Non si sbloccano le trattative tra Stati Uniti e Iran. Dopo la bocciatura della proposta Usa da parte di Teheran, Donald Trump starebbe considerando di riprendere importanti operazioni militari, minacciate come spauracchio già nelle scorse settimane. La CNN parla di un incontro del capo della Casa Bianca con i suoi generali. Ieri il primo ministro del Qatar ha affermato che “Evitare la ripresa della guerra è una responsabilità globale”.
Nel frattempo trapela che il segretario di Stato americano Marco Rubio e il suo omologo cinese Wang Yi avrebbero concordato, durante una conversazione telefonica avvenuta ad aprile, di non consentire a nessun Paese di imporre pedaggi per il transito attraverso lo Stretto di Hormuz; inoltre, il Dipartimento di Stato americano ha fatto sapere attraverso il proprio portavoce che offrirà una ricompensa fino a 15 milioni di dollari per avere informazioni dettagliate sulle consegne di petrolio collegate al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane e ai suoi fiancheggiatori.
“Netanyahu ha ora reso pubblico ciò che i servizi di sicurezza iraniani avevano comunicato già da tempo ai nostri vertici”. È quanto scrive in un post sul social X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in merito alle notizie di una visita segreta del premier israeliano negli Emirati Arabi Uniti. “L’ostilità nei confronti del grande popolo iraniano è una scommessa avventata. La collusione con Israele in tal senso: imperdonabile”, aggiunge Araghchi, “coloro che colludono con Israele per seminare divisione saranno chiamati a risponderne”.
La magistratura iraniana ha confermato l’esecuzione della condanna a morte di Mohammad Abbasi, arrestato durante le proteste nazionali di gennaio con l’accusa di aver accoltellato a morte un agente di polizia durante i disordini a Malard, a ovest di Teheran. L’organizzazione per i diritti umani HRANA, con sede negli Stati Uniti, ha affermato che agli avvocati indipendenti è stato impedito di rappresentare Abbasi in tribunale. Il caso di Abbasi è stato presieduto dal giudice Abolghasem Salavati, che ha emesso la condanna a morte ed è soggetto a sanzioni da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea per violazioni dei diritti umani e pene severe inflitte ad attivisti e dissidenti. Lo riporta Iran International.
“Gli Emirati Arabi Uniti smentiscono le voci che circolano riguardo a una visita del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu nel Paese, o all’accoglienza di una delegazione militare israeliana sul suo territorio”. È quanto scrive l’agenzia di stampa ufficiale degli Emirati Arabi Uniti Wam. “Lo Stato chiede ai media di essere precisi e di non diffondere informazioni non verificate né di utilizzarle per creare un’immagine politica”, aggiunge la Wam.
Il vicepresidente degli Stati Uniti Jd Vance afferma di ritenere che gli Stati Uniti stiano facendo progressi nei colloqui con l’Iran sulla guerra, ma che è troppo presto per dire se questi siano sufficienti a garantire che l’Iran non sarà mai in grado di dotarsi di un’arma nucleare. Oggi, durante una conferenza stampa della sua task force antifrode, a Vance è stato chiesto lo stato delle trattative. Ha affermato di aver trascorso “un bel po’ di tempo” al telefono con gli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff, nonché con “alcuni nostri amici nel mondo arabo”. “Credo che stiamo facendo progressi”, ha aggiunto, “la questione fondamentale è: stiamo facendo progressi sufficienti a soddisfare la linea rossa del presidente?”.
Secondo quanto dichiarato dal capo del Consiglio nazionale per la ricerca scientifica del Libano, più di 10.000 abitazioni sono state danneggiate o distrutte dall’entrata in vigore del cessate il fuoco. “Dall’attuale cessate il fuoco… abbiamo assistito alla completa distruzione di 5.386 unità abitative e al danneggiamento di altre 5.246”, ha dichiarato Chadi Abdallah, capo del CRNS. Lo riporta Al Jazeera.
