Vertice Nato, Meloni ad Ankara: la premier non replica al nuovo attacco di Trump

Vertice Nato, Meloni ad Ankara: la premier non replica al nuovo attacco di Trump
(AP Photo/Thibault Camus)

La presidente del Consiglio potrebbe vedere il leader della Casa Bianca alla cena di inaugurazione di stasera

Nessuna reazione. Il giorno dopo il nuovo attacco del presidente americano Donald Trump contro Giorgia Meloni, da palazzo Chigi non filtrano prese di posizione ufficiali. Il silenzio al momento è il modo in cui la presidente del Consiglio ha deciso di (non) rispondere al post su Truth in cui il tycoon ha pubblicato un meme con la premier che lo guarda accompagnato dalla didascalia ‘serve un ordine restrittivo’. Un nuovo affondo che difficilmente però Meloni potrà dribblare nei prossimi giorni, visto che è attesa ad Ankara per partecipare ai lavori del vertice della Nato dove sarà presente anche Trump, e dove si tornerà a parlare del delicato dossier riguardante le spese militari. Un primo possibile momento di contatto tra i due ci sarà già martedì sera in occasione della cena offerta dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan ai capi di Stato e di governo della Nato. Mercoledì mattina poi, dopo l’accoglienza dello stesso Erdogan e del segretario generale della Nato Mark Rutte, con foto di gruppo ufficiale, cominceranno i lavori veri e propri. Insomma, come avvenuto al G7 di Evian, per due giorni Meloni e Trump condivideranno la location in cui andrà in scena il summit e avranno modo di incrociarsi. In Francia furono diversi i faccia a faccia, non è detto che stavolta il copione si ripeta. D’altronde l’imprevedibilità del leader a stelle e strisce è ormai conclamata, impossibile fidarsi ancora.

Tajani: “Relazioni transatlantiche vanno oltre le singole dichiarazioni”

In attesa di vedere in che modo verrà gestita l’ennesima ‘provocazione’ arrivata dall’inquilino della Casa Bianca, Meloni ha trascorso il pomeriggio di lunedì a palazzo Chigi, dove è stata avvistata anche una delegazione composta una decina di eletti della Camera dei rappresentanti Usa, ricevuta però dal consigliere diplomatico della premier, Fabrizio Saggio, prima di un passaggio anche a Montecitorio. Una visita di cortesia fissata da settimane, spiegano fonti di governo, e non legata ai fatti delle ultime ore. Fatti su cui anche Matteo Salvini ha deciso di glissare (“non commento più queste cose”), mentre l’altro vicepremier Antonio Tajani ha parlato di “dichiarazioni che si commentano da sole”. “Noi fin dall’inizio abbiamo detto che non avremmo risposto a dichiarazioni di questo tipo, andiamo avanti – la linea del governo esplicitata dal titolare della Farnesina -. Siamo convinti che le relazioni transatlantiche vadano ben al di là delle singole dichiarazioni”. “Nessuna reazione” anche da parte del ministro della Difesa, Guido Crosetto: “La cosa fondamentale è mantenere i rapporti con un alleato storico. Le persone passano, i rapporti tra Stati invece devono rimanere. È importante mantenere unita l’Alleanza atlantica e l’Occidente”. Concetto caro a Meloni, difesa a spada tratta dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha inviato via social la sua “solidarietà e vicinanza” alla premier “per l’incomprensibile attacco” del tycoon.Ad attaccare il presidente Usa è stata anche l’opposizione, senza però risparmiare qualche stoccata alla leader del centrodestra. “Dopo le frasi infami di Trump contro Meloni, Meloni si svegli e capisca che l’interesse dell’Italia è stare con l’Europa, non inseguire i Maga”, il messaggio del leader di Iv Matteo Renzi. Dello stesso avviso la segretaria dem Elly Schlein: “Non possiamo accettare attacchi o insulti da parte di capi di governo stranieri. Il governo italiano però non solo ha avuto un atteggiamento schiacciato sugli Usa, ma non sta scegliendo l’Europa. Il ‘ponte’ di Meloni è crollato”. Al coro di critiche per Trump si è poi unito anche il presidente M5s, Giuseppe Conte: “Questo è assolutamente inaccettabile ma se siamo è arrivati sin qui è perché Meloni è stata una fan adorante di Trump”. Più sottile il commento di Angelo Bonelli di Avs: “L’ordine restrittivo che deve fare l’Italia è bloccare i 17 miliardi in più per il riarmo nei prossimi due anni e dire no alla corsa verso il 5% del Pil in armi e difesa”.

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