Rinnovabili al rallenty per colpa della burocrazia, in attesa oltre 1200 progetti

Rinnovabili al rallenty per colpa della burocrazia, in attesa oltre 1200 progetti

Il nuovo rapporto di Legambiente costruisce una mappa degli impianti ancora fermi, l’Italia è “lontana dall’obiettivo al 2030”.

Rinnovabili avanti piano. Anzi al rallenty. La colpa? E’ la troppa burocrazia a far viaggiare con il freno tirato la nascita di nuovi impianti di energia pulita in Italia. E’ il quadro, non proprio confortevole, che viene disegnato dal nuovo rapporto di Legambiente ‘Scacco alle rinnovabili’, dove sostanzialmente si costruisce una mappa dei progetti ancora fermi da cui emerge che 1200 sono quelli in attesa della fine del procedimento. Questo al netto del fatto che nel 2025 la produzione da fotovoltaico in Italia è stata da record.

“In Italia ritardi, lungaggini burocratiche, freni imposti dai ministeri competenti, continuano a rallentare le rinnovabili – osserva Legambiente – il prezzo dell’energia da fonti fossili è alle stelle anche a causa dei conflitti in corso. Al governo Meloni indirizziamo 12 proposte per accelerare la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili”. L’Italia resta quindi “ancora lontana rispetto all’obiettivo di 80.001 Megawatt (MW) al 2030 previsti dal decreto Aree idonee”.

I numeri non lasciano spazio a troppe interpretazioni. A gennaio 2026 su 1781 progetti a fonti rinnovabili attualmente in fase di valutazione, il 69,3% (cioè 1234 progetti) è ancora in attesa della conclusione dell’istruttoria tecnica della commissione Via Pnrr-Pniec. Altri 160 progetti sono in attesa della determina del consiglio dei ministri e 88 del parere dal ministero della Cultura ed enti regionali dei beni culturali. Nel 2025 è crollato del 75% il numero dei nuovi progetti sottoposti a Via.

Legambiente dà conto delle 108 storie di blocchi delle rinnovabili in Italia (di queste, 18 sono del 2026). Per esempio si parla di un progetto eolico da 23 MW proposto su una ex cava e discarica ad Ariano Irpino in Campania, bocciato dalla soprintendenza per la presenza di un vincolo archeologico; vincolo però ignorato durante l’emergenza rifiuti. Ma c’è anche chi aspetta da più tempo. Legambiente ricorda come ci siano “almeno 17 progetti che attendono risposte da prima del 2021“. Due casi su tutti. I progetti relativi a due parchi eolici offshore in Puglia: il primo presentato nel Golfo di Manfredonia (Fg) risalente al 2008 e il secondo proposto nelle acque del mar Adriatico meridionale in corrispondenza dei Comuni di Zapponeta, Manfredonia e Cerignola (Fg), presentato nell’aprile 2012.

Legambiente prende in considerazione anche l’attuale decreto Bollette che, “così come impostato, toglie risorse alle rinnovabili e all’efficienza energetica, mentre continua a dare ossigeno al sistema del gas arrivando a rimborsarlo, e quindi di fatto esentarlo dalla tassa sul carbonio prevista dal sistema Ets”. Le 12 proposte di Legambiente sono tutte legate da un unico filo conduttore; la richiesta “al governo Meloni di un atto di responsabilità in tema di fonti rinnovabili”, a cominciare dall’accelerazione degli iter (con un termine massimo in caso di pareri contrastanti) alla priorità da dare ai procedimenti più vecchi.

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