Venezuela, 43enne estratto vivo dopo 8 giorni sotto le macerie. I morti per il terremoto sono almeno 2.295

Venezuela, 43enne estratto vivo dopo 8 giorni sotto le macerie. I morti per il terremoto sono almeno 2.295
Terremoto in Venezuela (AP Photo/Fernando Vergara)

Hernan Gil, vigilante, era rimasto intrappolato nella cabina di sorveglianza del centro commerciale dove lavorava nello Stato di La Guaira

 È stato estratto vivo dopo 8 giorni sotto le macerie in Venezuela Hernan Gil, il vigilante di 43 anni che era rimasto intrappolato nella cabina di sorveglianza del centro commerciale dove lavorava nello Stato di La Guaira, dopo la doppia scossa di terremoto che ha colpito il Paese lo scorso 24 giugno. Alle operazioni di soccorso hanno partecipato oltre 100 soccorritori da diversi Paesi. L’ultimo bilancio sugli effetti del terremoto, fornito dal presidente dell’Assemblea nazionale venezuelana Jorge Rodríguez, parla di 2.295 morti e 11.267 feriti.

Il soccorso di Hernan Gil

L’estenuante operazione di salvataggio di Hernan Alberto Gil Flores – questo il nome completo dell’uomo – è durata diversi giorni ed era diventata un simbolo di speranza dopo la devastazione causata dal sisma. Quando si è verificata la prima scossa del 24 giugno Gil Flores, addetto alla sicurezza in turno di notte, si trovava all’interno della sua piccola guardiola. Mentre la struttura in cemento armato circostante crollava intorno a lui, la sua cabina di guardia ha tenuto botta, proteggendolo dalle macerie che rischiavano di schiacciarlo e creando una sacca d’aria vitale. I soccorritori erano riusciti a stabilire un primo contatto con lui durante il fine settimana. L’operazione è stata coordinata da una squadra di ricerca e soccorso dei vigili del fuoco cileni, che ha lavorato senza sosta insieme a squadre specializzate provenienti, fra gli altri, da Stati Uniti, Portogallo, Messico ed El Salvador. Le squadre che sventolavano bandiere provenienti da tutto il mondo hanno esultato mentre i soccorritori trasportavano Gil su una barella coperta da un telo arancione attraverso la folla fino a un’ambulanza della Croce Rossa. Abbracci e sorrisi di sollievo in un gruppo di uomini in divisa rossa della Croce Rossa costaricana. È una squadra specializzata della Croce Rossa di Costa Rica che aveva individuato per la prima volta segni di vita e stabilito un contatto con Hernan Gil domenica.

 “Quando l’abbiamo trovato, ci ha chiesto di non dire a sua moglie che era vivo, nel caso in cui non ce l’avesse fatta”, ha raccontato ad Associated Press Minyar Collado, soccorritore della Croce Rossa costaricana, che prima che il salvataggio venisse concluso aveva promesso che non avrebbero mai lasciato lì Hernan. I soccorritori hanno dovuto affrontare condizioni strutturali altamente instabili, piogge torrenziali e scosse di assestamento persistenti per scavare un tunnel fino al sopravvissuto. Hanno utilizzato una telecamera telescopica per mantenere un contatto costante con Gil Flores, passandogli acqua e nutrienti liquidi attraverso uno stretto pozzo per mantenerlo idratato durante gli ultimi 3 giorni dell’operazione per estrarlo dalle macerie. María Paz Campos, vigilessa del fuoco cilena di grande esperienza, lo ha accompagnato a parole durante l’intera operazione e lo ha aiutato a mantenere la calma nelle ultime difficili ore di oggi. In un video pubblicato dai vigili del fuoco cileni nelle ore precedenti al salvataggio, si vedeva Gil Flores disegnare, apparentemente per passare il tempo. Campos gli aveva poi detto con gentilezza di guardare la telecamera e di indossare gli occhiali protettivi per proteggersi dalle polveri che si sollevavano con le operazioni per raggiungerlo. “Ho bisogno che tu tenga gli occhiali, per via delle piccole particelle che cadono, per evitare che ti entrino negli occhi”, si sentiva dire alla soccorritrice nel video. Il crollo dell’edificio è stato provocato dai due terremoti consecutivi avvenuti a breve distanza di tempo l’uno dall’altro il 24 giugno, che hanno registrato magnitudo rispettivamente di 7.2 e 7.5.

La gioia della moglie: “Una luce nell’oscurità”

La moglie di Hernan Gil, Gusbimar Gonzalez, ha raccontato ad Associated Press di aver vissuto giorni di disperazione prima che i soccorritori riuscissero a contattarlo. Ma poi “quando ho saputo che era vivo, ho visto un raggio di luce nell’oscurità”, ha detto ad AP. La coppia ha due figli, di 8 e 10 anni. “Quando l’abbiamo trovato, ci ha chiesto di non dire a sua moglie che era vivo, per il caso in cui non ce l’avesse fatta”, ha raccontato ad Associated Press un soccorritore della Croce Rossa di Costa Rica, Minyar Collado. È stata una squadra specializzata della Croce Rossa di Costa Rica a individuare per la prima volta segni di vita e stabilire un contatto con Hernan Gil domenica. La complicata operazione di salvataggio, durata diversi giorni, è stata coordinata da una squadra di ricerca e soccorso urbano dei vigili del fuoco del Cile, che ha lavorato senza sosta insieme a squadre specializzate provenienti da diversi Paesi, fra cui Messico, Usa, El Salvador e Portogallo. Prima di portare a termine il salvataggio, Collado aveva assicurato che non avrebbero lasciato lì Hernan Gil. I soccorritori hanno dovuto affrontare condizioni strutturali altamente instabili, piogge torrenziali e scosse di assestamento persistenti per scavare un tunnel fino al sopravvissuto. Hanno utilizzato una telecamera telescopica per mantenere un contatto costante con Gil Flores, facendogli passare acqua e nutrienti liquidi attraverso uno stretto pozzo per mantenerlo idratato durante gli ultimi tre giorni. 

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