Riapre lo Stretto di Hormuz dopo l’annuncio di una tregua di due settimane tra Israele, Stati Uniti e Iran. Marine Traffic, sito web di riferimento a livello globale per le informazioni in tempo reale sui movimenti delle navi, segnala in un post su X che nello Stretto di Hormuz sono stati registrati “i primi segnali di attività navale” dopo l’annuncio del cessate il fuoco, che prevede la riapertura temporanea della strategica via navigabile. La tregua e l’annuncio della riapertura di Hormuz hanno subito dato un freno alla corsa dei prezzi del petrolio e ridato slancio alle borse.
Secondo i dati di Marine Traffic , centinaia di navi rimangono nella regione, tra cui 426 petroliere, 34 navi metaniere e 19 navi gasiere, molte delle quali erano rimaste bloccate durante l’interruzione. Secondo Marine Traffic la nave portarinfuse di proprietà greca NJ Earth ha attraversato lo Stretto alle 8.44 Utc mentre la Daytona Beach, battente bandiera liberiana aveva attraversato lo Stretto alle 6.59 Utc poco dopo aver lasciato il porto di Bandar Abbas.
Macron: “15 Paesi mobilitati per agevolare ripresa traffico Hormuz”
Lo sblocco dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran fa parte dell’accordo che ha portato nelle scorse ore al cessate il fuoco concordato da Teheran e Washington. A riguardo Macron ha fatto sapere oggi che “una quindicina di Paesi sono oggi mobilitati e partecipano alla pianificazione sotto la guida della Francia” per “agevolare la ripresa” della circolazione delle navi”.
Anche il governo tedesco ha commentato la situazione facendo sapere che la “Germania è in contatto continuo con partner europei e internazionali per garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz e valutare possibili iniziative congiunte”. Secondo il portavoce dell’esecutivo di Berlino, Sebastian Hille i colloqui coinvolgono “tutti i partner rilevanti”, in particolare i Paesi dell’Unione europea, il formato E3+ e gli Stati Uniti, oltre ad altri attori interessati nella regione. “I contatti proseguiranno anche nelle prossime settimane alla ricerca di una soluzione condivisa”, ha aggiunto. Il portavoce del ministero degli Esteri ha sottolineato che la crisi ha “conseguenze globali, con possibili ripercussioni su forniture energetiche, carburanti per l’aviazione e fertilizzanti”.
Tra i Paesi più colpiti, ha ricordato il portavoce, figurano anche diverse economie asiatiche, con cui il governo tedesco ha già avviato consultazioni, tra cui l’India. Particolare attenzione è riservata ai Paesi del Golfo, “direttamente coinvolti e dipendenti dalla libertà della navigazione nello Stretto”. Il ministro degli Esteri tedesco “mantiene contatti quotidiani con tutti i Paesi interessati e c’è un intenso scambio di informazioni su come possiamo collaborare per garantire la riapertura di questa rotta marittima per l’Europa, per i Paesi confinanti e, in definitiva, per il resto del mondo”.
Confeuro: “Bene riapertura Hormuz, a Ue serve autonomia energetica”
Confeuro, la Confederazione degli Agricoltori Europei “accoglie con favore e con sollievo la tregua di due settimane concordata nella notte tra Stati Uniti e Iran, giunta al termine di ore di altissima tensione internazionale, e valuta positivamente anche la contestuale riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il trasporto marittimo globale di energia e di numerose altre merci”. “La diplomazia deve sempre prevalere sui conflitti – dichiara Andrea Tiso, presidente nazionale Confeuro – e auspichiamo che questo stop temporaneo rappresenti il primo passo verso una stabilizzazione definitiva dell’area e verso un accordo di pace duraturo, nell’interesse della sicurezza internazionale e dell’economia globale, ivi inclusa l’agricoltura”.
Confeuro evidenzia tuttavia come “la crisi di queste ore rappresenti anche un chiaro campanello d’allarme per l’Europa“. Da quanto accaduto – prosegue Tiso – emerge con forza “la necessità che l’Unione europea e l’Italia accelerino con decisione il percorso verso una maggiore autonomia energetica. È indispensabile invertire la rotta e investire con convinzione nelle energie alternative e rinnovabili, perché il nostro sistema economico resta ancora eccessivamente dipendente dalle fonti fossili”. Secondo Confeuro, tale dipendenza espone l’Europa a vulnerabilità geopolitiche e condizionamenti economici. “Continuare a basare gran parte del nostro fabbisogno energetico sulle fonti fossili – conclude Tiso – significa, di fatto, rafforzare il peso economico e politico di quei Paesi che ne dispongono in abbondanza e che proprio attraverso l’energia esercitano una forte influenza sugli equilibri globali. È una situazione che non può più essere ignorata: serve un cambio di passo deciso, capace di garantire maggiore autonomia, stabilità e sostenibilità al futuro dell’Europa”.