“Con un chiaro tentativo di seminare discordia, il Kuwait ha attaccato illegalmente un’imbarcazione iraniana e ha arrestato quattro nostri cittadini nel Golfo Persico. Questo atto illegale è avvenuto nei pressi di un’isola utilizzata dagli Stati Uniti per attaccare l’Iran. Chiediamo l’immediato rilascio dei nostri cittadini e ci riserviamo il diritto di reagire”. È quanto scrive in un post sul social X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Ieri il Kuwait aveva accusato l’Iran di aver inviato una squadra armata della Guardia Rivoluzionaria per attaccare l’isola di Bubiyan, nel sud del Paese e aveva fatto sapere di aver arrestato 4 persone.
Il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu ha visitato segretamente gli Emirati Arabi Uniti durante la guerra in Iran, denominata Operazione Roaring Harrier. Lo ha reso noto il suo ufficio, come riporta Ynet. Il comunicato afferma che Netanyahu ha incontrato il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Mohammed bin Zayed, e che “la visita ha portato a una svolta storica nelle relazioni tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti”.
“Il mio messaggio agli Stati Uniti è questo: gli europei hanno ricevuto il messaggio” e “ora stanno lavorando” su questo. Lo afferma il segretario generale della Nato Mark Rutte in conferenza stampa al B9 summit a Bucarest, in Romania.
“A volte nella Nato abbiamo le nostre discussioni, e da un paio di mesi sappiamo che c’è stata una certa delusione negli Stati Uniti per quanto riguarda la reazione di alcuni alleati riguardo all’Iran e alla guerra contro l’Iran da parte di Stati Uniti e Israele. Ma direi che chiaramente gli alleati hanno recepito il messaggio su due fronti. Prima di tutto sul rispetto degli impegni, stiamo vedendo in modo massiccio in Europa che i paesi stanno facendo ciò che avevano promesso” e per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz e le iniziative come quella americana e quella franco-britannica sono “molto allineate tra loro, per garantire che per la prossima fase abbiamo tutto il necessario per effettuare lo sminamento e per assicurare che lo stretto rimanga aperto”.
Rutte sottolinea poi che “oggi abbiamo saputo che gli italiani invieranno altre due navi dragamine non ancora nello Stretto di Hormuz”, ma nelle vicinanze “in modo che possano essere attive quando necessario”.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha riferito che un caccia stealth F-35A dell’aeronautica militare statunitense sta pattugliando le acque regionali vicino allo Stretto di Hormuz. L’F-35A può trasportare fino a 18.000 libbre di armamenti pur mantenendo velocità supersoniche, afferma il Centcom su X.
L’avvocata e attivista iraniana per i diritti umani Nasrin Sotoudeh è stata rilasciata temporaneamente su cauzione, secondo quanto riferito da sua figlia, Mehraveh Khandan sui social. La notizia é stata rilanciata da media iraniani tra cui Iran International. Sotoudeh, una delle avvocatesse per i diritti umani più note dell’Iran, ha subito ripetuti arresti e condanne detentive a causa del suo attivismo.
Il presidente Usa Donald Trump é arrivato a Pechino in vista dell’incontro che avrà con il presidente cinese Xi Jinping. Un vertice che sarà incentrato sulla guerra in Iran, il commercio e le vendite di armi statunitensi a Taiwan. Trump non ha in programma alcun evento pubblico oggi oltre al suo arrivo mentre giovedì e venerdì incontrerà Xi in più occasioni. I cinesi hanno riservato a Trump un’accoglienza pomposa dopo l’atterraggio dell’Air Force One nella capitale.
La Casa Bianca aveva anticipato che il presidente sarebbe stato accolto dal vicepresidente cinese Han Zheng, da Xie Feng, ambasciatore cinese a Washington, da Ma Zhaoxu, viceministro esecutivo degli Affari esteri nonché dall’inviato statunitense a Pechino, David Perdue. Alla cerimonia di benvenuto si prevede che partecipino circa 300 giovani cinesi, una guardia d’onore militare e una banda militare. E
“Abbiamo speso 35 miliardi di euro in più per l’energia” e “abbiamo zero molecole in più di energia”. Lo dice il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen in conferenza stampa al Consiglio informale energia a Cipro riferendosi all’inizio del conflitto in Iran.
