Iran, Trump: “L’accordo che faremo con Teheran sarà meglio di quello di Obama” – La diretta

Iran, Trump: “L’accordo che faremo con Teheran sarà meglio di quello di Obama” – La diretta
Donald Trump, Washington, Usa, 18 aprile 2026 (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

Droni iraniani attaccano navi Usa. Pezeshkian: “Vogliono la nostra resa ma non ci pieghiamo alla forza”

Mentre prosegue il cessate il fuoco nella guerra in Iran, e si continua a tentare la via negoziale, resta alta la tensione internazionale sullo Stretto di Hormuz. Il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref ha fatto sapere che la stabilità nello Stretto ha un costo, affermando che non ci si può aspettare che il Paese garantisca la sicurezza marittima mentre affronta restrizioni sulle proprie esportazioni di petrolio, in un contesto di crescenti tensioni con gli Stati Uniti a seguito del sequestro di una nave iraniana. “La sicurezza dello Stretto di Hormuz non è gratuita. Non si possono limitare le esportazioni di petrolio iraniano e al contempo pretendere la sicurezza gratuita per gli altri”, ha affermato in un post su X aggiungendo che le conseguenze di una pressione continua avrebbero una portata globale, in particolare per i mercati energetici.

Intanto negli Usa crolla, secondo un sondaggio di Nbc News, il gradimento del presidente Donald Trump, che ha avviato il conflitto con Teheran.

La guerra in Iran e i tentativi diplomatici – Tutte le notizie di oggi, 20 aprile
Inizio diretta: 20/04/26 07:20
Fine diretta: 20/04/26 23:30
Onu a Trump: "Nessuna giustificazione a distruzione infrastrutture civili"

“Non esiste alcun obiettivo militare che giustifichi la distruzione su larga scala di infrastrutture civili o l’inflizione deliberata di sofferenza alla popolazione civile”. Lo ha dichiarato il portavoce dell’Onu, Stephane Dujarric ai giornalisti, commentando l’ultimatum di Donald Trump all’Iran.

Onu: "Guterres preoccupato da restrizioni imposte a Hormuz"

“Abbiamo visto molta attività e, francamente, molta confusione sullo status dello Stretto di Hormuz. Ciò che è chiaro per noi è che il segretario generale” Antonio Guterres “continua a essere preoccupato per le restrizioni imposte, così come per gli incidenti marittimi che abbiamo visto nelle ultime 48 ore. La nostra posizione resta chiara: dobbiamo vedere il pieno ripristino dei diritti di navigazione internazionale e della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, e ciò deve essere rispettato da tutte le parti”. Lo ha detto il portavoce dell’Onu, Stephane Dujarric, ai giornalisti.

Araghchi: "Violazioni Usa cessate il fuoco sono ostacolo a diplomazia"

Le “continue violazioni del cessate il fuoco” da parte degli Stati Uniti rappresentano un grave ostacolo alla prosecuzione del processo diplomatico. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in una telefonata al suo omologo pakistano Ishaq Dar. Lo riporta un comunicato del Ministero degli Esteri iraniano citato da Al Jazeera. Araghchi ha detto a Dar che l’Iran, pur tenendo conto di tutti gli aspetti della questione, deciderà come procedere ulteriormente.

Beirut: almeno 2387 morti in attacchi israeliani

E’ salito ad almeno 2387 morti il bilancio degli attacchi israeliani in Libano dall’inizio di marzo. Lo ha dichiarato il governo di Beirut, citato da Al Jazeera, aggiungendo che nello stesso periodo 7602 persone sono rimaste ferite.

Trump: "Sto vincendo la guerra alla grande"

Nuovo post di Donald Trump nel quale rivendica i successi della campagna militare contro l’Iran e accusa i media di falsificare la realtà. “Sto vincendo una Guerra, E ALLA GRANDE; le cose stanno andando molto bene. Le nostre Forze Armate sono state straordinarie e, se leggeste le ‘Fake News’ ù come il ‘fallito New York Times’, l’assolutamente orrendo e disgustoso ‘Wall Street Journal’, o il ormai quasi defunto (per fortuna) ‘Washington Post’ ù pensereste davvero che stiamo perdendo la Guerra”, scrive il presidente su Truth. “IL BLOCCO ù che non rimuoveremo finché non ci sarà un ‘ACCORDO’ ù sta assolutamente distruggendo l’Iran. Stanno perdendo 500 milioni di dollari al giorno: una cifra insostenibile, persino nel breve periodo. I media delle ‘Fake News’, ostili all’America, fanno il tifo affinché vinca l’Iran; ma ciò non accadrà, perché al comando ci sono io!”, afferma tra l’altro il presidente.

Merz: "Situazione resta tesa ma speranza per fine guerra"

Il cancelliere tedesco, Friedrich, Merz intravede un barlume di speranza nella guerra con l’Iran. “La situazione rimane tesa, soprattutto in Medioriente”, ha affermato Merz durante il ricevimento annuale dell’Associazione delle banche tedesche (BdB) a Berlino. “Gli eventi delle ultime ore ci danno qualche speranza che possa finire presto”, ha detto ancora Merz, sottolineando che k’impatto di questa guerra sulla crescita e sullo sviluppo economico in Germania dipende in modo significativo dalla sua durata e intensità.

Merz: "Io e Rutte tra i pochi ancora in grado di parlare con Trump"

“Probabilmente il segretario generale della Nato Mark Rutte e io siamo al momento gli unici che possono parlare in modo relativamente fiducioso e buono con lui”. Lo ha detto a Berlino il cancelliere tedesco Friedrich Merz, intervenendo al ricevimento annuale dell’associazione delle banche tedesche, riferendosi al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, come riporta Bild. “Altri hanno, per vari motivi, forse più problemi con lui”, ha aggiunto Merz, sottolineando di cercare di mantenere un rapporto diretto con la Casa Bianca. “Cerco di mantenere un buon rapporto personale. Trump è comunque il presidente degli Stati Uniti”, ha affermato. “E il cancelliere tedesco deve cercare di andare d’accordo in modo ragionevole con ogni presidente degli Stati Uniti”, ha proseguito. “Ho accesso a Trump – almeno quando le porte sono chiuse e la stampa non è più presente, va meglio. Ma non è ancora buono. È comunque difficile”, ha concluso Merz.

Crosetto: "Con mandato Onu sarebbe meglio, ma devo scegliere pragmaticamente"

“Io sono stato il primo a parlare di necessità di un mandato dell’Onu, ho la totale consapevolezza e certezza che con un mandato dell’Onu sarebbe molto meglio per tutti, ma ho visto che l’Onu può essere bloccato in Consiglio di sicurezza dal primo che si alza e lo blocca”. Lo ha detto il ministro della Dofesa, Guido Crosetto durante la presentazione dell’ultimo libro di Carlo Calenda a Roma.

