Iran, gli Usa pronti a inviare mille soldati sul terreno – La diretta

Iran, gli Usa pronti a inviare mille soldati sul terreno – La diretta
(AP Photo/Matin Hashemi)

Israele autorizza il richiamo di 400mila riservisti. Netanyahu: “Amplieremo zona di sicurezza in Libano”

Non si ferma la guerra in Iran. L’esercito degli Stati Uniti si sta preparando a dispiegare almeno 1.000 soldati della 82esima Divisione Aviotrasportata in Medioriente nei prossimi giorni, secondo quanto riferito da tre persone a conoscenza dei piani. L’unità è considerata la forza di risposta d’emergenza dell’Esercito ed è generalmente schierabile con breve preavviso. Mentre le unità dei Marines sono addestrate per missioni che includono il supporto alle ambasciate statunitensi, l’evacuazione di civili e gli interventi in caso di disastri, i soldati della 82esima Aviotrasportata, di stanza a Fort Bragg nella Carolina del Nord, sono addestrati a lanciarsi con il paracadute in territori ostili o contesi per mettere in sicurezza aree strategiche e aeroporti.

La guerra in Iran e Medioriente – Tutte le notizie di oggi 25 marzo
Inizio diretta: 25/03/26 07:20
Fine diretta: 25/03/26 23:30
Comando Usa: "Distrutti oltre due terzi capacità militari di Teheran"

Gli Stati Uniti e Israele hanno gravemente danneggiato o distrutto in Iran la maggior parte delle strutture utilizzate per la costruzione di missili, droni e navi da guerra. Lo ha riferito il Comando Centrale degli Stati Uniti.”Abbiamo danneggiato o distrutto oltre due terzi delle strutture di produzione missilistica, di droni e navale, nonché dei cantieri navali dell’Iran”, ha affermato l’ammiraglio Brad Cooper in un video diffuso dal Comando. “Siamo sulla strada per smantellare completamente il più ampio apparato manifatturiero militare dell’Iran”. Il Comando ha fornito il quadro della campagna aerea contestualmente all’annuncio di avere colpito oltre 10mila obiettivi militari in Iran. Gli Stati Uniti definiscono “obiettivi” i punti di impatto di bombe o missili all’interno del territorio iraniano; pertanto, un edificio colpito quattro volte viene conteggiato come quattro obiettivi distinti. Israele, a sua volta, ha colpito migliaia di ulteriori obiettivi. 

Mef: "Se guerra si protrae rischi su crescita oltre breve periodo"

“Qualora il conflitto in Medioriente dovesse protrarsi, gli effetti negativi sulla crescita potrebbero estendersi oltre il breve periodo, con un impatto più persistente sia sulle condizioni di approvvigionamento energe tico sia sulla fiducia di imprese e consumatori”. Lo afferma il ministero dell’Economia e delle Finanze nell’aggiornamento del Programma trimestrale di emissione dei titoli di Stato. “Questi sviluppi saranno incorporati nell’aggiornamento delle previsioni macroeconomiche nell’ambito della Relazione annuale sui progressi compiuti nel 2025, all’interno del Documento di Finanza Pub blica che sarà pubblicato in aprile”, aggiunge il Mef. 

Ghalibaf: "Nemici si preparano a occupare una delle nostre isole"

“Secondo alcune fonti, i nemici dell’Iran, con il sostegno di un paese della regione, si starebbero preparando a occupare una delle isole iraniane. Tutti i movimenti nemici sono sotto la sorveglianza delle nostre forze armate. Se dovessero compiere anche un solo passo, tutte le infrastrutture vitali di quel paese della regione saranno prese di mira senza tregua”. Lo ha scritto su X il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf.

Casa Bianca: "Trump preferisce la pace ma è pronto a scatenare l'inferno"

“Il presidente preferisce sempre la pace” ma “se l’Iran non accetterà la realtà del momento attuale — se non comprenderà di essere stato sconfitto militarmente e di continuare a esserlo, il presidente Trump farà in modo che venga colpito più duramente di quanto non lo sia mai stato prima”. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Il presidente è pronto a “scatenare l’inferno”, ha affermato la funzionaria in un briefing con la stampa. 

