Van Der Beek e il tumore al colon, come prevenirlo e intercettarlo in tempo

Van Der Beek e il tumore al colon, come prevenirlo e intercettarlo in tempo
James Van Der Beek (Photo by Richard Shotwell/Invision/AP)

Il tumore al colon che ha ucciso Van Der Beek tra fattori di rischio, prevenzione e diagnosi precoce. Parola l’oncologo.

Un’ondata di commozione sui social è seguita alla notizia della morte – a soli 48 anni – di James William Van Der Beek, attore statunitense celebre per il ruolo di Dawson Leery nella serie ‘Dawson’s Creek’. Meno di tre anni fa gli era stato diagnosticato un tumore al colon. “Questo cancro è la seconda causa di morte per uomini e donne in Italia, ma intercettarlo precocemente fa la differenza”. Parola di Saverio Cinieri, direttore dell’Unità operativa complessa Oncologia medica e Breast Unit dell’Ospedale Antonio Perrino di Brindisi, già presidente di Aiom e Fondazione Aiom.

Van Der Beek si è ammalato a 45 anni. “Ebbene questo tumore prima dei 50 anni è collegato a determinati fattori, fra cui l’obesità infantile. Dobbiamo stare molto attenti allo stile di vita”, sottolinea Cinieri parlando con LaSalute di LaPresse.

I numeri del tumore al colon in Italia

L’oncologo segnala che nel nostro Paese i nuovi casi l’anno di tumore al colon “sono circa 27mila ogni anno. Per intercettare precocemente questa neoplasia è importante aderire allo screening del sangue occulto nelle feci“.

Ma come funziona? “All’arrivo della lettera della Asl basta andare in farmacia, prendere l’apposito contenitore, raccogliere le feci e consegnarlo. Se l’esame è negativo tutto finisce qui, altrimenti si esegue una colonscopia. In caso si rilevi un polipo – continua l’oncologo – bisogna comprendere che si tratta di formazioni che, se lasciate a se stesse, spesso evolvono in tumore, mentre se vengono asportate la cosa si risolve così”.

Anticipare lo screening

“Al momento l’offerta dello screening parte dai 50 anni, anche se l’Asco (American Society of Clinical Oncology) sta spingendo per abbassare l’età per il tumore al colon a 45 anni, perché i casi si manifestano sempre prima”, aggiunge l’oncologo.

E in Italia? “In generale il Report ‘I numeri del cancro’ di Aiom ci dice che i nuovi casi di tumore sono stabili e pari a circa 390mila l’anno, ma anche che potenziare gli screening e la diagnosi precoce è efficace. In Emilia Romagna, dove l’incidenza di tumore al colon era piuttosto elevata, nei primi anni in cui lo screening è stato spinto si è registrato un incremento di casi di cancro diagnosticati, ma poi la riduzione della mortalità è stata del 20%. Questa è la dimostrazione che l’esame del sangue occulto nelle feci è importante”.

Il pericolo a tavola (e non solo)

Il tumore al colon “è una di quelle neoplasie strettamente legate al comportamento alimentare e allo stile di vita. Ad aumentare il rischio sono alcol, fumo, obesità e sedentarietà, ma anche gli alimenti industriali, conservati e trattati come gli insaccati. Numerosi studi hanno dimostrato che questi cibi rappresentano un fattore di rischio di cui tenere conto. Proprio come il barbecue: ricordiamo che la carne bruciata può far male”, aggiunge Cinieri.

L’importanza dell’attività fisica (e del Ssn)

Bando poi alla pigrizia. “Si moltiplicano gli studi che dimostrano come l’attività fisica riduca l’incidenza di tumore al colon e questo anche nel caso delle recidive della malattia”, sottolinea l’oncologo.

Insomma, per proteggersi dalla malattia che ha portato via Van Der Beek “il consiglio è: aderire agli screening, evitare alcol e fumo, fare attività fisica e prestare attenzione all’alimentazione. Il mio suggerimento poi – conclude l’esperto – è quello di privilegiare frutta e verdura di stagione e seguire i dettami della dieta mediterranea”. 

Come ricorda RaiNews dopo la morte di James Van Der Beek amici e familiari hanno lanciato una raccolta fondi su GoFundMe per sostenere la moglie Kimberly e i sei figli. La lunga lotta contro il tumore al colon ha infatti lasciato la famiglia in gravi difficoltà economiche.

Se una malattia oncologica in Italia può mettere a dura prova pazienti e caregiver, altrove – dove non c’è il Ssn – la tossicità finanziaria di una diagnosi di questo tipo può avere effetti drammatici per chi resta.

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