Il Pakistan ha proposto di ospitare un secondo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad nei prossimi giorni, prima della fine del cessate il fuoco, secondo quanto riferito da due funzionari pakistani. I funzionari, che hanno parlato a condizione di anonimato perché non autorizzati a discutere la questione con la stampa, hanno affermato che la proposta dipenderà dalla richiesta delle parti di una sede diversa. Uno dei funzionari ha aggiunto che, nonostante si siano conclusi senza un accordo, i primi colloqui facevano parte di un processo diplomatico in corso e non erano un’iniziativa isolata.
Intanto la Casa Bianca alimenta le polemiche con il Vaticano, dopo la presa di posizione di Papa Leone XIV. A parlare è il vicepresidente JD Vance: “Il presidente Trump deve tutelare gli interessi degli Stati Uniti. Credo che in alcuni casi sarebbe meglio che il Vaticano si attenesse alle questioni morali, a ciò che accade nella Chiesa cattolica, lasciando che sia il presidente a dettare la politica pubblica americana” ha detto a Fox News.
L’inviata principale del Libano negli Stati Uniti, Nada Hamadeh Moawad, ha affermato che il primo impegno diplomatico ad alto livello tra il suo Paese e Israele è stato “costruttivo”, ma ha sollecitato la fine dell’attuale conflitto tra Israele e i militanti di Hezbollah, sostenuti dall’Iran, che ha causato lo sfollamento di migliaia di libanesi. Dopo aver partecipato ai colloqui di martedì con il segretario di Stato americano Marco Rubio e l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, l’inviata ha dichiarato di aver “sottolineato la necessità di preservare la nostra integrità territoriale e la sovranità dello Stato” durante la discussione durata due ore. “Ho chiesto un cessate il fuoco e il ritorno delle persone sfollate alle loro case”, ha detto in brevi dichiarazioni diffuse dall’ambasciata libanese a Washington.
Più di 20 navi commerciali hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore. Lo hanno riferito al Wall Street Journal due funzionari statunitensi.
Il dipartimento del Tesoro Usa ha dichiarato di non avere in programma il rinnovo dell’autorizzazione di 30 giorni che aveva consentito la vendita di petrolio iraniano soggetto a sanzioni che si trovava già in mare alla fine di marzo. La misura, annunciata il 20 marzo, è destinata a scadere il 19 aprile. “L’autorizzazione a breve termine che consente la vendita del petrolio iraniano già bloccato in mare scadrà tra pochi giorni e non verrà rinnovata”, ha comunicato il dipartimento tramite i social media.
I Paesi europei stanno elaborando un piano per costituire una vasta coalizione per garantire la libera circolazione attraverso lo Stretto di Hormuz, prevedendo l’invio di navi dragamine e altre unità militari. Lo riporta il Wall Street Journal, riferendo che il piano europeo entrerebbe in vigore solo al termine del conflitto e potrebbe escludere gli Stati Uniti. Il presidente francese Emmanuel Macron, riporta il Wsj, ha dichiarato che il piano prevede una missione difensiva internazionale che non includa le parti “belligeranti”, vale a dire Stati Uniti, Israele e Iran. Secondo diplomatici europei a conoscenza dei dettagli, le navi europee non opererebbero sotto comando americano.
“Tutte le parti hanno concordato l’avvio di un processo di negoziato diretto in un luogo e in un momento che verranno concordati riguardo alla sua forma”. E’ quanto si legge in una dichiarazione congiunta di Israele, Libano e Stati Uniti dopo i colloqui di oggi a Washington. Lo riporta Ynet. Da parte americana è stato riferito che gli Stati Uniti “hanno sostenuto i piani del governo libanese per ripristinare il monopolio sulle armi e porre fine all’influenza iraniana interna, nonché il diritto di Israele a difendersi”. Da parte israeliana è stato dichiarato che Tel Aviv “ha espresso il proprio sostegno allo smantellamento di tutte le organizzazioni armate non governative e delle infrastrutture terroristiche in Libano, e sottolinea il proprio impegno a collaborare con il governo libanese per raggiungere questo obiettivo”.
Secondo fonti vicine ai negoziati, forti divergenze tra i membri della squadra negoziale iraniana hanno portato all’abbandono dei colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad, in Pakistan, e al ritorno a Teheran l’11 aprile scorso. Lo riporta Iran International. Durante i negoziati di venerdì con gli Stati Uniti, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha mostrato segni di flessibilità su alcune delle sue posizioni, in particolare per quanto riguarda la riduzione o l’interruzione del sostegno finanziario e militare al cosiddetto Asse della Resistenza, che comprende Hezbollah in Libano. Questo approccio ha suscitato una forte reazione da parte di Mohammad Bagher Zolghadr, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale di Teheran. Zolghadr, informato sui colloqui, ha presentato un rapporto alla leadership e agli alti comandanti delle Guardie Rivoluzionarie. Il rapporto avrebbe evidenziato “deviazioni dal mandato della delegazione” e il coinvolgimento in discussioni che andavano oltre le direttive della leadership. A seguito di consultazioni ai vertici e con il coinvolgimento di Hossein Taeb, consigliere della Guida Suprema, sabato pomeriggio è stato emesso un ordine per l’immediato rientro della delegazione a Teheran.
