di abuso di potere, crimini di guerra e altri gravi illeciti. Lo riporta Axios. Il provvedimento – viene spiegato – non ha praticamente alcuna possibilità di essere approvato dal Congresso, ma si tratta comunque l’ennesimo segnale che i Democratici si sono coalizzati attorno a Hegseth, designandolo come nuovo obiettivo principale all’interno del Gabinetto di Donald Trump.
“È una questione di stile. Perché la reazione del presidente americano è stata un po’ sgangherata anche dal punto di vista stilistico. Credo che la risposta che è stata data da Papa Leone, non tanto quella sul merito, ma in generale sul tema della pace, della lotta contro la guerra, sull’umanità sia tale che la statura è talmente superiore in questo caso, e condivisa, che non è necessario aggiungere altro”. Così il cardinale Gianfranco Ravasi in riferimento all’uscita del presidente Usa Trump contro Papa Leone.
“Io credo che in questo caso c’è stata una reazione abbastanza corale della cattolicità”, ha aggiunto rispondendo a una domanda sui cattolici Usa, “ed è stato una occasione per compattare il mondo cattolico e religioso in genere attorno alle figure che rappresentano i valori dell’umanesimo”.
“La guerra in Iran va in qualche modo velocemente conclusa perché altrimenti i rischi sul sistema globale dell’economia sono molto forti”. Così il ministro per i rapporti col Parlamento, Luca Ciriani, ospite di ‘Ping Pong’ su Rai Radio1.
“Noi abbiamo fatto un mese fa un decreto bollette che è costato 5 miliardi di euro. Poi abbiamo fatto due decreti nel giro di 40 giorni per il caro-carburante e questi due decreti sono costati un miliardo di euro e coprono 40 giorni di taglio delle accise. Si capisce che è una situazione straordinaria, così non si può andare avanti”, sottolinea.
“Se la crisi dello stretto di Hormuz non si risolve avremo bisogno di misure straordinarie e c’è bisogno che l’Unione Europea capisca, come è avvenuto ai tempi del Covid, che a situazioni straordinarie bisogna reagire con misure straordinarie, perché i conti che ho fatto, le cifre che ho appena illustrato stanno lì a dimostrare che è difficile poter immaginare di intervenire ogni mese con un miliardo di euro per coprire i costi dei carburanti”.
“Se la situazione non si sblocca, se Trump non dovesse avere ragione, cioè che si risolve tutto in 2-3 giorni, allora saremo di fronte a una crisi che dura da settimane e da mesi, alla quale va data una risposta urgentissima, perché non parliamo di un problema dell’Italia, del governo Meloni, del costo della bollette solo per gli italiani, parliamo di un rischio di stagnazione e recessione globale dell’economia del mondo, in particolare dell’economia europea”, prosegue Ciriani guardando alle mosse di Bruxelles.
“I rigidi criteri di la classificazione dei bilanci degli Stati vanno rivisti se siamo di fronte a una nuova emergenza come quella che c’è stata della pandemia, per intenderci.Un’altra cosa che che non possiamo fare è rinviare sine die le decisioni da prendere, Vanno fatte in fretta”.
Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato a Sky News che è è “molto probabile” che gli Stati Uniti raggiungano un accordo con Teheran entro la fine del mese per porre fine alla guerra. “E’ possibile. Molto possibile. Sono stati colpiti duramente”, ha dichiarato il presidente americano.
Due ordigni rudimentali, azionati a distanza, sono esplosi nelle prime ore della mattinata di Teheran, ferendo tre persone in modo lieve. Lo riportano i media statali. Secondo una fonte delle guardie rivoluzionarie, tra i feriti c’è un militante dei Basij, milizia paramilitare sotto il comando delle Guardie della rivoluzione islamica. Un terzo ordigno è stato disinnescato. Un comandante delle Guardie rivoluzionarie, Mohammad Balideh, ha riferito al quotidiano iraniano Hamshahri che “la situazione è normale e sotto controllo”. “Non è successo niente di straordinario qui, solo un’esplosione per strada causata da individui traditori e antipatriottici, senza vittime né danni gravi”, ha aggiunto Balideh.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha affermato che Teheran “non cerca la guerra e pone l’accento sul dialogo”, ma “qualsiasi tentativo da parte del nemico di imporre la propria volontà o di costringere l’Iran alla resa fallirà”. Lo riporta Al Jazeera.
