Crans-Montana e la perdita di futuro. Lo psichiatra: “Un lutto oltre l’ordine naturale delle cose”

Crans-Montana e la perdita di futuro. Lo psichiatra: “Un lutto oltre l’ordine naturale delle cose”
(AP Photo/Baz Ratner)

Mencacci: “La tragedia di Crans-Montana una ferita sempre aperta, il rischio è restare congelati nel dolore”.

“Un dolore senza nome, che supera le leggi dell’ordine naturale delle cose. Un colpo di fucile così violento e improvviso, che toglie la possibilità di futuro”. Ad analizzare la tragedia di Crans-Montana, costata la vita ad almeno 40 giovani fra i quali la liceale milanese Chiara Costanzo, il coetaneo bolognese Giovanni Tamburi (16 anni), il genovese Emanuele Galeppini (17 anni) e il milanese Achille Barosi (16 anni), è lo psichiatra Claudio Mencacci, presidente Società Italiana di Neuropsicofarmacologia.

“Forse non c’è una parola per definire un genitore che perde un figlio, perché questo evento rompe il ritmo della natura, tanto che non lo vorremmo dire mai sentire”, dice Mencacci a LaPresse. “Perdere una figlia adolescente è uno strappo della vita che è in itinere: stiamo parlando di persone all’inizio della vita, in una fase di transizione, in cui la protezione genitoriale è ancora presente e, dunque, il dolore si trasforma in una perdita di tutto quel futuro sognato, che cominciava a manifestarsi nel proprio figlio che cresce. Ora, nei genitori in lutto, possiamo aspettarci il sopraggiungere di un grande senso di ingiustizia e rabbia, che l’evento di Crans-Montana porterà con sé e che si sommerà alla parte assordante e dolorosa dell’assenza di una figlia o di un figlio che non ci sono più”.

Le giovani vittime di Crans-Montana erano il futuro

Una ferita, quella dell‘incendio nella notte di Capodanno a Le Consellation, “che rimarrà sempre aperta, perché il legame con il proprio figlio non muore mai, ma che possiamo solo sperare cambi forma in una memoria viva, un dialogo interiore. Dal punto di vista psicologico – continua Mencacci – dobbiamo tenere conto che questo evento è una tale frattura da interrompere per i genitori il senso stesso di continuità della vita. Chiara e le altre giovani vittime di Crans-Montana erano il futuro. E questo lascia i genitori in un’assenza di tempo, che non può più trascorrere. Il futuro per cui si ‘lavorava’ tutti i giorni si interrompe. Abbiamo una cesura che dà un senso di impotenza, disorientamento e rabbia, perché tutti questo appare inaccettabile”.

Il senso di protezione frustrato

Per un genitore è naturale “sentire il dovere di proteggere il proprio figlio, e il rischio è che in queste madri e in questi padri la tragedia di Crans-Montana sia percepita, erroneamente, come un fallimento. Insomma, che si generi un senso di colpa profondo e persistente, alimentato dai ‘se’: ‘se avessi detto’, ‘se avessi fatto’. Un meccanismo che continua a produrre sofferenza legata alla perdita di futuro. E questo perché non si piange solo per ciò che è stato, ma per ciò che era stato sognato e che ora non sarà mai. C’è tutto un futuro cancellato, insieme alle vite di così tanti ragazzi”, ribadisce lo psichiatra. Una trappola, quella dei se, che può aggiungere dolore a dolore.

Un lungo percorso

Come aiutare questi genitori? “Il percorso è veramente lungo. Restare congelati nel dolore – dice Mencacci – a volte aiuta a fermare il tempo, sentendo di continuare a restare vicini al figlio o alla figlia perduti. Un modo per non tradirli e continuare a prendersene cura. Quando il dolore riesce a trasformarsi, però, abbiamo visto che alcune persone hanno costruito gruppi o fondazioni, cercando di fare qualcosa di utile di tutta questa sofferenza. Una scelta che apre al futuro, anche se ora è davvero troppo presto.

“È importante cercare di aiutare questi genitori ad andare verso la vita: il dolore non scomparirà, ma con il tempo può diventare memoria viva, una presenza che accompagna ma non strazia. Questo – conclude Mencacci – è il compito più difficile: non dimenticare, ma ricostruire un senso di esistenza. Con i resti dell’incendio, l’impegno deve essere quello di cercare di riempiere i propri giorni tenendo conto dell’assenza. Dal canto mio, ho seguito delle esperienze di genitori che, rimanendo fedeli al proprio figlio, hanno trasformato il proprio lutto in gesti di solidarietà. Un modo per dimostrare amore non solo individuale, ma nei confronti di altri giovani”.

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