Rocchi, il designatore degli arbitri indagato per concorso in frode sportiva si è autosospeso

Rocchi, il designatore degli arbitri indagato per concorso in frode sportiva si è autosospeso
Il designatore degli arbitri Gianluca Rocchi (Foto Fabrizio Zani/LaPresse)

“Sono sereno e vado avanti”. L’inchiesta della Procura di Milano sul campionato 2024-2025 vede al centro episodi controversi e presunte interferenze nella sala Var

Il designatore degli arbitri di Serie A e B Gianluca Rocchi si è autosospeso. Lo apprende LaPresse da fonti vicine all’Aia. L’ex arbitro è indagato dalla Procura di Milano per concorso in frode sportiva. La notizia riguarda un avviso di garanzia notificato il 24 aprile nell’ambito di un’indagine della Procura di Milano. L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Maurizio Ascione, prende in esame il campionato 2024-2025 e si inserisce in un filone più ampio che tocca diversi livelli del sistema calcio: arbitri, club, FIGC e giustizia sportiva.

L’interrogatorio di garanzia per il designatore è stato fissato per il 30 aprile. Indagato anche il supervisore Var Andrea Gervasoni.

Rocchi: “Autosospensione scelta difficile e sofferta, ne uscirò indenne”

“In merito alla vicenda odierna, in accordo con l’Aia e per il bene del gruppo Can che deve poter operare nella massima serenità, ho deciso di autosospendermi, con decorrenza immediata, dal ruolo di Responsabile Can. Questa scelta, sofferta, difficile ma condivisa con la mia famiglia, vuole permettere un corretto decorso della fase giudiziale, da cui sono certo uscirò indenne e più forte di prima. Il grande amore per la mia Associazione ed il senso di responsabilità per il ruolo ricoperto mi portano prima di tutto a tutelare un gruppo così importante di atleti che non voglio possa essere condizionato in alcun modo dalle mie vicende, in attesa di novità, che mi auguro quanto prima possano arrivare per chiarire la mia posizione”. Così in una nota Gianluca Rocchi comunicando al Vice Presidente Vicario dell’Aia, Francesco Massini, la propria decisione di autosospendersi dall’incarico ricoperto.

Rocchi, il designatore degli arbitri indagato per concorso in frode sportiva si è autosospeso
L’arbitro Maresca al monitor durante Udinese-Parma dell’1 marzo 2025 (Foto di Andrea Bressanutti/LaPresse)

Il caso Udinese-Parma e il video del Var

Tra gli episodi al vaglio degli inquirenti c’è la partita Udinese-Parma del primo marzo 2025. Nella sala Var di Lissone, durante la revisione di un possibile fallo di mano, l’arbitro Daniele Paterna inizialmente sembra orientato a non concedere il rigore. Poi cambia improvvisamente posizione e invita il direttore di gara Fabio Maresca alla “on field review”, da cui scaturisce il penalty. Al centro dell’attenzione c’è un passaggio del video: Paterna si gira verso qualcuno fuori campo prima di modificare la decisione. Secondo un esposto presentato da Domenico Rocca, poi archiviato dalla giustizia sportiva, il designatore Rocchi avrebbe richiamato l’attenzione degli arbitri bussando sul vetro della sala Var.

Inter-Verona e il gol contestato

Un altro episodio riguarda Inter-Verona dell’8 gennaio 2024. Sotto osservazione il contatto tra Alessandro Bastoni e Duda, avvenuto poco prima del gol decisivo di Frattesi. Nel dialogo tra l’arbitro Michael Fabbri e il Var Luigi Nasca, emerge la scelta di non richiamare la revisione a bordo campo, convalidando la rete. Secondo l’accusa, proprio in quell’occasione sarebbe stata omessa una “on field review” nonostante un possibile fallo rilevante per l’azione del gol.

Rocchi, il designatore degli arbitri indagato per concorso in frode sportiva si è autosospeso
Lautaro Martinez parla con l’arbitro Michael Fabbri durante Inter-Hellas Verona del 6 gennaio 2024. (AP Photo/Antonio Calanni)

Le ipotesi della Procura

Gli inquirenti ipotizzano che, “in concorso con altri”, possano esserci state omissioni o interferenze nelle procedure Var in diverse partite della scorsa stagione. Il fascicolo comprende più gare e si avvia verso la chiusura. Lo stesso Paterna, inizialmente ascoltato come testimone, è stato successivamente indagato per falsa testimonianza. Durante l’interrogatorio, secondo quanto emerso, il magistrato avrebbe ritenuto non attendibile la sua ricostruzione dei fatti.

La sala Var è un ambiente a accesso controllato: nessuno può entrare durante le operazioni, ma una vetrata consente di osservare dall’esterno. Proprio questo elemento è finito al centro delle verifiche, per capire se vi siano state influenze indebite sulle decisioni arbitrali. Dopo una segnalazione interna, l’allora presidente dell’AIA, Antonio Zappi, aveva trasmesso gli atti alla Procura federale e introdotto nuove regole: obbligo di relazione per chi accede al centro Var di Lissone e maggiori controlli.

Il nodo sulle designazioni

Nell’impianto accusatorio del pm Maurizio Ascione compaiono diversi episodi legati alle designazioni arbitrali. Tra questi, la scelta dell’arbitro Andrea Colombo per Bologna-Inter del 20 aprile 2025, indicato nelle carte come un direttore di gara ritenuto “gradito” alla squadra ospite, allora in corsa per lo scudetto: una partita poi vinta dal Bologna per 1-0. Un secondo punto riguarda invece Daniele Doveri, inserito nella semifinale di Coppa Italia tra Inter e Milan – vinta 3-0 dai nerazzurri – con l’effetto, secondo l’accusa, di escluderlo da una possibile designazione per la finale e per altre gare considerate sensibili nel finale di stagione.

La Figc riapre il dossier

La Procura federale della FIGC ha chiesto questa mattina alla Procura di Milano di acquisire gli atti dell’indagine. La richiesta, secondo quanto emerge da fonti della Federcalcio, è arrivata prima dell’intervento della Procura generale dello Sport. In precedenza, lo stesso procedimento era stato archiviato in sede sportiva: l’indagine, avviata a seguito dell’esposto dell’ex assistente arbitrale Domenico Rocca e relativa alla sola gara Udinese-Parma, si era infatti conclusa senza sviluppi, con una decisione condivisa anche dalla Procura generale dello Sport.

La richiesta del Coni alla Procura Figc

Il capo della Procura generale dello Sport, Ugo Taucer, ha chiesto al responsabile della Procura federale Giuseppe Chinè una relazione immediata sulla vicenda. La richiesta, secondo quanto emerge da fonti vicine al CONI, punta a chiarire la gestione interna del procedimento.

Abodi: “Serve trasparenza nel sistema”

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, che ha sollecitato maggiore chiarezza sui passaggi interni al sistema calcistico. In un messaggio pubblicato sui social, Abodi ha sottolineato come l’aspetto più critico riguardi la gestione della denuncia, evidenziando l’assenza di riscontri pubblici e di informazioni su chi abbia esaminato il caso. Il ministro ha chiesto formalmente al CONI di fornire chiarimenti, avvertendo che eventuali responsabilità accertate comporterebbero conseguenze. “C’è solo un modo per tutelare il sistema sportivo: trasparenza, tempestività e parità di trattamento“, ha ribadito.

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