“Il blocco dello Stretto di Ormuz non è un incidente, è il risultato della guerra illegale di Trump e Netanyahu all’Iran. Noi siamo contrari a qualsiasi ipotesi di missione delle navi militari italiane in quell’area che non sia sotto un esplicito mandato delle Nazioni Unite”. Lo afferma Nicola Fratoianni di Avs parlando con i cronisti in piazza Montecitorio, dopo l’audizione dei ministri Tajani e Crosetto in Parlamento.”Ho detto al ministro della difesa e a quello degli esteri – prosegue il leader rossoverde – che non se ne capisce la ragione di questa partenza anticipata, Crosetto ha ribadito che per il governo italiano la condizione è che ci sia una tregua duratura e un accordo. Ma in realtà siamo lontanissimi da questo, lo stesso Trump ha definito la tregua in terapia intensiva e ha detto che ci sono pochissime possibilità che regga.Insomma non mi pare che siamo di fronte ad un accordo, e allora perché dobbiamo partire? Le nostre navi partiranno quando saranno grado di partire quando ci sarà una tregua, eventualmente quando sulla base di una tregua o di un accordo con l’Iran sarà possibile anche avere una risoluzione delle Nazioni Unite.Perché è evidente – conclude Fratoianni – che se ci sarà un accordo, un accordo che inevitabilmente deve comprendere anche l’Iran, sarà anche possibile superare qualsiasi ipotesi di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu”.
“A più di dieci settimane dall’inizio della guerra in Medioriente le crescenti perdite di approvvigionamento dallo Stretto di Hormuz stanno esaurendo le scorte globali di petrolio a un ritmo record“. Lo afferma l’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) nel nuovo rapporto sul mercato petrolifero. “Con il traffico di petroliere bloccato a Hormuz – si osserva – le perdite cumulative di offerta da parte dei produttori del Golfo superano già 1 miliardo di barili, con oltre 14 milioni di barili al giorno di petrolio fermati; uno shock di offerta senza precedenti”.
“Il campo e lo Stretto di Hormuz sono sotto il nostro controllo”, “Trump potrà anche avere l’intenzione di sbarcare forze sull’isola di Kharg, ma seguendo il nostro leader martire, non permetteremo che venga sottratto nemmeno il più piccolo granello di terra del nostro Paese”. Lo ha detto il vicecomandante della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, il contrammiraglio Pasdar Saeed Siyahsarani, secondo quanto riporta l’agenzia Irna. Siyahsarani ha rimarcato che il passaggio delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz non è possibile senza l’autorizzazione della Repubblica Islamica dell’Iran. “Se l’America e Trump vogliono commettere un errore, trasformeremo il Golfo Persico nel più grande cimitero acquatico per i marines americani”, ha avvertito sottolineando che non verrà consentito che un solo litro di petrolio attraversi lo Stretto di Hormuz senza il permesso di Teheran.
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, in un’intervista al canale televisivo RT India riportata dalla Tass, ha sostenuto che uno degli obiettivi dell’aggressione contro l’Iran era impedire la normalizzazione delle relazioni tra Teheran e i paesi arabi. “Non ho alcun dubbio che, quando sono stati elaborati questi piani per scatenare l’aggressione contro l’Iran, uno degli obiettivi fosse quello di impedire la normalizzazione delle relazioni tra l’Iran e i paesi arabi”, ha detto. “In un quadro più ampio, ricordo come molti anni fa il re di Giordania Abdallah II ibn Hussein al-Hashemiti abbia organizzato un vertice per la riconciliazione tra sunniti e sciiti. Ora si sta facendo di tutto affinché questa riconciliazione non avvenga mai, affinché l’Iran, uno dei principali paesi sciiti, venga presentato come un vero e proprio paria, e affinché i suoi altri vicini del Golfo Persico vengano inseriti in strutture che, in primo luogo, non mireranno alla risoluzione della questione palestinese e, in secondo luogo, saranno costrette a tradire la causa palestinese come ‘prezzo’ per la normalizzazione delle relazioni con Israele”, ha aggiunto Lavrov.