“Ho espresso la piena solidarietà dell’Ue all’Arabia Saudita e al suo popolo. Apprezziamo molto il ruolo stabilizzante dell’Arabia Saudita e i suoi sforzi per promuovere il dialogo e la diplomazia. È fondamentale che lo slancio dell’accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran venga mantenuto e che tutte le parti si impegnino in buona fede per raggiungere un accordo globale e sostenibile”. Lo scrive sui social il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa che ha incontrato il principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed bin Salman.
“La leadership iraniana dovrebbe cogliere questa opportunità per affrontare le preoccupazioni della comunità internazionale in merito al nucleare, ai missili balistici, alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e al suo sostegno ai gruppi proxy, in particolare Hezbollah. La diplomazia è l’unica via per una pace duratura”, aggiunge.
Il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, ha affermato parlando da Seul che “ll’Iran ha un programma nucleare molto ambizioso e ampio” quindi, in caso di un accordo per porre fine al conflitto con Usa e Israele “tutto ciò richiederà la presenza degli ispettori dell’Aiea” altrimenti “non ci sarà un accordo. Ci sarà solo l’illusione di un accordo”. Grossi sostiene che qualsiasi intesa sulla tecnologia nucleare “richiede meccanismi di verifica molto dettagliati”.
L’alleanza tra Donald Trump e Giorgia Meloni era “solidissima” fino a quando la guerra con l’Iran “non si è intromessa”. Ora lo sfogo del presidente americano potrebbe segnare la “fine della storia tra due anime gemelle in politica”. E’ l’analisi effettuata da ‘The Telegraph’. Il quotidiano britannico riporta le parole del tycoon che si è detto “scioccato” dal comportamento della premier italiana.
Secondo il ‘Telegraph’ la presidente del Consiglio “si aspettava forse un trattamento diverso rispetto ai tipici bersagli del disprezzo di Trump, come Keir Starmer e Pedro Sánchez, il primo ministro socialista spagnolo”, eppure “non è sfuggita alla sua ira”. Secondo l’analisi del giornale del Regno Unito però l’appoggio di Trump è diventato “un calice sempre più avvelenato in Europa” e “forse” un certo distacco tra i due potrebbe “rivelarsi fruttuoso” per Meloni alla quale “basta guardare” quanto accaduto “al suo amico e alleato Viktor Orban in Ungheria per capire cosa può fare il sostegno di Trump”.
Secondo quanto riportato dai media libanesi, almeno due veicoli sarebbero stati presi di mira da attacchi israeliani su un’autostrada costiera a sud di Beirut. Le due auto sarebbero state colpite vicino alle città costiere di Jiyeh e Saadiyat, a circa 70 chilometri a nord del confine israeliano. Non ci sono commenti immediati da parte delle Forze di Difesa Israeliane.
“Qualcuno può per favore dire a Papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42.000 manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile?”. Lo ha scritto su Truth il presidente americano, Donald Trump. “L’America è tornata”, ha aggiunto.
Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif partirà oggi da Islamabad per Gedda per una visita ufficiale in Arabia Saudita. Lo ha reso noto l’ufficio dello stesso Sharif con un post sui social media. Il premier “sarà accompagnato da una delegazione di alto livello”, si legge nella dichiarazione. Il Pakistan è impegnato in un ruolo di mediazione fra Iran e Stati Uniti.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato alla Abc di non aver preso in considerazione un’estensione del cessate il fuoco con l’Iran, perché molto probabilmente non sarà necessario. “Penso che assisterete a due giorni straordinari”, ha detto Trump nel contesto dei rinnovati colloqui con l’Iran per un accordo. “Ne sono convinto”. “Potrebbe finire in entrambi i modi, ma penso che un accordo sia preferibile perché così potranno ricostruire”, ha aggiunto. “Ora hanno davvero un regime diverso. In ogni caso, abbiamo eliminato i radicali. Non sono più con noi”.