Casa Bianca: "Teheran non ha respinto piano di pace colloqui continuano"

L’Iran “non ha respinto” il piano di pace presentato dagli Sati Uniti e “i colloqui continuano”. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, smentendo le notizie di stampa sul rifiuto di Teheran di negoziare la fine del conflitto. 

Nyt, Israele teme fine della guerra e accelera offensiva

L’esercito israeliano sta colpendo il maggior numero possibile di obiettivi chiave in Iran nel timore che la guerra possa presto finire vista la crescente possibilità di colloqui tra Teheran e Washington. Lo scrive il New York Times, citando da due alti funzionari israeliani e due persone informate sulla questione. Secondo i funzionari, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato che nelle prossime 48 ore le forze armate facciano tutto il possibile per distruggere quanto più possibile l’industria bellica iraniana. 

Nyt: "Israele teme la fine della guerra e accelera l'offensiva"

L’esercito israeliano sta colpendo il maggior numero possibile di obiettivi chiave in Iran nel timore che la guerra possa presto finire vista la crescente possibilità di colloqui tra Teheran e Washington. Lo scrive il New York Times, citando da due alti funzionari israeliani e due persone informate sulla questione. Secondo i funzionari, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato che nelle prossime 48 ore le forze armate facciano tutto il possibile per distruggere quanto più possibile l’industria bellica iraniana.

Jean Arnault è il nuovo inviato dell'Onu in Medioriente

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha inoltre annunciato la nomina di un diplomatico francese di lungo corso, Jean Arnault, a suo inviato personale per il conflitto in Medioriente. Arnault ha maturato oltre 30 anni di esperienza nella diplomazia internazionale e ha lavorato in missioni delle Nazioni Unite in quattro continenti.

Netanyahu: "La guerra continua, priorità ora è smantellare Hezbollah"

La campagna contro l’Iran “continua a pieno ritmo, nonostante quanto riportato dai media”. Lo ha affermato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una riunione in video con le autorità dell’area di confine settentrionale. Lo riferisce Times of Israel. La minaccia di un’invasione del nord di Israele da parte di Hezbollah “non esiste più”, ha spiegato, aggiungendo che ora l’attenzione è rivolta allo “smantellamento di Hezbollah”. “Siamo determinati a fare tutto il possibile per cambiare radicalmente la situazione in Libano”, ha aggiunto. Netanyahu ha sottolineato inoltre che l’impegno di Israele a proteggere i drusi in Siria “rimane in vigore”.

Media, Israele teme che Trump dichiari tregua un mese per favorire negoziati

Israele teme che gli Stati Uniti possano dichiarare un cessate il fuoco di un mese per facilitare i negoziati con l’Iran. Lo hanno riferito alla Cnn due fonti israeliane, spiegando che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dovrebbe discutere gli ultimi sviluppi con il suo gabinetto di sicurezza in programma questa sera. Prima di quell’incontro, Netanyahu terrà una consultazione più ristretta con i suoi principali responsabili della sicurezza. Secondo le fonti, Netanyahu è stato informato e aggiornato sulla proposta in 15 punti recentemente presentata dagli Stati Uniti all’Iran con l’obiettivo di porre fine al conflitto. Israele, hanno aggiunto, resta scettico sulla possibilità di un accordo risolutivo al momento. “Il massimo che l’Iran potrebbe essere disposto a concedere non soddisfa il minimo richiesto dagli Stati Uniti”, hanno affermato le fonti, aggiungendo che Israele considera diversi elementi del quadro statunitense “positivi e favorevoli per Israele”, in particolare quelli relativi al programma nucleare iraniano e alle attività dei suoi proxy regionali. 

Netanyahu: "Amplieremo zona di sicurezza in Libano"

Le Forze di Difesa Israeliane hanno eliminato la minaccia di un’invasione di terra ostile nel nord del Paese e creato una “vera e propria zona cuscinetto” in Libano che impedisce tale invasione. Lo ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu in un incontro con le autorità nel nord di Israele al confine con il Libano. Lo riporta Haaretz. “Stiamo ampliando questa fascia di sicurezza per eliminare la minaccia del fuoco anticarro sulle nostre comunità e creare una zona cuscinetto più ampia”, ha aggiunto Netanyahu. 

