Mentre prosegue il cessate il fuoco nella guerra in Iran, e si continua a tentare la via negoziale, resta alta la tensione internazionale sullo Stretto di Hormuz. Il primo vicepresidente iraniano Mohammad Reza Aref ha fatto sapere che la stabilità nello Stretto ha un costo, affermando che non ci si può aspettare che il Paese garantisca la sicurezza marittima mentre affronta restrizioni sulle proprie esportazioni di petrolio, in un contesto di crescenti tensioni con gli Stati Uniti a seguito del sequestro di una nave iraniana. “La sicurezza dello Stretto di Hormuz non è gratuita. Non si possono limitare le esportazioni di petrolio iraniano e al contempo pretendere la sicurezza gratuita per gli altri”, ha affermato in un post su X aggiungendo che le conseguenze di una pressione continua avrebbero una portata globale, in particolare per i mercati energetici.
Intanto negli Usa crolla, secondo un sondaggio di Nbc News, il gradimento del presidente Donald Trump, che ha avviato il conflitto con Teheran.
La nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha riportato una ferita lieve a una gamba durante i raid aerei di Usa e Israele contro il complesso del leader supremo. È quanto ha riferito un alto funzionario iraniano citato da Iran International. Secondo Azim Ebrahimpour, Mojtaba Khamenei si trovava all’interno del complesso al momento dell’attacco ed è rimasto leggermente ferito dall’onda d’urto di un missile. Ha aggiunto che le notizie relative ad altri feriti sono false e che le speculazioni sulla sua salute mirano a creare divisioni.
Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Saar, ha definito “un gesto vergognoso” la distruzione di una statua di Gesù Cristo a colpi di mazza da parte di un soldato dell’Idf. “Il danneggiamento di un simbolo religioso cristiano da parte di un soldato dell’Idf nel Libano meridionale è grave e scandaloso. Mi congratulo con l’Idf per la sua dichiarazione, per aver condannato l’incidente e per aver avviato un’indagine sulla vicenda. Sono certo che saranno adottate le misure severe necessarie nei confronti di chiunque abbia compiuto questo atto riprovevole. Questo gesto vergognoso è in totale contrasto con i nostri valori”, scrive Saar in un post su X. “Israele è un Paese che rispetta le diverse religioni e i loro simboli sacri e sostiene la tolleranza e il rispetto tra le fedi. Ci scusiamo per questo incidente e con ogni cristiano i cui sentimenti siano stati feriti”, afferma. Precedentemente l’esercito israeliano aveva riferito di avere verificato l’autenticità di un video circolato sui social network che mostra un soldato dell’Idf mentre distrugge con una mazza una statua di Gesù crocifisso nel sud del Libano. L’Idf ha affermato che il comportamento del soldato, appartenente al comando settentrionale, è del tutto “incompatibile con i valori che ci si aspetta dalle proprie truppe” e ha aggiunto che è in corso un’indagine.
“C’è una spinta della comunità internazionale, che punta a mettere in sicurezza Hormuz e a far sì che riprenda la libera e pacifica navigazione delle merci a pieno regime. L’Italia, che ha una delle migliori marine militari del mondo, potrebbe pensare ad assetti cacciamine. Da 20 giorni ho detto al capo della Difesa e della Marina di tenersi pronti con due navi. Ma per inviarle occorre la fine delle ostilità, perché nessuno vuole entrare in una guerra”. Così Guido Crosetto, ministro della Difesa, in una intervista a Il Corriere della Sera. Quanto al fatto che ci vorranno anni perché il flusso di petrolio e gas torni a com’era prima del conflitto il ministro ha spiegato: “Ma no, una volta che hai garantito la sicurezza, le navi si muovono. I flussi potrebbero riprendere da subito, quasi con la stessa velocità di prima. Per l’impianto di gas liquido danneggiato in Qatar invece sì, potrebbero volerci anche tre anni. Il tema è quando sarà possibile inviare le navi. La comunità internazionale potrà accedere a Hormuz solo dopo la tregua, per non trovarsi in una zona di guerra. E il governo italiano passerà dal voto del Parlamento, che per noi è un passaggio dovuto, obbligatorio, fondamentale”. Nel frattempo le opposizioni chiedono un mandato chiaro dell’Onu: “Il primo Paese a chiedere un intervento dell’Onu, già mesi fa e su mia esplicita dichiarazione, è stata l’Italia e non solo per la guerra in Iran. Sono contento che ci arrivi anche l’opposizione. Mi auguro che ci sia l’egida dell’Onu, ma non mi formalizzerò se invece ci saranno 42 nazioni con un mandato e una forza multilaterale di pace. E non penso che, davanti a una missione internazionale, il Parlamento possa fare distinguo”.