L’Iran avrebbe utilizzato un satellite spia cinese per colpire le basi americane nel Golfo. Lo scrive il Financial Times. Una possibilità che – viene spiegato – conferisce alla Repubblica islamica una nuova capacità per sferrare eventuali attacchi ai militari Usa nell’area.
L’esercito statunitense afferma di aver raggiunto la “superiorità marittima” in Medioriente. Secondo un post sui social media del capo del Centcom, il Comando Centrale degli Stati Uniti, ammiraglio Brad Cooper, il blocco dei porti iraniani è stato “completamente attuato” entro 36 ore dal suo avvio. Secondo quanto riferito gli Usa hanno bloccato tutti i traffici marittimi in entrata e in uscita dall’Iran.
“Penso che sia quasi finita. Voglio dire, la considero molto vicina alla fine”. Lo ha detto, in merito alla guerra in Iran, Donald Trump in un’intervista a Fox News, come riferisce su X Maria Bartiromo, che ha intervistato il presidente.
“Mi piace anche quando c’è disaccordo. Mi piace quando il Papa commenta questioni di immigrazione, mi piace quando il Papa parla di aborto, mi piace quando il Papa affronta temi di guerra e pace, perché penso che, quantomeno, inviti a una conversazione. Ci sono certamente cose che il Papa ha detto negli ultimi mesi con cui non sono d’accordo”. Lo ha detto il vicepresidente americano JD Vance durante un’intervista con Turning Point Usa in Georgia, come riporta la Cnn.
“Da un lato, ancora una volta, mi piace che il Papa sia un sostenitore della pace. Penso che questo sia certamente uno dei suoi ruoli”, ha detto Vance. “Dall’altro, come si può dire che Dio non sia mai dalla parte di chi impugna la spada? Dio era dalla parte degli americani che liberarono la Francia dai nazisti? Dio era dalla parte degli americani che liberarono i campi dell’Olocausto e salvarono quelle persone innocenti da coloro che avevano perpetrato l’Olocausto? Io penso decisamente di sì”, ha spiegato.
Donald Trump vuole raggiungere un “grande accordo” con l’Iran. Lo ha detto, a un evento di Turning Point Usa in Georgia, il vicepresidente JD Vance, parlando delle oltre 20 ore di negoziati con Teheran, durante le quali ha guidato la delegazione statunitense. Vance ha dichiarato che Trump “non vuole fare un piccolo accordo. Vuole fare un grande accordo”. “Questo è lo scambio che sta offrendo, e che Trump sta dicendo all’Iran: ‘Se vi impegnate a non avere un’arma nucleare, faremo prosperare l’Iran. Lo renderemo economicamente prospero e inviteremo il popolo iraniano nell’economia mondiale in un modo in cui non è mai stato durante tutta la mia vita’”, ha spiegato.
Il ministro delle Finanze pakistano Muhammad Aurangzeb ha dichiarato che “la nostra leadership non si arrende” negli sforzi per aiutare gli Stati Uniti e l’Iran a negoziare. In un’intervista con Associated Press ha sottolineato che i colloqui hanno rappresentato il primo dialogo diretto tra i due Paesi in quasi 50 anni. “Ci piacerebbe molto capire se possiamo continuare a portare avanti il dialogo”, ha aggiunto, parlando a margine delle riunioni primaverili del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale.
“Continueremo a impegnarci, e la nostra leadership si sta adoperando in tal senso”. Aurangzeb ha dichiarato di aver incontrato questa settimana anche funzionari statunitensi, tra cui il rappresentante per il commercio Jamieson Greer e il segretario al Commercio Howard Lutnick, per discutere di questioni commerciali e finanziarie. Il ministro ha in programma venerdì un incontro con il segretario al Tesoro Scott Bessent.