Sa'ar all'Onu: "Designare Hezbollah organizzazione terroristica"

 Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha chiesto in una lettera al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di designare formalmente Hezbollah come organizzazione terroristica. “Hezbollah ha condotto oltre 3.500 attacchi contro Israele dal 2 marzo. Gli attacchi includono il lancio di razzi, missili e droni verso Israele”, si legge nella missiva diffusa dall’ufficio del ministro. Sa’ar ha chiesto all’Onu di fare pressioni sul Libano affinché disarmi Hezbollah in conformità con le risoluzioni delle Nazioni Unite e di ritenere Teheran responsabile del sostegno fornito all’organizzazione. “Israele non accetterà violazioni della sua sovranità e attacchi contro di esso e i suoi cittadini e adotterà tutte le misure necessarie per proteggerli, in conformità con il diritto internazionale”, ha spiegato, aggiungendo che, nell’ambito delle operazioni mirate condotte dall’Idf contro Hezbollah dall’inizio della campagna, “centinaia di terroristi sono stati neutralizzati, anche attraverso attacchi di precisione contro alti comandanti di Hezbollah, figure chiave della forza d’élite Radwan e agenti iraniani coinvolti nella pianificazione di imminenti attacchi contro civili israeliani”. “L’incapacità del governo libanese di agire contro le infrastrutture militari di Hezbollah dimostra una mancanza di volontà, di impegno sufficiente e di capacità di affrontare efficacemente Hezbollah”, ha ancora scritto Sa’ar nella lettera inviata anche al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

Idf: "Catturato in raid notturno in Libano comandante a Hazbollah"

Un comandante di una milizia alleata di Hezbollah è stato catturato dalle truppe israeliane durante un raid notturno sul lato libanese del Monte Dov. Lo afferma l’Idf, riferendo che i soldati dell’unità commando Egoz hanno catturato un comandante di cellula delle Compagnie della Resistenza Libanese durante il raid di martedì notte. L’uomo, spiegano, stato portato in Israele per essere interrogato dall’Unità 504 della Direzione dell’Intelligence Militare, specializzata nell’intelligence umana. L’Idf afferma che le Compagnie della Resistenza Libanese sono finanziate da Hezbollah e che i loro membri hanno preso parte direttamente ad attacchi contro le truppe israeliane.

Macron sente Aoun: "Integrità territoriale del Libano è essenziale"

Il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto sapere di aver avuto ieri un colloquio telefonico con il presidente libanese Joseph Aoun. “Sin dall’inizio dell’escalation militare decisa da Hezbollah, l’esecutivo libanese ha adottato misure forti e coraggiose per attuare il proprio programma di sovranità, a beneficio di tutti i libanesi. In questo momento decisivo per il futuro del Paese, ho assicurato al Presidente il pieno sostegno della Francia”, scrive Macron in un post sul social X, “continueremo a fornire aiuti umanitari alle popolazioni sfollate e a dare il nostro deciso sostegno alle forze armate e alle forze di sicurezza libanesi con la fornitura, tra pochi giorni, di veicoli blindati”. “L’integrità territoriale del Libano, la protezione dei civili, indipendentemente dalla loro confessione religiosa, e la salvaguardia delle istituzioni dello Stato e delle infrastrutture del Paese sono essenziali”, ha sottolineato Macron. 

Teheran: "Guerra finirà quando decideremo noi, non Trump"

“L’Iran porrà fine alla guerra quando deciderà di farlo e quando saranno soddisfatte le sue condizioni”. Lo ha dichiarato all’emittente iraniana Press Tv un alto funzionario di Teheran, sottolineando la determinazione dell’Iran a “continuare la propria difesa e a infliggere ‘colpi pesanti’ al nemico finché le sue richieste non saranno soddisfatte”. L’Iran, riporta ancora l’emittente, ha comunicato a tutti gli intermediari che il cessate il fuoco è subordinato all’accettazione di tutte le sue condizioni. “Non si terranno negoziati prima di allora”, ha sottolineato il funzionario, ribadendo che le operazioni difensive proseguiranno fino a quando non saranno soddisfatte le condizioni stabilite. “La fine della guerra avverrà quando l’Iran deciderà che debba finire, non quando Trump ne immagina la conclusione”, ha aggiunto.