Hezbollah ha annunciato di avere teso un’imboscata a dei soldati israeliani nel sud del Libano e sostiene di avere distrutto dei carri armati israeliani. Il gruppo libanese ha riferito oggi di avere fatto esplodere domenica pomeriggio degli ordigni durante un attacco contro le forze israeliane e sostiene che le bombe piazzate dai suoi combattenti siano esplose e abbiano distrutto 4 tank di un convoglio di 8 mezzi che stava transitando nei pressi del villaggio di Deir Siryan. Si tratta della prima rivendicazione di un attacco da parte di Hezbollah da quando, giovedì a mezzanotte, è entrato in vigore un cessate il fuoco di 10 giorni. Al momento l’eserciro israeliano non ha rilasciato commenti.
In Iran è stata eseguita stamattina la condanna a morte di due persone accusate di far parte di una rete legata al Mossad, l’agenzia di spionaggio di Israele. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, legata ai Guardiani della rivoluzione, secondo cui i 2 sono stati condannati per avere ricevuto un addestramento specializzato, anche in materia di comunicazioni sicure, per aver coordinato l’individuazione di luoghi sensibili e per aver fabbricato proiettili esplosivi. Le due persone uccise a seguito di condanna a morte, oltre a pianificare attacchi contro siti militari e pubblichi, avrebbero inviato video delle loro attività ai loro referenti in cambio di pagamenti in criptovaluta. Secondo quanto riporta Tasnim, “mentre era sotto sorveglianza da parte della sicurezza la rete ha ricevuto una nuova missione per attaccare due centri di servizio pubblico e militari a Teheran”.
Le condanne a morte sono state eseguite con impiccagione. L’agenzia di stampa iraniana Mizan, vicina alla magistratura iraniana, ha identificato gli uomini impiccati come Mohammad Masoum Shahi e Hamed Validi, accusati di aver appiccato il fuoco a degli edifici per conto dei servizi segreti israeliani Mossad. Un gruppo di opposizione iraniano in esilio aveva precedentemente rivendicato che i due uomini fossero propri membri e sostiene che le accuse a loro carico derivino da fatti avvenuti dopo che erano già stati arrestati. Il gruppo di opposizione Mujahedeen-e-Khalq (MEK) ha identificato Shahi come Nima Shahi. Il MEK ha affermato che gli uomini sono stati “sottoposti a interrogatori e torture” e condannati per un incidente avvenuto prima della loro detenzione. Questo porta a 8 il numero totale dei membri del MEK uccisi per condanna a morte dall’inizio della guerra. Attivisti e gruppi per i diritti umani denunciano che l’Iran tiene regolarmente processi a porte chiuse in cui gli imputati non sono in grado di contestare le accuse a loro carico.
Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, afferma che le posizioni dell’Iran nei colloqui con gli Stati Uniti sono strettamente guidate dall’interesse e dalla sicurezza nazionale. Lo riporta Al Jazeera. Interrogato sulla possibilità che Teheran partecipi ai colloqui di Islamabad, Azizi ha affermato che “l’Iran agisce in base agli interessi nazionali” e farà tutto il necessario per “garantire gli interessi e la sicurezza del Paese”. Ha poi inquadrato la partecipazione ai colloqui come un’estensione degli sforzi del paese sul campo di battaglia.