Sono arrivato a Roma per incontrare i leader politici e imprenditoriali italiani. Mi assicurerò che la voce del popolo iraniano non venga messa a tacere e discuterò dell’unico vero percorso verso la pace, la sicurezza e la prosperità per il mondo: la liberazione dell’Iran dalla Repubblica Islamica”. Lo ha scritto su X il figlio dell’ultimo scià iraniano in esilio, Reza Pahlavi.
In una dichiarazione rilasciata ai giornalisti dopo gli storici colloqui che si sono tenuti a Washington, l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, ha elogiato le sue controparti libanesi per la collaborazione dimostrata durante l’incontro, nonostante le pressioni esercitate da Hezbollah. “Oggi abbiamo scoperto di essere dalla stessa parte. Questa è la cosa più positiva che potessimo ottenere”, ha detto Leiter, “siamo entrambi uniti nella liberazione del Libano da una potenza occupante dominata dall’Iran, chiamata Hezbollah”.
“Il governo libanese ha chiarito in modo inequivocabile che non accetterà più l’occupazione di Hezbollah e che l’Iran è stato indebolito; Hezbollah è drasticamente indebolito”, ha aggiunto Leiter, “questa è un’opportunità”. Leiter, l’unico diplomatico a uscire e parlare dopo i colloqui, ha descritto l’incontro tra Stati Uniti, Israele e Libano in termini estremamente positivi, nonostante Rubio avesse precedentemente descritto l’incontro come parte di un “processo” più ampio. L’ambasciatore ha evidenziato diversi punti di consenso, chiarendo al contempo che Israele ha bisogno che il Libano si separi “completamente” da Teheran e dal suo alleato Hezbollah.
“È tempo che Israele e il Libano collaborino, invece che il Libano sia vittima” delle azioni negative di Hezbollah e di Israele. Lo ha detto il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ai giornalisti, mentre gli ambasciatori di Libano e Israele si incontravano a Washington con il segretario di Stato americano Marco Rubio. “La verità è che Hezbollah e Israele si sono sempre aiutati a vicenda per destabilizzare il governo del Libano”, ha aggiunto Guterres, “ogni volta che Israele occupa parte del Libano, Hezbollah lo usa come pretesto per affermare di non poter disarmare e di dover continuare la resistenza, mentre Israele usa gli attacchi missilistici di Hezbollah sul suo territorio come pretesto per operazioni su vasta scala contro il Libano”.
Il presidente del Consiglio europeo António Costa critica il blocco navale statunitense dei porti iraniani. “Un blocco non è mai la risposta” e “riteniamo che i blocchi non risolvano altri blocchi”, ha detto alla Cnn. Costa ha quindi indicato nella conferenza tenutasi questa settimana per riunire una coalizione di Paesi disposti ad intraprendere azioni difensive nello Stretto di Hormuz, la strada più percorribile per il futuro. “Stiamo procedendo nel modo giusto; e il modo giusto consiste nell’affrontare la questione nel pieno rispetto del diritto internazionale”.
I dati di tracciamento delle navi analizzati da Bbc suggeriscono che due imbarcazioni legate all’Iran, che avevano attraversato lo Stretto di Hormuz dopo l’imposizione di un blocco da parte degli Stati Uniti, hanno ora cambiato rotta e sembrano tornare indietro. La petroliera Rich Starry, sanzionata dagli Stati Uniti e che dichiara di trasportare un carico, era salpata verso est da Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti, attraversando lo stretto durante la notte. Secondo i dati ha ora cambiato direzione.
I dati di tracciamento mostrano inoltre che una nave portarinfuse, la Christianna, che aveva attraversato lo stretto lunedì dopo il blocco, dopo aver fatto scalo a Bandar Iman Khomeini in Iran, ha anch’essa cambiato rotta. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha affermato che a sei navi mercantili è stato chiesto di invertire la rotta e che queste hanno obbedito.
E’ “altamente probabile” che i colloqui tra Stati Uniti e Iran riprendano. Lo ha dichiarato il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, spiegando che questa è l’indicazione che ha ricevuto dopo un incontro tenutosi con il vice primo ministro del Pakistan, Ishaq Dar, che è anche ministro degli Esteri del Paese. Guterres ha espresso “enorme ammirazione” per l’iniziativa del Pakistan volta a portare la pace in Medioriente. “Ritengo essenziale che questi negoziati continuino”, ha detto Guterres ai giornalisti, spiegando che sarebbe “irrealistico” aspettarsi che problemi complessi e di lunga durata tra Stati Uniti e Iran vengano risolti in una prima sessione negoziale. “Abbiamo bisogno che i negoziati proseguano e che il cessate il fuoco venga mantenuto mentre i negoziati continuano”, ha aggiunto il segretario generale.
Quotazioni in calo per i futures petroliferi sui principali hub internazionali, in scia alle voci su possibili nuovi colloqui tra Usa e Iran. Le quotazioni sul Brent si attestano attualmente a 95,2 dollari al barile, in calo del 4,1%, mentre quelle sul Wti viaggiano a 92,6 dollari al barile (-6,55%).
Il diritto internazionale è “indispensabile”, “senza di esso l’instabilità si diffonde, la sfiducia si acuisce e i conflitti sfuggono al controllo. Questo vale ovunque, e si applica con urgenza al conflitto in Medioriente. Non esiste una soluzione militare a questa crisi. Gli accordi di pace richiedono un impegno costante e la volontà politica. È necessario riprendere seriamente i negoziati”. Lo ha dichiarato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. “Il cessate il fuoco deve essere preservato e, se necessario, prorogato”, ha aggiunto.
