L’Iran ha presentato agli Stati Uniti una nuova proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine alla guerra, rinviando i negoziati sul nucleare a una fase successiva.
Stamattina Donald Trump ha incontrato il suo team per la Sicurezza nazionale. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, riferendo che nell’incontro è stata discussa la proposta iraniana di una reciproca riapertura dello Stretto di Hormuz, rimandando le discussioni sul nucleare ad una fase successiva del negoziato. Tuttavia, ha detto Leavitt, “le linee invalicabili” indicate da Trump riguardo all’Iran sono state espresse “molto chiaramente”.
Gli Stati Uniti non hanno espresso alcun atteggiamento negativo nei confronti dell’incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Lo ha affermato il consigliere presidenziale Yuri Ushakov. “No, nessuno ha espresso alcun atteggiamento negativo. Fa parte del normale lavoro diplomatico. Inoltre, dato l’impegno della Russia per la soluzione del conflitto iraniano, è naturale che incontriamo Araghchi, il quale, credo, abbia qualcosa da dire”, ha dichiarato Ushakov a all’agenzia di stampa Vesti.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha espresso delusione nei confronti di Stati Uniti e Israele per la gestione della crisi con l’Iran, sottolineando che le promesse iniziali non sono state mantenute. “A questo punto sono deluso, perché Usa e Israele avevano affermato all’inizio di poter risolvere il problema in pochi giorni. Ora devo constatare che non è stato risolto”, ha dichiarato Merz parlando ad un evento della Cdu-Csu a Berlino. Il cancelliere ha aggiunto che Germania e Unione europea dispongono anche di “proprie idee europee” per arrivare a una soluzione del conflitto e che continueranno gli sforzi diplomatici, pur in coordinamento con Washington. Si tratta della seconda critica pubblica agli Stati Uniti da parte di Merz nello stesso giorno. In precedenza aveva affermato che, nella crisi con l’Iran, “un’intera nazione viene umiliata dalla leadership iraniana, in particolare dai cosiddetti Guardiani della Rivoluzione”, riferendosi agli Stati Uniti.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato la sua intenzione di avviare colloqui con Teheran nel tentativo di allentare le tensioni relative allo Stretto di Hormuz. “La radice del problema è che oggi c’è questo blocco e lo Stretto di Hormuz è chiuso. Quindi dobbiamo affrontare il problema alla radice, permettere che le cose tornino alla normalità”, ha dichiarato nel corso di una visita ad Andorra, come riportano i media francesi. Macron ha specificato che intende parlare “con le autorità iraniane” subito dopo la sua visita, sperando di “convincere” le varie parti “nei prossimi giorni”. “Stiamo facendo tutto il possibile per garantire che il traffico nello stretto possa riprendere normalmente”, ha aggiunto Macron. “È importante poter riaprire il traffico su entrambi i lati, per consentire il passaggio di gas, petrolio, fertilizzanti e altre merci attraverso questo stretto, perché ha un impatto sull’economia globale”, ha spiegato.
Il Pakistan ha agevolato la strada all’Iran per importare merci da paesi terzi attraverso il suo territorio, aprendo nuove rotte di transito. Secondo una notifica governativa diffusa durante il fine settimana, sono state designate sei rotte che collegano porti come Karachi, Port Qasim e Gwadar con i principali valichi di frontiera nella provincia sud-occidentale del Balucistan. La notifica è stata emessa durante una visita alla capitale Islamabad del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha incontrato funzionari pakistani per discutere della crisi tra Teheran e gli Stati Uniti. Secondo gli analisti, queste nuove rotte commerciali consentiranno ai prodotti destinati all’Iran di attraversare rapidamente il Pakistan senza subire ritardi dovuti a ostacoli burocratici.
