In riferimento alla crisi sul fronte Iran, il vicepresidente statunitense JD Vance ha affermato che “un paio di punti” sono ancora oggetto di discussione, ma le parti stanno facendo progressi nei colloqui di pace. Fonti interne affermano che l’accordo preliminare darebbe inizio ad altri 60 giorni di negoziati sul programma nucleare di Teheran. Lo riportano i media statunitensi.
Il cittadino greco Ioannis Aidinidis si è recato nel Regno Unito per conto di un servizio di intelligence straniero per sorvegliare un giornalista critico nei confronti del regime iraniano. Lo hanno affermato i pubblici ministeri quando l’uomo è comparso presso la Westminster Magistrates’ Court nel centro di Londra per rispondere delle accuse di spionaggio.
Il procuratore Lee Ingham ha affermato che Aidinidis, 46 anni, ha visitato indirizzi collegati al giornalista mentre si trovava in Gran Bretagna, fotografando e filmando case e targhe automobilistiche. Durante la seconda visita, avrebbe “installato una telecamera nascosta in un calzino” in grado di “inviare dati a persone sconosciute all’estero”, ha aggiunto Ingham durante l’udienza.
Aidinidis è accusato di aver aiutato i servizi segreti di un paese straniero, presumibilmente l’Iran, prendendo di mira il giornalista che lavora per Iran International, un organo di stampa in lingua persiana critico nei confronti del governo del paese. Si presume che abbia viaggiato nel Regno Unito dal 16 al 21 aprile e dal 12 al 14 maggio. Aidinidis, nato in Georgia e residente a Monaco, ha confermato la sua identità tramite un interprete russo, ma non si è dichiarato colpevole o innocente. Gli è stata disposta la custodia cautelare fino alla prossima udienza, fissata per il 19 giugno presso il Tribunale penale centrale di Londra.
Nessuna intesa finale è stata ancora raggiunta tra Iran e Stati Uniti. Lo riferisce l’agenzia Tasnim, vicina ai Guardiani della Rivoluzione iraniani, respingendo come unilaterali le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla revoca del blocco navale e ribadendo che la questione dei fondi iraniani congelati dovrà essere affrontata prima di qualsiasi accordo preliminare.
Secondo Tasnim, le affermazioni di Trump devono essere considerate con scetticismo, sostenendo che anche un’eventuale revoca pratica del blocco navale rappresenterebbe soltanto la fine di una violazione del cessate il fuoco, poiché il blocco non avrebbe mai dovuto essere imposto.
L’agenzia ha inoltre definito infondate le dichiarazioni di Trump e dei media statunitensi sul dossier nucleare, affermando che i colloqui attuali non riguardano dettagli relativi alla questione nucleare. Tasnim ha aggiunto che l’insistenza di Trump sul fatto che i fondi iraniani congelati non saranno sbloccati non fa che accrescere i dubbi di Teheran sulla reale volontà di Washington di raggiungere un’intesa. La Repubblica islamica ha ripetutamente affermato che lo status delle proprie risorse congelate deve essere definito prima che venga raggiunta qualsiasi intesa iniziale, conclude l’agenzia.
Le affermazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump su un possibile accordo con l’Iran sono “un misto di verità e menzogne” e non rispecchiano la bozza di termini attualmente in esame a Teheran. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Fars News, affiliata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), citando fonti informate. Secondo l’agenzia, Trump ha rivendicato la vittoria presentando argomentazioni che contraddicono il testo della bozza, pur affermando che il blocco statunitense verrà revocato.
Smentisce poi che l’Iran abbia accettato di riaprire lo Stretto di Hormuz senza pedaggi o condizioni, affermando che tale clausola non è presente nella bozza. Precisa che Teheran riaprirà lo Stretto dopo la revoca del blocco, sulla base di accordi propri, che potrebbero includere monitoraggio, ispezioni, servizi e misure di sicurezza.
L’agenzia Fars ha inoltre respinto l’affermazione di Trump secondo cui l’Iran avrebbe smantellato o distrutto il suo materiale nucleare, affermando che fonti informate hanno descritto tale asserzione come infondata e assente dal memorandum. Si precisa anche che la parte più importante della bozza è il pagamento immediato di 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, aggiungendo che Teheran non avvierà alcuna ulteriore fase di negoziati fino a quando il denaro non sarà sbloccato.
Un cessate il fuoco completo in Libano, in linea con la posizione di Hezbollah, rappresenta un’altra questione fondamentale. L’agenzia Fars ha concluso affermando che l’Iran passerà alla fase successiva dei colloqui, che comprende l’allentamento delle sanzioni e la questione nucleare, solo se tali condizioni saranno soddisfatte, e che qualsiasi accordo finale si baserà sulle linee rosse della Repubblica islamica e sulla “totale sfiducia” nei confronti degli Stati Uniti.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha incontrato a Washington il vicepremier e ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar, al quale ha espresso le proprie condoglianze per le vittime del recente attacco terroristico perpetrato dall’Esercito di Liberazione del Balochistan a Quetta. Rubio ha inoltre ringraziato il ministro per “il ruolo costruttivo che il Pakistan continua a svolgere nella realizzazione della visione del presidente Trump per la pace in Medio Oriente, nonché per i suoi sforzi di mediazione con l’Iran”. Lo rende noto il dipartimento di Stato.
“L’Iran deve accettare di non dotarsi mai di armi o bombe nucleari. Lo Stretto di Hormuz deve essere immediatamente riaperto, senza pedaggi, per consentire il traffico marittimo senza restrizioni in entrambe le direzioni”. Lo scrive in un post sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Tutte le mine acquatiche (bombe), se presenti, saranno neutralizzate (ne abbiamo già rimosse numerose tramite detonazione grazie ai nostri eccellenti dragamine subacquei. L’Iran completerà la rimozione immediata e/o la detonazione di eventuali mine rimaste, che non saranno molte!)”, aggiunge, “le navi bloccate nello Stretto a causa del nostro incredibile e senza precedenti Blocco Navale, che ora verrà revocato, potranno iniziare il processo di ‘ritorno a casa’”.
“Il materiale arricchito, talvolta indicato come ‘polvere nucleare’, che giace sepolto in profondità nel sottosuolo sotto montagne praticamente crollate, causate dal nostro potente attacco con i bombardieri B2 11 mesi fa, verrà portato alla luce dagli Stati Uniti (che, come è stato concordato, sono l’unico Paese, insieme alla Cina, con la capacità tecnica di farlo!), in stretta collaborazione e coordinamento con la Repubblica Islamica dell’Iran, oltre che con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, e distrutto”. Lo scrive in un post sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Non ci sarà alcun scambio di denaro, fino a nuovo avviso”, ha aggiunto, “sono stati concordati altri punti, di importanza molto minori”.
“Mi recherò ora nella Situation Room per prendere una decisione definitiva” sul conflitto in Iran. È quanto fa sapere in un post sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato di aver discusso con il suo omologo omanita Badr Albusaidi della futura amministrazione dello Stretto di Hormuz, affermando che Teheran accoglie con favore le consultazioni con gli Stati vicini, pur agendo nel rispetto delle proprie “responsabilità sovrane e del diritto internazionale”. È quanto si legge in un post su X pubblicato da Araghchi.
“Non otteniamo concessioni con il dialogo, ma con i missili; nei negoziati ci limitiamo a farlo comprendere”. Lo ha dichiarato su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. “Non abbiamo alcuna fiducia nelle garanzie e nelle parole; solo i comportamenti sono il criterio. Non verrà intrapresa alcuna azione prima di quella della controparte”, ha spiegato. “Il vincitore di ogni accordo è chi, dal giorno dopo, si prepara meglio alla guerra”, ha aggiunto.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha riferito che 24 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz in coordinamento con le autorità iraniane nelle ultime 24 ore. In una dichiarazione diffusa dall’agenzia di stampa iraniana Fars, ripresa da Al Jazeera, la marina dei Pasdaran ha affermato di consentire a un numero limitato di navi di attraversare quotidianamente la strategica via navigabile attraverso rotte designate per “evitare la congestione”. Ieri, le Guardie Rivoluzionarie hanno dichiarato che 26 navi commerciali hanno attraversato Hormuz nell’arco di 24 ore.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che le forze israeliane hanno attraversato il fiume Litani in Libano, aggiungendo che Israele “opera anche a Beirut”. Lo riporta Haaretz. Parlando con la 36ª Divisione Corazzata dell’Idf al confine tra Israele e Libano, Netanyahu ha affermato che le truppe hanno ottenuto “risultati davvero notevoli” nella guerra contro Hezbollah. “Le nostre forze hanno attraversato il Litani”, ha affermato. “Sono avanzate in aree strategiche. Stiamo operando anche a Beirut, nella valle della Bekaa, lungo tutta l’ampiezza del fronte, e stiamo colpendo Hezbollah frontalmente”, ha aggiunto. La valle della Bekaa si estende lungo la parte orientale del Libano, vicino al confine con la Siria.
“La gestione iraniana dello Stretto di Hormuz si è consolidata a livello mondiale. Per questo i Paesi ottengono il permesso, pagano i costi e, con la guida della Marina dei Pasdaran, fanno transitare le proprie navi attraverso lo stretto”. Lo scrive su X Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione per la Sicurezza nazionale e la politica estera di Teheran. “L’unico che non ci ha creduto o non vuole crederci è Trump: ogni tanto manda il suo esercito ad aprire lo stretto, arrivano, prendono batoste e tornano indietro”, spiega. “Invece di tutto questo inutile agitarsi e fare la voce grossa, pensi piuttosto a inchinarsi alla potenza degli iraniani nel Golfo Persico”, aggiunge.
