Nuova polemica sul programma di Rai3 Report, dopo alcune frasi dell’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, che non sono piaciute alle opposizioni. “’Il giornalismo d’inchiesta si trasforma in giornalismo di teorema e il giornalismo di teorema diventa un rischio cancerogeno per la democrazia, e la Rai non può perseguirlo’. Queste parole sono state pronunciate dall’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, nei confronti di uno dei programmi simbolo del giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico, Report Rai Tre. È sempre la solita storia: il giornalismo d’inchiesta viene equiparato, dalla destra, al ‘giornalismo di teorema’”. Così, in una nota, Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale ed europarlamentare del Pd. “Per loro il giornalismo dovrebbe essere una somma neutra di notizie, di virgolettati, di fonti ufficiali che non disturbino il manovratore – aggiunge -. Questo è il punto. E allora poniamo noi una domanda all’amministratore delegato della Rai: come la spiega la bomba esplosa sotto casa di Sigfrido Ranucci? Con il ‘giornalismo di teorema’ o con i fatti che Report ha raccontato e che, dalle indagini, pare abbiano dato fastidio alla camorra casalese? Quando il giornalismo d’inchiesta dà fastidio al potere, quando scava, documenta, collega fatti, fa domande scomode, allora diventa improvvisamente ‘militante’, ‘fazioso’, ‘di teorema’. È sempre lo stesso schema: delegittimare chi racconta ciò che qualcuno vorrebbe tenere nascosto. Per questo colpisce che proprio l’amministratore delegato della Rai, il vertice dell’azienda pubblica, attacchi uno dei suoi prodotti migliori. E questo ci racconta molto bene il clima che stiamo vivendo nel nostro Paese. Altro che cancerogeno, il giornalismo di Report dà senso al servizio pubblico. Signor Rossi, si dimetta”.
M5s: “Report ‘cancerogeno’? Ad chieda scusa e restituisca 4 puntate”
“Troviamo paradossale e assurda la posizione quella dell’ad Rai Rossi che descrive il giornalismo di inchiesta come “giornalismo di teorema”. Lo fa per dequalificarlo, sostanzialmente perché quel giornalismo di inchiesta non gli conviene. In più lo fa in una sede in cui si parla di disinformazione, volendo far credere che il giornalismo di inchiesta fatto come lo fanno certe trasmissioni Rai evocando – senza nominarla – Report, sia disinformazione. Mentre la vera fake news è proprio quello che ha detto lui, che cioè un certo giornalismo di inchiesta, quello che non conviene a chi detiene il potere, sia giornalismo di teorema. Ma la cosa più grave in assoluto è l’utilizzo del termine “cancerogeno” per la democrazia. La nostra domanda è: è cancerogeno il giornalismo che fa inchieste, macinando successi di pubblico ed arrivando a subire un attentato gravissimo come quello ricevuto da Sigfrido Ranucci? O forse è cancerogeno un apparato politico che si fa mandante delle intimidazioni e del mobbing costante a cui la redazione di Report è sottoposta quotidianamente? La cosa migliore che Rossi potrebbe fare è come minimo quella di chiedere scusa. E di adoperarsi per restituire le quattro puntate sottratte a Report. Quello scippo mette in serie difficoltà economiche la redazione mentre si spendono cifre allucinanti per giornalisti il cui unico merito è quello di essere amici di Giorgia Meloni e del suo governo”. Così gli esponenti M5S in commissione di vigilanza Rai.
Ad Rai Rossi: “Difendo giornalismo inchiesta, mai attaccati programmi o conduttori”
“Leggo con divertito stupore le ricostruzioni che mi attribuiscono riferimenti a programmi o giornalisti che non ho mai menzionato. Il mio intervento, reso nel contesto pubblico di un convegno dedicato proprio al tema della disinformazione – e alla presenza di giornalisti, molti dei quali proprio impegnati nell’inchiesta all’interno del nostro Servizio Pubblico – non ha mai fatto riferimento a programmi della Rai o a suoi conduttori”. Così in una nota l’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi. “Un intervento – specifica l’Ad – che ribadiva un principio generale: la difesa del giornalismo d’inchiesta come pilastro della democrazia, insieme al richiamo ad evitare ogni forma di spettacolarizzazione e della sua trasformazione in giornalismo di teorema. Attribuire a quelle parole significati, bersagli o intenzioni diverse significa, paradossalmente, fare proprio ciò da cui si intendeva mettere in guardia in quell’occasione. La Rai, in questi anni ha aumentato i programmi di giornalismo d’inchiesta, sapendo che l’informazione del servizio pubblico ha il dovere di rimanere ancorata ai fatti, alla correttezza del contesto e alla responsabilità del racconto. Vale per chi fa informazione, ma – evidentemente – anche per chi la commenta, strumentalizzando, senza verificare”.