“Perché dovremmo fare del male all’Italia? Amiamo il popolo italiano, il calcio e il cibo, e amiamo Roma, Rimini, Pisa, Milano, Venezia, Sardegna, Firenze, Napoli, Genova, Torino, la Sicilia e tutto il resto”. Lo ha scritto su X l’ambasciata iraniana in Thailandia, in risposta alle affermazioni di Donald Trump che in un’intervista al Corriere della Sera ha detto che l’Iran ‘farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità’.
“In questo salone otto o nove anni fa uno studente mi ha chiesto come si fa a resistere alle tentazioni del potere, io gli ho risposto che il potere può in effetti inebriare e far perdere l’equilibrio, ma ci sono due antidoti: uno è istituzionale, l’equilibrio tra i poteri, la distribuzione delle funzioni tra i vari organi costituzionali, il secondo è la coscienza personale, individuale e un’alta capacità di autoironia è preziosa”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontrando al Quirinale una delegazione di studenti delle scuole di giornalismo. “Se i cosiddetti potenti della terra ne facessero uso, anche in piccole dosi, il mondo ne trarrebbe giovamento e loro eviterebbero difficoltà e motivi di imbarazzo”.
“Venendo qui dal mio studio ho letto le agenzie sul messaggio di Papa Leone XIV ha inviato all’accademia delle scienze: un messaggio splendido sul potere che ancora una volta rende evidente il debito di riconoscenza nei confronti del Papa che deve nutrire e avvertire. Un messaggio che mette in guardia dal pericolo dell’autoesaltazione”. Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontrando al Quirinale una delegazione di studenti delle scuole di giornalismo.
“L’amicizia tra Nazioni alleate si fonda sul rispetto, non sulla rinuncia alla propria autonomia di giudizio. Essere alleati non significa accettare tutto in silenzio, ma avere il coraggio di dire con chiarezza ciò che si ritiene giusto. Il legame tra Italia e Stati Uniti non è in discussione, così come non è in discussione la solidità dell’alleanza. Fino a oggi il Presidente Trump ha considerato Giorgia Meloni una persona coraggiosa, determinata e attenta al bene dell’Italia”. Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sui social.
“Ed è vero. Perché Giorgia Meloni è un leader che non ha mai temuto di dire ciò che pensa, soprattutto quando sono in gioco princìpi, rispetto e identità. Su Papa Leone XIV ha detto ciò che ogni italiano sente profondamente. Il rapporto tra l’Italia e il Pontefice, la guida della Chiesa Cattolica, appartiene alla nostra storia, alla nostra cultura e a un sentimento che merita rispetto”.
“In questi anni, il Presidente del Consiglio ha dimostrato coraggio, determinazione e senso di responsabilità, sempre nell’interesse del nostro Paese e ieri ha parlato non per rappresentare una posizione politica ma un sentimento nazionale. Ha semplicemente fatto ciò che deve fare chi guida una Nazione: difendere i propri valori, le proprie Istituzioni e ciò che gli italiani considerano parte della propria identità”.
Al dipartimento di Stato di Washington sono in corso i colloqui diretti tra l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, e l’ambasciatrice libanese negli Stati Uniti, Nada Hamadeh, con la mediazione del segretario di Stato Marco Rubio. Il segretario di Stato, al momento della foto con gli altri diplomatici non ha risposto alle domande dei giornalisti sulla guerra in Iran.
Nei prossimi due giorni in Pakistan “potrebbe accadere qualcosa” riguardo ai negoziati tra Stati Uniti e Iran. Lo ha detto Donald Trump parlando con l’inviato del New York Post a Islamabad. “Dovreste restare lì, davvero, perché potrebbe accadere qualcosa nei prossimi due giorni, e siamo più propensi ad andare in quella direzione”, ha detto il presidente. “È più probabile; sapete perché? Perché il feldmaresciallo sta facendo un ottimo lavoro”, ha aggiunto Trump in riferimento al capo di Stato Maggiore pakistano, Asim Munir, che ha definito “fantastico”. Quanto all’indicazione di Ginevra come un’altra potenziale sede per i colloqui di pace, Trump è sembrato smentire questa possibilità. “Perché dovremmo andare in un Paese che non c’entra nulla?”, ha affermato il presidente.
“L’essenza delle civiltà si rivela nei momenti cruciali della storia. Le posizioni assunte da Spagna, Cina, Russia, Turchia, Italia ed Egitto contro il bellicismo e i crimini del regime sionista affondano le loro radici nelle loro profonde tradizioni culturali e storiche”. È quanto scrive in un post sul social X il presidente dell’Iran Masoud Pezeshkian.
“Italia e Stati Uniti sono Nazioni amiche ed alleate da lungo tempo, a prescindere da chi governa. Dispiace che ultimamente scelte dell’amministrazione americana non appaiano in linea con la visione degli Stati europei, Italia compresa. Ma il dovere degli amici è dire con trasparenza quando non si è d’accordo, non assecondare ciò che si reputa sbagliato. È quanto ha sempre fatto Giorgia Meloni in Europa come con gli Stati Uniti e con gli altri partner, con la chiarezza e la sincerità che hanno restituito alla nostra Nazione credibilità e prestigio a livello internazionale. Un comportamento coraggioso, sempre volto a difendere l’interesse nazionale”. Lo dichiarano i capigruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati ed al Senato della Repubblica, Galeazzo Bignami e Lucio Malan.