L’Europa sarà la più colpita dalla crisi nello Stretto di Hormuz”, ha detto il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov in un’intervista a RT India, riportata da Tass. “L’Europa sarà probabilmente la più colpita dalla crisi nello Stretto di Hormuz. Per non parlare del fatto che il divieto di acquistare gas e petrolio russo significa passare all’acquisto di gnl americano, che è immensamente più costoso. Pertanto, i bilanci dei paesi europei saranno gravati da questo oltre alle centinaia di miliardi di euro che l’Europa sta investendo in Ucraina affinché continui l’aggressione europea contro il nostro Paese”, ha sostenuto il capo della diplomazia russa.
“La tregua è possibile? Non lo so, non penso. Oggi e questa settimana penso sia meno facile di quello che pensavo una settimana fa”. Così il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz intervenendo in audizione davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e alla Commissione Esteri e Difesa del Senato. “Ci stiamo preparando a farla perché speriamo che prevalga il buon senso e ci stiamo preparando. Non a inviare navi armate, perché i caccia mine non sono navi armate perché hanno bisogno di una scorta logistica e di una protezione”, ha sottolineato Crosetto.
La “risposta” alla posizione italiana sulla guerra in Iran “è venuta dallo stesso presidente americano” Donald Trump che “non ha gradito alcune posizioni” dell’Italia. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato in sede di replica alle domande.
“Ci troviamo in una situazione molto grave. La crisi in Medio Oriente ci ha ovviamente messo sotto pressione in Europa. È importante sottolineare che si tratta di una crisi energetica, ma è più preciso definirla una crisi energetica da combustibili fossili. Ed è anche per questo che dobbiamo rimanere sulla giusta strada. La transizione dai combustibili fossili è il nostro obiettivo principale e dobbiamo raddoppiare gli sforzi per diventare più efficienti dal punto di vista energetico, sostituendo una maggiore quantità di combustibili fossili con le energie rinnovabili”. Lo dice il commissario europeo all’Energia Dan Jorgensen arrivando al Consiglio informale energia a Cipro.
“Laddove ‘scoppiasse’ la pace servirebbe quasi un mese di navigazione a tutte le unità delle nazioni alleate indicate per raggiungere il Golfo Persico. Ecco perché ci stiamo organizzando anche noi per avvicinarsi in quell’area, pur rimanendo a distanza di sicurezza. Questo è l’oggetto di una parte della mia comunicazione”. Così il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz intervenendo in audizione davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e alla Commissione Esteri e Difesa del Senato. “Per quanto riguarda l’Italia sarà il Parlamento a valutare e decidere o meno di contribuire alle iniziative internazionali e in che modo”, ha aggiunto il ministro spiegando l’importanza del contributo della Marina Militare “Inizialmente nel Mediterraneo orientale, successivamente nel Mar Rosso, nell’ambito delle missioni già in corso Mediterraneo Sicuro e Aspides, sempre rigorosamente all’interno del quadro autorizzato a missioni internazionali dell’Italia. Si tratta di assetti specialistici altamente tecnologici che richiedono settimane per essere trasferiti nell’area ed è proprio per questo che una pianificazione anticipata e un preposizionamento diventano elementi essenziali. Prepararsi a intervenire oggi per intervenire domani se sarà possibile. Una scelta di responsabilità come quella fatta da altri Paesi europei, la Francia di fatto si è già mossa, Regno Unito, Germania e Belgio e altre parti stanno sviluppando analoghe attività di pianificazione per disposizione prudenziale di aspetti specialistici. Questo approccio meramente funzionale consentirà all’Italia, qualora ci fossero le condizioni per una stabilizzazione dell’area e fatte salve le valutazioni e le decisioni del Parlamento, di poter contribuire senza ulteriori ritardi a eventuali iniziative internazionali volte al ripristino della sicurezza e della navigazione”, ha spiegato Crosetto.
