L’Autorità nazionale per la riduzione e la gestione del rischio di disastri in Nepal ha dichiarato che 826 persone risultano disperse, mentre il bilancio delle vittime delle inondazioni nel paese – scatenate dal crollo di un ghiacciaio – è salito a 469. Le squadre di soccorso sono tuttora impegnate nella ricerca di sopravvissuti lungo il confine tra Nepal e Cina. Un totale di oltre 1.300 persone risulta ancora disperso. Tra loro ci sono tre italiani: uno è Marco Ratto, di professione orefice, che vive a Rapallo in provincia di Genova, gli altri due una coppia italo-svizzera.
Lo riferisce il Nepal Tourism Board, citato da NepalNews, in un rapporto sulla situazione aggiornato a mezzogiorno. Tra i dispersi figurano 517 turisti stranieri e 127 nepalesi. I soccorritori stanno attivamente cercando persone rimaste isolate nei distretti di Rasuwa, Nuwakot, Dhading e Gorkha. Squadre composte da diverse agenzie, tra cui forze di sicurezza, autorità locali, guide e polizia turistica, stanno coordinando le operazioni di evacuazione e verifica. I cittadini indiani costituiscono il gruppo più numeroso tra i turisti stranieri dispersi: sono 178 le persone di cui non si hanno notizie.
Ci sono anche due italiani tra i 27 turisti stranieri finora tratti in salvo nelle aree di Timure e Bhote Koshi, nel distretto di Rasuwa. Come conferma la Farnesina, sono Valentina Piccinini e Stefano Lotumolo.
Le autorità nepalesi hanno diffuso un aggiornamento sul numero dei dispersi coinvolti nella vasta frana che ha colpito un’area al confine tra Nepal e Tibet, in cui figurano tre italiani. Lo riferisce la Farnesina aggiungendo che la sua Unità di Crisi sta effettuando verifiche con le autorità locali, tramite il Consolato Generale d’Italia a Calcutta e il Consolato Onorario a Kathmandu, e con i tour operator per eventuale conferma. Finora, sono stati contattati circa 130 connazionali segnalati nell’area.
Usgs: “Alluvione causata da crollo di un ghiacciaio”
L’US Geological Survey ha confermato che è stato il crollo di un ghiacciaio la causa dell’alluvione che ha provocato almeno 270 morti e quasi mille dispersi tra Nepal e Tibet. Il crollo, sottolinea l’ente statunitense, ha comportato un evento sismico di magnitudo 5.2 “che ha provocato una colata detritica a valle con conseguenze catastrofiche per le comunità”.
Dalai Lama: “Prego per le vittime”
“Sono profondamente addolorato per le devastanti alluvioni che hanno colpito la regione di Rasuwa in Nepal e Kyirong in Tibet, causando perdite di vite umane e gravi danni strutturali. Prego per tutte le vittime e porgo le mie più sentite condoglianze ai familiari e a tutti coloro che sono stati colpiti da questa tragedia”. Così il Dalai Lama in una dichiarazione. “Dato che questa regione è già stata colpita da calamità in passato, questi eventi sono certamente sintomo di una causa sottostante più profonda, che sia il cambiamento climatico o altri fattori. Spero che vengano adottate, ove possibile, misure di intervento adeguate per garantire che tali disastri non si ripetano”, ha aggiunto il Dalai Lama.
Sorella italiano salvato: “Sta bene e dovrebbe riuscire ad arrivare a Katmandu”
“Visto che siete in tanti a scriverci, Stefano Lotumolo sta bene, a breve dovrebbe riuscire ad arrivare a Katmandu”. Così sui social Alessia, sorella di Stefano Lotumolo, il fotografo 38enne della provincia di Lucca che, come ha fatto sapere la Farnesina, è una dei due italiani salvati in Nepal. Lotumolo, che per il suo lavoro di fotografo ha viaggiato tra Africa, Asia e Sud America, ottenendo numerosi premi e riconoscimenti, è anche fondatore di Radici Globali, un progetto che unisce fotografia e impegno sociale nel nord della Tanzania. Nel 2022 è stato invitato a esporre presso la sede della FAO a Roma in occasione della Giornata mondiale del Suolo. Alcune delle sue fotografie sono state selezionate dall’UNHCR nel 2018.
Unicef: “Oltre 17mila bambini bisognosi di assistenza umanitaria”
Almeno 17.000 bambini sono stati colpiti dalle devastanti alluvioni che il 26 agosto hanno distrutto i distretti nepalesi di Rasuwa, Nuwakot e Dhading. Finora, secondo le notizie, si stima che siano morte 332 persone – tra cui almeno 14 bambini – e centinaia risultano ancora disperse. Si prevede che le cifre aumentino man mano che proseguono le operazioni di ricerca.”I bambini di Rasuwa e Dhading hanno visto le loro vite letteralmente travolte davanti ai propri occhi in un lasso di tempo molto breve, con case, scuole e strutture sanitarie danneggiate. Troppi hanno perso la vita e i propri cari”, ha affermato Alice Akunga, Rappresentante dell’Unicef in Nepal. “Con il bilancio delle vittime ancora in aumento, sappiamo che questa tragedia è lontana dall’essere finita. I bambini sopravvissuti alle alluvioni ora affrontano rischi sempre maggiori di malattie, malnutrizione, violenza e sfruttamento. L’Unicef è sul campo e sta potenziando il proprio sostegno, ma abbiamo urgente bisogno di maggiori risorse per raggiungere ogni bambino in difficoltà”, ha aggiunto.
Geologo: “Staccato pezzo di ghiaccio per 10 milioni metri cubi”
Si è staccato un pezzo di ghiaccio per una massa corrispondente a circa 10 milioni di metri cubi, cui bisogna poi aggiungere roccie e detriti raccolti lungo la discesa a valle. Queste le prime stime basate su immagini satellitari dell’origine della tragedia tra Nepal e Tibet, come riferisce Giovanni Crosta, geologo dell’università degli studi di Milano–Bicocca e della Società geologica italiana.