“Il continuo scambio di messaggi tra la Repubblica islamica dell’Iran e il Pakistan in merito agli sviluppi successivi ai colloqui di Islamabad prosegue”. Lo ha dichiarato una fonte diplomatica a Islamabad, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale Irna. Secondo il rapporto, “la determinazione del Pakistan a proseguire gli sforzi di mediazione rimane invariata”.
La fonte diplomatica ha aggiunto all’Irna: “Non ci sono ancora informazioni su un accordo riguardo allo svolgimento di colloqui a Islamabad o in altri formati. Il prossimo round di colloqui a Islamabad potrebbe svolgersi ovunque e in qualsiasi momento, e finora non è stata presa alcuna decisione ufficiale in merito”. Ha poi precisato che il prossimo round “potrebbe svolgersi ad Ankara, Ginevra o nella stessa Islamabad”.
“Meloni è stata da sempre molto chiara. Noi siamo amici degli Stati Uniti d’America. Apprezziamo il presidente attuale degli Usa quando dice cose che su cui siamo d’accordo. Quando ci sono cose su cui non siamo d’accordo manteniamo l’amicizia ma, come avviene tra amici, lo si dice chiaramente. Se qualcuno può pensare che il presidente del Consiglio dell’Italia possa mai considerare accettabili attacchi frontali al sommo Pontefice non conosce L’Italia, non conosce il Presidente del Consiglio e non conosce quello che significa il rapporto tra l’Italia e il Papa che in questo caso è pure americano insomma”. Così il presidente del Senato Ignazio La Russa. “Secondo noi non c’è bisogno di ricucire – aggiunge -. Il presidente Trump ha una sua valutazione noi continueremo a essere amici degli Stati Uniti d’America su tutti gli argomenti su cui ci troviamo, immagino questo abbia detto il presidente del Consiglio e mi trova pienamente d’accordo, in piena sintonia con gli Stati Uniti”.
“Viviamo in un mondo più instabile e conflittuale. Vediamo che i regimi autoritari di tutto il mondo stanno cercando di mostrare i muscoli e crediamo che in una situazione geopolitica come questa, sia importante che noi, in quanto democrazie, continuiamo a collaborare. Il nostro messaggio è quindi quello di un impegno transatlantico continuo. È importante dal punto di vista economico perché i nostri scambi commerciali e gli investimenti sono i più importanti al mondo. Quindi c’è molto in gioco, sia economicamente che geopoliticamente”. Lo dice il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis al Semafor World Economy Summit a Washington.
“Quando parliamo del conflitto in Iran, ovviamente è importante non dimenticare la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, dove un messaggio chiaro è che ora non è il momento di allentare la pressione sulla Russia, perché purtroppo la Russia sta emergendo vincitrice da questa guerra, dato che i prezzi dell’energia sono aumentati e questo fornisce ulteriori entrate alla macchina bellica russa”, aggiunge.
“È lei che è inaccettabile, perché non le importa se l’Iran ha un’arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”. Così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha commentato in un’intervista al Corriere della Sera le parole della premier Giorgia Meloni, che ha definito inaccettabili gli attacchi contro Papa Leone.
“Piace il fatto che la vostra presidente (del Consiglio, ndr) non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? Piace alla gente? Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo”. È quanto afferma il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un’intervista al Corriere della Sera.
“Dice semplicemente che l’Italia non vuole essere coinvolta”, aggiunge Trump, “anche se l’Italia ottiene il suo petrolio da là, anche se l’America è molto importante per l’Italia. Non pensa che l’Italia dovrebbe essere coinvolta. Pensa che l’America dovrebbe fare il lavoro per lei”. “Non vuole aiutarci con la Nato, non vuole aiutarci a sbarazzarci dell’arma nucleare”, ha proseguito il presidente Usa, “è molto diversa da quello che pensavo”.
“Ancora una volta, l’economia globale rischia di essere destabilizzata, questa volta dallo scoppio della guerra in Medio Oriente alla fine di febbraio 2026. Nel corso dell’ultimo anno, i venti contrari derivanti da barriere commerciali più elevate e da una maggiore incertezza sono stati compensati da venti favorevoli provenienti da investimenti legati alla tecnologia, condizioni finanziarie accomodanti, tra cui un dollaro statunitense più debole, e dal sostegno delle politiche fiscali e monetarie. Il conflitto in Medio Oriente rappresenta una forza contraria significativa a questi venti favorevoli, attraverso il suo impatto sui mercati delle materie prime, sulle aspettative di inflazione e sulle condizioni finanziarie”. Lo rileva il Fondo monetario internazionale nell’Executive Summary del World Economic Outlook.
Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), la guerra in Iran porterà a un calo annuale della domanda di petrolio per la prima volta dall’inizio della pandemia. Per l’AIE, infatti, la domanda di petrolio dovrebbe diminuire in media di 80mila barili al giorno quest’anno, una netta revisione rispetto all’aumento di 850.000 barili al giorno previsto prima dell’inizio della guerra. Il calo di marzo è stato particolarmente grave a causa degli attacchi alle infrastrutture energetiche e della chiusura dello Stretto di Hormuz. L’AIE prevede una diminuzione della domanda di 1,5 milioni di barili nel trimestre in corso. Sebbene i tagli più forti al consumo di petrolio si siano inizialmente registrati in Medio Oriente e nella regione dell’Asia-Pacifico, si prevede che la contrazione della domanda si estenderà ulteriormente con l’aumento dei prezzi del petrolio e il persistere della scarsità.