“La sicurezza marittima e la libertà di navigazione sono priorità assolute. Hormuz deve tornare a essere uno Stretto internazionale libero e aperto: è nell’interesse dell’Italia, è nell’interesse dell’Europa, è nell’interesse del mondo. Non possiamo essere spettatori”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. “Questo è il nostro impegno. Un impegno che portiamo avanti sempre in stretto raccordo con i Partner, in Europa e nel G7, e con le organizzazioni multilaterali”, ha aggiunto.
“Oggi 40 paesi stanno valutando di contribuire a rendere lo stretto di Hormuz libero e percorribile appena le condizioni lo permetteranno. Ben 24 di questi paesi hanno già manifestato la loro disponibilità di massima a partecipare con assetti altamente specializzati, utili ad esempio a rimuovere le mine di cui nessuno conosce la localizzazione o il numero”. Così il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz intervenendo in audizione davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e alla Commissione Esteri e Difesa delSenato. “Nel complesso Germania, Francia, Regno Unito, Belgio, Spagna, Olanda, Norvegia, Estonia, Lettonia, Lituania, Slovacchia, Canada, Australia e Nuova Zelanda si sono detti tutti disponibili a fornire capacità operative significative e altri stanno valutando di fare altrettanto. Un quadro che conferma la natura multinazionale dello sforzo”, ha spiegato Crosetto.
“Il governo libanese deve arrivare ad esercitare la propria sovranità su tutto il territorio del Paese e devono cessare gli attacchi di Hezbollah verso il nord di Israele. In parallelo devono cessare gli inaccettabili attacchi israeliani ai villaggi nel sud del Libano, anche cristiani”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.
“Desidero esprimere il più sentito ringraziamento, mio personale e del Governo, ai nostri uomini nella missione Unifil, chiamati a operare in condizioni sul terreno spesso molto complicate. La loro sicurezza è una nostra priorità assoluta”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. “Loro, come i nostri uomini nella missione bilaterale Mibil e quelli impegnati nel Comitato Tecnico Militare per il Libano sono straordinari operatori di pace, fonte di assoluto orgoglio cui il Paese deve estrema gratitudine per quello che fanno”, ha concluso.
“L’Italia sostiene con convinzione il dialogo tra Israele e Libano mediato dagli Stati Uniti. Siamo pronti anche ad ospitare colloqui diretti, come ho assicurato al Presidente Aoun nel corso della mia missione a Beirut del mese scorso”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. “Con il Presidente Aoun e poi con il Segretario di Stato Rubio abbiamo discusso una serie di possibili iniziative per rafforzare le capacità delle Forze di Sicurezza Libanesi, ad esempio nell’anti riciclaggio e nella lotta ai traffici illeciti”, ha aggiunto. “La tregua è fondamentale, ma è necessario trasformarla in vero processo di pace”, ha concluso il titolare della Farnesina.
“Una nuova missione militare prevede prima una vera tregua, poi una cornice giuridica e infine l’autorizzazione del Parlamento”. Così il Ministro della Difesa, Guido Crosetto, sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz intervenendo in audizione davanti alle Commissioni riunite Esteri e Difesa della Camera e alla Commissione Esteri e Difesa del Senato. Crosetto ha spiegato come “la tregua appare fragile e precaria è indispensabile mantenere un accordo serio e responsabile sia con i nostri alleati internazionale sia nel rapporto tra governo e parlamento”.
“Voglio ribadire ancora una volta che nessuna nave sarà impiegata a Hormuz senza che questo Parlamento lo abbia autorizzato; nessun nostro militare sarà dislocato in un teatro che non offra adeguate garanzie di sicurezza, e senza che vi sia un quadro giuridico internazionale preciso”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.
