Ore decisive per una possibile pace in Iran, dopo che ieri il presidente Usa Donald Trump si era mostrato ottimista. Anche il Segretario di Stato, Marco Rubio, in visita in India in queste ore, è dello stesso avviso: “Forse c’è la possibilità che nelle prossime ore il mondo riceva delle buone notizie“. Rubio ha dichiarato che “sono stati compiuti progressi significativi, sebbene non definitivi”, nei negoziati e che il mondo non dovrà più temere che l’Iran si doti di armi nucleari.
Punti chiave
- Trump: "Preferibile che uranio sia distrutto in loco in collaborazione con Teheran"
- Media, esplosioni udite nella città iraniana di Bandar Abbas
- Media libanesi, 7 morti nei raid israeliani nel sud del Paese
- Fonti Cnn: "Colloqui a Doha proseguono con intensità"
- Idf: "Colpiti 70 obiettivi Hezbollah in ultime 24 ore"
- Idf: "Attacchi contro infrastrutture Hezbollah in valle della Beqaa"
- Axios: "Usa verso via libera a escalation di Israele contro Hezbollah"
- Netanyahu: "Intensifichiamo gli attacchi contro Hezbollah"
- Media, in Qatar delegazione con Ghalibaf e Araghchi
- Media, Pezeshkian ordina il ripristino di internet
“L’uranio arricchito (polvere nucleare!) verrà immediatamente consegnato agli Stati Uniti per essere riportato in patria e distrutto oppure, preferibilmente, in collaborazione e coordinamento con la Repubblica Islamica dell’Iran, distrutto in loco o in un altro luogo accettabile, con la Commissione per l’Energia Atomica, o suo equivalente, presente come testimone di questo processo e di questo evento”. Lo scrive su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Tre esplosioni sono state udite nella città portuale di Bandar Abbas, nel sud dell’Iran, sede di un’importante base navale e aerea del Paese. Lo ha dichiarato il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche in un comunicato, citando “fonti”, ma non c’è stata alcuna conferma ufficiale immediata sulla causa delle esplosioni. “Ulteriori aggiornamenti saranno annunciati in seguito”, hanno aggiunto i Pasdaran. Anche l’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Fars, citando testimoni, ha segnalato rumori di esplosioni, affermando che la loro esatta localizzazione e la loro origine non erano immediatamente chiare. Secondo l’agenzia Fars, suoni simili sono stati segnalati anche nel Golfo Persico, vicino a Sirik e Jask. In precedenza, le forze armate iraniane avevano affermato di aver distrutto un “drone ostile” nella zona del Golfo Persico.
Sette persone sono morte e diverse sono rimaste ferite nei raid aerei israeliani nel Libano meridionale. Lo riferisce l’agenzia di stampa libanese Nna, secondo cui l’attacco aereo contro Machghara ha causato la morte di cinque persone, il ferimento di diverse altre e ha costretto le squadre di soccorso a evacuare i sopravvissuti dalle macerie delle case colpite. In un altro raid aereo su Kouthariyeh el-Siyad sono morte due persone e ne sono rimaste ferite altre due.
Gli intensi colloqui, iniziati questa mattina in Qatar per mettere a punto i dettagli dell’accordo per porre fine alla guerra stanno proseguendo. Lo ha riferito alla Cnn una fonte diplomatica. Una delegazione iraniana di alto livello, composta dal capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf, dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi e dal governatore della Banca Centrale Abdolnaser Hemmati, è giunta a Doha nella mattinata di oggi per discutere di questioni relative allo Stretto di Hormuz e all’uranio altamente arricchito in possesso di Teheran, ha precisato la fonte.Tra gli argomenti oggetto di discussione figurano anche i fondi iraniani congelati. I negoziati si stanno svolgendo tra mediatori qatarioti e la delegazione iraniana, in coordinamento con gli Stati Uniti, ha concluso la fonte.
Le Forze di Difesa Israeliane affermano di aver colpito oltre 70 siti infrastrutturali di Hezbollah in tutto il Libano nelle ultime 24 ore, tra cui circa 10 centri di comando e depositi di armi nella città di Tiro. L’esercito afferma di aver utilizzato più di 85 munizioni per colpire i siti, che erano “usati da Hezbollah per sferrare attacchi terroristici contro le truppe delle Forze di Difesa Israeliane e i civili israeliani”. L’Idf afferma inoltre che l’aviazione ha colpito e ucciso alcuni militanti di Hezbollah a bordo di motociclette in un’area del Libano meridionale dove operano le truppe. In precedenza, l’esercito aveva dichiarato di aver lanciato attacchi contro Tiro, la valle della Beqaa e altre zone del Libano meridionale, dopo aver emesso un preavviso.