“Sul caro dell’energia sono preoccupata. Sull’andamento dell’economia in generale sono molto preoccupata, se non si riesce a riprendere e mandare avanti il round di negoziati e se non si riesce a riaprire lo stretto di Hormuz. Dall’inizio della crisi noi siamo stati tempestivi nel dare le risposte e continueremo a essere tempestivi nel dare le risposte. Per fare questo c’è bisogno di un impegno del governo italiano e c’è bisogno dell’Europa”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni a margine della visita al Vinitaly, a Verona.
La Corea del Sud ha annunciato di aver fornito 2 milioni di dollari in aiuti umanitari al Libano attraverso organizzazioni internazionali e di aver inoltre deciso di stanziare 500mila dollari in aiuti all’Iran tramite la Croce Rossa Internazionale. Il ministero degli Esteri di Seul ha dichiarato oggi che spera che tali aiuti contribuiscano ad alleviare la crisi umanitaria nelle regioni colpite.
L’esercito israeliano (Idf) sta conducendo operazioni di demolizione e abbattimento di edifici a Meis el-Jabal, nel sud del Libano, utilizzando bulldozer e macchinari pesanti. Questi edifici erano stati per lo più riparati dai residenti dopo la guerra del 2022-2024. Lo riporta L’Orient Le Jour.
“Vogliamo raggiungere la pace e la normalizzazione con lo Stato libanese. Non ci sono grandi controversie tra Israele e Libano. Il problema è Hezbollah”. Lo ha detto in conferenza stampa il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar, poche ore prima dei colloqui tra funzionari israeliani e libanesi previsti a Washington, negli Stati Uniti.
Dopo aver esaminato i dati di tracciamento, la Bbc rivela che quattro navi collegate all’Iran hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nonostante il blocco statunitense. Secondo Marine Traffic, l’ente che sovrintende al traffico marittimo, due di queste navi erano dirette verso porti iraniani. Una nave portarinfuse di nome Christina ha attraversato lo stretto ieri dopo l’inizio del blocco, dopo aver attraccato al porto Imam Khomeini. La nave Rich Starry, soggetta a sanzioni statunitensi, ha navigato verso est attraverso lo Stretto di Hormuz, partendo dal porto di Sharjah negli Emirati Arabi Uniti durante la notte. La petroliera Morlikishan, anch’essa soggetta a sanzioni, è partita da Lanshan, in Cina, durante la notte e si è diretta verso ovest attraverso lo Stretto di Hormuz. Un’altra nave, la Alpis, ha attraversato oggi lo Stretto in direzione est, partendo dal porto di Bushehr. Anche questa nave è soggetta a sanzioni statunitensi e la sua destinazione è sconosciuta. È possibile che queste navi abbiano falsificato la propria posizione per nascondersi.
“Ieri ho avuto un colloquio con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e con il presidente americano Donald Trump. Ho invitato a riprendere i negoziati interrotti a Islamabad, a chiarire i malintesi ed evitare nuove fasi di escalation”. È quanto scrive in un post sul social X il presidente della Francia Emmanuel Macron. “È essenziale, in particolare, che il cessate il fuoco sia rigorosamente rispettato da tutti e che includa il Libano”, aggiunge, “è altrettanto importante che lo stretto di Hormuz venga riaperto, in modo incondizionato, senza controlli né pedaggi, nel più breve tempo possibile. A queste condizioni, i negoziati dovrebbero poter riprendere rapidamente, con il sostegno delle principali parti interessate”.
La Croce Rossa ha consegnato in Iran il suo primo carico di aiuti di emergenza dall’inizio della guerra, che dovrebbe soddisfare le esigenze di quasi 25.000 persone. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha dichiarato oggi in un comunicato di aver inviato aiuti alla Mezzaluna Rossa iraniana (IRCS), tra cui cinque camion carichi di rifornimenti. Le provviste includono coperte, taniche, teloni, kit igienici e lampade solari. Il resto degli aiuti, trasportati da nove camion, verrà consegnato alla Croce Rossa Islamica (IRCS) entro la fine di questa settimana.
“Al momento non ci sono prove di carenza di carburante nell’Unione europea, ma potrebbero verificarsi problemi di approvvigionamento nel prossimo futuro, in particolare per il carburante per aerei. Ci coordiniamo in modo stretto con i nostri Stati membri e con l’industria”. Lo dice la portavoce della Commissione europea per l’Energia Anna-Kaisa Itkonen al briefing quotidiano con la stampa.
“Venerdì scorso si è tenuta una riunione della task force dell’Unione dell’energia che ha confermato che le forniture di petrolio greggio alle raffinerie dell’Unione europea rimangono stabili e non necessitano di ulteriori rilasci di scorte al momento. Tuttavia, per quanto riguarda la situazione del carburante per aerei, questa rimane la nostra principale preoccupazione al momento. Le raffinerie dell’Ue coprono circa il 70% del consumo dell’Ue, mentre il resto proviene dalle importazioni. Il nostro compito e il nostro ruolo al momento è quello di coordinarci e raccogliere informazioni complete e in tempo reale sulla situazione. Per questo motivo, stiamo organizzando riunioni di coordinamento sul petrolio e sul gas con cadenza settimanale”, aggiunge. Per quanto riguarda le misure sulle questioni energetiche attese per il 22 aprile, la portavoce sottolinea che “il lavoro è in fase di completamento” e “trattandosi di una risposta alla crisi energetica in corso, l’approccio sarà olistico”.
