La Corte suprema dello Stato rifiuta la richiesta di fermare la certificazione delle elezioni. Il riconteggio del Wisconsin finisce a favore di Biden. Attesa per le nomine

Un’altra sconfitta per Donald Trump, che a quasi un mese dall’Election Day continua a denunciare brogli elettorali alle presidenziali perse contro Joe Biden. La Corte Suprema della Pennsylvania, infatti, ha respinto il ricorso dei repubblicani, che chiedevano di fermare la certificazione dei risultati delle presidenziali dello scorso 3 novembre.

Intanto si è concluso con un vantaggio ancor superiore di voti a favore di Joe Biden il riconteggio delle schede delle presidenziali nella contea di Milwaukee, la più grande del Wisconsin. La verifica era stata chiesta da Trump, dopo che il repubblicano non si arrende, continuando a intentare azioni legali nel tentativo di ribaltare l’esito del voto. Tutte, sinora, affossate nei tribunali. Intanto, il conteggio in Wisconsin prosegue nella contea di Dane, mentre in quella di Milwaukee si è concluso con un ulteriore guadagno netto di 132 voti per Biden: il distacco è di circa 20.600 preferenze. Trump, che aveva chiesto il riconteggio nello Stato dopo avervi perso per circa 20mila voti, ha annunciato che presenterà ricorso anche in Wisconsin.

La sua campagna si starebbe preparando a un’azione legale sui risultati a livello statale, ma la finestra di tempo per farlo si riduce sempre di più. Martedì sarà l’ultimo giorno per la certificazione dei risultati, passo che il gruppo conservatore Wisconsin Voters Alliance sta tentando di bloccare per vie legali. La campagna di Trump ha già fallito vari ricorsi, a causa di accuse di brogli che non ha potuto dimostrare: è successo in Arizona, Georgia, Michigan, Nevada, e da ultimo in Pennsylvania.

Intanto, la transizione è iniziata. E il magnate stesso, pur non ammettendo la sconfitta, ha dichiarato che, se il Collegio dichiarerà la vittoria del democratico, lascerà la Casa Bianca. Biden ha già reso noti i nomi di numerosi collaboratori scelti per affiancarlo nei quattro anni di mandato. Ma molta attesa c’è per martedì, quando il presidente eletto presenterà le nomine per gli incarichi governativi. Tutti concordano già sul fatto che la sua linea è quella della stabilità e della continuità, dell’approccio istituzionale, in segno opposto a Trump, che si era autodefinito un outsider. Si conosce già il nome di Tony Blinken, nominato segretario di Stato dopo che lavorò nei mandati di Bill Clinton e Barack Obama. Janet Yellen, considerata la favorita per il Tesoro, è stata presidente della Federal Reserve (in entrambi i casi, prima donna a ricoprire l’incarico). John Kerry, scelto come inviato per il clima, è stato senatore per quasi 30 anni, nonché segretario di Stato nel secondo mandato Obama.

Biden ha promesso diversità, per rispecchiare la variegata composizione della popolazione statunitense. Tra le scelte che riflettono questo impegno ci sono Alejandro Mayorkas, cubano-statunitense che potrebbe diventare il primo ‘latino’ a guidare la Sicurezza interna. L’afroamericana Linda Thomas-Greenfield è stata scelta come ambasciatrice alle Nazioni unite. E si guarda alle prossime nomine per capire se Biden sceglierà una persona Lgbt+ per un incarico di alto livello, mentre ha promesso di agire in fretta per ribaltare l’arretramento nei loro diritti del mandato Trump. I media fanno il nome dell’ex sindaco e aspirante candidato alle presidenziali Pete Buttiegieg, per un incarico governativo.

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