“Allora, se io devo scegliere, pragmaticamente sulla necessità di mettere in sicurezza Hormuz anche con una coalizione internazionale senza il mandato dell’Onu, perché quella crisi mi entra nelle case di ogni italiano, soprattutto il più debole – ha affermato – lo faccio anche senza il mandato che vorrei a tutti i costi, ma che magari mi viene fermato dalla Russia. Questo io intendo quando dico che ci vuole un po’ più di pragmatismo e non l’ideologia, perché altrimenti qualunque scusa è buona”. 

Trump: "Io non sono affatto sotto pressione"

“Leggo le ‘Fake News’ secondo cui sarei sotto ‘pressione’ per concludere un accordo. Questo non è vero! Non sono affatto sotto pressione, sebbene tutto si svolgerà in tempi relativamente brevi! Il tempo non è mio avversario”. E’ quanto assicura Donald Trump riguardo alla possibilità di un accordo con l’Iran.

“L’unica cosa che conta è che, finalmente e dopo 47 anni, rimediamo al casino che altri Presidenti hanno lasciato degenerare, poiché privi del coraggio o della lungimiranza necessari per fare ciò che andava fatto nei confronti dell’Iran”, afferma su Truth il presidente Usa, ribadendo che “siamo pienamente impegnati nell’impresa, che verrà portata a termine nel modo giusto”. Trump accusa quindi i Democratici, “deboli e patetici” e “tutti dei traditori” di volere “sminuire” i successi militari ottenuti in Iran.

Trump: "L'accordo che faremo con Teheran sarà meglio di quello di Obama"

“L’accordo che stiamo stringendo con l’Iran sarà di gran lunga migliore del JCPOA — comunemente noto come ‘l’Accordo sul nucleare iraniano’ — redatto da Barack Hussein Obama e da ‘Sleepy Joe’ Biden: uno dei peggiori accordi mai conclusi in materia di sicurezza del nostro Paese”. Lo scrive Donald Trump in un lungo post su Truth, nel quale sostiene che quell’accordo “rappresentava una strada garantita verso il possesso di armi nucleari; un esito che non accadrà — né potrà accadere — con l’accordo a cui stiamo lavorando”.

Per il presidente americano, “se un accordo verrà raggiunto sotto la guida di ‘Trump’, esso garantirà pace, sicurezza e incolumità, non solo per Israele e il Medio Oriente, ma anche per l’Europa, l’America e ogni altra parte del mondo. Sarà un risultato di cui il mondo intero potrà andare fiero, in netto contrasto con gli anni di imbarazzo e umiliazione che siamo stati costretti a subire a causa di una leadership incompetente e codarda!”. 

Nyt: delegazione di Teheran domani a Islamabad per i colloqui

Una delegazione iraniana si sta preparando a recarsi a Islamabad domani, martedì, per un nuovo round di negoziati con gli Stati Uniti. Lo scrive il New York Times citando due alti funzionari di Teheran secondo cui il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, sarà presente se lo sarà il vicepresidente americano JD Vance. Vance dovrebbe partire domani da Washington per il Pakistan.

Macron: "La Francia non è stata presa di mira a Hormuz nelle ultime ore"

Il presidente della Francia Emmanuel Macron ha affermato che “la Francia non è stata specificamente presa di mira o attaccata” nello Stretto di Hormuz nelle ultime ore. “Diverse petroliere e navi portacontainer hanno iniziato a lasciare lo Stretto di Hormuz. È probabile che, in seguito alla decisione americana di mantenere un blocco mirato su Hormuz, le autorità iraniane abbiano cambiato la loro posizione iniziale”, ha aggiunto Macron in conferenza stampa congiunta in Polonia con il premier polacco Donald Tusk. Lo riporta Bfmtv. “Credo sia stato un errore da entrambe le parti; hanno poi proceduto con allarmi e colpi di avvertimento che hanno indotto gli equipaggi a tornare indietro, e hanno fatto bene, non ci sono stati danni né feriti da parte francese”, ha detto ancora Macron. 

Pezeshkian: "Usa vogliono la resa di Teheran, ma non ci pieghiamo alla forza"
Iran

I “responsabili americani” vogliono “la resa dell’Iran”, ma “il popolo iraniano non si piega alla forza”. Lo ha scritto su X il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. “L’aderenza agli impegni”, ha sottolineato, “è la logica che orienta ogni tipo di dialogo. Oltre alla profonda diffidenza storica in Iran nei confronti del passato comportamento e delle azioni del governo degli Stati Uniti, l’approccio non costruttivo e contraddittorio dei responsabili americani negli ultimi giorni contiene un messaggio amaro: essi vogliono la resa dell’Iran. Il popolo iraniano non si piega alla forza”.

Teheran riapre due aeroporti civili

L’Iran ha annunciato la riapertura di due aeroporti a Teheran: Mehrabad e Imam Khomeini. L’Organizzazione per l’aviazione civile ha annunciato che oggi è stata rilasciata l’autorizzazione a operare voli passeggeri in questi due aeroporti. O riporta Bbc Persian. Secondo quanto riportato, i voli passeggeri negli aeroporti di Urmia, Kermanshah, Abadan, Shiraz, Kerman, Rasht, Yazd, Zahedan, Gorgan e Birjand riprenderanno a partire da sabato prossimo, 25 aprile.

Colloquio tra Araghchi e il ministro degli Esteri del Pakistan: "Proseguire il dialogo"

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il suo omologo pakistano Ishaq Dar hanno avuto un colloquio telefonico. Lo riferisce su X il ministero degli Esteri pakistano, spiegando che entrambi “hanno sottolineato l’importanza di proseguire il dialogo e di impegnarsi al più presto per risolvere tutte le questioni in sospeso, al fine di promuovere la pace e la stabilità nella regione”. Araghchi e Dar “hanno convenuto di mantenere uno stretto contatto”.

Trump: "Blocco di Hormuz molto potente, Iran perde 500 milioni al giorno"

“Il blocco è molto potente, molto forte. Con il blocco in vigore, perdono 500 milioni al giorno”. Lo ha dichiarato il presidente Usa Donald Trump, riferendosi all’Iran, in un’intervista a The Hill. “Noi lo controlliamo. Loro non lo controllano” ha aggiunto. 

Trump: "Non è stato Israele a convincermi a fare la guerra"

“Non è stato Israele a convincermi a intraprendere una guerra con l’Iran; a farlo sono stati i risultati del 7 ottobre, sommati alla mia convinzione di una vita secondo cui l’Iran non dovrà mai possedere un’arma nucleare”. Lo afferma Donald Trump in un post su Truth nel quale attacca i media e i sondaggisti. “Osservo e leggo i commenti degli opinionisti e i sondaggi delle fake news con totale incredulità. Il 90% di ciò che dicono sono menzogne e storie inventate, e i sondaggi sono truccati, proprio come lo furono le elezioni presidenziali del 2020”, scrive il presidente. 

Netanyahu: "Israele non ha ancora finito il lavoro"

Israele “non ha ancora finito il lavoro” in Iran. Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una cerimonia per il Giorno dei Caduti a Gerusalemme. Lo riporta Times of Israel. Il mondo riconosce la determinazione di Israele a difendersi e “a difendere l’umanità dal fanatismo barbarico”, ha affermato. Israele e gli Stati Uniti, ha aggiunto Netanyahu, “si stanno caricando sulle spalle l’intera civiltà occidentale”.

Trump: "Teheran si sbarazzi di armi nucleari, ha grande potenziale"
Donald Trump tra megalomania e narcisismo? L’analisi della psichiatra Donald Trump (AP Photo/Alex Brandon)

Al centro dei colloqui con l’Iran c’è una richiesta non negoziabile: l’Iran deve abbandonare qualsiasi progetto di sviluppo di armi nucleari. “Sbarazzatevi delle armi nucleari. È molto semplice. Non ci saranno armi nucleari”, ha spiegato in un’intervista al New York Post, aggiungendo che l’Iran ha il potenziale per prosperare se si adeguerà. “Potrebbe essere un Paese meraviglioso, potrebbe davvero esserlo”, ha detto il tycoon. 

Trump: "Pronto a incontrare i leader di Teheran se ci sarà una svolta"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di essere disposto a incontrare i leader iraniani di alto livello se si raggiungerà una svolta. “Non ho problemi a incontrarli”, ha detto in un’intervista al New York Post. “Se vogliono incontrarmi, abbiamo persone molto capaci, ma non ho problemi a incontrarli”, ha aggiunto. 

Trump: "Vance e delegazione Usa a Islamabad tra qualche ora"

La delegazione statunitense, composta dal vicepresidente JD Vance, dall’inviato speciale Steve Witkoff e dal consigliere Jared Kushner, è in viaggio verso Islamabad per il prossimo round di negoziati e dovrebbero atterrare entro qualche ora. Lo ha confermato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump al New York Post. “Stanno andando lì proprio adesso. Saranno lì stasera, ora di Islamabad”, ha spiegato. “Dovremmo avere dei colloqui. Quindi presumo che a questo punto nessuno stia facendo giochetti”, ha aggiunto.

Media: giovedì secondo round di negoziati con Israele a Washington

Il secondo incontro tra l’ambasciatore israeliano e l’ambasciatore libanese dovrebbe tenersi a Washington, negli Stati Uniti, giovedì. Lo riporta Ynet. 

Ministro dell'Interno del Pakistan incontra ambasciatore iraniano

Il ministro dell’Interno del Pakistan, Mohsin Naqvi, ha aggiornato oggi l’ambasciatore dell’Iran, Reza Amiri Moghaddam, sui preparativi per i prossimi colloqui di pace di Islamabad, durante un incontro tenutosi nella capitale. Il ministero riferisce che entrambi hanno sottolineato la necessità di una soluzione sostenibile attraverso i canali diplomatici per ridurre le tensioni regionali. L’incontro è avvenuto poche ore dopo che Naqvi aveva informato l’incaricata d’affari Usa Natalie Baker presso l’Ambasciata degli Stati Uniti sui preparativi per i colloqui. Naqvi faceva parte di una delegazione guidata dal capo dell’esercito, il feldmaresciallo Asim Munir, che la scorsa settimana si è recata a Teheran per portare avanti il processo di pace. Secondo quanto riportato, l’ambasciatore iraniano ha apprezzato il ruolo positivo e costruttivo del Pakistan nell’allentamento delle tensioni.

Wsj: nave sequestrata da Usa collegata a flotta che operava attraverso Cina

La nave mercantile battente bandiera iraniana sequestrata dalle forze statunitensi nel Golfo d’Oman faceva parte di una flotta legata a un gruppo di navigazione statale iraniano soggetto a sanzioni e aveva recentemente operato attraverso la Cina. Lo riporta il Wall Street Journal, secondo cui, la nave MV Touska è controllata da una filiale della Islamic Republic of Iran Shipping Lines, accusata di trasportare merci potenzialmente utilizzabili a fini militari. La nave si era diretta verso l’Iran dopo aver fatto scalo in Cina alla fine del mese scorso.

Lula condanna spese massicce per guerre

Il presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva, ha affermato durante una visita in Germania che è inaccettabile che la fame, l’analfabetismo e la mancanza di accesso all’elettricità rimangano problemi irrisolti per miliardi di persone, mentre si spendono trilioni per le guerre. “Stiamo vivendo un momento critico nella geopolitica globale, caratterizzato da grandi paradossi: mentre gli astronauti volano sulla luna, donne e bambini vengono uccisi indiscriminatamente nei bombardamenti in Medioriente”, ha detto intervenendo alla fiera di Hannover domenica sera, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa tedesca dpa. Lula ha chiesto che le moderne tecnologie non vengano utilizzate per le guerre, ma “per un mondo più sostenibile e sicuro”.

Fonti Pakistan: Teheran disposto a partecipare al secondo round di colloqui

L’Iran è disposto a partecipare al secondo round di colloqui con gli Stati Uniti. È quanto riferiscono due funzionari del Pakistan, secondo cui le autorità iraniane hanno espresso l’intenzione di inviare una delegazione per un secondo ciclo di colloqui a Islamabad questa settimana.

I funzionari, che hanno parlato in forma anonima poiché non autorizzati a rilasciare dichiarazioni ai media, hanno affermato che vi è un cauto ottimismo sul fatto che le delegazioni sia dell’Iran che degli Stati Uniti possano recarsi a Islamabad. Le fonti hanno anche aggiunto che il Pakistan non renderà noti i dettagli sui piani di viaggio di entrambe le parti per motivi di sicurezza e hanno esortato i media a evitare speculazioni sulla tempistica dei colloqui, sottolineando che il processo rimane in evoluzione.

Nel fine settimana petroliera indiana ha attraversato lo Stretto di Hormuz

Il ministero dei Trasporti marittimi indiano ha dichiarato che la nave che trasportava petrolio greggio e 31 marittimi ha attraversato in sicurezza lo Stretto di Hormuz sabato, lo stesso giorno in cui altre due navi indiane sono state costrette a tornare indietro dopo aver ricevuto segnalazioni di spari da parte dell’Iran. Il ministero ha aggiunto che la nave dovrebbe arrivare a Mumbai mercoledì. Ha inoltre precisato che finora dieci navi battenti bandiera indiana hanno attraversato lo stretto in sicurezza.

Libano, Aoun annuncia negoziati con Israele per porre fine all'occupazione dell'Idf

Il presidente libanese Joseph Aoun ha annunciato negoziati con Israele con l’obiettivo di “porre fine alle ostilità, all’occupazione israeliana delle aree meridionali e al dispiegamento dell’esercito ai confini meridionali internazionalmente riconosciuti”. Ha inoltre affermato che questi colloqui dovrebbero “ricevere il più ampio sostegno nazionale possibile per consentire al team negoziale di raggiungere i propri obiettivi”. Lo riporta L’Orient Le Jour. 

Libano, Netanyahu: "Condanno i danni alla statua di Gesù, cristiani da noi prosperano"

“Ieri, come la stragrande maggioranza degli israeliani, sono rimasto sbalordito e rattristato nell’apprendere che un soldato dell’Idf ha danneggiato un’icona religiosa cattolica nel sud del Libano. Condanno l’atto con la massima fermezza. Le autorità militari stanno conducendo un’indagine penale sulla questione e adotteranno misure disciplinari adeguatamente severe nei confronti del colpevole”. È quanto scrive in un post sul social X il premier israeliano Benjamin Netanyahu, dopo l’immagine circolata ieri sui social di un soldato israeliano che distrugge una statua di Gesù.

“Mentre i cristiani vengono massacrati in Siria e in Libano dai musulmani, la popolazione cristiana in Israele prospera a differenza di quanto accade altrove in Medio Oriente”, continua il post di Netanyahu, “Israele è l’unico paese della regione in cui la popolazione cristiana e il tenore di vita sono in crescita. Israele è l’unico luogo in Medio Oriente che rispetta la libertà di culto per tutti. Esprimiamo rammarico per l’incidente e per qualsiasi dolore che questo abbia causato ai credenti in Libano e in tutto il mondo”.

Cina: "Preoccupazione per il sequestro della nave iraniana"

Il ministero degli Esteri della Cina ha espresso oggi preoccupazione per il sequestro, avvenuto ieri da parte degli Stati Uniti, di una nave mercantile battente bandiera iraniana. “Ci auguriamo che tutte le parti interessate adottino un atteggiamento responsabile, rispettino l’accordo di cessate il fuoco ed evitino di inasprire le tensioni o intensificare le contraddizioni”, ha dichiarato il portavoce Guo Jiakun, “lo Stretto di Hormuz è una via navigabile internazionale e garantirne il libero passaggio serve agli interessi comuni dei paesi della regione e della comunità internazionale”. La Cina ha infine chiesto la ripresa del normale funzionamento della via navigabile.

Cremlino: "Situazione molto fragile e imprevedibile"

A proposito del conflitto in Iran, “riteniamo che la situazione sia molto fragile e imprevedibile, ma speriamo che il processo negoziale continui e che ciò contribuisca a evitare un ulteriore scenario di violenza. Ciò avrebbe potuto avere conseguenze ben più negative sia per la sicurezza regionale che per l’economia globale”. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, e lo riporta l’agenzia di stampa russa Interfax. 

Cremlino: "Non siamo mediatori ma pronti a contributo per pace"

Mosca non è mediatrice nei negoziati sul Medioriente, ma è pronta a fornire tutta l’assistenza necessaria per aiutare le parti a raggiungere un accordo. Lo ha affermato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, e lo riporta l’agenzia di stampa russa Tass. “Al momento, la Federazione Russa non è mediatrice nel processo negoziale. Noi, come abbiamo ripetutamente affermato a vari livelli, siamo certamente pronti a fornire qualsiasi assistenza richiesta per raggiungere una soluzione pacifica e un accordo adeguato”, ha dichiarato Peskov. 

Usa pubblicano video di abbordaggio nave iraniana in Golfo Oman

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha pubblicato in un un post sul social X il video dell’abbordaggio della nave Touska battente bandiera iraniana nel Golfo d’Oman. “I marines statunitensi sono partiti dalla nave da assalto anfibio USS Tripoli (LHA 7) a bordo di elicotteri e hanno sorvolato il Mar Arabico per abbordare e sequestrare la M/V Touska”, si legge nel post, “i marines si sono calati con le corde sulla nave battente bandiera iraniana il 19 aprile, dopo che il cacciatorpediniere lanciamissili USS Spruance (DDG 111) aveva messo fuori uso il sistema di propulsione della Touska, poiché la nave mercantile non aveva ottemperato ai ripetuti avvertimenti delle forze statunitensi nel corso di un periodo di sei ore”.

Governo Olanda annuncia pacchetto economico per mitigare conseguenze guerra

Il governo dei Paesi Bassi ha annunciato un pacchetto di sostegno economico per mitigare le conseguenze della guerra in Medio Oriente per le imprese e i cittadini. Secondo quanto riporta la testata Nos, saranno stanziati fondi aggiuntivi per sostenere le famiglie più povere attraverso il Fondo di emergenza energetica e sono previsti fondi per l’isolamento termico delle abitazioni. Sono previsti inoltre un aumento dell’indennità di viaggio per i dipendenti, un dimezzamento della tassa di circolazione per i veicoli commerciali (spesso utilizzati da piccoli imprenditori con furgoni per le consegne) e una riduzione allo 0% della tassa di circolazione per i camion. Le misure prevedono uno stanziamento complessivo di quasi 1 miliardo di euro. Inoltre i sussidi ‘verdi’ per le imprese saranno disponibili più rapidamente e ci sarà un incentivo per aiutare le persone a basso e medio reddito a passare a un’auto elettrica. Per finanziare i piani, le accise sugli alcolici aumenteranno il prossimo anno. Verrà inoltre abolito il credito d’imposta per le nuove imprese. Infine, un altro regime fiscale (quello per i piccoli investimenti) verrà ridimensionato.