Incontrando la coordinatrice speciale delle Nazioni Unite per il Libano, Jeanine Hennis-Plasschaert, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha affermato che il capo di Hezbollah, Naim Qassem, sta “giocando con il fuoco”. “Non ci sarà alcun cessate il fuoco reale in Libano finché le nostre forze e le comunità della Galilea continueranno a essere bersagliate dal fuoco”, ha dichiarato Katz a Hennis-Plasschaert, secondo quanto riportato dall’ufficio del ministro. Katz ha aggiunto che il governo libanese “deve garantire il disarmo di Hezbollah, innanzitutto a sud del fiume Litani e in seguito in tutto il Libano”.
“Nella nebbia della guerra e nonostante il cessate il fuoco, il regime iraniano continua a perpetrare esecuzioni arbitrarie e ad arrestare dissidenti. Narges Mohammadi, attivista per i diritti umani e premio Nobel per la pace, è stata condannata nuovamente a 7 anni e mezzo di carcere a febbraio. Attualmente, dopo essere sopravvissuta a un infarto che l’ha colpita il mese scorso durante la detenzione, si trova in gravi condizioni. Nasrin Sotoudeh, avvocata per i diritti umani e vincitrice del Premio Sacharov, è stata recentemente arrestata a Teheran. Due donne di straordinario coraggio che hanno dato tutto per la giustizia e la dignità umana e che rappresentano la volontà e la resistenza di tantissime persone in Iran. Chiediamo la loro immediata e incondizionata liberazione”. Lo dice la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola in apertura dei lavori della sessione plenaria dell’Eurocamera a Strasburgo. “Questo Parlamento – aggiunge – sarà sempre la voce di coloro che sono stati messi a tacere e un palcoscenico per coloro che si alzano in piedi, e noi non distoglieremo lo sguardo”.
Le relazioni tra Iran e Russia si rafforzeranno nonostante gli eventi attuali. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi durante un incontro con il presidente russo Vladimir Putin a San Pietroburgo. Lo riporta Interfax. “Durante questo viaggio mi è stato chiesto di confermare che per noi le relazioni iraniano-russe rappresentano un partenariato strategico al più alto livello, e questa è la strada che seguiremo”, ha affermato. Il ministro degli Esteri iraniano ha sottolineato che il mondo intero ha potuto constatare che “il popolo iraniano, grazie alla sua resistenza e al suo coraggio, è stato in grado di resistere agli attacchi e all’aggressione americani, e continuerà a resistere e a rimanere saldo anche in questo periodo”. “È stato inoltre dimostrato a tutti che l’Iran ha amici e alleati come la Federazione Russa, che gli stanno accanto nei momenti difficili. Siamo grati per i vostri sforzi e per il sostegno alla Repubblica Islamica dell’Iran”, ha affermato ancora il capo della diplomazia di Teheran. Araghchi ha specificamente precisato che, durante il suo primo viaggio all’estero dopo gli eventi che hanno coinvolto l’Iran, si trova in Russia per “fare un resoconto di tutti gli avvenimenti accaduti”.
La Russia farà tutto il possibile per raggiungere la pace in Medioriente il più rapidamente possibile. Lo ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin. Lo riporta Interfax. “Da parte nostra, faremo tutto ciò che serve ai vostri interessi, agli interessi di tutti i popoli della regione, per garantire che questa pace venga raggiunta il più rapidamente possibile. Conoscete bene la nostra posizione”, ha dichiarato Putin durante un incontro con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che si sta svolgendo presso la Biblioteca Presidenziale di San Pietroburgo. Alla riunione, per la parte russa, partecipano il ministro degli Esteri Sergey Lavrov, l’assistente presidenziale Yuri Ushakov e il capo della Direzione principale dell’intelligence dello Stato Maggiore delle Forze Armate russe, Igor Kostyukov. Oltre ad Araghchi, la delegazione iraniana comprende il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharib-Abadi e l’ambasciatore iraniano a Mosca Kazem Jalali.
Un bambino palestinese è stato ucciso e una persona è rimasta ferita in un attacco israeliano nel nord della Striscia di Gaza. L’agenzia di stampa Wafa ha riferito che il quindicenne Ayham al-Omari è stato ucciso dal fuoco dell’esercito israeliano nella zona di Beit Lahiya.
Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) affermano di aver lanciato una serie di attacchi aerei contro le infrastrutture di Hezbollah nella valle della Beqaa e in diverse aree del Libano meridionale. Lo riporta il Times of Israel.
Il mio dovere è assumermi la responsabilità delle mie decisioni e guidare il mio Paese sulla via della salvezza, nel rispetto dei principi che ho affermato, e il mio obiettivo è porre fine allo stato di guerra con Israele, sulla falsariga dell’accordo di cessate il fuoco. Ma l’accordo di tregua è stato un’umiliazione? Non accetterò di raggiungere un accordo umiliante”. È quanto ha affermato il presidente libanese Joseph Aoun davanti a una delegazione proveniente da Hasbaya e Al-Arqoub, come si legge in un post su X dell’account della presidenza libanese. “Abbiamo informato la parte americana che sta conducendo gli sforzi, cosa che apprezziamo, sin dal primo momento, che un cessate il fuoco è un primo passo necessario per qualsiasi negoziazione successiva, ed è ciò che abbiamo ribadito nelle due sessioni tenutesi a livello di ambasciatori il 14 e il 23 aprile, ed è quanto è stato chiaramente affermato nella dichiarazione rilasciata dal Dipartimento di Stato americano dopo la prima sessione”, ha aggiunto Aoun, “cosa che abbiamo sottolineato e il cui terzo paragrafo stabilisce che ‘Israele non condurrà alcuna operazione militare offensiva contro obiettivi libanesi, inclusi obiettivi civili e militari e altri obiettivi statali in territorio libanese via terra, mare e aria’”.
Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, non crede che gli Stati Uniti possano porre fine rapidamente alla guerra in Iran. “Perché gli iraniani sono evidentemente più forti di quanto si pensasse in precedenza, e gli americani non hanno chiaramente una strategia davvero convincente nei negoziati”, ha affermato Merz durante un incontro con gli studenti a Marsberg, nella regione del Sauerland. “Il problema di questi conflitti è sempre lo stesso: non solo bisogna entrare, ma anche uscirne. Lo abbiamo visto a nostre spese in Afghanistan, per 20 anni. Lo abbiamo visto in Iraq”, ha spiegato il cancelliere. Merz ha criticato gli americani, affermando che “è evidente che sono entrati in questa guerra in Iran senza alcuna strategia”. Questo, a suo dire, rende ancora più difficile porre fine al conflitto. “Soprattutto perché gli iraniani sono chiaramente abili negoziatori, o meglio, molto abili nel non negoziare. Un’intera nazione viene umiliata dalla leadership iraniana”, ha affermato Merz. “Al momento la situazione è piuttosto complessa. E ci sta costando moltissimo. Questo conflitto, questa guerra contro l’Iran, sta avendo un impatto diretto sulla nostra produzione economica”, ha affermato ancora il cancelliere.
“Sono orgoglioso di essere uno di queste trenta milioni di persone pronte al sacrificio”. Lo ha scritto su X il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf commentando i dati di una campagna lanciata da Teheran secondo cui sarebbero appunto 30 milioni le persone che sarebbero pronte a sostenere il paese come volontari. “Il sacrificio di sé della fiera nazione iraniana ha lasciato i nemici delusi e sconcertati. Voi siete gli eterni campioni della storia, e le spalle del nostro amato Iran saranno per sempre riscaldate dal vostro coraggio e dalla vostra patriottica fedeltà”, ha aggiunto.
Secondo tre funzionari americani, il presidente americano Donald Trump dovrebbe tenere oggi una riunione nella Situation Room sul tema dell’Iran con il suo team per la sicurezza nazionale e la politica estera. Lo scrive Axios. Uno dei funzionari americani ha affermato che la riunione dovrebbe vertere sull’attuale fase di stallo dei negoziati con l’Iran e sulle varie opzioni per i prossimi passi nella guerra.
