In Iran la guerra non si ferma. Anche questa notte sono proseguiti gli attacchi Usa, e non si è fatta attendere la risposta di Teheran. Mentre il presidente Usa, Donald Trump, ha annunciato che gli iraniani hanno rilasciato una cittadina Usa detenuta dal 2024.
“Le forze statunitensi hanno colpito centri di comando iraniani, siti di difesa aerea, sistemi missilistici e droni, nonché strutture di sorveglianza costiera, al fine di indebolire ulteriormente la capacità dell’Iran di minacciare i marinai innocenti a bordo delle navi commerciali che transitano nello Stretto di Hormuz”. Così in un post su X il Centcom, il Comando Centrale delle forze armate Usa. Il Centcom “ha utilizzato munizioni di precisione per colpire obiettivi in “diverse località, tra cui Bandar Abbas”, si legge inoltre nel post.
Punti chiave
- Libano: media, in colloqui con Israele a Roma proposta soldati italiani nel sud
- Media Teheran, missili Usa hanno colpito vicino Bandar Abbas
- Houthi minacciano attacchi contro gli impianti di petrolio in Arabia Saudita
- Media, Teheran ha chiesto agli Houthi di prepararsi a chiudere lo stretto Bab el-Mandeb
- Teheran: "In caso attacco di terra le forze Usa sarebbero 'massacrate'"
- Premier Iraq condanna drone su Erbil nella notte, è stato intercettato
- Drone attacca petroliera al largo di Bassora, nel sud dell'Iraq
- Pakistan: al lavoro per portare Usa e Teheran a tavolo trattative
- Kuwait, in corso nuova ondata di attacchi da Teheran
- Siria sequestra in Iraq armi destinate a Hezbollah
Nei colloqui fra Israele e Libano a Roma, a proposito delle aree che l’Idf lascerà nel sud del Libano, è stata avanzata la proposta che soldati italiani vengano dispiegati per supervisionare la smilitarizzazione delle aree da Hezbollah. Lo riporta Ynet, che cita fonti della sicurezza secondo cui “la proposta è al vaglio delle parti”. Secondo Ynet, durante i colloqui svoltisi a Roma con la mediazione Usa è stato proposto anche che l’Unifil supervisioni il processo, ma sia Israele che gli Stati Uniti si sono opposti con forza a questa proposta e, alla luce di questa opposizione, è stata avanzata la “proposta italiana”.
Missili Usa hanno colpito alle 18.20 e alle 18.40 locali alcune zone nei pressi di Bandar Abbas, in Iran. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana Fars. La Provincia di Hormozgan ha riferito che nei nuovi attacchi Usa non sono stati segnalati feriti né danni alle infrastrutture residenziali e commerciali.
Il leader degli Houthi dello Yemen, Abdel-Malik al-Houthi, ha minacciato che il gruppo colpirù le strutture petrolifere e le infrastrutture vitali dell’Arabia Saudita se Riad partecipasse a una “aggressione” contro lo Yemen. “Tutte le strutture petrolifere e le infrastrutture vitali saudite diventeranno bersagli dei nostri missili se Riad” parteciperà all’aggressione in Yemen, ha dichiarato il leader Houthi. Lunedì il gruppo yemenita ha lanciato missili contro l’Arabia Saudita dopo avere accusato Riad di avere colpito l’aeroporto internazionale di Sanaa.
L’Iran ha chiesto agli Houthi dello Yemen di tenersi pronti a chiudere lo Stretto di Bab el-Mandeb, rotta petrolifera del Mar Rosso, qualora gli Usa dovessero colpire infrastrutture energetiche iraniane. Lo riporta l’agenzia Reuters in esclusiva sul suo sito, citando due fonti iraniane di alto livello e una fonte regionale, secondo cui l’idea è stata discussa all’interno della leadership della Repubblica islamica e poi il messaggio è stato recentemente trasmesso agli Houthi. Non sono stati forniti dettagli su come sia stata trasmessa la richiesta, né se questa sia giunta dopo la minaccia del presidente Usa Donald Trump di attaccare le infrastrutture energetiche iraniane, minaccia formulata martedì. Una fonte vicina agli Houthi citata da Reuters riferisce che il gruppo ha completato i preparativi per attaccare il traffico marittimo schierando missili e droni vicino allo Stretto di Bab el-Mandeb, la porta d’accesso al Mar Rosso, negli altopiani dello Yemen che si affacciano su Hodeidah e sul Golfo di Aden, e sta attendendo l’ordine di dare il via all’operazione. Una fonte regionale ha affermato che chiudere lo stretto non sarebbe difficile: “Chiunque abbia un fucile in grado di sparare può interrompere il traffico marittimo. Non servono missili sofisticati per interrompere il traffico marittimo”. Qualsiasi minaccia al Mar Rosso e alla sua porta d’accesso di Bab el-Mandeb rischia di aggravare la crisi energetica globale innescata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran e sottolinea i rischi derivanti da un nuovo ciclo di ostilità. Con lo Stretto di Hormuz già chiuso qualsiasi attacco degli Houthi a navi o porti nel Mar Rosso Rosso provocherebbe l’interruzione simultanea delle due principali rotte di esportazione di petrolio del Medioriente.