“Consideriamo i negoziati in corso come la continuazione del campo di battaglia, e non vediamo altro che il campo di battaglia in questa situazione”, ha affermato. Se si otterranno risultati che confermino quelli del campo di battaglia, allora anche l’arena negoziale sarà un’opportunità per noi. Ma non se gli americani intendono trasformarla in un campo di pretese eccessive, basate sul loro approccio intimidatorio”.
L’invio o meno di una delegazione a Islamabad da parte dell’Iran dipenderà dal se Teheran riceverà segnali positivi. È quanto ha detto Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, parlando con Al-Jazeera delle prospettive dei colloqui con gli Stati Uniti. Il parlamentare, ex comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), ha dichiarato che l’Iran ha deciso di proseguire i colloqui con gli Stati Uniti, ma che ciò “non significa negoziare a qualsiasi costo” e accettare qualsiasi “approccio adottato dalla controparte”. Alla domanda se l’Iran invierà una delegazione in Pakistan, Aziz ha risposto: “Non abbiamo mai temuto il principio della negoziazione. Forse oggi o domani, dopo un’ulteriore valutazione, lo riterremo probabile, ammesso che dalla delegazione negoziale americana e dai messaggi che ha ricevuto dall’Iran arrivi un segnale positivo”. L’Iran ha fissato delle linee rosse e queste “devono essere rispettate”, ha concluso.
I prezzi del petrolio sono aumentati bruscamente in seguito agli attacchi contro navi mercantili nello Stretto di Hormuz e ai messaggi contrastanti sulla prospettiva di una ripresa dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Lunedì, in Asia, i future sul petrolio Brent, principale punto di riferimento per i prezzi globali, sono balzati di oltre il 7% a causa del peggioramento delle prospettive di pace tra Washington e Teheran. I prezzi si sono leggermente abbassati in mattinata. Il greggio Wti al momento è vicino agli 88 dollari al barile.
Secondo un nuovo sondaggio di NBC News, il tasso di approvazione del presidente statunitense ha raggiunto il minimo storico del secondo mandato, attestandosi al 37%, a causa della sua gestione della guerra contro l’Iran. I risultati, pubblicati domenica, suggeriscono che il 63% degli adulti statunitensi disapprova l’operato di Trump, con il 50% che esprime una forte disapprovazione. Lo stesso sondaggio indicava che il 33% degli americani approvava fortemente o abbastanza la gestione della guerra da parte del presidente, mentre il 67% la disapprovava fortemente o abbastanza. Secondo il sondaggio, la guerra continua a dividere gli americani lungo le linee di partito: l’82% dei democratici e degli indipendenti la disapprova, mentre il 74% dei repubblicani la approva. L’opposizione alla guerra rimane particolarmente forte tra i giovani adulti. Mentre il 61% degli intervistati adulti ha affermato che gli Stati Uniti non dovrebbero intraprendere ulteriori azioni militari in Iran, la percentuale è salita al 74% tra i giovani sotto i 30 anni.
Il comando militare congiunto iraniano ha fatto sapere che Teheran risponderà presto al sequestro di una nave mercantile battente bandiera iraniana che, come ha dichiarato il presidente Usa, Donald Trump, tentava di eludere il blocco navale vicino allo Stretto di Hormuz. Si tratta della prima intercettazione di questo tipo dall’inizio del blocco dei porti iraniani la scorsa settimana. Teheran ha definito il sequestro da parte degli Stati Uniti un atto di pirateria. I media statali iraniani, citando un portavoce del comando militare iraniano Khatam al-Anbiya, hanno affermato che la nave era in viaggio dalla Cina all’Iran quando è stata attaccata: “Avvertiamo che le forze armate della Repubblica islamica dell’Iran risponderanno presto e reagiranno a questa pirateria armata perpetrata dall’esercito statunitense”. L’accusa giunge in un momento di accresciuta tensione nella regione, con il fragile cessate il fuoco tra i due Paesi destinato a scadere alla fine di questa settimana. Allo stesso tempo, l’Iran ha continuato a limitare il transito di navi attraverso lo Stretto di Hormuz, una rotta commerciale globale cruciale che trasporta circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio. Gli Stati Uniti non hanno ancora risposto pubblicamente all’ultima accusa dell’Iran.

