Mani pulite contro virus e batteri, quante volte al giorno lavarle

Mani pulite contro virus e batteri, quante volte al giorno lavarle
Photo by: Thomas Trutschel/picture-alliance/dpa/AP Images

Dalla scoperta dei benefici fino alle strategie corrette a casa e in ospedale: focus sull’igiene delle mani

Facile come bere un bicchiere d’acqua, ma molto più potente in termini di salute. Lavarsi le mani è un gesto semplice, “ma tra i più efficaci in assoluto per la prevenzione delle infezioni, dentro e fuori dagli ospedali”. A ricordarlo a LaSalute di LaPresse è il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Milano nella Giornata mondiale dell’igiene delle mani. Pensiamoci: lavarsi le mani è utile per difenderci da raffreddore e virus intestinali. Ma quante volte al giorno bisognerebbe lavarle?

“Prima di mangiare o preparare cibo, dopo essere stati in bagno, dopo aver tossito, starnutito o soffiato il naso,  dopo aver frequentato luoghi affollati o utilizzato mezzi pubblici, dopo aver toccato superfici condivise (maniglie, corrimano, dispositivi)”, risponde il virologo. “L’igiene delle mani rappresenta una vera e propria prima linea di difesa: riduce in modo significativo la trasmissione dei microrganismi responsabili di molte malattie comuni. Non parliamo solo di contesti sanitari, ma della vita quotidiana”. 

Effetto antivirus delle mani pulite

È utile contro il raffreddore? “Assolutamente sì. I virus respiratori si trasmettono anche attraverso le mani: tocchiamo superfici contaminate e poi, quasi automaticamente, portiamo le mani a occhi, naso e bocca, facilitando l’ingresso del virus nell’organismo. Questo è ancor più vero nel caso dei virus intestinali. Norovirus e altri patogeni gastrointestinali si diffondono con estrema facilità proprio per via oro-fecale e attraverso il contatto con superfici contaminate. In questi casi il lavaggio accurato delle mani è una misura decisiva per interrompere la catena del contagio”, afferma Pregliasco.

Come lavare correttamente le mani

Occhio all’orologio: una corretta igiene è anche una questione di tempo. “Con acqua e sapone occorrono almeno 40-60 secondi, curando tutte le superfici della mano. Se si usa una soluzione idroalcolica servono almeno 20-30 secondi asciugandole bene, perché l’umidità favorisce la sopravvivenza dei microrganismi”, dice l’esperto.

Un po’ di storia sull’igiene delle mani

Forse non tutti sanno che a far comprendere l’importanza di questo gesto è stato nell’Ottocento un medico ungherese: Ignaz Semmelweis. Il dottore, lavorando in ostetricia presso un ospedale di Vienna, notò che in un padiglione gestito da medici l’11% delle donne moriva dopo il parto per sepsi o febbre puerperale, mentre in un altro reparto dove ad aiutare le donne a partorire erano solo le ostetriche i decessi erano appena l’1%.

A illuminare il medico fu l’autopsia su un suo caro amico e collega, Jakob Kolletschka, morto dopo una breve malattia: nel suo corpo Semmelweis trovò le stesse lesioni presenti nelle salme delle puerpere che i medici dell’ospedale dissezionavano a scopo di ricerca. Pochi giorni prima, l’amico si era ferito mentre eseguiva un’autopsia su una neo-mamma, come ricorda un focus di Fondazione Veronesi.

Accadeva infatti che medici e studenti passassero direttamente nelle sale parto dopo aver eseguito le autopsie e nessuno pensava di doversi lavare le mani tra un impegno e l’altro. Così il dottore ungherese dispose che colleghi e studenti si disinfettassero le mani con cloruro di calcio prima di entrare in sala parto. Le morti per sepsi crollarono: in un anno anche il padiglione dei medici ostetrici si attestò sull’1% di decessi. 

Igiene delle mani in ospedale

Purtroppo l’innovazione in medicina non è sempre bene accolta: Semmelweis, oggi noto anche come “il salvatore delle madri”, finì la sua vita in manicomio e ci vollero decenni prima che la sua intuizione venisse accettata e applicata.

Oggi si stima che l’igiene delle mani, se eseguita regolarmente e correttamente – prima e dopo ogni contatto con un paziente, meglio se usando un gel alcolico che è più efficace di un normale detergente – potrebbe ridurre le infezioni ospedaliere dal 10% al 50%. Eppure il consumo di soluzione idroalcolica per l’igiene delle mani nelle strutture sanitarie italiane continua ad essere molto al di sotto degli standard raccomandati, con un calo progressivo dalla pandemia che riguarda tutte le aree di degenza, come segnala l’Istituto Superiore di Sanità.

Stando gli ultimi dati la media è di 9,9 L/1000 Gdo (giornate di degenza ospedaliera) per la degenza ordinaria, ben al di sotto dello standard di 20 L/1000 Gdo indicato dall’Oms. I consumi variano: sono più alti in terapia intensiva (37,9 L/1000 Gdo) e più bassi in ortopedia (8,3 L/1000 Gdo).

“È importante ricordare che non si tratta di un gesto banale, ma di una misura di sanità pubblica quotidiana, accessibile a tutti e con un impatto concreto sulla riduzione delle infezioni. La pandemia ci ha insegnato molto, ma queste buone pratiche non devono essere dimenticate. L’igiene delle mani resta una delle strategie più semplici, economiche ed efficaci che abbiamo: protegge noi stessi e gli altri”, conclude Pregliasco.

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