Il Medio Oriente continua a essere una polveriera. Dopo gli attacchi reciproci di ieri tra Iran e Stati Uniti, con la Camera americana che nella tarda serata italiana ha votato per limitare la facoltà del presidente Donald Trump di proseguire la guerra contro Teheran senza l’approvazione del Congresso, secondo il Wall Street Journal il tycoon avrebbe detto ai suoi collaboratori che prenderebbe in considerazione la ripresa del conflitto con l’Iran solo se venissero uccisi soldati statunitensi. Gli sforzi diplomatici quindi proseguono, così come continua l’offensiva israeliana nel sud del Libano. I raid dell’Idf hanno colpito anche Gaza City, uccidendo almeno 9 persone: tra di loro, quattro erano bambini.
L’agenzia di stampa di Stato libanese Nna riferisce di diversi attacchi da parte di Israele nel sud del Libano successivi all’annuncio del cessate il fuoco dopo i colloqui tenutisi a Washington. Secondo quanto riporta Nna, un’auto è stata colpita da un drone israeliano lungo la strada Zifta-Kafrouh, nell’area di Nabatiye. Un altro drone israeliano ha preso di mira uno snodo viario nella città di Kfar Tebnit, sempre nel distretto di Nabatiye. E un altro velivolo senza pilota ha attaccato lungo un’altra strada nel sud. Sempre Nna riporta che le squadre della protezione civile della zona di Tiro hanno invitato gli sfollati a rinviare il loro ritorno a casa finché non verranno diffusi annunci ufficiali sul ritorno nei villaggi meridionali.
Il ministro della Sicurezza nazionale israeliana, Itamar Ben-Gvir, denuncia il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti in Libano, definendolo un “grave errore”. “Hezbollah non ha abbandonato l’area a sud del fiume Litani e l’esercito libanese non ha alcun modo per imporne l’allontanamento”, scrive il ministro di estrema destra su X, secondo quanto riportato dal Times of Israel. “Lo Stato del Libano è un partner di Hezbollah. Nel suo governo ci sono ministri che rappresentano Hezbollah, e i familiari dei membri di Hezbollah prestano servizio nell’esercito libanese”, continua. Ben Gvir prevede che “in pratica, Hezbollah diventerà solo più forte, e invece di sconfiggerlo, Israele sta accettando il fatto della sua esistenza”. “Ci sono momenti in cui bisogna dire “no”, anche al presidente degli Stati Uniti, e se non lo facciamo, la prossima volta ci troveremo di fronte a Hezbollah, quando sarà più forte e più pericoloso”, avverte. “Sebbene purtroppo sia stato informato delle intenzioni nel quadro di una riunione ristretta dal primo ministro, chiedo pertanto di tenere una discussione in Gabinetto e un voto sulla decisione di interrompere il cessate il fuoco”, conclude.
L’IDF afferma di aver individuato un “bersaglio aereo sospetto” che ha fatto scattare le sirene nella località settentrionale di Kfar Yuval, poche ore dopo la dichiarazione del cessate il fuoco tra Israele e Libano. Lo riporta il Times of Israel. La dichiarazione non specifica cosa sia successo al bersaglio, ma solo che l’incidente si è concluso senza causare feriti. Inoltre, l’esercito afferma che le sirene che hanno suonato nella città di Arab al-Aramshe erano un falso allarme.