Meloni: "Ipotesi colloqui Usa-Teheran ottima notizia, Italia per stabilità"

“Credo che l’ipotesi di colloqui in corso tra Stati Uniti e Iran costituirebbe una ottima notizia”. Lo ha detto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso delle dichiarazioni congiunte alla stampa ad Algeri con il presidente della Repubblica democratica popolare di Algeria, Abdelmadjid Tebboune.”L’Italia sosterrà” e “intende sostenere, anche grazie alla solida rete di relazioni che ha con le nazioni del Golfo, ogni iniziativa che possa riportare stabilità nell’area”, ha aggiunto. “Abbiamo condiviso la preoccupazione per l’escalation militare in Libano, che deve dal nostro punto di vista cessare immediatamente, per una situazione a Gaza che rimane estremamente difficile per la popolazione civile soprattutto sotto il profilo umanitario, e sul lavoro complesso che dobbiamo continuare a fare, che la comunità internazionale deve continuare a fare, per stabilizzare la regione e per arrivare alla soluzione dei due Stati”, ha aggiunto Meloni.

Media, Teheran pone 5 condizioni, 'da Usa richieste eccessive'

L’Iran ha risposto negativamente alla proposta americana per porre fine alla guerra imposta in corso, ribadendo che questo avverrà solo secondo i tempi e le condizioni stabiliti da Teheran. Lo ha dichiarato all’emittente iraniana Press un alto funzionario di Teheran, secondo cui Washington ha portato avanti negoziati attraverso vari canali diplomatici e avanzando proposte che Teheran considera “eccessive”. Il funzionario ha delineato cinque condizioni specifiche alle quali l’Iran accetterebbe di porre fine alla guerra: la cessazione completa delle “aggressioni e degli assassinii”; l’istituzione di meccanismi concreti per garantire che la guerra non venga nuovamente imposta alla Repubblica Islamica; il pagamento garantito e chiaramente definito dei danni di guerra; la conclusione della guerra su tutti i fronti e per tutti i gruppi della resistenza coinvolti in tutta la regione. “L’esercizio della sovranità dell’Iran sullo Stretto di Hormuz è e rimarrà un diritto naturale e legale dell’Iran e costituisce una garanzia per l’attuazione degli impegni dell’altra parte e dev’essere riconosciuto”, ha poi aggiunto. 

Media: "Teheran non accetterà cessate il fuoco, 'negoziato illogico'"

L’Iran non accetterà un cessate il fuoco e ritiene che non sarebbe “logico” avviare colloqui con gli Stati Uniti. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana Fars, ripresa dalla Cnn, citando una fonte a conoscenza delle attività diplomatiche. “L’Iran non accetta un cessate il fuoco. In linea di principio, entrare in un processo di questo tipo con coloro che hanno violato gli accordi non è logico”, ha spiegato la fonte.

Libano, Hezbollah: "Determinati a proseguire resistenza senza limiti"

“Ci troviamo di fronte a due opzioni: o la capitolazione e l’abbandono della terra, della dignità, della sovranità e del futuro delle nostre generazioni, oppure l’inevitabile confronto e la resistenza all’occupazione per impedirle di raggiungere i suoi obiettivi”. Lo ha detto il leader di Hezbollah, Naim Qassem, come riporta L’Orient Le Jour. “I giovani combattenti sono determinati a proseguire senza limiti e pronti a sacrificarsi senza riserve”, ha aggiunto.