Le Forze di Difesa Israeliane affermano di aver lanciato una serie di attacchi contro le infrastrutture di Hezbollah nella valle della Beqaa e in altre zone del Libano. In precedenza, l’esercito aveva dichiarato di aver colpito infrastrutture appartenenti all’organizzazione nella città di Tiro e nelle aree circostanti.
L’amministrazione Trump sosterrebbe un’escalation dell’azione militare israeliana in risposta alle violazioni del cessate il fuoco da parte di Hezbollah. Lo riporta Axios, citando un alto funzionario dell’amministrazione Usa. “Hezbollah ha ignorato le ripetute richieste di cessare il fuoco contro Israele, incluso un recente ultimatum. Non ci si aspetterà mai che Israele subisca passivamente gli attacchi contro le proprie forze e i propri civili. Questa non è l’amministrazione Biden”, ha affermato il funzionario statunitense.
“Siamo in guerra con Hezbollah. Oltre 600 terroristi sono stati eliminati. Non abbasseremo la guardia. Li colpiremo. Stanno usando i droni, abbiamo una squadra speciale che si occupa di questo e risolveremo anche questo problema. Ciò che ci impone è di intensificare gli attacchi e colpirli frontalmente”. Lo ha affermato il premier israeliani Benjamin Netanyahu in un video, citato da Ynet.
I principali negoziatori iraniani sono in visita in Qatar. Secondo i media di Teheran, citati da Al Jazeera, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf stanno discutendo le questioni irrisolte più delicate al fine di raggiungere un memorandum d’intesa. Anche il governatore della Banca Centrale iraniana Abdolnaser Hemmati fa parte della delegazione, il che suggerisce che siano in atto discussioni sullo sblocco dei beni, una richiesta fondamentale per gli iraniani. Fonti hanno riferito ad Al Jazeera che le discussioni su altre questioni, tra cui l’uranio altamente arricchito, dovranno attendere, poiché l’attenzione è attualmente concentrata sulle misure per rafforzare la fiducia. Un altro punto di contesa è, ovviamente, lo Stretto di Hormuz.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha emesso un decreto che ordina il ripristino dell’accesso a internet. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana semi-ufficiale Mehr, che cita una fonte del ministero delle Comunicazioni. Secondo il gruppo di monitoraggio NetBlocks, le autorità di Teheran hanno imposto un blocco quasi totale di internet in tutto il paese per oltre 87 giorni.
Gli iraniani “non avranno mai l’arma nucleare”. Lo ha detto Donald Trump in un passaggio del suo discorso al Cimitero Nazionale di Arlington, in occasione del Memorial Day, la giornata dedicata ai caduti nelle guerre americane.
L’Arabia Saudita normalizzerà le relazioni con Israele solo quando sarà tracciato un percorso irreversibile verso uno Stato palestinese. E’ quanto ha riferito una fonte saudita alla Cnn, dopo che il presidente Trump aveva affermato che agli Stati mediorientali sarebbe stato richiesto di riconoscere Israele una volta raggiunto un accordo con l’Iran. L’Arabia Saudita mantiene la “stessa posizione di sempre”, ovvero “un percorso irreversibile verso uno Stato palestinese”, ha dichiarato la fonte alla Cnn.
Donald Trump ha menzionato gli Accordi di Abramo “di sfuggita” durante una telefonata con i leader regionali tenutasi sabato, incoraggiando i rispettivi Paesi ad aderirvi. E’ quanto riferito alla CNN da una fonte a conoscenza dei fatti. La fonte ha precisato che il presidente Usa non ha posto la questione come condizione per l’accordo sull’Iran. L’argomento non ha ricevuto alcuna risposta da parte dei leader regionali. Al contrario, ha precisato la fonte della Cnn, chi ha preso la parola subito dopo Trump ha proseguito con il proprio intervento senza fare alcun cenno alla questione.
L’Iran ha ripreso la produzione di missili balistici, lanciatori e altri sistemi d’arma cruciali a un ritmo molto più rapido del previsto. Lo riferisce l’emittente Channel 12, che cita valutazioni aggiornate dell’intelligence statunitense e un alto funzionario israeliano secondo cui Teheran ha riavviato la produzione utilizzando componenti superstiti, strutture sotterranee improvvisate e linee di produzione parzialmente ripristinate, con l’assistenza di Russia e Cina. Secondo l’emittente, i funzionari della difesa israeliani ritengono ora che Teheran potrebbe ricostruire le proprie capacità di produzione di droni entro pochi mesi e incrementare significativamente la produzione di missili balistici entro circa un anno, o forse anche prima. Le valutazioni aggiornate dell’intelligence, aggiungono le fonti, indicano che circa due terzi dei lanciamissili iraniani rimangono operativi, contraddicendo le stime precedenti, risalenti al periodo della guerra, secondo le quali circa la metà sarebbe stata distrutta. I funzionari dell’intelligence statunitense e israeliana, sottolinea Channel 12, sono divisi sulla durata della più ampia ricostruzione militare dell’Iran, sebbene le stime attuali varino da diversi mesi a qualche anno, anziché decenni, come alcuni funzionari avevano precedentemente affermato.
L’accordo in discussione tra Stati Uniti e Iran non raggiunge nessuno degli obiettivi di Israele per la guerra. Lo ha dichiarato il leader dell’opposizione israeliana Yair Lapid, accusando il primo ministro Benjamin Netanyahu di non essere riuscito a influenzare un accordo migliore. Lapid, che fa parte di un’alleanza che cerca di spodestare Netanyahu alle elezioni di quest’anno, ha affermato che i dettagli dell’accordo in via di definizione sono “inquietanti”. “L’accordo è dannoso per Israele, dannoso per la regione, dannoso per i cittadini iraniani”, ha detto Lapid ai giornalisti a Gerusalemme. “Il governo israeliano ha una capacità di influenzare le decisioni a Washington ai minimi storici”, ha affermato il leader del partito centrista Yesh Atid, ricordando che Trump la settimana scorsa aveva dichiarato: “Netanyahu farà tutto ciò che voglio che faccia”.
La riapertura dello Stretto di Hormuz dovrebbe avvenire in più fasi. È quanto riporta il Washington Post (WP), citando un funzionario iraniano coperto dall’anonimato, secondo cui nella prima fase gli Stati Uniti sbloccheranno 12 miliardi di dollari di beni iraniani congelati, inizierà lo sminamento dello stretto e verrà revocato il blocco statunitense. Non è chiaro quando lo Stretto dovrebbe tornare in uso, ma un alto funzionario dell’amministrazione Usa citato dal giornale ha pubblicizzato il nuovo quadro come un mezzo per portare “sollievo alle famiglie americane” per il costo del carburante. Il funzionario ha detto che l’attuale blocco statunitense sarà “allentato in modo proporzionale” mentre lo Stretto riapre.
I ministri israeliani di estrema destra chiedono al primo ministro Benjamin Netanyahu di riprendere le operazioni militari in Libano in risposta agli attacchi con droni esplosivi di Hezbollah, in vista di un potenziale accordo tra Iran e Stati Uniti che potrebbe limitare l’azione israeliana contro il gruppo terroristico. Lo riferisce il Times of Israel. Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir fa sapere che Netanyahu deve “informare” il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che la guerra in Libano sta per riprendere. “Non dobbiamo normalizzare la realtà dei droni esplosivi. È giunto il momento che il primo ministro batta i pugni sulla scrivania di Trump e lo informi che stiamo tornando in guerra in Libano”, dichiara Ben Gvir in un comunicato, a pochi giorni da un previsto ciclo di colloqui tra Israele e Libano a Washington. “Dobbiamo interrompere la fornitura di energia elettrica in Libano, conquistare il fiume Zahrani e tornare a una guerra ad alta intensità”, aggiunge, facendo riferimento al fiume a nord del Litani e indicando la volontà di estendere l’area del conflitto. Il ministro delle Finanze di estrema destra Bezalel Smotrich, in una dichiarazione separata in cui annunciava l’approvazione di un budget di 2 miliardi di shekel (692,8 milioni di dollari) per “soluzioni tecnologiche alla minaccia dei droni”, chiede attacchi su Beirut.”Una minaccia strategica non si affronta con la sola difesa; per ogni drone esplosivo, a Beirut devono crollare dieci edifici”, dichiara Smotrich.
Il possibile coinvolgimento dell’Italia in una futura missione nello Stretto di Hormuz avverrà solo se prima questa iniziativa sarà “sottoposta al Parlamento”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo a margine dell’evento organizzato all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani a Roma in occasione dell’anniversario della nascita dell’Unione Africana. “Con il ministro Crosetto, abbiamo già informato le commissioni congiunte di Camera e Senato Esteri e Difesa”, ha aggiunto Tajani, “aspettiamo di dire quando sarà operativo l’accordo di pace Usa-Iran. Vediamo se si andrà in Parlamento, quando ci sarà la reale possibilità di farlo, perchè noi intendiamo partecipare a missioni non di guerra, assolutamente sotto la bandiera delle Nazioni Unite o la bandiera dell’Unione Europea o la bandiera di un accordo internazionale che raccolga molti Paesi, tipo sul modello dei Volenterosi. Vediamo come evolve la situazione. Io mi auguro che si possa arrivare a un annuncio nel giro di poco tempo, come ha detto anche il segretario di Stato statunitense Rubio. Dipende da loro, dai contenuti dell’accordo. Noi siamo pronti a fare la nostra parte”.
“L’accordo con l’Iran sarà grande e significativo, oppure non ci sarà alcun accordo”. Lo scrive il presidente Usa, Donald Trump, in un post su Truth. “Sarà l’esatto opposto del disastro del Jcpoa negoziato dalla fallimentare amministrazione Obama, che era una strada diretta e aperta verso un’arma nucleare per l’Iran. No, io non faccio accordi del genere!”, ha aggiunto Trump.
L’agenzia di stampa iraniana Tasnim riferisce che le autorità locali hanno giustiziato Abbas Akbari, un leader armato condannato per aver partecipato a un presunto colpo di Stato a gennaio.
Secondo quanto riportato anche da Al Jazeera, Akbari è stato giustiziato per impiccagione in seguito a una sentenza della Corte Suprema del Paese.
Era stato condannato per “moharebeh” (inimicizia contro Dio), danneggiamento di proprietà pubblica e per aver sparato con una pistola contro le forze di sicurezza a Nain, nella provincia di Isfahan, durante i disordini diffusi a gennaio.
Un soldato israeliano è rimasto ucciso domenica nel sud del Libano. Lo hanno riferito questa mattinale Forze di difesa israeliane (Idf), secondo quanto riporta il Times of Israel. Si tratta del sergente Nehoray Leizer, 19 anni, di Eilat, geniere del 601° battaglione, ucciso da un drone esplosivo di Hezbollah. Il drone ha colpito un veicolo blindato per il trasporto truppe che Leizer stava guidando. Un altro soldato è rimasto gravemente ferito nell’incidente. La famiglia del soldato è stata informata, ha fatto sapere l’esercito. L’incidente è avvenuto intorno alle 15.30, vicino al villaggio cristiano di Debel, nel distretto di Bint Jbeil. Leizer è 23esimo soldato ucciso dall’inizio delle ostilità con il Libano il 2 marzo.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, nel corso di un briefing ha detto che l’Iran non intende “riscuotere pedaggi nello Stretto di Hormuz”, ma che “gli sforzi compiuti da Iran e Oman per redigere un protocollo per il passaggio sicuro delle navi costituiscono una misura responsabile” ed “è naturale che i servizi forniti nell’ambito di questo processo, così come gli sforzi volti a proteggere l’ambiente, comportino dei costi”. Il portavoce ha parlato di necessità di precisione nell’uso della terminologia e ha dichiarato che spetta all’Iran e all’Oman formulare il meccanismo per il passaggio sicuro.
Mohammad Bagher Ghalibaf è stato eletto presidente del Parlamento iraniano per il settimo anno. Secondo quanto riporta Tasnim, la maggioranza dei voti per la sua rielezione è stata raggiunta nella terza sessione dell’Assemblea consultiva islamica. Qalibaf è tra le figure di spicco in Iran ed è emerso come il principale negoziatore del Paese nei colloqui con gli Stati Uniti mediati dal Pakistan.
“Non c’è alcuna garanzia che l’altra parte rispetti gli impegni”. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, rispondendo a una domanda sulle continue minacce Usa. “Abbiamo cose importanti da fare e, se ci mettessimo a rispondere a post e foto, non riusciremmo a dedicarci alle questioni più rilevanti. Il nostro obiettivo è elaborare e promuovere le strategie migliori per tutelare gli interessi nazionali dell’Iran. Abbiamo il nostro stile e non intendiamo copiare le tattiche del nemico”, ha detto il portavoce.
“Il focus principale dei negoziati è porre fine alla guerra e, in questa fase, non stiamo discutendo i dettagli della questione nucleare”. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei.
“È vero che siamo giunti a una conclusione su gran parte delle questioni in discussione, ma nessuno può affermare che la firma dell’accordo sia imminente”. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, rispondendo a una domanda sui progressi nei negoziati di cui hanno riferito gli Usa. “La politica americana sta attraversando una fase di incertezza. Il fatto di trovarsi di fronte a opinioni contraddittorie nel giro di poche ore rende difficile qualsiasi processo di dialogo. In ambito diplomatico, ci impegneremo a tutelare gli interessi nazionali con gli occhi aperti, ha aggiunto il portavoce.
Gli Stati Uniti e l’Iran hanno raggiunto un accordo di massima che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e la consegna da parte di Teheran delle sue scorte di uranio altamente arricchito, ma manca ancora l’approvazione definitiva da parte di Donald Trump e della Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei. È quanto riporta il Telegraph, che cita un funzionario Usa.
“Nessuno ha fatto di più e nessuno ha preso più sul serio la minaccia di un Iran nucleare quanto il presidente Trump. E quindi sono molto fiducioso che dovremmo tutti essere molto fiduciosi sul fatto che o avremo un buon accordo o l’avremo in un altro modo. Preferiremmo avere un buon accordo”. Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, parlando con i giornalisti a Nuova Delhi. Rubio è in visita in India ed era in partenza per Agra, per una visita del Taj Mahal. “Daremo alla diplomazia ogni possibilità di successo prima di esplorare le alternative”, ha detto.
“L’Iran non nutre alcun ottimismo nei confronti degli Stati Uniti e lo scambio di messaggi tramite l’intermediario pakistano prosegue in un clima di costante diffidenza nei confronti del governo statunitense”. Lo afferma una fonte ben informata citata dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim, legata ai Pasdaran. Tasnim precisa che “al momento non è stato raggiunto alcun accordo definitivo e permangono sfide su alcune clausole”.
Il capo dell’esercito del Pakistan, Asim Munir, si trova in visita a Pechino insieme al premier pakistano Shehbaz Sharif per colloqui con i leader cinesi. Lo ha riferito la tv pakistana, citata da Cbs. Munir, principale mediazione pakistano fra Usa e Iran, venerdì e sabato è stato a Teheran insieme al ministro dell’Interno del suo Paese Mohsin Naqvi nell’ambito degli sforzi di mediazione per porre fine alla guerra in Iran.
Gli Stati Uniti ritengono che l’Iran abbia accettato in linea di principio i punti principali dell’accordo, ma continua il botta e risposta sulla formulazione del testo e potrebbero volerci ancora alcuni giorni prima che il memorandum d’intesa venga finalizzato. È quanto riferisce un alto funzionario Usa citato dalla Cnn. Anche la Cbs riporta un’informazione simile: citando un alto funzionario dell’amministrazione Trump, riferisce che gli iraniani hanno accettato in linea di principio un accordo, che includerebbe lo smaltimento dell’uranio altamente arricchito. La fonte statunitense citata dalla Cnn attribuisce le tempistiche a quella che definisce la lentezza del processo necessario per ottenere l’approvazione da parte dell’Iran sulla formulazione dell’accordo, affermando che il tempo necessario dipenderà dalla rapidità con cui Teheran risponderà ad alcune richieste di modifica della formulazione avanzate dagli Usa. Il funzionario ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno ancora definendo la formulazione su “un paio di punti”.
La Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, si trova rinchiuso in un luogo segreto con scarso accesso al mondo esterno ed è raggiungibile solo tramite una rete intricata di corrieri. Lo riporta la Cbs citando fonti dell’intelligence Usa. Secondo la testata, i funzionari iraniani autorizzati a collaborare con l’amministrazione Trump hanno avuto difficoltà a comunicare all’interno del proprio sistema governativo e questo sarebbe uno dei motivi principali per cui i dettagli di un potenziale accordo con l’Iran e degli accordi passati hanno tardato a emergere. Secondo Cbs, per scelta nemmeno i funzionari ai livelli più alti del governo iraniano sanno dove si trovi Khamenei e non hanno modo di contattarlo direttamente. “Quando gli Stati Uniti inviano le proposte dettagliate, la difficoltà nel raggiungere la Guida Suprema comporta lunghi ritardi prima che gli Stati Uniti ricevano una risposta”, hanno affermato due dei funzionari citati dall’emittente.
“Israele ha sempre il diritto di difendersi. Ogni Paese al mondo ce l’ha. E quindi, se Hezbollah lancia missili contro di loro, Israele ha tutto il diritto di reagire o di impedire che ciò accada. Questo è sempre stato chiaro. È chiaro anche durante l’attuale cessate il fuoco in Libano, e lo sarà anche in futuro”. Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, parlando con i giornalisti a Nuova Delhi. Rubio è in visita in India ed era in partenza per Agra, per una visita del Taj Mahal.
Donald Trump “non farà un cattivo accordo”. Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, dopo avere ribadito che il presidente “non ha fretta”. “Daremo alla diplomazia ogni possibilità di successo prima di esplorare le alternative”, ha aggiunto.
A proposito di un accordo fra Usa e Iran, “i lavori sono ancora in corso. Come ho detto, sapete, pensavamo di avere qualche notizia ieri sera. Magari oggi. Non darei troppo peso alla cosa. Ci vuole un po’ di tempo per avere una risposta”. Lo ha detto il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, parlando con i giornalisti a Nuova Delhi. Rubio è in visita in India ed era in partenza per Agra, per una visita del Taj Mahal. Rubio ha però ribadito che “come ha detto il presidente, non ha fretta”.
“Abbiamo sul tavolo quello che ritengo essere un accordo piuttosto solido in termini di capacità di aprire lo Stretto, avviare un negoziato molto concreto, significativo e a tempo determinato sulle questioni nucleari, e speriamo di riuscirci”, ha aggiunto Rubio. “C’è molto sostegno nel Golfo. C’è molto sostegno a livello globale. Ogni Paese che abbiamo visitato capisce che non solo è molto ragionevole, ma è la cosa giusta da fare per il mondo”, ha detto ancora.
Il portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, Ebrahim Rezaei, ha dichiarato ad Al Jazeera che “la palla è nelle mani degli americani e devono accettare le condizioni dell’Iran, tra cui la fine della guerra, il pagamento di un risarcimento e la revoca delle sanzioni”. “Non abbiamo negoziato con l’America riguardo alle nostre scorte di uranio arricchito”, ha aggiunto Rezaei, “stiamo negoziando per il riconoscimento del diritto dell’Iran ad avere un programma nucleare per scopi pacifici. Non intendiamo possedere armi nucleari e l’America è la grande perdente in questa guerra. Un cessate il fuoco su tutti i fronti è tra le condizioni a cui l’Iran ha aderito”.
Il prezzo del petrolio Brent è sceso di oltre il 4%. Le borse asiatiche sono per lo più in rialzo e i prezzi del petrolio sono crollati dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che i colloqui per porre fine alla guerra con l’Iran stanno progredendo. Gli indici di riferimento sono saliti lunedì a Tokyo, Sydney e Shanghai. Le contrattazioni sono state sospese in Corea del Sud e a Hong Kong per celebrare il compleanno di Buddha. Trump ha affermato che i negoziati sulla guerra stanno “procedendo in modo ordinato e costruttivo”. Funzionari hanno riferito all’Associated Press che gli Stati Uniti sono vicini a raggiungere un accordo con l’Iran che porrebbe fine alla guerra e riaprirebbe lo Stretto di Hormuz. Venerdì, l’S&P 500 ha guadagnato lo 0,4% e il Dow Jones lo 0,6%. Il Nasdaq Composite ha guadagnato lo 0,2%.
Il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha dichiarato a India Today che la “prima fase” da affrontare sarà la riapertura completa dello Stretto. “La seconda è che l’Iran deve avviare negoziati seri su tre punti: il suo impegno a non possedere mai armi nucleari, restrizioni a lungo termine sulle sue capacità di arricchimento e cosa fare con l’uranio altamente arricchito?”.
Trump ha cercato di ottenere dall’Iran maggiori concessioni rispetto a quelle previste dall’accordo del 2015, stipulato durante l’amministrazione Obama, dal quale gli Stati Uniti si sono poi ritirati sotto la presidenza Trump.