Se gli attacchi contro la Repubblica Islamica dovessero ripetersi, i Paesi del Golfo Persico precipiteranno nell’”oscurità più totale”. Lo afferma Behnam Saeedi, membro del consiglio direttivo della commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del Parlamento iraniano, citato da Iran International. Se gli Stati Uniti lanciassero un attacco di terra contro l’Iran, le forze americane “sarebbero catturate o massacrate” e la Repubblica Islamica impartirebbe agli Stati Uniti una “dura lezione”, in modo che, a suo dire, non pensino più di attaccare il suolo iraniano. Riferendosi alle relazioni tra Teheran e Washington, ha anche definito la violazione degli impegni da parte degli Stati Uniti “senza precedenti” e ha affermato che negoziare con una controparte del genere presenta serie difficoltà.
Il primo ministro dell’Iraq, Ali al-Zaidi, ha condannato un attacco di un drone nella notte contro la città di Erbil, nella regione curda semiautonoma del nord dell’Iraq. Il drone, che secondo le autorità sarebbe stato intercettato, è stato lanciato mentre il premier iracheno era in viaggio negli Stati Uniti. Al-Zaidi durante il viaggio aveva affermato che l’Iraq si sarebbe adoperato per disarmare i gruppi armati non statali, compresi quelli sostenuti dall’Iran.
Un drone ha preso di mira una petroliera nel Golfo Persico al largo della costa di Bassora, nel sud dell’Iraq. Lo riporta l’agenzia di stampa di Stato irachena Ina. Un dipendente del porto che ha assistito all’attacco ha affermato che la petroliera sembrava aver subito solo danni lievi. Non sono state segnalate vittime.
Il Pakistan sta ancora cercando di portare Stati Uniti e Iran al tavolo delle trattative, pur riconoscendo che la mediazione sta diventando sempre più difficile. Lo ha riferito oggi il ministero degli Esteri pakistano. “Quando le parti esauriscono la logica dell’escalation, la formula per la pace è lì”, ha dichiarato il portavoce del ministero, Tahir Andrabi.
Il Kuwait sta affrontando una nuova ondata di attacchi provenienti dall’Iran in risposta ai raid Usa. Lo comunicano le forze armate del Paese, riferendo che stanno intercettando i nuovi attacchi. Negli ultimi giorni gli Stati Uniti hanno intensificato i propri raid contro l’Iran nel contesto dello scontro fra i due Paesi sullo Stretto di Hormuz; Teheran risponde attaccando i vicini Paesi del Golfo.
Le autorità siriane hanno sequestrato un carico di armi e missili sofisticati che si tentava di far entrare nel Paese attraverso il confine con l’Iraq. Lo riferisce l’agenzia di stampa statale siriana Sana – come riporta il Times of Israel – citando una fonte del ministero dell’Interno, secondo cui il materiale era destinato al gruppo armato libanese Hezbollah.
L’esercito del Bahrein afferma che l’Iran “continua il suo approccio ostile sistematico attraverso i suoi sinistri attacchi contro i civili” nel Paese del Golfo. Lo riferisce Al Jazeera. “Il Comando Generale chiarisce che, con ferma volontà e alta prontezza al combattimento, i sistemi di difesa aerea hanno rilevato, intercettato e distrutto oggi una serie di attacchi aerei iraniani”, si legge in un comunicato. L’esercito ha esortato “tutti a prestare attenzione ed evitare di avvicinarsi a oggetti sconosciuti o sospetti, residui della brutale aggressione iraniana”.
