La resa dei conti sempre più vicina

E’ partito il countdown. Mercoledì Rousseau lancerà il suo ‘Manifesto Controvento’, che in molti vedono come il passo d’addio al M5S. Le strade si separeranno, questo ormai sembra inevitabile, ma resta da capire se in maniera consensuale, magari lasciando aperta la porta ad una eventuale collaborazione esterna, o in modo traumatico, col fortissimo rischio che si finisca alle carte bollate. Il sospetto è che l’associazione guidata da Davide Casaleggio voglia creare un movimento politico parallelo, concorrente di quello che Beppe Grillo ha deciso di affidare a Giuseppe Conte, virando verso quella forma-partito che fa venire l’orticaria agli ortodossi.Molto dipenderà da come andrà a finire il braccio di ferro per il saldo dei contributi arretrati (i 300 euro mensili che dovrebbero versare gli eletti), reclamato a gran voce da Rousseau. Ad oggi la cifra ammonterebbe a circa 400-450mila euro, ma le ‘diplomazie’ sono all’opera per smussare gli angoli. La volontà del Movimento è quella di evitare uno scontro frontale, ma nessuno si tirerà indietro se dovesse arrivare qualche ingiunzione da Milano. Beppe Grillo, seppur convinto a voltare pagina, vorrebbe però evitare un ‘duello rusticano’ con Rousseau, e soprattutto con il figlio del suo fraterno amico Gianroberto Casaleggio, anche se con Davide il rapporto non è mai decollato davvero. Ed è per questo che il garante proverà fino all’ultimo secondo a tirare dentro al progetto ‘M5S 2050 con Conte’ anche la piattaforma, magari trasformando il rapporto in un accordo di servizio. Ovviamente remunerato. E sarà quello il momento della verità, in cui inevitabilmente tutti dovranno giocare a carte scoperte.In attesa del ‘redde rationem’, Rousseau lavora per creare un proprio ‘Pantheon’. E lancia l’idea di “istituire la Giornata nazionale della partecipazione e della cittadinanza digitale”, da celebrare ogni 12 aprile, in occasione dell’anniversario della morte di Casaleggio senior. Ma prima serve un passaggio parlamentare, che Rousseau chiederà ai portavoce Cinquestelle, trasformando in disegno di legge la proposta sottoscritta dagli ‘Ambasciatori della partecipazione’, che sarà poi discussa e votata anche sulla piattaforma. A taccuini chiusi sono in tanti a profetizzare che quello sarà il vero strappo definitivo, non solo con Rousseau ma anche con quella parte di gruppo che ormai si sente lontana dal futuro immaginato da Grillo. Come Francesco Mollame, che ha annunciato il suo addio al gruppo del Senato per iscriversi al Misto: “Semplicemente non condivido le più recenti scelte del Movimento di cui ho fatto parte, né la strada che si vuole intraprendere”.Dall’inizio della legislatura, sono già 33 i senatori persi tra addii ed espulsioni. Ovviamente, non è un campanello d’allarme per il governo – che ha numeri molto solidi -, ma un segnale di malessere crescente che i Cinquestelle prima o dopo dovranno affrontare. Come se non bastassero i grattacapi. Perché mentre Conte e Grillo studiano (l’ultimo incontro vis a vis domenica a Marina di Bibbona), i problemi si accumulano. E anche i ricorsi. Perché gli espulsi per non aver votato la fiducia al governo, in una memoria difensiva, ricusano la probivira Fabiana Dadone per ‘conflitto d’interessi’, facendo parte della squadra di Draghi come ministra delle Politiche giovanili. Segno che la fine di questa storia è sempre più lontana.

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