“La situazione internazionale è una situazione sulla quale bisogna continuare a lavorare per mandare avanti i negoziati di pace. Fare ogni sforzo possibile per stabilizzare il quadro e riaprire lo stretto” di Hormuz, “che per noi è fondamentale, non solo per i carburanti ma anche per i fertilizzanti, altro elemento essenziale per il settore del quale parliamo oggi”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al suo arrivo al Vinitaly, a Verona.
Il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer presiederanno congiuntamente venerdì a Parigi una conferenza che riunirà i Paesi non belligeranti disposti a partecipare a una missione nello Stretto di Hormuz per proteggere la navigazione “quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno”. Lo ha annunciato l’Eliseo, aggiungendo che altri partecipanti prenderanno parte all’evento tramite videoconferenza. I partner europei e altri sono pronti a contribuire a una “missione puramente difensiva volta a ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz”, si legge nella dichiarazione.Francia e Regno Unito hanno lavorato nelle ultime settimane per organizzare un’operazione di scorta a petroliere e navi portacontainer per garantire un passaggio sicuro attraverso lo Stretto.
Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha ribadito oggi che il Libano deve essere incluso nell’accordo iniziale di cessate il fuoco. “Il cessate il fuoco deve assolutamente includere il Libano, che in nessun caso può essere il capro espiatorio del governo israeliano”, ha dichiarato Barrot alla radio francese RFI. Gli attacchi di Israele contro il Libano sono “intollerabili”, ha aggiunto, perché minano il cessate il fuoco raggiunto fra Stati Uniti e Iran e perché rafforzano Hezbollah. “Distruggere il Libano, prendere di mira lo Stato libanese, non indebolisce Hezbollah, al contrario, lo rafforza”, ha affermato ancora Barrot.
Il ministro degli Esteri dell’Egitto, Badr Abdelatty, ha discusso con l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas delle iniziative volte all’allenantamento delle tensioni in Medioriente in relazione alla guerra in Iran. Durante una telefonata avuta lunedì, i due hanno valutato la situazione nella regione a seguito dei colloqui fra Stati Uniti e Iran a Islamabad. Abdelatty ha esortato la comunità internazionale, insieme all’Ue, a svolgere un ruolo nel promuovere la diplomazia e le soluzioni politiche.
“Se gli Stati Uniti insistono nell’utilizzare le cosiddette esportazioni di armi come pretesto per imporre dazi aggiuntivi alla Cina, la Cina adotterà con determinazione delle contromisure”. Lo ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, rispondendo a una domanda sul fatto che il presidente Usa, Donald Trump, ha affermato che se si scoprisse che la Cina fornisce armi all’Iran gli Stati Uniti imporrebbero un dazio aggiuntivo del 50% a Pechino. Lo riporta il Global Times. Il portavoce ha aggiunto che la Cina ha sempre adottato un atteggiamento prudente e responsabile in materia di esportazioni di armi, attuando controlli rigorosi in conformità con le leggi e i regolamenti nazionali sul controllo delle esportazioni, nonché con i propri obblighi internazionali.
Il blocco navale imposto dagli Usa ai porti dell’Iran è “un atto pericoloso è irresponsabile”. Lo ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, secondo quanto riporta la stampa locale. “Nonostante l’attuale accordo di cessate il fuoco temporaneo, gli Stati Uniti hanno ulteriormente intensificato il loro dispiegamento militare e intrapreso azioni di blocco mirate, il che non farà altro che intensificare le contraddizioni, acuirà le tensioni, comprometterà il già fragile cessate il fuoco e disturberà ulteriormente la sicurezza del passaggio attraverso lo Stretto” di Hormuz, ha affermato il portavoce, rispondendo a una domanda relativa all’annuncio del blocco dello Stretto di Homruz fatto dal comando centrale Usa.
“Mi trovo ad Abu Dhabi in vista di un viaggio di due giorni negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita e in Qatar, che si terrà oggi e domani. Ho tre messaggi per i nostri partner del Golfo: siamo pienamente solidali di fronte agli attacchi indiscriminati, ingiustificabili e illegali dell’Iran; siamo un partner affidabile per i Paesi del Golfo e siamo pronti a dare il nostro contributo; lavorando insieme, possiamo sostenere una strategia globale per una pace duratura in Medio Oriente attraverso negoziati e diplomazia”. Lo scrive su X il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.
“Oggi si sta calpestando la legalità internazionale e chi alza la voce contro i governi che violano il diritto internazionale, paradossalmente riceve minacce da questi Paesi”. Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez in conferenza stampa a Pechino, dopo l’incontro con Xi Jinping, rispondendo alla domanda se le parole del presidente cinese sul fatto che non prevalga la legge della giungla e che la Spagna sia “dalla parte giusta della storia”, possano essere lette come qualcosa di offensivo nei confronti di Donald Trump. “Non avremo nessun problema nel continuare a stare dal lato giusto della storia”, ha detto Sanchez. In un passaggio sulla guerra in Iran e a Gaza, il leader socialista ha poi rimarcato che il diritto internazionale in Medioriente viene “violato oggi fondamentalmente da un Paese, ovvero il governo di Israele”. Sanchez ha poi condannato anche “la risposta illegale da parte del regime iraniano”. In momenti come questi di grande instabilità l’importante è “difendere il diritto internazionale”, ha sottolineato il leader socialista.
