“Le primarie non sono nella nostra tradizione. Mi sono convinto che possano essere il modo più efficace per trovare l’interprete migliore, ma solo dopo aver condiviso il programma”. È il pensiero del presidente del M5S, Giuseppe Conte, che da Roma nel weekend ha avviato il percorso di ‘Nova – Parola all’Italia’ per “costruire insieme le risposte di cui il Paese ha bisogno”.
Secondo l’ex premier, “il vincitore delle primarie sarà colui che dovrà attuare il programma. Un percorso che va costruito con intelligenza, per compattare lo schieramento progressista anziché dividerlo”. In un’intervista a tutto campo al Corriere della Sera, Conte risponde poi alla domanda se anche il leader di Italia viva, Matteo Renzi, possa trovare spazio nell’alleanza: “C’è posto per chi genuinamente condividerà il programma e offrirà garanzie di affidabilità per attuarlo. Non ne voglio fare questioni personali. La politica non deve vivere sui personalismi ma su processi politici chiari, limpidi, condivisi”. Ancora, il leader del M5S parla del suo rapporto con la segretaria del Pd, Elly Schlein, basato sul “rispetto reciproco, nella consapevolezza che rappresentiamo due forze politiche differenti, ma possiamo costruire un solido programma che ci consenta di rimediare ai fallimenti di Meloni e di governare per cinque anni”.
La costruzione dell’alternativa al governo per il campo progressista è l’obiettivo, ma il percorso, pur partendo da alcune battaglie comuni a partire da quella per il salario minimo, resta da definire nei dettagli.
“Una giornata storica a Barcellona. È nata la mobilitazione progressista mondiale”, scrive su Facebook Schlein postando una sua foto insieme al premier spagnolo Pedro Sanchez e al presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva all’indomani della Global Progressive Mobilisation nella città catalana.
L’invito di Prodi
Intanto, a far discutere è l’appello dell’ex premier, Romano Prodi, che con il suo Ulivo sconfisse il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi nel 1996: “La storia non si ripete mai e tuttavia oggi si ripropone la stessa urgenza” di trent’anni fa, ovvero “una coalizione capace, come fece l’Ulivo, di suscitare un’ondata popolare di partecipazione” e “che sia in grado di offrire un’idea di Paese. Questo ancora non c’è”. Al di là dei tatticismi e dei personalismi, ecco la ricetta del Professore dalle colonne de La Stampa: “Si deve partire dalle cose che è necessario fare. Impegnandosi a non seguire il cattivo esempio del centrodestra”. Anche perché, a suo dire, “una coalizione guidata dai partiti con obiettivi diversi, e non da un programma, è una coalizione debole“. Oggi le opposizioni vivono quasi unicamente aspettando l’errore di Giorgia Meloni? “Quando non si ha un programma, si aspetta l’errore. E la maggioranza – osserva Prodi – di errori ne ha fatti tanti. Ciò detto, davanti all’ultimo assalto di Trump, ha fatto bene Schlein ad esprimere un sentimento di orgoglio di unità nazionale. Senza riserve”.