Gli attacchi israeliani nel sud del Libano stanno mettendo in “grave pericolo” i siti del patrimonio culturale, compresa l’antica città di Tiro. Lo afferma il ministero della Cultura di Beirut Ghassan Salame, citato da Times of Israel. “I bombardamenti sono caduti molto vicino alle rovine di Tiro”, sito patrimonio mondiale dell’Unesco, ha spiegato, aggiungendo che il castello medievale di Beaufort, che domina Nabatieh, è stato “colpito direttamente”.
“Nulla può giustificare i continui attacchi subiti dalle regioni di Tiro e Nabatieh e la distruzione dei loro monumenti storici, né le minacce costanti che gravano sui nostri concittadini che vi vivono in pace, né i ripetuti inviti rivolti loro ad abbandonare le proprie case e i propri mezzi di sussistenza, il che equivale a una punizione collettiva condannata da tutte le convenzioni e le leggi internazionali”. Lo ha scritto su X il premier libanese Nawaf Salam in merito ai raid israeliani.
“Questo ci rende ancora più determinati a ottenere un cessate il fuoco immediato, a lavorare per il ritiro completo di Israele dal nostro Paese e a estendere l’autorità dello Stato su tutto il suo territorio, in modo da consentire a tutti gli sfollati di tornare alle loro case in sicurezza e con dignità”, ha aggiunto.
“Nessun aereo statunitense è stato abbattuto. Tutti i velivoli statunitensi sono stati rintracciati”. E’ quanto afferma sui social il Comando Centrale degli Stati Uniti, commentando le notizie della televisione di Stato iraniana riguardanti l’abbattimento di un aereo Usa vicino a Bushehr da parte delle forze di Teheran.
“C’è una finestra temporale molto ristretta per fare qualsiasi cosa che abbia a che fare con la guerra. Ma io non guardo a quella finestra. Io guardo al fatto che devo fare ciò che è giusto”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un’intervista a Fox che andrà in onda nel fine settimana. Gli iraniani “sono astuti, ma alla fine abbiamo tutte le carte in regola perché li abbiamo sconfitti militarmente”, ha detto. “La loro Marina è completamente scomparsa, al 100%. La loro Aeronautica è completamente scomparsa, al 100%”, ha aggiunto.
Qualsiasi intesa con l’Iran dipenderà dal raggiungimento di un “buon accordo” per gli Stati Uniti. Lo ha detto il presidente Donald Trump in un’intervista a Fox che andrà in onda nel fine settimana. “Un accordo che non ci avrebbe portato vantaggi è la linea”, ha detto il tycoon, definendo gli iraniani “ottimi negoziatori”
Il segretario di Stato americano Marco Rubio incontrerà il suo omologo pakistano a Washington, DC, mentre crescono le speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran. Il massimo diplomatico statunitense incontrerà oggi il vice primo ministro e ministro degli Esteri pakistano, Mohammad Ishaq Dar, presso il Dipartimento di Stato a Washington, DC, secondo il programma giornaliero pubblicato dal Dipartimento. Il Pakistan ha svolto un ruolo di mediatore nei colloqui di pace tra Washington e Teheran, e alti funzionari pakistani hanno visitato l’Iran nei giorni scorsi. L’incontro è previsto per le 10:00 ora locale.
L’Office of Foreign Assets Control (Ofac) del dipartimento del Tesoro Usa annuncia nuove sanzioni contro “le vendite militari di petrolio dell’Iran”, un’attività che “consente al regime di finanziare la ricostituzione delle proprie forze armate e di continuare a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti e i loro partner nella regione”. In una nota, il segretario del Tesoro Scott Bessent afferma che il dipartimento “continuerà ad accrescere la pressione sulle vendite di petrolio iraniano per privare il regime iraniano e le sue forze armate delle risorse finanziarie necessarie a minacciare gli alleati e i partner degli Stati Uniti in Medio Oriente”. Gli Stati Uniti, afferma Bessent, “non consentiranno al governo iraniano di incrementare le proprie entrate petrolifere allo scopo di ricostituire le proprie forze armate e capacità militari”.
Secondo quanto riportato ieri da Axios, i negoziatori statunitensi e iraniani avrebbero raggiunto un accordo su un memorandum d’intesa, tuttavia, il presidente Donald Trump non avrebbe ancora concesso la sua approvazione definitiva. “Il Presidente ha fatto sapere ai mediatori di volersi prendere un paio di giorni per rifletterci su”, ha affermato una delle fonti di Axios.