In precedenza, l’esercito iraniano aveva rivendicato un attacco alla base aerea di Sheikh Isa in Bahrein, affermando che si trattava di una risposta agli attacchi statunitensi
L’Iran non intende scontrarsi con i Paesi vicini del Medio Oriente. E’ il messaggio lanciato dal portavoce dell’esercito iraniano a distanza di poco tempo rispetto a quanto affermato da un altro ufficiale dell’esercito che aveva promesso di “distruggere” le infrastrutture regionali qualora gli Stati Uniti colpissero obiettivi civili. “L’Iran non ha alcuna intenzione di scontrarsi con i Paesi vicini o con le nazioni islamiche della regione. Ha sempre posto l’accento sull’ampliamento della cooperazione e sul rafforzamento delle relazioni fraterne con gli Stati della regione”, ha affermato il portavoce dell’esercito Mohammad Akraminia, come riporta Al Jazeera. “Le forze armate considerano la protezione della sicurezza, degli interessi e della dignità della nazione iraniana come la loro missione primaria e non risparmieranno alcuno sforzo per adempiere a tale responsabilità”, ha aggiunto in una dichiarazione. “I Paesi al di fuori della regione dovrebbero interagire con l’Iran sulla base del reciproco rispetto. Le forze armate iraniane sono pienamente preparate a salvaguardare la sicurezza e gli interessi nazionali del Paese”, conclude.
Il portavoce dell’esercito iraniano, Mohammad Akraminia, ha avvertito che gli attacchi “si estenderanno a nuove aree” se gli Stati Uniti continueranno con i loro raid. Lo riporta Al Jazeera. “Se l’aggressione statunitense continuerà, la guerra si estenderà a nuovi fronti”, ha affermato in un messaggio su Telegram. “Una parte significativa delle capacità delle forze armate non è ancora stata dimostrata. Qualora dovessero continuare le azioni ostili contro il Paese, la risposta dell’Iran sarà commisurata alle circostanze e supererà le aspettative del nemico, aprendo nuovi scenari di confronto”, aggiunge.
L’Iran rivendica nuovi attacchi sul Bahrein. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno riferito di aver lanciato un “attacco devastante” contro la base aerea di Sheikh Isa, distruggendo completamente i radar di ricognizione e controllo aereo, nonché la “stazione di rifornimento di carburante dei caccia nemici”.
Secondo quanto riferito, gli attacchi sono stati una risposta agli attacchi statunitensi che hanno costretto all’evacuazione dell’ospedale pediatrico oncologico di Ahvaz e di un impianto di produzione idrica per i pellegrini di Karbala, nella zona di confine della provincia di Ilam. “La battaglia continua”, hanno aggiunto.
La dichiarazione giunge pochi istanti dopo che le Guardie Rivoluzionarie hanno rivendicato ulteriori attacchi contro il Kuwait e la Giordania. In precedenza, l’esercito iraniano aveva affermato di aver lanciato attacchi con droni contro la base aerea di Sheikh Isa in Bahrein, prendendo di mira sistemi di comunicazione e radar, inclusi i radar Super Hawk e le installazioni Patriot utilizzate dalle forze statunitensi. Lo riporta Al Jazeera.
L’Iran ha preso di mira il Bahrein e il Kuwait in risposta ai nuovi attacchi sferrati dagli Stati Uniti nella notte contro la Repubblica Islamica. Non ci sono al momento notizie sui danni e sulle eventuali vittime dovuti alle operazioni militari, avvenuti nelle prime ore di giovedì. Attacchi da parte di Teheran anche verso la Giordania, il cui esercito ha dichiarato di aver abbattuto otto missili lanciati dall’Iran contro il regno.
Un comandante dei cecchini di Hamas è stato ucciso in un attacco israeliano nella Striscia di Gaza centrale nella giornata di ieri. Lo riportano le Forze di sicurezza israeliane citate dal Times of Israel. L’attacco ha ucciso Omar Ahmed Abu Qasem, che secondo l’esercito ha partecipato ad attacchi contro le truppe nella Striscia durante tutta la guerra. Stando a quanto riferito dall’esercito israeliano, di recente Abu Qasem ha agito per ripristinare le capacità operative di Hamas e potenziare gli attacchi, “in violazione dell’accordo di cessate il fuoco”.
Se gli Stati Uniti dovessero dare seguito alla minaccia del presidente Donald Trump di colpire le infrastrutture iraniane, Teheran attaccherà “tutte le infrastrutture” rimaste nella regione. E’ quanto afferma un portavoce militare iraniano, come riporta Iran International. “Se le recenti minacce del presidente statunitense, privo di senno, di colpire le infrastrutture della Repubblica Islamica dell’Iran dovessero concretizzarsi, tutto ciò che, grazie alla moderazione dell’Iran, è rimasto finora intatto – ovvero tutte le infrastrutture della regione – verrebbe distrutto dai potenti colpi delle forze armate iraniane”, ha dichiarato in un comunicato Ebrahim Zolfaghari, portavoce del Comando Centrale Khatam al-Anbiya. Zolfaghari ha anche affermato che l’Iran non permetterà “in nessuna circostanza” agli Stati Uniti di intervenire nello Stretto di Hormuz, definendolo “l’invincibile linea rossa dell’Iran”. Trump ha dichiarato questa settimana che gli Stati Uniti avrebbero colpito le centrali elettriche e i ponti iraniani se Teheran non fosse tornata al tavolo dei negoziati.
