I ricorsi contro la legge elettorale varata dal governo Meloni saranno 30, presentati il 26 ottobre, giorno dell’entrata in vigore della legge, in altrettanti tribunali. Sono sei i dubbi di costituzionalità sul ribattezzato Melonellum sotto la lente del team di avvocati e studiosi che lavora ai ricorsi: dal premio di maggioranza al calcolo su base nazionale per assegnare il premio al Senato, le preferenze e la parità di genere, cui si aggiungono l’indicazione obbligatoria del candidato premier e la raccolta firme per presentare le nuove liste.
Zaratti (Avs): “Bene staffetta con i costituzionalisti”
“Abbiamo avuto una collaborazione molto proficua con i costituzionalisti durante l’esame della legge, ora è giusto passare la staffetta per mettere in campo i ricorsi alla Consulta. La legge elettorale altera gravemente la rappresentanza mentre la norma sulla raccolta delle firme per la presentazione delle liste definisce una democrazia a numero chiuso che annuncia uno Stato autoritario. Dunque ai costituzionalisti il compito di procedere in via giudiziaria, a noi quello di continuare la campagna contro questo governo che deve portarci a vincere le elezioni”, ha detto il capogruppo di AVS in commissione Affari costituzionali della Camera Filiberto Zaratti intervenendo alla conferenza stampa della ‘Rete del voto libero e uguale’.
Oltre 300 ricorrenti, anche Laurito e Guerritore
Tra gli oltre 300 esponenti della società civile che appoggeranno i ricorsi contro la legge elettorale cui lavora una rete di 99 avvocati, ci sono oltre al promotore dei ricorsi Roberto Zaccaria, anche esponenti della politica come Romano Prodi, Pierluigi Bersani, Fausto Bertinotti, Massimo D’Alema, Rosy Bindi; del mondo dello spettacolo come Monica Guerritore e Marisa Laurito; e poi Luciano Canfora, Tomaso Montanari, Gianrico Carofiglio, Maurizio De Giovanni, Ugo De Siervo, Pasquale Tridico, Sandro Ruotolo, Lucia Annunziata, Giovanni Bachelet, Stefano Bonaga, Massimo Cacciari, Tiziana Ferrario, Anna Finocchiaro, Massimo Giannini, Giuseppe Giulietti, Gad Lerner, Donatella Stasio, Livia Turco, Nando Dalla Chiesa.
Legale ricorsi: “Entro la primavera possibile udienza Consulta”
“Entro la primavera, tra marzo e giugno, potremmo avere l’udienza in Corte Costituzionale“, evidenzia l’avvocato Pietro Adami, coordinatore legale della Rete per un voto libero e uguale, durante la conferenza stampa a Montecitorio. “Ragionevolmente tra il 10 e il 20 gennaio ci saranno le udienze e il giudice potrà fare ordinanza di remissione alla Consulta”, spiega Adami, chiarendo che sarà poi la Consulta a valutare l’urgenza della questione ed eventualmente fissare l’udienza in tempi rapidi: “Non faremmo tutto questo se non pensassimo di poter arrivare in tempo per le elezioni”, conclude.
Nel caso in cui la Consulta accogliesse i ricorsi, “la legge sarà quella nuova, auspicabilmente depurata degli aspetti incostituzionali”, ha spiegato il costituzionalista Enrico Grosso, che ha poi aggiunto: “Nessuno chiede il ritorno alla precedente legge che ormai è abrogata”.
Boschi: “Meloni cancella i diritti delle donne”
“Meloni si è fatta una legge elettorale su misura per vincere le elezioni, senza un vero confronto con le opposizioni. Ma per garantirsi altri cinque anni a Palazzo Chigi ha sacrificato anche le conquiste delle donne. Ha cancellato le norme antidiscriminatorie che avevamo introdotto sostituendole con la farsa della terza preferenza e di un’alternanza in lista che non garantirà nulla. Un passo indietro gravissimo, compiuto proprio dalla prima donna presidente del Consiglio”. Così Maria Elena Boschi, presidente dei deputati di Italia Viva-Casa Riformista, intervenendo in conferenza stampa sui ricorsi messi a punto dalla Rete per un voto libero e uguale contro la legge elettorale.
“La Costituzione non solo ci dice che tutti i cittadini possono accedere alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza, ma fa di più e impegna la Repubblica a promuovere le pari opportunità tra donne e uomini. Meloni fa esattamente il contrario. Il risultato rischia di essere un Parlamento con molte meno donne. Italia Viva candiderà più donne che uomini. Se la destra avesse intenzione di fare altrettanto, avrebbe approvato le nostre proposte. Evidentemente non è così. Ed è un paradosso che la prima donna a guidare il Governo sia anche quella che cancella le garanzie conquistate dalle donne per entrare in Parlamento”, conclude.

