Spazi chiusi, ‘botti’, materiali combustibili, uscite inadeguate, sovraffollamento. L’incendio del locale di Crans-Montana, in Svizzera, che ha causato almeno 40 morti e centinaia di feriti e ustionati, non è un incidente “imprevedibile, ma l’ennesimo episodio di una lunga serie di disastri che si potevano evitare”. A sostenerlo sono gli esperti della Società italiana di medicina ambientale (Sima) e di Green Building Council Italia. Convinti che il disastro avvenuto in Svizzera la notte di Capodanno sia stata una “tragedia evitabile”.
Le immagini sono impressionanti: un locale sotterraneo affollatissimo, soffitti e rivestimenti in legno e materiali altamente combustibili, una scala stretta come unico collegamento con l’esterno. In questo contesto, una “fiamma di festa” – una candela o uno sparkler montato su una bottiglia di champagne – viene sollevata in alto, a pochi centimetri dal soffitto: bastano alcune scintille per innescare il materiale soprastante. “Ma com’è possibile che, nel 2026, in spazi chiusi e affollati si continui a usare fiamme libere, botti, fontane pirotecniche e altri dispositivi infiammabili come se fosse un gioco innocuo?”, si domandano Sima e Gbc Italia.
A Crans-Montana l’ultima di una lunga serie di tragedie
Insomma, quello di Crans-Montana non è un incidente “imprevedibile”. Nella memoria collettiva restano, tra gli altri: il The Station Nightclub di West Warwick, Rhode Island (Usa 2003): i pirotecnici della band innescano la schiuma poliuretanica sul palco, in meno di due minuti il locale è invivibile. Bilancio: 100 morti, 230 feriti.
C’è poi il caso del Kiss Nightclub di Santa Maria (Brasile, 2013): un fuoco d’artificio da palco colpisce il fonoassorbente in schiuma sul soffitto. 242 morti, oltre 600 feriti. Qui la maggior parte delle vittime non muore per le fiamme, ma per i gas tossici – incluso cianuro – sprigionati dal materiale in combustione. Al Colectiv Club di Bucarest (Romania, 2015) ancora pirotecnici, ancora schiume infiammabili, ancora un’unica uscita praticabile. 64 morti, 146 feriti, un intero Paese in piazza a chiedere responsabilità politiche e legali.
Ci sono poi tragedie più recenti: il Pulse di Kočani in Macedonia del Nord nel 2025 (almeno 59 morti, oltre 150 feriti); il rogo nella discoteca Masquerade di Istanbul ne 2024 (29 morti), gli incendi in locali di Goa, Murcia, Perm, Oakland.
Cosa dice la ricerca
Gli studi tecnici e scientifici su questi eventi sono chiari. Le simulazioni condotte su The Station e su casi analoghi mostrano che, “quando il soffitto o le pareti in materiali plastici o lignei vengono coinvolti, il tempo utile per evacuare può essere inferiore ai 90-120 secondi prima che temperatura e fumo rendano l’aria irrespirabile e l’ambiente letale”, segnalano Sima e Gbc Italia.
Ecco perché “continuare a utilizzare fiamme libere, fuochi d’artificio, botti, candele “scenografiche” su bottiglie in locali chiusi e affollati non è solo imprudente: è in aperta contraddizione con ciò che sappiamo da anni su dinamica degli incendi, comportamento umano in emergenza e tossicità dei materiali”.
Come afferma il presidente Sima, Alessandro Miani, “ambiente è tutto ciò che ci circonda: la stanza in cui dormiamo, l’ufficio in cui lavoriamo, il bar in cui festeggiamo il Capodanno. Ogni spazio indoor è parte integrante della nostra salute. Non è neutro: può proteggerci o tradirci. Un locale sotterraneo con un’unica scala, soffitti combustibili, decorazioni infiammabili e pirotecnici ai tavoli è, in termini ambientali, un habitat ad alto rischio sistemico”.
“Siamo vicini ai parenti delle vittime e, se vogliamo che Crans-Montana non diventi solo un altro nome in un elenco di stragi, alcune regole minime, basate sull’evidenza tecnica e scientifica, dovrebbero essere considerate non negoziabili in qualunque ambiente indoor destinato al pubblico”, aggiunge Miani.
Le misure non negoziabili
Secondo il presidente Sima serve “tolleranza zero per pirotecnici e fiamme libere in locali chiusi affollati. Scelta rigorosa dei materiali interni”. E ancora: soffitti, pannelli fonoassorbenti, tendaggi e arredi “devono essere certificati per resistenza al fuoco e bassa emissione di fumi tossici. Le schiume e i rivestimenti facilmente infiammabili non dovrebbero avere spazio in contesti ad alta affluenza”.
Ma serve anche una progettazione reale delle vie di fuga. “Più uscite, chiaramente segnalate e sempre sbloccate; scale e corridoi sgombri; illuminazione di emergenza efficiente; esercitazioni periodiche per staff e verifiche indipendenti della capienza. Controlli e sanzioni effettive”.
“La sicurezza delle persone non può essere oggetto di compromessi, né subordinata a logiche meramente estetiche e commerciali – conclude Fabrizio Capaccioli, presidente di Green Building Council Italia – Riteniamo indispensabile promuovere una cultura della progettazione responsabile, basata su competenze tecniche, evidenze scientifiche e controlli efficaci”.