Property Managers: "Calo fino 80% affitti turistici a causa guerra"

“Stiamo registrando una frenata molto forte nel segmento medio-alto degli affitti turistici, con cali che arrivano fino all’80% del fatturato e nell’ultima settimana abbiamo visto una riduzione delle prenotazioni tra il 60% e l’80%, un segnale evidente di quanto il nostro mercato sia esposto agli shock internazionali, pur mantenendo una visione positiva sull’andamento complessivo del 2026”. Lo rileva Lorenzo Fagnoni, presidente di Property Managers Italia e ceo di Apartments Florence, riferendosi agli effetti della guerra in Iran e delle tensioni nello Stretto di Hormuz sul mercato degli affitti turistici a Firenze, in particolare nel segmento di fascia alta.
“Arriviamo da settimane molto positive, come dimostrano i dati di Pasqua con un’occupazione del 93% e un +15% di appartamenti prenotati rispetto allo scorso anno, ed è proprio per questo che la frenata attuale ha il sapore di una vera e propria doccia gelata per il settore”, aggiunge Fagnoni.
“Il turismo di lusso – spiega – è il primo a fermarsi quando aumenta l’incertezza perché si tratta di una clientela internazionale molto attenta al contesto geopolitico e alla percezione di sicurezza globale. Il blocco dello Stretto di Hormuz e le tensioni energetiche stanno alimentando un clima di instabilità che si riflette immediatamente sulle prenotazioni con cancellazioni, rallentamenti e una forte contrazione della domanda soprattutto dai mercati extraeuropei”.
“Resto comunque positivo sull’andamento complessivo dell’anno – conclude Fagnoni – a patto che non si arrivi a un blocco dei voli: in quel caso l’intero comparto turistico sarebbe gravemente danneggiato, con conseguenze molto pesanti per tutta la filiera”.

Confindustria: per imprese costo energia fino a +21 miliardi

La guerra in Iran potrebbe avere un costo per le imprese fino a 21 miliardi in più di spesa per l’energia. E’ quanto si legge nella congiuntura flash di Confindustria diffusa stamattina. “Nell’ipotesi che la guerra in Iran finisca a giugno (con un petrolio a 110 dollari in media annua), che riprendano i flussi commerciali pre-conflitto e che la capacità produttiva dei paesi del Golfo rimanga adeguata a sostenere l’offerta mondiale – si legge nel rapporto – le imprese manifatturiere italiane si ritroverebbero a pagare ulteriori 7 miliardi di euro l’anno in più in bolletta rispetto al 2025; l’incidenza dei costi energetici risulterebbe superiore di 1 punto percentuale, salendo dal 4,9% nel 2025 al 5,9% nel 2026. Se invece la guerra si dovesse protrarre per tutto il 2026, con un petrolio a 140 dollari in media annua, le imprese pagherebbero 21 miliardi in più e l’incidenza salirebbe di 2,7 punti percentuali (dal 4,9% al 7,6%). In questo caso, si arriverebbe intorno ai livelli critici già sperimentati nel 2022 (8,3%), non sostenibili per le nostre imprese. Le quali vedrebbero erosa la loro competitività sia in Europa che a livello internazionale, considerato anche che i prezzi di petrolio e gas sono più bassi per le imprese localizzate in altre aree del mondo, in particolare nel continente americano”.

Confindustria: impatto shock energia su economia italiana

“Il prezzo del petrolio è alto, nonostante la fragile tregua nella guerra in Medio Oriente. L’impatto dello shock energetico già si legge in molti dati sull’economia italiana: cade la fiducia delle famiglie, anticipando una frenata dei consumi; risalgono i tassi sovrani; si abbassano le attese sull’industria, che stava provando a risalire; frenano anche i servizi. Reggono gli investimenti che nei primi tre mesi del 2026 sono ancora sostenuti dalle risorse del Pnrr”. E’ quanto si legge nella congiuntura flash di Confindustria diffusa stamattina.

La guerra – sostiene il centro studi di Confindustria – sta ampliando gli spread e invertendo la rotta dei tassi sovrani in Europa, dai minimi del 27 febbraio ai massimi del 27 marzo: in Italia a 4,02% da 3,36%, in Francia 3,79% da 3,17%, in Germania 3,07% da 2,61%; in aprile, lieve moderazione. Il tasso per le imprese italiane è a 3,33% a febbraio ma salirà, frenando il credito. Infatti la BCE è attesa rialzare i tassi a breve (dal 2,00%), per il già avviato balzo dell’inflazione: in Europa +2,5% a marzo, da +1,9%; negli USA +3,3% da +2,4%; in Italia è salita meno (+1,7% da +1,5%) perché i prezzi di alcuni servizi sono scesi mentre saliva l’energia. I dati congiunturali evidenziano segnali di tenuta degli investimenti per il 1° trimestre. A marzo, resta quasi invariata la fiducia delle imprese manifatturiere di beni strumentali, dopo gli aumenti di gennaio-febbraio. Nelle costruzioni, la fiducia delle imprese aumenta per il secondo mese, trainata dalle attese di occupazione, anche se con peggiori aspettative sui piani di costruzione.
Negative le attese per l’industria. A febbraio la produzione industriale era aumentata di appena +0,1%, insufficiente a recuperare il calo di gennaio (-0,6%): nel 1° trimestre la riduzione acquisita è di -0,5%. A marzo il PMI è in zona espansiva (51,3 da 50,6), ma l’attività è sostenuta dall’accumulo “precauzionale” di scorte in vari settori, per anticipare aumenti di prezzo. La fiducia delle imprese industriali è in modesto aumento, ma l’impatto della guerra emerge nella brusca flessione delle attese di produzione.
Anche nei servizi atteso un calo della domanda: stavano accelerando a inizio 2026, in particolare con una spesa dei turisti stranieri al +6,3% tendenziale a gennaio. Ma con la guerra, a marzo l’indicatore SP-PMI è caduto bruscamente in zona recessiva (48,8 da 52,3), riflettendo un calo della domanda. La fiducia delle imprese dei servizi è salita di poco, ma peggiorano le attese sugli ordini.
Export in aumento prima del conflitto. L’export italiano di beni è risalito a febbraio (+2,2% a prezzi costanti), dopo una stasi a gennaio. Cruciale il rimbalzo delle vendite negli USA (+8,0% tendenziale, dopo mesi di calo), concentrate nei farmaci e negli altri mezzi di trasporto. I nuovi dazi, dal 24 febbraio, rendono le merci italiane meno competitive rispetto a prima. Un impatto diretto della guerra è atteso sui 22 miliardi di export verso i paesi del Golfo e su alcune forniture critiche (alluminio, fertilizzanti).

 

Teheran: in nessuno dei negoziati si è parlato di trasferimento uranio

“In nessuna fase dei negoziati, né in quelli attuali né in quelli precedenti, si è discusso del trasferimento delle scorte di uranio arricchito dell’Iran agli Stati Uniti o a qualsiasi altro Paese”. Lo ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei, come riporta Iran International. “Così come il nostro suolo è sacro e importante per noi, anche l’uranio arricchito è importante per noi”, ha aggiunto.

Confidustria tedesca azzera previsioni crescita, pesa guerra in Iran

L’industria tedesca rinuncia alle previsioni di crescita per il 2026: secondo la federazione industriale Bdi – la Confindustria tedesca – al massimo si potrà registrare una stagnazione. Dopo un avvio d’anno debole e tre anni consecutivi di calo della produzione, il settore non si aspetta più una ripresa nel breve termine. A incidere sono sia fattori interni sia nuovi rischi geopolitici, tra cui il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, che ha fatto aumentare i prezzi dell’energia e aggravato le difficoltà nelle catene di approvvigionamento. In particolare, eventuali blocchi nel traffico marittimo – come nello stretto di Hormuz – potrebbero portare a un quinto anno consecutivo di contrazione della produzione industriale. Secondo la Bdi, tuttavia, la crisi ha radici soprattutto strutturali: costi energetici elevati, pressione fiscale, burocrazia e scarsa competitività del sistema Paese. Con una capacità produttiva utilizzata solo al 78%, la Germania rischia inoltre di restare indietro rispetto ad altre economie in crescita. L’associazione industriale critica le misure del governo, giudicate insufficienti e frammentarie, come il taglio temporaneo sui carburanti e gli incentivi alle aziende per bonus ai dipendenti. Secondo la Confindustria tedesca, molte imprese non sono in grado di sostenere ulteriori costi. Per rilanciare il settore, l’industria chiede interventi rapidi e strutturali: riduzione delle tasse e del costo del lavoro, maggiore flessibilità nel mercato occupazionale e riforme incisive per migliorare la competitività della Germania.

Teheran: nessun piano per prossimo round negoziati con Usa

“In questo preciso momento in cui parlo, non abbiamo alcun piano per il prossimo round di negoziati”. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, in conferenza stampa. Lo riporta Iran International. Le sue dichiarazioni giungono in un momento di incertezza riguardo alla possibilità che si tengano ulteriori colloqui tra Teheran e Washington.

Le parole di Baghaei non escludono che i colloqui possano effettivamente tenersi. “Non è stata presa alcuna decisione al riguardo”, ha detto il portavoce. Sabato l’Iran ha dichiarato di aver ricevuto nuove proposte dagli Stati Uniti, ma ha suggerito che permane un ampio divario fra le parti. Non è chiaro se una delle due parti abbia cambiato posizione sulle questioni che hanno fatto deragliare l’ultimo round di negoziati, fra cui il programma di arricchimento nucleare dell’Iran, i suoi proxy regionali e lo Stretto di Hormuz.

Pakistan si prepara per secondo round colloqui Usa-Teheran da martedì

Il Pakistan si prepara ad ospitare un secondo round di colloqui fra Iran e Stati Uniti, nonostante i dubbi sul fatto che i negoziati avranno effettivamente luogo. Da domenica il Pakistan ha intensificato i contatti diplomatici con Washington e Teheran per garantire che i colloqui possano iniziare già da martedì, hanno affermato funzionari che hanno chiesto di rimanere anonimi poiché non autorizzati a parlare con la stampa. Il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif, ha parlato al telefono domenica sera con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian; l’ufficio di Sharif ha rilasciato una dichiarazione in cui non menzionava i colloqui in programma. Nel fine settimana le autorità hanno iniziato a chiudere le strade principali e a rafforzare la sicurezza nella capitale Islamabad, in particolare nei pressi di un hotel di lusso dove le delegazioni dovrebbero incontrarsi. Le autorità hanno dispiegato soldati ai posti di blocco, chiuso i siti turistici e ordinato ai principali hotel di limitare le prenotazioni per garantire disponibilità.

Ministro Interno Pakistan incontra diplomatica Usa

Il ministro dell’Interno del Pakistan, Mohsin Naqvi, ha incontrato oggi l’incaricata d’affari Usa Natalie Baker presso l’ambasciata degli Stati Uniti a Islamabad. L’incontro si è concentrato sul rafforzamento delle relazioni fra Pakistan e Stati Uniti e sui preparativi per un secondo round di colloqui in programma questa settimana a Islamabad, ha riferito l’ufficio di Naqvi, senza specificare quando dovrebbero iniziare i colloqui. Naqvi ha informato Baker sulle misure di sicurezza, affermando che sono state adottate misure speciali per garantire la sicurezza delle delegazioni in visita. “Abbiamo predisposto misure di sicurezza complete per i nostri illustri ospiti”, ha dichiarato Naqvi nel comunicato. Baker ha espresso apprezzamento per il ruolo del Pakistan nell’allentare le tensioni regionali e per gli sforzi volti per facilitare il dialogo.

Pezeshkian: "Usare ogni via diplomatica per ridurre tensioni"

Il presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, parlando durante una visita al ministero della Giustizia, ha affermato che la guerra non è nell’interesse di nessuno e che le tensioni andrebbero allentate con mezzi razionali e diplomatici. “La guerra non è nell’interesse di nessuno e, pur resistendo alle minacce, si dovrebbe ricorrere a ogni via razionale e diplomatica per ridurre le tensioni”, ha dichiarato Pezeshkian, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa di Stato iraniana Irna. “Allo stesso tempo, la diffidenza nei confronti del nemico e la vigilanza nelle interazioni sono una necessità innegabile”, ha precisato.

Teheran: "Almeno 3.375 morti durante la guerra"

L’Iran ha fornito un nuovo bilancio delle vittime uccise nel Paese durante la guerra con Israele e Stati Uniti. A fornirlo è stato Abbas Masjedi, capo dell’Organizzazione di medicina legale iraniana, riferendo che sono almeno 3.375 le persone uccise nel conflitto e precisando che al momento solo 4 morti restano non identificati. Lo riportano diversi media fra cui l’agenzia di stampa iraniana Mizan, legata al potere giudiziario. Masjedi non ha fornito una ripartizione delle vittime tra civili e forze di sicurezza, limitandosi invece a indicare che 2.875 erano uomini e 496 donne; ha precisato inoltre che 383 dei morti erano bambini di età pari o inferiore a 18 anni. Le cifre fornite da Masjedi hanno sollevato dubbi sul fatto che includessero o meno membri delle forze di sicurezza, in particolare alla luce dell’intensità dei bombardamenti che hanno preso di mira basi militari e arsenali nel Paese.

Media Teheran, droni iraniani hanno attaccato navi Usa

“Poche ore fa soldati terroristi americani hanno attaccato nel Golfo di Oman una nave portacontainer iraniana di nome Toska, che era in viaggio dalla Cina verso l’Iran. Dopo che gli americani hanno attaccato questa nave, anche le forze iraniane hanno attaccato alcune navi militari americane con dei droni”. Lo scrive l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, vicina ai Guardiani della rivoluzione.

Oltre 20 imbarcazioni il 18 aprile hanno attraversato lo Stretto di Hormuz

I dati della società di analisi marittima Kpler mostrano che più di 20 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz il 18 aprile, segnando il numero più alto di navi che hanno solcato le acque da quando è iniziata la guerra contro l’Iran il 1° marzo.
Delle navi che hanno transitato con successo sabato, cinque avevano recentemente caricato merci iraniane costituite da metalli e vari prodotti petroliferi. Secondo i dati, questo gruppo comprendeva tre navi metaniere (per il trasporto di gas di petrolio liquefatto), due delle quali destinate alla Cina e all’India. Tra le altre navi partite c’erano quelle che trasportavano prodotti provenienti dal Bahrein, dagli Emirati Arabi Uniti e dall’Arabia Saudita.

 

Media, lieve ferita a una gamba per Mojtaba Khamenei

La nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha riportato una ferita lieve a una gamba durante i raid aerei di Usa e Israele contro il complesso del leader supremo. È quanto ha riferito un alto funzionario iraniano citato da Iran International. Secondo Azim Ebrahimpour, Mojtaba Khamenei si trovava all’interno del complesso al momento dell’attacco ed è rimasto leggermente ferito dall’onda d’urto di un missile. Ha aggiunto che le notizie relative ad altri feriti sono false e che le speculazioni sulla sua salute mirano a creare divisioni.

Soldato Idf ha distrutto statua di Gesù, il ministro Saar chiede scusa ai cristiani

Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, ha definito “un gesto vergognoso” la distruzione di una statua di Gesù Cristo a colpi di mazza da parte di un soldato dell’Idf. “Il danneggiamento di un simbolo religioso cristiano da parte di un soldato dell’Idf nel Libano meridionale è grave e scandaloso. Mi congratulo con l’Idf per la sua dichiarazione, per aver condannato l’incidente e per aver avviato un’indagine sulla vicenda. Sono certo che saranno adottate le misure severe necessarie nei confronti di chiunque abbia compiuto questo atto riprovevole. Questo gesto vergognoso è in totale contrasto con i nostri valori”, scrive Saar in un post su X. “Israele è un Paese che rispetta le diverse religioni e i loro simboli sacri e sostiene la tolleranza e il rispetto tra le fedi. Ci scusiamo per questo incidente e con ogni cristiano i cui sentimenti siano stati feriti”, afferma. Precedentemente l’esercito israeliano aveva riferito di avere verificato l’autenticità di un video circolato sui social network che mostra un soldato dell’Idf mentre distrugge con una mazza una statua di Gesù crocifisso nel sud del Libano. L’Idf ha affermato che il comportamento del soldato, appartenente al comando settentrionale, è del tutto “incompatibile con i valori che ci si aspetta dalle proprie truppe” e ha aggiunto che è in corso un’indagine.

Crosetto: "Navi a Hormuz? Meglio se con Onu ma anche senza ok Parlamento dica sì"

“C’è una spinta della comunità internazionale, che punta a mettere in sicurezza Hormuz e a far sì che riprenda la libera e pacifica navigazione delle merci a pieno regime. L’Italia, che ha una delle migliori marine militari del mondo, potrebbe pensare ad assetti cacciamine. Da 20 giorni ho detto al capo della Difesa e della Marina di tenersi pronti con due navi. Ma per inviarle occorre la fine delle ostilità, perché nessuno vuole entrare in una guerra”. Così Guido Crosetto, ministro della Difesa, in una intervista a Il Corriere della Sera. Quanto al fatto che ci vorranno anni perché il flusso di petrolio e gas torni a com’era prima del conflitto il ministro ha spiegato: “Ma no, una volta che hai garantito la sicurezza, le navi si muovono. I flussi potrebbero riprendere da subito, quasi con la stessa velocità di prima. Per l’impianto di gas liquido danneggiato in Qatar invece sì, potrebbero volerci anche tre anni. Il tema è quando sarà possibile inviare le navi. La comunità internazionale potrà accedere a Hormuz solo dopo la tregua, per non trovarsi in una zona di guerra. E il governo italiano passerà dal voto del Parlamento, che per noi è un passaggio dovuto, obbligatorio, fondamentale”. Nel frattempo le opposizioni chiedono un mandato chiaro dell’Onu: “Il primo Paese a chiedere un intervento dell’Onu, già mesi fa e su mia esplicita dichiarazione, è stata l’Italia e non solo per la guerra in Iran. Sono contento che ci arrivi anche l’opposizione. Mi auguro che ci sia l’egida dell’Onu, ma non mi formalizzerò se invece ci saranno 42 nazioni con un mandato e una forza multilaterale di pace. E non penso che, davanti a una missione internazionale, il Parlamento possa fare distinguo”.

Libano, Hezbollah rivendica attacco a soldati Israele: "Distrutti 4 tank"

Hezbollah ha annunciato di avere teso un’imboscata a dei soldati israeliani nel sud del Libano e sostiene di avere distrutto dei carri armati israeliani. Il gruppo libanese ha riferito oggi di avere fatto esplodere domenica pomeriggio degli ordigni durante un attacco contro le forze israeliane e sostiene che le bombe piazzate dai suoi combattenti siano esplose e abbiano distrutto 4 tank di un convoglio di 8 mezzi che stava transitando nei pressi del villaggio di Deir Siryan. Si tratta della prima rivendicazione di un attacco da parte di Hezbollah da quando, giovedì a mezzanotte, è entrato in vigore un cessate il fuoco di 10 giorni. Al momento l’eserciro israeliano non ha rilasciato commenti.

Media Teheran, eseguite due condanne a morte: "Spiavano per Mossad"

In Iran è stata eseguita stamattina la condanna a morte di due persone accusate di far parte di una rete legata al Mossad, l’agenzia di spionaggio di Israele. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, legata ai Guardiani della rivoluzione, secondo cui i 2 sono stati condannati per avere ricevuto un addestramento specializzato, anche in materia di comunicazioni sicure, per aver coordinato l’individuazione di luoghi sensibili e per aver fabbricato proiettili esplosivi. Le due persone uccise a seguito di condanna a morte, oltre a pianificare attacchi contro siti militari e pubblichi, avrebbero inviato video delle loro attività ai loro referenti in cambio di pagamenti in criptovaluta. Secondo quanto riporta Tasnim, “mentre era sotto sorveglianza da parte della sicurezza la rete ha ricevuto una nuova missione per attaccare due centri di servizio pubblico e militari a Teheran”.

Le condanne a morte sono state eseguite con impiccagione. L’agenzia di stampa iraniana Mizan, vicina alla magistratura iraniana, ha identificato gli uomini impiccati come Mohammad Masoum Shahi e Hamed Validi, accusati di aver appiccato il fuoco a degli edifici per conto dei servizi segreti israeliani Mossad. Un gruppo di opposizione iraniano in esilio aveva precedentemente rivendicato che i due uomini fossero propri membri e sostiene che le accuse a loro carico derivino da fatti avvenuti dopo che erano già stati arrestati. Il gruppo di opposizione Mujahedeen-e-Khalq (MEK) ha identificato Shahi come Nima Shahi. Il MEK ha affermato che gli uomini sono stati “sottoposti a interrogatori e torture” e condannati per un incidente avvenuto prima della loro detenzione. Questo porta a 8 il numero totale dei membri del MEK uccisi per condanna a morte dall’inizio della guerra. Attivisti e gruppi per i diritti umani denunciano che l’Iran tiene regolarmente processi a porte chiuse in cui gli imputati non sono in grado di contestare le accuse a loro carico.

Azizi: "Colloqui con Usa continuazione campo di battaglia"

 Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, afferma che le posizioni dell’Iran nei colloqui con gli Stati Uniti sono strettamente guidate dall’interesse e dalla sicurezza nazionale. Lo riporta Al Jazeera. Interrogato sulla possibilità che Teheran partecipi ai colloqui di Islamabad, Azizi ha affermato che “l’Iran agisce in base agli interessi nazionali” e farà tutto il necessario per “garantire gli interessi e la sicurezza del Paese”. Ha poi inquadrato la partecipazione ai colloqui come un’estensione degli sforzi del paese sul campo di battaglia.
“Consideriamo i negoziati in corso come la continuazione del campo di battaglia, e non vediamo altro che il campo di battaglia in questa situazione”, ha affermato. Se si otterranno risultati che confermino quelli del campo di battaglia, allora anche l’arena negoziale sarà un’opportunità per noi. Ma non se gli americani intendono trasformarla in un campo di pretese eccessive, basate sul loro approccio intimidatorio”.

Teheran: andremo a Islamabad se ci saranno segnali positivi

L’invio o meno di una delegazione a Islamabad da parte dell’Iran dipenderà dal se Teheran riceverà segnali positivi. È quanto ha detto Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, parlando con Al-Jazeera delle prospettive dei colloqui con gli Stati Uniti. Il parlamentare, ex comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), ha dichiarato che l’Iran ha deciso di proseguire i colloqui con gli Stati Uniti, ma che ciò “non significa negoziare a qualsiasi costo” e accettare qualsiasi “approccio adottato dalla controparte”. Alla domanda se l’Iran invierà una delegazione in Pakistan, Aziz ha risposto: “Non abbiamo mai temuto il principio della negoziazione. Forse oggi o domani, dopo un’ulteriore valutazione, lo riterremo probabile, ammesso che dalla delegazione negoziale americana e dai messaggi che ha ricevuto dall’Iran arrivi un segnale positivo”. L’Iran ha fissato delle linee rosse e queste “devono essere rispettate”, ha concluso.

Petrolio: quotazioni in avvio oltre 7% in più dopo accuse di violazione cessate fuoco

I prezzi del petrolio sono aumentati bruscamente in seguito agli attacchi contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz e ai messaggi contrastanti sulla prospettiva di una ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Lunedì, in Asia, i future sul petrolio Brent, principale punto di riferimento per i prezzi globali, sono balzati di oltre il 7% a causa del peggioramento delle prospettive di pace tra Washington e Teheran. I prezzi si sono leggermente abbassati in mattinata. Il greggio Wti al momento è vicino agli 88 dollari al barile.

Sondaggio Nbc, gradimento Trump crolla a minimo storico secondo mandato

Secondo un nuovo sondaggio di NBC News, il tasso di approvazione del presidente statunitense ha raggiunto il minimo storico del secondo mandato, attestandosi al 37%, a causa della sua gestione della guerra contro l’Iran. I risultati, pubblicati domenica, suggeriscono che il 63% degli adulti statunitensi disapprova l’operato di Trump, con il 50% che esprime una forte disapprovazione. Lo stesso sondaggio indicava che il 33% degli americani approvava fortemente o abbastanza la gestione della guerra da parte del presidente, mentre il 67% la disapprovava fortemente o abbastanza. Secondo il sondaggio, la guerra continua a dividere gli americani lungo le linee di partito: l’82% dei democratici e degli indipendenti la disapprova, mentre il 74% dei repubblicani la approva. L’opposizione alla guerra rimane particolarmente forte tra i giovani adulti. Mentre il 61% degli intervistati adulti ha affermato che gli Stati Uniti non dovrebbero intraprendere ulteriori azioni militari in Iran, la percentuale è salita al 74% tra i giovani sotto i 30 anni.

Teheran: "Atto pirateria, reagiremo presto a sequestro nostra nave"

Il comando militare congiunto iraniano ha fatto sapere che Teheran risponderà presto al sequestro di una nave mercantile battente bandiera iraniana che, come ha dichiarato il presidente Usa, Donald Trump, tentava di eludere il blocco navale vicino allo Stretto di Hormuz. Si tratta della prima intercettazione di questo tipo dall’inizio del blocco dei porti iraniani la scorsa settimana. Teheran ha definito il sequestro da parte degli Stati Uniti un atto di pirateria. I media statali iraniani, citando un portavoce del comando militare iraniano Khatam al-Anbiya, hanno affermato che la nave era in viaggio dalla Cina all’Iran quando è stata attaccata: “Avvertiamo che le forze armate della Repubblica islamica dell’Iran risponderanno presto e reagiranno a questa pirateria armata perpetrata dall’esercito statunitense”. L’accusa giunge in un momento di accresciuta tensione nella regione, con il fragile cessate il fuoco tra i due Paesi destinato a scadere alla fine di questa settimana. Allo stesso tempo, l’Iran ha continuato a limitare il transito di navi attraverso lo Stretto di Hormuz, una rotta commerciale globale cruciale che trasporta circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio. Gli Stati Uniti non hanno ancora risposto pubblicamente all’ultima accusa dell’Iran.

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