Il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica ha rivendicato gli attacchi in Kuwait. Secondo quanto riferito in una nota, i Pasdaran “hanno preso di mira e distrutto il centro di comunicazioni satellitari e il radar di allerta preventivo della base aerea statunitense di Ali Al Salem e il molo militare statunitense di Ash-Shu’aybah con un’operazione combinata di droni e missili”. Gli attacchi, secondo quanto riportato, sono stati una risposta agli attacchi statunitensi contro l’ospedale pediatrico oncologico di Ahvaz e contro una fabbrica di acqua in bottiglia nella provincia del Khuzestan. I Pasdaran hanno poi esortato il popolo del Kuwait a non permettere al “nemico di usare la propria terra per commettere aggressioni e crimini contro i popoli di Palestina, Libano, Iran e Yemen”. Infine, chiesto l’espulsione delle forze statunitensi dalla regione e ha aggiunto: “L’apertura dello Stretto di Hormuz è subordinata alla fine delle nefandezze americane nella regione”. La dichiarazione, riportata da Al Jazeera, giunge dopo che l’esercito iraniano ha affermato di aver effettuato attacchi con droni contro la base di Ali Al Salem, prendendo di mira sistemi radar, il sistema di difesa Patriot e serbatoi di carburante appartenenti alle forze statunitensi. In precedenza, le Guardie Rivoluzionarie avevano anche rivendicato attacchi contro un radar di allerta precoce C-RAM ad Ali Al Salem.
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha parlato nella notte con il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth. Secondo quanto riporta il Jerusalem Post, Katz ha informato Hegseth sulle operazioni israeliane in Siria, Gaza e Libano. Il ministro ha sottolineato la determinazione di Israele a rimanere nelle zone di sicurezza in Siria, Gaza e Libano per proteggere i confini israeliani e le comunità limitrofe dalle “minacce poste dalle forze jihadiste”, citando questo come una lezione fondamentale degli eventi del 7 ottobre. “Non abbiamo mai chiesto agli Stati Uniti di agire al nostro posto lungo i nostri confini. Ci impegniamo a proteggere i residenti di Israele da ogni minaccia, ed è ciò che intendiamo fare”, ha dichiarato. Hegseth ha poi informato Katz sulle operazioni militari statunitensi in Iran e i due hanno concordato di proseguire la cooperazione tra i due Paesi in risposta a qualsiasi possibile sviluppo.
Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato attacchi con missilistici contro una base Usa in Giordania. In un messaggio indirizzato al popolo giordano, le Guardie Rivoluzionarie hanno affermato che le loro forze “colpito e distrutto la rampa di stoccaggio per aerei da combattimento americani e il nuovo centro di comando e controllo americano in Asia occidentale, situato in una grande base ad Al-Azraq, in Giordania, con missili balistici Khyber-Shakan”. Secondo quanto riferito, gli attacchi erano una rappresaglia per gli attacchi statunitensi che hanno costretto all’evacuazione di 121 bambini malati di cancro ad Ahvaz, nonché per gli attacchi statunitensi di marzo che hanno ucciso 168 bambini in una scuola a Minab. I Pasdaran hanno poi esortato la popolazione giordana a non permettere che la propria terra venga utilizzata “per questi crimini contro i bambini”. La dichiarazione delle Guardie Rivoluzionarie è giunta dopo che l’esercito giordano aveva annunciato di aver intercettato otto missili iraniani questa mattina. Lo riporta Al Jazeera.
“L’Iran ha permesso a una cittadina americana, detenuta ingiustamente dal dicembre del 2024 sotto la ‘presidenza’ di ‘Sleepy Joe’ Biden, di lasciare il Paese. Ora si trova al sicuro fuori dall’Iran e sta bene. Gli Stati Uniti d’America apprezzano questo gesto di buona volontà da parte dell’Iran!”. Così su Truth il presidente statunitense Donald Trump. La donna, come riporta la Cnn citando a sua volta l’avvocato per i diritti umani Jared Genser, è Dena Karari. “Sono lieto ed entusiasta di annunciare che la mia cliente, la cittadina statunitense Dena Karari, che era rimasta intrappolata in Iran dal dicembre 2024 con accuse infondate, è ora libera”, ha scritto Genser in un post su X.
“I sistemi di difesa aerea di Teheran sono stati attivati per contrastare gli aerei da ricognizione nemici”. Così l’agenzia di stampa iraniana Fars, citata dalla Cnn. Nella notte il Centcom, il Comando Centrale delle forze armate Usa, ha affermato di aver colpito “centri di comando iraniani, siti di difesa aerea, sistemi missilistici e droni”.

