Le parole del capo dello Stato nel giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi

Sergio Mattarella ricorda gli Anni di Piombo sottolineando l’importanza di non dimenticare e far luce su una delle pagine più cupe della storia italiana. “La completa verità è un’esigenza fondamentale della nostra Repbblica”, dichiara il capo dello Stato in una lunga intervista a Repubblica rilasciata nel nel Giorno delle Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi.

“Ora prendere tutti i latitanti”

La lotta al terrorismo è indivisibile e impegna tutte le democrazie, insieme. Era una decisione che lo Stato italiano – attraverso i diversi governi che si sono succeduti negli anni – chiedeva da tempo. Ringrazio il Presidente Macron: con la sua decisione ha confermato amicizia per l’Italia e manifestato rispetto per la nostra democrazia. Mi auguro che possa avvenire lo stesso per quanti si sono sottratti alla giustizia italiana e vivono la loro latitanza in altri paesi”, ha dichiarato Mattarella facendo riferimento al recente arresto di sette terroristi italiani in Francia: “Vi sono state tante vite stroncate, ferite insanabili nei familiari che hanno visto sconvolta la loro esistenza. Lo Stato di diritto, la Repubblica democratica, seppero battere il terrorismo senza venire mai meno alla pienezza della garanzia dei diritti fondamentali, senza leggi eccezionali. Tanti corresponsabili di quei delitti, scontata la pena, sono da tempo in libertà, grazie ai benefici della legislazione italiana, piena di garanzie. Tutto questo in coincidenza di un processo di tenace e incessante conciliazione con le nuove istanze sociali e i nuovi protagonisti espressi dalla società”.

“Ci sono ancora ombre, spazi oscuri e complicità non chiarite”

“Come ha ricordato il Presidente Napolitano in occasione della Giornata della Memoria nel 2012 “non brancoliamo nel buio di un’Italia dei misteri: ci troviamo dinanzi a limiti da rimuovere e a problemi di giustizia e di verità ancora da risolvere, ma in un’Italia che ha svelato gravissime insidie via via liberandosene… individuandone e sanzionandone a centinaia gli sciagurati attori…”. “Desidero riaffermare la riconoscenza per il coraggio di giudici e di giurie popolari di cittadini che non avevano ceduto alle minacce. Ci sono ancora ombre, spazi oscuri, complicità, non pienamente chiarite. Mi ha colpito molto il dialogo di qualche giorno fa tra la vedova e il figlio del commissario Calabresi che si sono detti persino pronti – insieme ad altri familiari delle vittime – a rinunciare al loro titolo ad avere giustizia, dopo tanti anni, in cambio della piena verità da parte degli assassini dei loro cari. L’esigenza di completa verità è molto sentita dai familiari. Ma è anche un’esigenza fondamentale per la Repubblica. Il trascorrere del tempo non colloca quanto avvenuto tra gli eventi ormai esausti, consumati, da derubricare – ha aggiunto Mattarella- Cos’è il terrorismo? L’orrore dell’attacco vile alla vita delle persone, aggressione violenta alle idee, intimidazione contro le libertà dei cittadini, violenza contro il diritto di professare la propria fede. Penso alla vita del piccolo Stefano Gaj Taché, ucciso, a due anni, alla Sinagoga di Roma. Ho voluto ricordarlo nel mio discorso di insediamento, sei anni fa, perché quel delitto suscita congiuntamente tanti motivi di orrore: disprezzo per la vita, antisemitismo, violenza contro la libertà religiosa”.

“La democrazia è libertà, uguaglianza, diritti”

Il bersaglio era la giovane democrazia parlamentare, nata con la Costituzione repubblicana, per approdare a una dittatura, privando gli italiani delle libertà conquistate nella lotta di Liberazione. Esattamente il contrario di quanto proclamava il terrorismo rosso, quando parlava di Resistenza tradita. Il tradimento della Resistenza sarebbe stato, invece, quello di far ripiombare l’Italia sotto una nuova dittatura, quale che ne fosse il segno. Al di là delle storie personali di chi aderì alla lotta armata, c’era la contestazione radicale della democrazia parlamentare, così come era stata delineata dai padri Costituenti; e, a ben vedere, anche la mancata accettazione della volontà degli elettori in favore di forze centriste, atlantiche, riformatrici, di segno moderato. Un esercizio di democrazia che veniva definito “regime” – spiega Mattarella – C’era in Italia anche chi, legittimamente, si sarebbe aspettato dei governi o delle politiche diverse. Ma fu grave e inaccettabile quel processo mentale, prima che ideologico, che portò alcuni italiani – pochi – a dire: questo Stato, questa condizione politica, non risponde ai miei sogni, è deludente e, visto che non siamo riusciti a cambiarlo con il voto, abbattiamolo. Uno dei pilastri su cui si fonda la Repubblica è il valore del pluralismo. La democrazia è libertà, uguaglianza, diritti. È anche un metodo. Un metodo che impone di rispettare le maggioranze e le opinioni altrui. Prescindere dal consenso e dalle opinioni diverse vuol dire negare, alla radice, la volontà popolare, l’essenza della democrazia. È quello che tentarono di fare i terroristi”.

Aldo Moro viene sequestrato dalle Brigate Rosse.

1978 – Aldo Moro viene sequestrato dalle Brigate Rosse.
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“L’assassinio di Moro uno dei momenti più drammatici della storia della Repubblica”

Per il capo dello Stato “l’assassinio di Aldo Moro fu uno dei momenti più drammatici della storia della Repubblica. Non a caso, dopo molti anni, resta tanto viva l’esigenza di fare luce completa su quella vicenda. Il vuoto che quel delitto terroristico ha prodotto è stato inimmaginabile. Mi limito a ripetere le parole di Paolo VI: ‘un uomo buono, mite, saggio, innocente’. Rileggendo i suoi discorsi, le sue parole, le sue idee riusciamo a comprendere, oltre il caso giudiziario, non solo cosa i terroristi volessero colpire ma soprattutto le ragioni per cui sono stati sconfitti e la democrazia ha prevalso. Non è stata un’epoca facile: tanti i terrorismi all’assalto, anche di matrice straniera. Come non ricordare l’attentato a Giovanni Paolo II nel 1981?”.

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