Dal nostro inviato Fabio De Ponte
Bruxelles (Belgio), 20 mar. (LaPresse) – “Il rapporto personale e umano con Maurizio Lupi rimane quello che è. Anzi paradossalmente è più forte di prima e credo che lavoreremo insieme, lui nel suo ruolo di parlamentare e di autorevole leader di Ncd nelle forme che quel partito vorrà prendere per continuare a lavorare sul processo di riforme”. E’ tutto in questa frase, pronunciata dal premier Matteo Renzi al termine del vertice Ue a Bruxelles, il senso della soluzione della crisi che ha tenuto per due giorni col fiato sospeso la maggioranza. Il governo appariva in bilico, a rischio la tenuta dell’alleanza Pd-Ncd. Ma ancora una volta il presidente del Consiglio ha mostrato tutta la sua abilità, riuscendo a gestire tutto con precisione chirurgica nonostante un vertice europeo che cadeva proprio nel mezzo della crisi.
“Voglio ringraziare il presidente del Consiglio – ha spiegato Lupi nell’informativa alla Camera – che, al di là dei retroscena, e siamo troppo abituati in questo palazzo a vivere di retroscena, in un confronto franco, leale, sereno, non mi ha mai chiesto di dimettermi, ma ha affidato questa decisione alla mia scelta personale”. Gli ha fatto eco lo stesso Renzi da Bruxelles: “Ho letto in queste ore ricostruzioni davvero stravaganti – ha spiegato ai cronisti -. Noi siamo davvero garantisti e io ho messo più volte tutto il mio impegno per sottolineare che non può bastare un avviso di garanzia per chiedere le dimissioni. Questo è vero a maggior ragione in un caso in cui l’avviso di garanzia neanche c’era”.
“Appena rientro in Italia – ha poi annunciato, confermando quanto era trapelato nella serata di ieri – assumerò l’interim per qualche giorno del ministero delle Infrastrutture”. Lunedì poi l’appuntamento col capo dello Stato Sergio Mattarella. Il tutto dopo aver messo in cassaforte la tenuta dell’esecutivo: “Non vedo nessuna conseguenza di natura politica sull’azione del Governo – ha spiegato – vedo il desiderio di continuare nel percorso di riforme che andrà avanti e a cui darà una mano anche Lupi, non più come ministro ma come parlamentare”.
Una comunicazione attentamente misurata, quella del premier. All’arrivo ieri a Bruxelles ha scelto di non parlare con i cronisti, e lo stesso ha fatto oggi alla ripresa dei lavori. Solo alla fine del vertice, a crisi risolta, ha deciso di affidare alla stampa le sue dichiarazioni, mandando un messaggio forte agli elettori: “Questo è un Paese che torna a essere normale – ha detto – dove ci si può dimettere indipendentemente dall’avviso di garanzia, anzi nonostante il fatto che non ci sia un avviso di garanzia, e in cui i magistrati sono liberi di fare tutte le indagini del mondo e più ne fanno e meglio è”.
Ora si apre la partita della successione al ministero. Coerente con la linea tenuta finora, sui nomi Renzi non si è sbilanciato, in modo da non irritare il Quirinale e prendersi anche il tempo per negoziare con Ncd. “Le valutazioni sui nomi dei ministri – è stata l’inappuntabile risposta ai cronisti – si fanno davanti al capo dello Stato, non nelle conferenze stampa”.