“È molto difficile incontrare altri interlocutori che possano sbrogliare questa situazione provocata in Iran e nello Stretto di Hormuz più della Cina, perciò penso che la Cina possa giocare un ruolo importante per trovare una via diplomatica affinché cessi la guerra, contribuendo alla stabilità e alla pace”. Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez in conferenza stampa a Pechino, dopo aver incontrato il presidente Xi Jinping. “Questa guerra non la appoggiamo, però le imprese, le famiglie, la Spagna, l’Ue e il mondo già ne notano le conseguenze, e quindi, qualsiasi sforzo che possono fare tutte le nazioni e in particolare quelle che hanno un’interlocuzione e che non hanno partecipato in modo attivo a questa guerra illegale, è benvenuto e necessario”, ha aggiunto il leader socialista.
L’Arabia Saudita sta facendo pressing sugli Usa per revocare il suo blocco dello Stretto di Hormuz e tornare al tavolo dei negoziati. Lo scrive il Wall Street Journal (Wsj), citando funzionari arabi secondo cui gli esportatori di energia del Golfo temono che la mossa di Donald Trump di chiudere Hormuz possa indurre l’Iran possa compiere un’escalation e chiudere lo Stretto di Bab al-Mandeb, principale via d’uscita per il petrolio del Golfo Persico.
Hezbollah non rispetterà nessun accordo che dovesse scaturire dai colloqui diretti fra Libano e Israele in programma per oggi negli Stati Uniti, negoziati ai quali si oppone fermamente. È quanto ha dichiarato Wafiq Safa, membro di alto rango del Consiglio politico di Hezbollah, in un’intervista rilasciata ad Associated Press alla vigilia dei negoziati. Hezbollah “non è interessato né si preoccupa” di questi colloqui, ha dichiarato Safa ad AP. Sarà la prima volta da decenni che gli inviati del Libano e di Israele, che non intrattengono relazioni diplomatiche, si incontrano faccia a faccia in colloqui diretti. “Per quanto riguarda gli esiti di questi negoziati tra il Libano e il nemico israeliano, non ci interessano né ci preoccupano affatto”, ha dichiarato Safa ad Associated Press. “Non siamo vincolati da ciò che concordano”, ha aggiunto in quella che è una rara intervista a media internazionali. Safa si trovava accanto a un cimitero, mentre un drone israeliano ronzava in alto. Israele ha affermato che i suoi attacchi sul Libano di mercoledì hanno ucciso più di 250 militanti di Hezbollah. Secondo il ministero della Sanità libanese, fra le oltre 350 persone uccise c’erano più di 100 donne e bambini. Ciò significherebbe che, secondo l’affermazione di Israele, ogni uomo adulto ucciso quel giorno era un membro di Hezbollah. “Nessuno dei nostri funzionari o quadri è stato ucciso a Beirut”, ha detto Safa, “coloro che sono morti a Beirut sono al 100% civili”. Non ha però negato che membri del gruppo siano stati uccisi fuori dalla capitale libanese. Israele ha affermato di aver ucciso il segretario del leader di Hezbollah Naim Qassem, che era anche suo nipote, Ali Yusuf Harshi, oltre ad alcuni comandanti di alto livello. Secondo Safa, il segretario di Qassem non è stato ucciso, anche se “forse un suo parente sì”. Wafiq Safa ha inoltre confermato per la prima volta di essere rimasto ferito durante la precedente guerra del 2024 tra Israele e Hezbollah, dopo essere stato colpito da due attacchi israeliani a Beirut. “Ma Dio mi ha concesso di sopravvivere”, ha aggiunto. Sempre parlando con AP, Safa ha dichiarato che nella città di Bint Jbeil “si stanno ancora combattendo battaglie sanguinose” e ha confermato che un gran numero di combattenti del gruppo è sotto assedio lì: “finora questa battaglia non è finita”, ha detto, “naturalmente ci sono dei martiri tra noi. È del tutto normale. Ci sono sicuramente perdite anche tra le file del nemico israeliano”.
Il presidente cinese, Xi Jinping, ha incontrato a Pechino nella mattinata locale il principe ereditario di Abu Dhabi, Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan, che si trova in visita in Cina. Lo riporta l’agenzia di stampa di Stato cinese Xinhua, precisando che l’incontro è avvenuto nella Grande sala del popolo e che Xi ha presentato al principe emiratino un piano in 4 punti per la pace e la stabilità in Medioriente. Secondo quanto riporta Xinhua, i 4 punti previsti dal piano sono: sostenere il principio della coesistenza pacifica degli Stati del Golfo; sostenere il principio di sovranità nazionale; sostenere il principio dello Stato di diritto internazionale per evitare che “il mondo torni alla legge della giungla”; e sostenere il principio del coordinamento tra sviluppo e sicurezza.
Il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, è arrivato in Cina per una visita ufficiale. Lo riporta l’agenzia di stampa russa Tass, ricordando che la visita di Lavrov nel Paese asiatico è in agenda per 14 e 15 aprile. Precedentemente il ministero degli Esteri russo aveva riferito che Lavrov aveva in programma colloqui con il suo omologo cinese Wang Yi a Pechino. È atteso che i due discutano di questioni bilaterali e internazionali, compresi Medioriente e Ucraina, riferisce ancora la Tass
Il segretario di Stato Marco Rubio ospiterà martedì a Washington, un incontro tra gli ambasciatori di Israele e Libano per avviare negoziati diretti tra i due Paesi. Lo riporta Axios. I colloqui, che si svolgeranno nel contesto degli scontri tra Israele e Hezbollah e di una vasta invasione di terra israeliana nel Libano meridionale, si concentreranno sulla possibilità di un cessate il fuoco e sul disarmo a lungo termine di Hezbollah, oltre che su un accordo di pace tra i due Paesi, secondo quanto riferito da alcune fonti.