“Non ci piegheremo”, ha detto il capo di Hezbollah, Naim Qassem. . “I sacrifici sono grandi, ma sono il prezzo della liberazione e della vita stessa, pagato dal nostro grande popolo libanese con la sua onorevole resistenza, trovandosi di fronte a una scelta tra due opzioni: liberazione e orgoglio oppure occupazione e umiliazione”, ha aggiunto. “Continueremo la nostra resistenza difensiva per il Libano e il suo popolo, non torneremo allo status quo pre-marzo, risponderemo all’aggressione israeliana e la affronteremo. Non importa quali minacce ci proponga il nemico, non ci ritireremo, non ci piegheremo, non ci faremo sconfiggere”, ha aggiunto il segretario generale della milizia sciita libanese. Qassem ha anche affermato che il loro potenziale è “inesauribile” e ha promesso che Israele non resterà in Libano e che “il nostro popolo tornerà nelle proprie terre fino all’ultimo centimetro del nostro confine meridionale con la Palestina occupata”.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annullato la cerimonia della festività ebraica di Lag BaOmer di quest’anno, prevista per il 5 maggio sul monte Meron, a causa di una stretta nelle restrizioni imposte dal Comando del Fronte Interno nelle comunità del nord. La stretta è dovuta al pericolo di attacchi da Hezbollah. Lo riporta il giornale israeliano Ynet. Il Comando ha limitato gli assembramenti a 1,500 persone nelle comunità di confine e in altre località tra cui Meron e ha comunicato che la decisione è stata presa per il fragile cessate il fuoco con il Libano, per la vicinanza di Meron al confine e per la difficoltà di evacuare dalla zona un gran numero di partecipanti. “Nonostante le dichiarazioni di cessate il fuoco, la realtà sul campo dimostra che la sicurezza lungo la linea di confronto non è stata ripristinata e che i lanci verso le nostre comunità continuano, compresi i droni e le sirene di oggi”, ha affermato il Forum delle Comunità della Linea di Confronto.
Il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer ha annunciato che presiederà domani una riunione del comitato di risposta alle emergenze sull’impatto della guerra in Iran. “Domani presiederò una riunione del Cobra (Cabinet Office Briefing Rooms) sull’impatto della guerra, alla quale parteciperanno anche rappresentanti della Banca d’Inghilterra, quindi potete essere certi che saremo al fianco dei lavoratori in questa crisi”, ha detto il premier britannico in un discorso ai membri del sindacato.
Secondo quanto riferito dall’esercito israeliano, tre militanti di Hezbollah, sono stati uccisi in raid aerei nel sud del Libano. Le Idf – riporta il Time of Israel – affermano di aver anche colpito diversi edifici utilizzati dalla milizia sciita, tra cui uno che fungeva da “quartier generale del gruppo terroristico nel settore di Bint Jbeil”. “A seguito degli attacchi, si sono verificate esplosioni secondarie, che indicano la presenza di armi nelle strutture”, ha dichiarato l’esercito.
Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, ha esortato i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad assumersi le proprie responsabilità riguardo la guerra in Iran. “Se il Consiglio di Sicurezza si assume le proprie responsabilità ora, rafforzerà anche l’ordine internazionale”, ha affermato Wadephul prima di partire per una visita alle Nazioni Unite a New York. L’Onu deve diventare “il perno dell’attuale diplomazia di crisi” per risolvere le questioni di pace e sicurezza. Ciononostante, Wadephul ha criticato il fatto che “assistiamo ripetutamente a come, troppo spesso, singoli individui con interessi contrastanti blocchino il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”. Cina e Russia, in quanto membri permanenti del Consiglio di Sicurezza con diritto di veto, impediscono frequentemente le iniziative per la risoluzione dei conflitti. Le Nazioni Unite devono trovare il coraggio di rinnovarsi, diventare più efficaci e rimanere credibili per poter risolvere i conflitti, ha affermato il ministro.
