Garante Privacy, scontro Meloni-Schlein. Opposizione chiede azzeramento, FdI attacca Report

Garante Privacy, scontro Meloni-Schlein. Opposizione chiede azzeramento, FdI attacca Report
Elly Schlein alla Camera dei Deputati a giugno 2025 (foto LaPresse/Roberto Monaldo)

Intanto il componente dell’Autorità finito maggiormente nella bufera, Agostino Ghiglia, dice che non c’è nessun motivo per fare un passo indietro

Opposizioni all’attacco sul Garante della Privacy. Pd, M5S e Avs chiedono l’azzeramento dell’authority, sostenendo che l’ultima puntata di Report avrebbe messo in luce conflitti di interesse e criticità nella gestione, tali da non consentire la permanenza in carica del collegio. “Sta emergendo un quadro grave e desolante sulle modalità di gestione dell’Autorità Garante per la Privacy che rende necessario un segnale forte di discontinuità. Io penso che non ci sia alternativa alle dimissioni dell’intero consiglio“, tuona di buon mattino Elly Schlein. “Le inchieste giornalistiche di Report hanno rivelato un sistema gestionale opaco, caratterizzato da numerosi conflitti di interesse e da una forte permeabilità alla politica. Senza un azzeramento e una ripartenza sarà impossibile ricostruire la fiducia dei cittadini nell’istituzione che deve tutelarne i diritti e assicurare la necessaria terzietà del collegio, anche rispetto alla politica”, dice chiaro la segretaria Pd.

“Non potendo tollerare che il Garante della privacy sia diventato un coacervo di conflitti di interessi, di posizioni e atteggiamenti e soluzioni proni ai politici di turno, che sono nel governo, noi ne chiediamo l’azzeramento – le fa eco il presidente M5S Giuseppe Conte, illustrando in Aula alla Camera la mozione di M5S, Pd e Avs per le tutela della libertà di stampa. “Questo componente del Garante della privacy – dice l’ex premier facendo riferimento ad Agostino Ghiglia – lavora così sodo e così zelante nei confronti di tutti i cittadini o lavora solo per i capi di Fratelli d’Italia? Rappresenta il Garante della privacy o rappresenta soltanto il Garante delle sorelle Meloni? Guardate che le istituzioni di garanzia non possono diventare succursali di un partito e neppure di Colle Oppio”.

“Dopo quello che è emerso con l’inchiesta di Report non ci sono più alibi. Non siamo davanti a una questione tecnica, ma a un quadro gestionale opaco, con conflitti di interesse e una permeabilità alla politica che è incompatibile con la natura stessa dell’Autorità: il Garante della Privacy deve essere indipendente, credibile, inattaccabile. Lo dico con chiarezza: non basta una difesa d’ufficio, non basta prendere tempo. Serve l’azzeramento. Serve che l’intero consiglio si dimetta subito“, attacca da Avs Angelo Bonelli.

La replica di Meloni e la risposta delle opposizioni

La replica arriva direttamente da Giorgia Meloni. “L’authority è eletta dal Parlamento, non abbiamo competenza sulla possibilità di azzerarla. È una decisione che, semmai, spetta al Collegio, quindi non ho nulla da dire su questo”, evidenzia la premier intercettata dai cronisti a Fiumicino, mentre è in partenza per il comizio elettorale di Bari. Non solo: “questo Garante – aggiunge la leader FdI – è stato eletto durante il governo giallorosso“, quindi in “quota Pd e M5s. Ha un presidente in quota Pd, e quindi dire che sia pressato dal governo di centrodestra mi sembra ridicolo. Cioè, se il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico non si fidano di chi hanno messo all’Authority della privacy, non se la possono prendere con me. Forse dovevano scegliere meglio”, la stoccata di Meloni. A completare il ragionamento ci pensa Giovanni Donzelli: “La coerenza di Fratelli d’Italia resta la stessa di sempre – chiosa il responsabile organizzazione del partito – siamo favorevoli, con grande slancio e giubilo, allo scioglimento di qualsiasi ente o autorità nominata dalla sinistra“. Pronta però arriva la risposta di Conte: “Meloni dichiara di non avere competenza, quanta ipocrisia…C’era competenza quando si scambiava i messaggini con Ghiglia?“, l’interrogativo retorico del leader M5S che annuncia la volontà, sostenuta anche da Schlein, di riportare in Aula la legge sul conflitto d’interessi. “Meloni o è in stato confusionario, o fa la furba fingendo che non sia lei a governare l’Italia. Pur di non rispondere, prova a buttare tutto in caciara – incalza anche Bonelli – Perché il partito di maggioranza relativa intrattiene rapporti diretti con un componente dell’authority alla vigilia di una decisione che ha colpito una trasmissione giornalistica del servizio pubblico? Questo è un punto politico e istituzionale gravissimo. E la presidente Meloni deve rispondere — non sviare”.

FdI attacca Report

FdI, in ogni caso, passa al contrattacco: “Report fa un giornalismo di parte che serve solo ad attaccare il governo – tuona in aula Federico Mollicone, FdI, presidente della Commissione Cultura della Camera – Pur avendo espresso solidarietà a Sigfrido Ranucci, solidarietà che rinnovo anche in questa sede, e siamo stati fra i primi a farlo, questo però, altrettanto sinceramente, non ci impedisce di criticare duramente il format e il modus operandi del programma, che di fatto vuole impedire al governo di centrodestra di governare e di nominare secondo la legge persone che riteniamo meritevoli“, aggiunge, annunciando una mozione di maggioranza “a tutela del buon giornalismo, della vera imparzialità, del vero pluralismo” e un’interrogazione parlamentare sul caso. La polemica, insomma, continua.

Ghiglia: “Nessun motivo per un passo indietro”

E se Guido Scorza, unico componente dell’Autorità (in quota M5S) a votare contro la multa a ‘Report’, non esclude l’ipotesi di sue dimissioni (“La scelta, per ora, è stata quella di restare. Gettare la spugna mi dispiacerebbe e la vivrei come una sconfitta ma, naturalmente, è un’opzione che lascio sul tavolo e che farei mia se mi rendessi conto che è utile al bene dell’Autorità e di un diritto tanto fragile quanto importante come la privacy”, dice), a dire no a un possibile passo indietro è l’uomo finito al centro di tutte le critiche delle opposizioni, Agostino Ghiglia: “Non c’è nessun motivo per farlo, perché la politica che lo chiede deve mettersi d’accordo con se stessa: o questo è un Garante indipendente, e quindi non dipende dalla politica, o questo è un Garante dipendente, e quindi dipende dalla politica. Non si può andare a giorni alterni: la politica o c’è o non c’è. Visto che siamo indipendenti non teniamo conto delle suggestioni della politica”, spiega. Diversa l’opinione di Sigfrido Ranucci: “Questo è stato l’anno più complicato per Report considerando le condizioni in cui abbiamo lavorato – ammette – Credo che dopo quanto emerso sia difficile che possano continuare a prendere decisioni diverse dalla logica con cui le hanno prese fino ad oggi”. Quanto a Meloni, il giornalista autore di Report replica: “Ha detto sulle dimissioni del Garante che spetta ‘al collegio decidere, messo da Pd e M5S’? Ci sono anche uno della Lega e uno di Fratelli d’Italia, anzi l’unico proprio organico a FdI è proprio Ghiglia mi pare. La frase della premier però è corretta dal punto di vista istituzionale“.

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