Un alto funzionario di Hezbollah ha minacciato Israele affermando che, qualora l’IDF dovesse rinnovare i propri attacchi a Beirut, l’organizzazione terroristica lancerebbe attacchi di rappresaglia contro città del centro di Israele come Haifa e Tel Aviv. Lo scrive il Jerusalem Post. In un’intervista al quotidiano qatariano Al Araby, il vice capo del consiglio politico di Hezbollah, Mahmoud Kamati, ha dichiarato che “L’equazione di Dahiyeh contro gli insediamenti nel nord non può essere accettata in alcun modo”. “Non è possibile che i bombardamenti verso nord cessino in cambio della non aggressione di Dahiyeh”, ha aggiunto. “Fin dall’inizio, la campagna è in pieno svolgimento e l’orizzonte è aperto”. Kamati ha invece minacciato che l’”equazione” sarebbe stata tra Dahiyeh e Beirut da un lato, e Haifa e Tel Aviv dall’altro.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe dichiarato in privato ai suoi collaboratori che prenderebbe in considerazione la possibilità di porre fine alla tregua con l’Iran qualora Teheran uccidesse soldati americani. Lo riporta il Wall Street Journal citando funzionari statunitensi, i quali hanno sottolineato che la tregua nei raid aerei, in atto da settimane, rimane in vigore nonostante il susseguirsi costante di violenti scontri. La riluttanza del presidente a riaccendere la guerra suggerisce che potrebbe essere disposto a sopportare piccoli focolai di violenza per settimane, o addirittura mesi, pur di evitare un conflitto più ampio in Medio Oriente. Tuttavia, i funzionari statunitensi hanno affermato che i ripetuti attacchi hanno aumentato la pressione su Trump e messo in dubbio la sostenibilità a lungo termine del cessate il fuoco.
“Ciò che l’esito odierno ribadisce: Israele e il Libano vogliono che l’Iran esca dalla nostra regione. Insieme, ci impegneremo per garantire che l’Iran e i suoi gruppi terroristici alleati non continuino a seminare il caos nelle nostre vite in nome del terrore e della distruzione”. Lo ha scritto in un post su X l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter. “I colloqui di oggi hanno rappresentato un altro passo importante nel processo volto a facilitare la pace tra Israele e il Libano. Ma non fraintendete: se Hezbollah pensa che questo risultato gli garantisca l’immunità, si sbaglia. Questo cessate il fuoco dipende interamente dalla completa cessazione dei combattimenti contro Israele e dallo smantellamento totale di Hezbollah e della sua infrastruttura terroristica”, ha aggiunto.
Israele e Libano hanno concordato di rinnovare la loro fragile tregua e di istituire una serie di zone di sicurezza “pilota” all’interno del Libano, dalle quali sarebbero banditi i militanti di Hezbollah. In una dichiarazione congiunta rilasciata dopo il quarto round di colloqui mediati dagli Stati Uniti presso il Dipartimento di Stato, le due parti hanno affermato che la tregua “è subordinata alla completa cessazione dei fuochi da parte di Hezbollah e all’evacuazione di tutti gli agenti di Hezbollah” dalle aree a sud del fiume Litani. Non è stato immediatamente chiaro come sarebbero state istituite le zone di sicurezza, ma l’accordo prevede che l’esercito libanese assuma il pieno controllo di tali aree. “Questi passi consentiranno di compiere progressi verso un accordo globale di pace e sicurezza”, si legge nella dichiarazione. “Tutti i paesi hanno ribadito che il futuro delle relazioni tra Israele e Libano deve essere deciso dai due governi sovrani. Hanno respinto qualsiasi tentativo, da parte di qualsiasi attore statale o non statale, di tenere in ostaggio il futuro del Libano”. Quest’ultimo è un riferimento all’Iran, che sostiene Hezbollah e ha insistito affinché gli attacchi israeliani al Libano vengano interrotti come parte di un accordo provvisorio con gli Stati Uniti per porre fine al conflitto con l’Iran. Hezbollah non fa parte dei colloqui tra Israele e Libano.
Nove palestinesi sono stati uccisi e altri sono rimasti feriti, tra cui alcuni bambini, in una serie di nuovi raid israeliani sulla Striscia di Gaza. Lo riporta Al Jazeera Arabic. I raid aerei hanno preso di mira quattro appartamenti a Gaza City e la popolazione è stata colta di sorpresa dagli attacchi, sferrati senza alcun preavviso mentre molti dormivano, secondo quanto scrive Al Jazeera.