È entrata da pochi minuti nel Golfo dell’Oman la petroliera Riche Starry, di proprietà cinese, battente bandiera del Malawi che ha attraversato lo Stretto di Hormus dopo il blocco statunitense. Sono le ultime informazioni relative alla nave in base al servizio di trattaciamento di Marine Traffic, aggiornato a poco prima delle 7.Nella giornata di ieri, la Rich Starry è salpata il 4 aprile scorso da Sbharjah Anch, negli Emirati Arabi e la sua destinazione è la Cina. Si tratta di una una petroliera/nave cisterna per prodotti chimici che naviga sotto bandiera del Malawi. La sua lunghezza è di 188,2 metri e la sua larghezza è di 29 metri.
Il Pakistan ha proposto di ospitare un secondo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran a Islamabad nei prossimi giorni, prima della fine del cessate il fuoco, secondo quanto riferito da due funzionari pakistani. I funzionari, che hanno parlato a condizione di anonimato perché non autorizzati a discutere la questione con la stampa, hanno affermato che la proposta dipenderà dalla richiesta delle parti di una sede diversa.Uno dei funzionari ha aggiunto che, nonostante si siano conclusi senza un accordo, i primi colloqui facevano parte di un processo diplomatico in corso e non erano un’iniziativa isolata.
Il sergente maggiore (riservista) Ayal Uriel Bianco, 30 anni, di Katzrin, autista di un veicolo antincendio della 188esima Brigata, è morto in combattimento nel Libano meridionale. Lo comunicano le Idf, Forze di difesa israeliano. Nell’incidente in cui è morto Ayal Uriel Bianco, un riservista ha riportato ferite di media gravità e altri due riservisti ferite lievi.I soldati sono stati evacuati per ricevere cure mediche in ospedale e le loro famiglie sono state informate.
Secondo il New York Times, il presidente americano Donald Trump ha respinto la proposta dell’Iran di sospendere il programma di arricchimento dell’uranio per 5 anni.Il vicepresidente JD Vance ha chiesto una sospensione di 20 anni nei negoziati del fine settimana, conclusisi senza un accordo il giorno prima dell’inizio del blocco militare statunitense dello Stretto di Hormuz. Il presidente Trump ha respinto l’offerta iraniana.
Mohammad Marandi, membro della delegazione iraniana che ha partecipato ai colloqui di Islamabad, ha rivelato che la delegazione ha ricevuto minacce dirette, insieme a informazioni che ha definito attendibili, sulla possibilità di un attacco all’aereo diretto a Islamabad. Le minacce, ha spiegato in un’intervista al canale Al-Mayadeen, hanno indotto la delegazione a modificare l’itinerario di ritorno. Il volo è stato dirottato e fatto atterrare nella città di Mashhad, prima che i membri della delegazione si trasferissero a Teheran via treno e auto
Con l’Iran sono stati fatti dei progressi ma non sufficienti per rimuovere l’uranio arricchito e garantire che Teheran non possa avere un’arma nucleare. Lo ha detto il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance in un’intervista a Fox News.“Si sono mossi nella nostra direzione, ecco perché, credo, possiamo dire che abbiamo avuto alcuni segnali positivi, ma non si sono mossi abbastanza lontano”, ha detto. “Credo davvero che ci sia un grande accordo da realizzare, ma spetta agli iraniani fare il prossimo passo”, ha aggiunto.
Spetta all’Iran decidere se ci saranno ulteriori colloqui diretti con gli Stati Uniti, “perché la palla è davvero nel loro campo”. Lo ha detto il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance in un’intervista a Fox News. “Dobbiamo avere il loro impegno conclusivo a non sviluppare un’arma nucleare. E penso che se gli iraniani sono disposti a incontrarci su questo punto, allora questo potrebbe essere un accordo molto, molto buono per entrambi i Paesi. Se non sono disposti a incontrarci su questo punto, dipende da loro”, ha spiegato. Vance ha precisato che il team iraniano in Pakistan non era in una posizione tale da “concludere un accordo”, motivo per cui, ha detto, gli Stati Uniti se ne sono andati dopo 21 ore di negoziati. “Penso che abbiamo acquisito alcune conoscenze su come gli iraniani stanno negoziando ed è proprio per questo che abbiamo lasciato il Pakistan. Perché abbiamo capito che non erano in grado, credo che il team presente non fosse in grado di concludere un accordo, e dovevano tornare a Teheran, o dal leader supremo o da qualcun altro, e ottenere effettivamente l’approvazione dei termini che avevamo stabilito”, ha aggiunto.
Il presidente Trump “deve tutelare gli interessi degli Stati Uniti. Credo che in alcuni casi sarebbe meglio che il Vaticano si attenesse alle questioni morali, a ciò che accade nella Chiesa cattolica, lasciando che sia il presidente a dettare la politica pubblica americana”. Lo ha detto il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance in un’intervista a Fox News

