Prodi con Juncker a Bruxelles
Prodi scuote la sinistra: "Né idee né leader". Nei circoli Pd Zingaretti avanti, ma è caos

Da Bruxelles il Professore analizza lo scenario italiano: "Abbiamo chiaramente un'opposizione, ma nessuna alternativa"

Alla sinistra italiana "manca una prospettiva e un leader". E se a dirlo è uno dei suoi padri nobili come Romano Prodi, chi è in campo con l'obiettivo di tracciare nuove rotte per i progressisti farà bene a rimboccarsi le maniche. Il Professore è a Bruxelles per combattere la sua battaglia "per un'Europa forte" e ancora protagonista sullo scenario globale, ma non tralascia di analizzare lo scenario italiano. "Abbiamo chiaramente un'opposizione, ma nessuna alternativa", sentenzia. E se "in politica i cambiamenti avvengono spesso in maniera anche molto più veloce di quanto non si creda", così come quando toccò a lui poi andare a palazzo Chigi ("io non avevo mai pensato di vincere le elezioni - ammette - invece in un anno abbiamo organizzato tutto ed e' andata bene"), "il problema - spiega - è di avere una idea e una prospettiva che è quello che manca oggi". Contenuti, quindi. Ma non solo. Serve "anche un leader. Come diceva Arturo Parisi - ricorda citando un gioco provocatorio con l'amico di sempre - la politica non si fa con il 'che', ma con il 'chi'".

Per la storica portavoce Sandra Zampa si tratta di "un'esortazione per la rinascita del centrosinistra", tanto più nel momento in cui ci si avvicina alle primarie per la scelta del nuovo segretario del Pd. "Deve uscire con una forte legittimazione un leader che sappia subito parlare al Paese con un linguaggio nuovo e idee e proposte innovative".

Intanto i dati ufficiali dei congressi, anche se parziali, ci sono. Le polemiche, però, non accennano a diminuire. Quando hanno votato circa 93mila iscritti, il 46.5% della platea congressuale, Nicola Zingaretti è in testa con il 48,5%. Seguono Maurizio Martina con il 35,1%, Roberto Giachetti con il 12,8%, Francesco Boccia con il 2.3%, Maria Saladino con lo 0,67% e Dario Corallo con lo 0,63%.

La commissione nazionale, però, 'vista la difficoltà manifestata da diversi circoli a terminare la propria fase di convenzione", spiega il presidente Gianni Dal Moro, è stata costretta a prorogare la votazione nei circoli, che doveva concludersi oggi, fino a domenica 27 gennaio. I problemi maggiori si registrano al Sud. In Sicilia fin qui ha votato il 7,43% degli aventi diritto,  in Campania il 12,87%, in Puglia il 17,78%, in Calabria 24,29% e anche in Sardegna (con l'affluenza al 14,83%) la situazione non è delle migliori. Difficoltà organizzative - viene spiegato -  ma la disaffezione al voto sembra farla tra padrone tra gli iscritti, nonostante dal Nazareno si affrettino a precisare che - con i dati fermi a domenica - l'affluenza sia al 51,5%. A Roma scattano invece le prime denunce di brogli. Nella Converti, vicesegretaria Pd annuncia le sue dimissioni per le "gravi irregolarità, (un numero maggiore di schede votate rispetto ai voti registrati e firme raccolte in bianco fuori orario consentito e durante lo svolgimento del dibattito"  nella sezione di Torre Spaccata.

Prova a rimanere super partes Calenda. Il manifesto 'Siamo europei' ha raggiunto quota 120mila adesioni e l'ex ministro dello Sviluppo economico prova a tenere compatto il 'fronte'.  "Per una volta tutto il Partito democratico si è unito dietro il Manifesto, da Maurizio Martina a Nicola Zingaretti, da Matteo Renzi a Paolo Gentiloni, da Minniti a Roberto Giachetti e poi Padoan, Pinotti e tanti altri ex colleghi di Governo - dice serrando le fila - Non possiamo permetterci divisioni tra chi condivide valori e visione sull'Europa e sull'Italia. È tempo di unità, non di distinguo e fratture".

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