Sanchez: "Obiettivi Netanyahu chiari, quelli degli Usa no"

La guerra all’Iran “è iniziata senza il consenso internazionale, e senza consenso neanche nella società statunitense, senza una minaccia reale che la giustificasse” e “senza un piano per il giorno dopo, non sappiamo quale sia l’obiettivo” e le circostanze per “dare per finita la guerra, non sappiamo neanche che piano hanno gli Usa per il giorno dopo” mentre “è chiaro quello che vogliono Israele e Netanyahu, lo vediamo a Gaza e in Libano”. Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez rispondendo alle domande dei gruppi politici al Congresso dei deputati dopo l’informativa sulla posizione del governo rispetto alla guerra in Iran. 

Hezbollah:  qualsiasi negoziato sotto pressione con Israele è capitolazione

Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha dichiarato in un comunicato che qualsiasi negoziato “sotto pressione” con Israele rappresenta una “capitolazione”. “Quando si parla di negoziati con il nemico israeliano sotto il fuoco nemico, si tratta di imporre una capitolazione e privare il Libano di tutte le sue capacità”, ha detto Qassem, “il principio stesso di negoziare viene respinto con un nemico che occupa il territorio e attacca quotidianamente”. Lo riporta L’Orient Le Jour.

Israele: colpito centro di ricerca navale a Isfahan

L’esercito israeliano ha affermato di aver colpito un centro di ricerca sottomarina a Isfahan, utilizzato dalla marina iraniana, in un attacco avvenuto ieri. Secondo quanto affermato dai militari, il sito era coinvolto nella progettazione e nello sviluppo di sottomarini e imbarcazioni senza equipaggio.

Media, in settimana riunione ospitata da Gb su coalizione per Hormuz

Il Regno Unito si è offerto di ospitare un vertice internazionale sulla sicurezza per elaborare un “piano collettivo e praticabile” per la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Un funzionario della difesa britannica, citato dal Guardian, ha affermato: “Ci sarà un ulteriore incontro nel corso di questa settimana, da militari a militari, tra i capi di stato maggiore della difesa del gruppo allargato che ha firmato la dichiarazione e potenzialmente inviteremo anche altre nazioni che non l’hanno firmata. Prevedo che a breve si terrà una sorta di conferenza sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz”. Più di 30 paesi, tra cui gli Emirati Arabi Uniti, il Regno Unito, l’Italia, la Francia, la Germania, il Canada e l’Australia, hanno firmato una dichiarazione congiunta in cui si impegnano a intraprendere “sforzi adeguati” per salvaguardare il corso d’acqua. Il vertice potrebbe tenersi a Londra o presso il quartier generale della marina a Portsmouth, “al fine di costruire questa coalizione e creare lo slancio necessario affinché, non appena le condizioni saranno favorevoli, saremo in grado di aprire una rotta sicura attraverso lo stretto e fornire tale rassicurazione alla navigazione mercantile”, ha aggiunto il funzionario.

Esercito Libano, missile su nord Beirut di fabbricazione Teheran

L’esercito libanese ha affermato che il missile esploso a nord di Beirut era di fabbricazione iraniana e probabilmente non era diretto contro il Paese. Dopo aver raccolto i frammenti di schegge sparsi in diverse città a nord della capitale libanese, l’esercito libanese ha affermato che l’ordigno assomigliava a un Qadr 110, un missile balistico a medio raggio di fabbricazione iraniana dotato di “razzi più piccoli”. Secondo quanto riferito, il missile è esploso ad alta quota, il che suggerisce che non fosse diretto al Libano. “Per quanto riguarda la causa dell’esplosione, si è trattato probabilmente di un malfunzionamento tecnico o di un missile intercettore”, ha detto l’esercito, “il comando militare precisa che non vi sono piattaforme missilistiche intercettrici all’interno del territorio libanese”. I missili Qadr 110 sono in grado di colpire qualsiasi obiettivo in Medio Oriente, Israele compreso. L’incidente ha sconvolto la popolazione libanese, poiché i frammenti si sono sparsi per città e villaggi nel distretto di Keserwan, a nord di Beirut, lontano dall’epicentro del conflitto.