Il capo di Hezbollah, Naim Qassem, ribadisce il rifiuto di negoziati diretti con Israele. Il segretario generale della milizia sciita libanese afferma che i negoziati diretti sono “fuori discussione” e che il suo gruppo continuerà a resistere e a rispondere all’”aggressione” israeliana. Lo riporta Al Jazeera. “Non rinunceremo alle armi, e la difesa e le forze sul campo hanno dimostrato la nostra prontezza al confronto”, ha dichiarato Qassem. “Le autorità libanesi si sono affrettate a fare una concessione inutile e gratuita, e noi rifiutiamo categoricamente i negoziati diretti con Israele. Le autorità devono interrompere i negoziati diretti e perseguire la via dei negoziati indiretti”, ha aggiunto Qassem.
Il “fronte di Resistenza” agirà “ogni qualvolta sarà necessario a sostegno dei popoli oppressi di Palestina e Libano e farà sì che i sionisti si pentano delle loro azioni”. Lo ha affermato il comandante delle forze Quds iraniane Esmail Qaani. “Nel corso degli anni, il regime sionista non è mai riuscito a vincere alcuna guerra e non ha mai raggiunto i suoi obiettivi – ha aggiunto citato dall’emittente libanese Al Manar – l’unità e il coordinamento lungo tutto il fronte della resistenza sono diventati più forti e solidi che mai”.
Circa 2.400 lavoratori marittimi sono bloccati su oltre 105 petroliere nello Stretto di Hormuz, chiuso dall’Iran al transito delle navi. Lo ha detto in un’intervista al programma Today della Bbc Tim Wilkins, l’amministratore delegato dell’associazione di categoria di petroliere Intertanko. Wilkins ha spiegato che a bordo c’è “un’enorme quantità di ansia, stress e stanchezza”, in quanto gli equipaggi devono gestire le forniture di base, tra cui cibo e acqua, e svolgere compiti pratici come la rimozione dei rifiuti. “Molti sono bloccati a bordo senza alcuna certezza su quando potranno tornare a casa”, ha aggiunto.
Hezbollah ha affermato di aver preso di mira un gruppo di veicoli e soldati dell’esercito israeliano a Tel al-Nahas, alla periferia di Kfarkela, nel Libano meridionale. Secondo quanto riportato dall’Agenzia Nazionale di Stampa (NNA), un missile guidato è stato lanciato colpendo “il bersaglio”.
È stata rinviata di nuovo l’udienza prevista per oggi in cui era attesa la testimonianza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nel processo penale a suo carico, dopo una pausa di due mesi dovuta alla guerra con l’Iran. L’avvocato di Netanyahu, Amit Hadad, avrebbe sollevato preoccupazioni per la sicurezza. Lo riporta il Times of Israel.
Le forze statunitensi hanno intercettato 38 navi” nello Stretto di Hormuz a cui è stato ordinato “di invertire la rotta o tornare in porta”. Lo riporta in un post su X il Centcom, l’Us Central Command
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, arrivando in Russia, ha affermato che è stato l’approccio degli Stati Uniti a “causare il rinvio dei negoziati” che erano stati programmati a Islamabad, in Pakistan. “Quelli precedenti, nonostante i progressi compiuti, non erano riusciti a raggiungere i propri obiettivi”, ha aggiunto, attribuendo la colpa a quelle che ha definito le “richieste eccessive” di Washington.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato a San Pietroburgo dove è in programma un incontro con il presidente russo Vladimir Putin nell’ambito delle discussioni per risolvere il conflitto in Medioriente. Lo riporta l’agenzia di stampa statale iraniana Irna. Al suo arrivo, Araghchi ha dichiarato ai media iraniani di essersi recato in Russia “con l’obiettivo di proseguire le strette consultazioni tra Teheran e Mosca su questioni regionali e internazionali”, aggiungendo che l’incontro previsto oggi con Putin “sarà una buona opportunità per discutere gli sviluppi del conflitto e fare il punto sulla situazione attuale”.
L’Iran ha presentato agli Stati Uniti una nuova proposta per riaprire lo Stretto di Hormuz e porre fine alla guerra, rinviando i negoziati sul nucleare a una fase successiva. Lo riporta ‘Axios’ citando un funzionario statunitense e due fonti a conoscenza dei fatti. L’iniziativa punta a superare la fase di stallo tra i due paesi.

