Regionali Sardegna, la Lega punta al primato su M5s e centrodestra. E il Pd cerca il riscatto

Il Carroccio vuole conquistare la prima regione del Sud, mentre i pentastellati vogliono riprendersi dalla batosta in Abruzzo. Ma con un candidato forte anche i dem hanno buone chance 

Il governo Lega-M5s è al banco di prova delle regionali in Sardegna. Il 24 febbraio i cittadini sardi saranno chiamati a eleggere il nuovo governatore e a rinnovare il consiglio regionale, ma il voto ha una portata molto più nazionale di quello che si pensi.

In vista anche delle prossime Europee, la Lega, oltre alla sfida con il Movimento 5 stelle sul terreno dei consensi, punta su Christian Solinas (sardista, vicino alla Lega) per consolidare il risultato già ottenuto il 4 marzo 2018 e riconfermato alle regionali in Abruzzo di primo partito della coalizione di centrodestra. Un successo ancora più ambito per il Carroccio, visto che si tratterebbe della prima volta in una regione del Sud. Con il blibiotecario Francesco Desogus i pentastellati vorrebbero invece riprendersi dalla batosta abruzzese - dove sono passati dal 39 e 41 per cento ottenuti nei due collegi proporzionali d'Abruzzo il 4 marzo 2018 al 20 per cento delle regionali - e recuperare qualche punto percentuale.

In questo scenario si insinua anche il Pd: sostenere un candidato forte come Massimo Zedda, sindaco di Cagliari al suo secondo mandato, esponente del centrosinistra ma appoggiato da molti movimenti civici, potrebbe assicurare ai dem una boccata di aria fresca dopo il crollo alle politiche e confermare il percorso di recupero di consensi avviato in Abruzzo. D'altronde nell'ultima votazione sull'isola - le elezioni suppletive per il collegio uninominale di Cagliari per la Camera, dopo le dimissioni del Andrea Mura, espulso dal M5S per le troppe assenze - è andato in scena il riscatto del Pd con la vittoria Andrea Frailis. Il dato dell'affluenza però è stato terribile, solo il 15% si è recato alle urne, e un confronto con questa consultazione è un po' azzardato.

Il termine di paragone più concreto è quello delle regionali del 2014, vinte con il 42,45 per cento da Francesco Pigliaru, candidato del centrosinistra, dopo un testa a testa con il governatore uscente Ugo Cappellacci di Forza Italia, che raggiunse il 39,6 per cento. Il Pd fu il primo partito, sia nella sua coalizione che in generale, con il 22 per cento, seguito da Forza Italia al 18. Ma Lega e Movimento 5 stelle non si presentarono. Il 4 marzo 2018 invece i penstastellati hanno predominato raggiungendo il 42 per cento. La coalizione di centrodestra si è fermata al 31, con Forza Italia al 14,8, Lega al 10,8 e Fratelli d'Italia al 4. Crollò invece il centrosinistra: dal 42 delle regionali al 17,7, con il Pd fermo al 14,8, oltre 7 punti percentuale in meno rispetto a 4 anni prima. 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata