Una sparatoria in Germania ha causato la morte di almeno sei persone, tutte adulte. Ci sono anche numerosi feriti. È successo a Stade, nella Bassa Sassonia, in una struttura di assistenza per minori. Cinque vittime sono morte sul luogo dell’attacco, una sesta è deceduta in ospedale a causa delle ferite riportate. Nessun italiano risulta coinvolto. Tra le persone che hanno perso la vita nell’attacco, ci sono quattro donne e un uomo, ma la polizia ha reso noto che il bilancio potrebbe aumentare. Lo riporta l’Hamburger Morgenpost, aggiungendo che due persone sono state sottoposte a tentativi di rianimazione, uno dei quali senza successo. La polizia ha fatto sapere di aver fermato tre persone, tra cui il presunto autore della sparatoria. L’eventuale coinvolgimento degli altri due è al vaglio degli investigatori. Secondo il giornale tedesco Der Spiegel dietro il delitto non c’è un motivo politico. “Tutte le vittime erano dipendenti della struttura o dell’ufficio per la tutela dei minori. Nessuna delle vittime aveva cercato rifugio presso la struttura”, hanno fatto sapere le autorità.
Il luogo della sparatoria
Le vittime della sparatoria avvenuta a Stade, in Bassa Sassonia, si trovavano tutte all’interno di un edificio in Dankersstrasse, nel centro della cittadina. Lo stabile ospita un centro giovanile e una struttura residenziale per madri e figli, che offre alloggio temporaneo a giovani madri.
Tre fermati: i dettagli sul presunto responsabile e sul movente
Per la sparatoria la polizia tedesca ha fermato tre persone. Tra loro c’è il presunto autore. Secondo quanto riferito dalla polizia, le altre sono due donne, conoscenti del presunto principale responsabile, come riportato dai media tedeschi. La polizia non ha fornito ulteriori dettagli sull’età o l’identità dei fermati. Tuttavia, le donne conoscono l’uomo e sono attualmente sotto interrogatorio. Una delle donne è stata arrestata contestualmente all’arresto dell’uomo.
“Il presunto autore è un uomo nato in Germania, residente nell’area di Hannover. Ha origini turche”. Lo ha detto Kathrin Schuol del dipartimento di polizia di Lüneburg in merito alla sparatoria avvenuta a Stade, in Bassa Sassonia, confermando che nella sparatoria sono rimaste uccise sei persone. “Era già noto alla polizia, tra l’altro per episodi di minacce, ma nel nostro sistema informativo non era considerato una persona particolarmente violenta”, ha proseguito Schuol, spiegando che “l’arma utilizzata è stata sequestrata dalla polizia” e che “allo stato attuale delle indagini non posso ancora dire da dove provenisse né se siano state utilizzate altre armi. Saranno gli accertamenti della polizia scientifica a chiarirlo. Posso però confermare che il sospettato non era in possesso di un’autorizzazione al porto dell’arma”.
“Secondo le informazioni raccolte finora, il movente sarebbe riconducibile a una controversia sull’affidamento di un figlio“, ha aggiunto. “L’autore aveva oggi un appuntamento insieme a molte delle vittime per discutere del futuro affidamento della figlia di tre mesi, che al momento dei fatti si trovava nella struttura insieme alla madre. Entrambe sono rimaste illese e non figurano tra le sei vittime”, ha spiegato ancora Schuol, aggiungendo che “la bambina è stata presa in carico dalle autorità competenti, mentre la madre si trova attualmente in custodia di polizia ed è sottoposta a interrogatorio”.
Nessun movente politico
Nessun movente politico. Secondo il quotidiano tedesco Der Spiegel, dietro la sparatoria ci sarebbe una ragione privata: l’aggressione stata un “crimine passionale”, connessa a legami personali con la struttura per minori dove è avvenuto il crimine. Allo stato attuale delle indagini, inoltre, non è emerso alcun movente politico o estremista. La sparatoria, piuttosto, sarebbe riconducibile a una “tragedia familiare allargata“. Lo riferiscono i media tedeschi, citando un portavoce della polizia di Lueneburg. Secondo il portavoce, gli investigatori “non seguono la pista del femminicidio né quella di un movente politico”. La matrice dell’attacco sarebbe invece “legata all’ambiente della struttura di assistenza ai minori”, mentre il movente resta ancora da chiarire.
Il racconto di un testimone
Un uomo e una donna avrebbero tentato di allontanarsi in auto dal luogo della sparatoria avvenuta a Stade, in Bassa Sassonia, prima di essere fermati dalla polizia. Lo riferisce Focus Online, citando un testimone residente nelle immediate vicinanze dell’edificio dove sono state uccise cinque persone. Secondo il racconto del vicino, poco dopo le 12.15 si sarebbero uditi forti urla provenire dall’area della struttura, che ospita anche una casa madre-bambino, seguite da diversi colpi d’arma da fuoco. Il testimone afferma di aver visto una donna e un giovane a bordo di un’auto che cercava di lasciare la zona. Un agente avrebbe intimato loro di fermarsi, ma il veicolo avrebbe proseguito la marcia, inducendo diversi poliziotti ad aprire il fuoco. “Saranno stati almeno tra i dieci e i quindici colpi“, ha raccontato. Il testimone ha inoltre riferito di aver udito via radio le parole “colpo al torace” e “colpo alla testa”, senza poter stabilire se si riferissero a una vittima o a uno dei sospetti. Ha infine raccontato di aver visto una persona trasportata fuori dall’edificio su una barella e sottoposta a manovre di rianimazione in strada.
Nessun italiano tra le vittime della sparatoria
“Al momento non riteniamo che siano coinvolti cittadini italiani”. Lo ha detto a LaPresse un portavoce della polizia di Lüneburg, fornendo un aggiornamento sulla sparatoria avvenuta oggi a Stade, in Bassa Sassonia.
Qualche ora dopo la strage il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aveva espresso “apprensione” per l’episodio e per l’eventuale coinvolgimento di connazionali. “Seguo con profonda apprensione le notizie provenienti da Stade, in Germania. Esprimo la mia più sincera vicinanza all’amico ministro degli Esteri Johann Wadephul, alle famiglie delle vittime e a tutte le persone coinvolte in questo tragico episodio. Sono in corso le verifiche sull’eventuale coinvolgimento di connazionali. Siamo al fianco della Germania in questo momento di dolore”.