Lo Stretto di Hormuz “non può essere tenuto in ostaggio con la forza militare, o attraverso l’imposizione di pedaggi”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani , davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato.
“La Cina gode di un’indubbia influenza sull’Iran ed è uno dei Paesi più interessati al ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. L’impegno di Pechino per la pace è fondamentale”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato spiegando di aver consegnato questo messaggio “al ministro degli Esteri cinese Wang Yi, quando il mese scorso sono stato in missione a Pechino”.
“La crisi di Hormuz è la conseguenza di un conflitto più vasto, che affonda le radici in decenni di tensioni tra gli Stati Uniti, Israele e Iran. Lo abbiamo detto fin dall’inizio: la sola via percorribile è quella del dialogo e della diplomazia”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. “Venerdì scorso ne ho parlato a lungo con il Segretario di Stato americano Rubio, con cui dall’inizio del conflitto ho mantenuto un costante dialogo”, ha aggiunto. “A Rubio ho confermato il pieno sostegno del nostro Paese ai negoziati in corso in Pakistan. Negoziati difficili, eppure fondamentali per alimentare la speranza della pace”, ha dichiarato ancora il titolare della Farnesina. ” Le prime reazioni ufficiali degli Stati Uniti alla risposta iraniana sono state negative, ma il negoziato deve continuare. Questa occasione non va sprecata”, ha concluso.
“Quanto sta avvenendo nello Stretto di Hormuz non può essere ridotto a una crisi regionale da cui, come vorrebbero alcuni, stare alla larga. Si tratta di uno shock globale. Una crisi che incide direttamente sulla sicurezza nazionale e sulla competitività del nostro sistema produttivo”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Antonio Tajani davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. “Lo Stretto di Hormuz è uno snodo cruciale per le rotte commerciali globali: vi transitano il 20% del petrolio mondiale, un quarto delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto e una parte significativa delle materie prime che alimentano anche le nostre filiere produttive”, ha aggiunto. “Le conseguenze della crisi sono di fronte agli occhi di tutti. L’insicurezza delle rotte commerciali e il rincaro dell’energia pesano sulle famiglie e sulle imprese”, ha concluso.
“Il momento è complesso, e richiede compattezza, senso di responsabilità, gioco di squadra. È un appello che voglio rinnovare anche in questo passaggio”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato parlando della situazione relativa alla guerra in Iran e nello Stretto di Hormuz.
Un eventuale impegno dell’Italia “nella coalizione internazionale per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz” potrà “concretizzarsi” solo “dopo la cessazione definitiva delle ostilità”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. “È il metodo che abbiamo seguito dall’inizio della crisi: mantenere un raccordo costante tra Governo e Parlamento e cercare, su tutte le scelte strategiche di politica estera e di difesa, la più ampia convergenza tra le forze politiche”, ha aggiunto.
“Desidero per prima cosa sgomberare il campo da equivoci. Non siamo qui per chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato. “L’intento è condividere con il Parlamento, nel quadro di un confronto aperto e trasparente, l’impegno del Governo per la pace e, in questo quadro, il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”, ha aggiunto.
L’Iran ha giustiziato un uomo condannato per spionaggio a favore dei servizi segreti israeliani, dopo che la Corte Suprema ha confermato la sua condanna a morte. Lo riporta l’agenzia iraniana Mizan, organo di informazione del potere giudiziario di Teheran. Secondo l’organizzazione per i diritti umani Hrana, l’imputato era il trentaduenne di nome Ehsan Afrishteh è stato arrestato nel 2024 e condannato a morte nel 2025.
L’Iran avrebbe ripristinato l’accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici che gestisce lungo lo Stretto di Hormuz. Lo scrive il New York Times citando fonti di Intelligence. Secondo le valutazioni, solo tre delle postazioni missilistiche lungo lo stretto rimangono totalmente inaccessibili. Questo – viene spiegato – potrebbe rappresentare una minaccia per le navi da guerra e le petroliere americane che transitano nel braccio di mare.
L’Iran mantiene ancora circa il 70% dei suoi lanciatori mobili sul territorio nazionale e conserva all’incirca il 70% del suo arsenale missilistico prebellico. Lo scrive il New York Times citando fonti di Intelligence. Tale arsenale – viene spiegato – comprende sia missili balistici, in grado di colpire altri Paesi della regione, sia una minore quantità di missili da crociera, utilizzabili contro bersagli a corto raggio, sia terrestri che navali.
Lo Sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, presidente degli Emirati Arabi Uniti, ha ricevuto una telefonata dal presidente americano, Donald Trump, durante la quale le due parti hanno discusso di “cooperazione strategica e di modalità per rafforzare le relazioni tra Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti a sostegno di interessi reciproci”. Lo riporta l’agenzia emiratina Wam. I due – viene spiegato ancora – hanno inoltre “scambiato opinioni sugli ultimi sviluppi in Medioriente”.
Il ministro della Difesa australiano Richard Marles ha affermato che l’Australia sosterrà l’eventuale missione militare multinazionale “indipendente e strettamente difensiva” volta a garantire la libera di navigazione nello Stretto di Hormuz che sarà guidata dal Regno Unito e dalla Francia. “Vogliamo che questo conflitto finisca, che lo Stretto di Hormuz venga riaperto e che la libertà di navigazione riprenda. Più a lungo durerà questo conflitto, maggiore sarà l’impatto sull’Australia”, ha dichiarato in un comunicato. L’Australia contribuirà alla missione con i suoi aerei da ricognizione E-7A Wedgetail, ha spiegato Marles.
Il ministro della Difesa della Corea del Sud, Ahn Gyu-back, ha dichiarato mercoledì di aver comunicato al suo omologo statunitense che Seul sta rivedendo il suo contributo all’iniziativa di Washington per il ripristino della navigazione sicura nello Stretto di Hormuz. Lo riporta l’agenzia Yonhap. Parlando con i giornalisti presso l’ambasciata sudcoreana a Washington, Ahn ha affermato che Seul ha comunicato a Washington che avrebbe “partecipato come membro responsabile della comunità internazionale e valutato le modalità per contribuire in fasi successive”.
Il Dipartimento di Stato americano offre una ricompensa fino a 15 milioni di dollari per informazioni dettagliate sulle consegne di petrolio collegate al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane e ai suoi fiancheggiatori. In una dichiarazione rilasciata martedì dal programma “Rewards for Justice” del Dipartimento di Stato, si afferma che la somma viene offerta “a chiunque abbia informazioni sulle spedizioni di petrolio del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, sulle petroliere o sulle entità coinvolte in tali trasferimenti illeciti di petrolio, o su attività o individui correlati”.
Il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, nel corso di un colloquio con l’omologo pakistano Ishaq Dar ha esortato Islamabad a “intensificare” gli sforzi di mediazione tra Stati Uniti e Iran. Lo riporta Xinhua spiegando che Wang ha anche fatto riferimento alla necessità di affrontare “adeguatamente” le questioni relative allo Stretto di Hormuz.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio e il suo omologo cinese Wang Yi avrebbero concordato, durante una conversazione telefonica avvenuta ad aprile, di non consentire a nessun Paese di imporre pedaggi per il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, lo scrive l’agenzia giapponese Kyodo News citando il portavoce del dipartimento di Stato, Tommy Pigott. “Durante la loro conversazione del 30 aprile, Rubio e Wang hanno concordato che nessun Paese o organizzazione può essere autorizzato a imporre pedaggi per attraversare le vie navigabili internazionali come lo Stretto di Hormuz”, ha affermato aggiungendo che i due hanno inoltre concordato che Washington e Pechino dovrebbero costruire una “relazione costruttiva di stabilità strategica basata sul rispetto e sulla reciprocità”, ha aggiunto il portavoce.