Ok Knesset a proroga stato di emergenza fino al 14 aprile

La commissione Affari esteri e Difesa della Knesset ha approvato la richiesta del governo di prorogare lo stato di emergenza a livello nazionale fino al 14 aprile. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato per la prima volta lo stato di emergenza il 28 febbraio, in seguito all’attacco congiunto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

 

Governo israeliano autorizza Idf a richiamare fino a 400mila riservisti

Il governo israeliano ha autorizzato l’Idf a richiamare in servizio fino a 400mila riservisti nell’ambito dei conflitti in corso con l’Iran e Hezbollah. Lo riporta il Times of Israel. L’esercito israeliano ha affermato che questo non rappresenta il numero effettivo di riservisti che l’Idf richiameranno ma “un limite massimo che consente flessibilità in base alle esigenze operative”.

Qatar autorizza assembramenti all'aperto dopo un mese di restrizioni

Il Qatar ha annunciato che saranno consentiti gli assembramenti all’aperto, inclusi matrimoni e funerali. L’annuncio del ministero dell’Interno di Doha entrerà in vigore oggi, dopo un mese di restrizioni. Il portavoce del ministero degli Esteri, Majed al-Ansari, ha dichiarato che il Paese non ha subito attacchi negli ultimi giorni, ma ha esortato la popolazione a rimanere vigile. L’ultimo attacco segnalato dal ministero della Difesa del Qatar risale al 19 marzo, quando un missile ha danneggiato l’impianto di Ras Laffan, il più grande impianto di gas naturale liquefatto al mondo.

 

Sanchez: "Netanyahu vuole fare in Libano ciò che ha fatto a Gaza"

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu “cerca di infliggere al Libano lo stesso livello di danni e distruzione” che ha causato a Gaza. Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez in un’informativa al Congresso dei deputati sulla posizione del governo rispetto alla guerra in Iran.

“Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato l’occupazione del 10% del territorio del Libano per fare lo stesso che ha fatto a Gaza, ovvero distruggerlo, renderlo inabitabile e poi occuparlo”, “Netanyahu sta annientando interi villaggi e forzando lo sfollamento di massa della popolazione”, ha detto Sanchez rispondendo agli interventi al Congresso dei deputati dei vari gruppi politici. Il premier ha poi esortato il leader del Partito popolare spagnolo, Alberto Núñez Feijóo, a prendere una posizione chiara su ciò che sta facendo il governo di Netanyahu in Libano.

 

 

Sondaggio AP-Norc, per maggioranza americani intervento è andato oltre

Un nuovo sondaggio AP-NORC ha rivelato che la maggior parte degli americani ritiene che le recenti azioni militari contro l’Iran siano andate troppo oltre e molti sono preoccupati di non potersi permettere la benzina. Mentre la guerra prosegue nella sua quarta settimana, il sondaggio indica che, sebbene il tasso di approvazione del presidente Donald Trump rimanga stabile, il conflitto potrebbe trasformarsi in un grave problema politico per la sua amministrazione repubblicana. Circa il 59% degli americani ritiene che l’intervento militare statunitense sia stato eccessivo.
Nel frattempo, il 45% si dichiara “estremamente” o “molto” preoccupato di non potersi permettere la benzina nei prossimi mesi, rispetto al 30% registrato poco prima dell’insediamento di Trump.
Tuttavia, l’obiettivo di Trump di impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare gode di un sostegno significativo.

Teheran: lanciati missili contro la portaerei Lincoln

L’esercito iraniano ha annunciato di aver lanciato missili da crociera costieri contro la portaerei Abraham Lincoln. Lo riporta Press Tv citando il comandante della marina iraniana, Shahram Irani.

Media turchi, in 48 ore possibile svolta nei negoziati fra Teheran e Usa

Una “svolta” nei potenziali colloqui fra Iran e Stati Uniti sarebbe prevista “entro 48 ore”. Lo scrive l’agenzia di stampa turca Anadolu citando fonti del ministero degli Esteri del Pakistan, paese possibile sede dei colloqui.

In Israele incriminato 14enne con accusa di spionaggio per Teheran

La Procura israeliana ha incriminato un ragazzo di 14 anni con l’accusa di spionaggio, per aver presumibilmente svolto missioni di intelligence per conto dell’Iran, tra cui le riprese del quartier generale militare di Kirya a Tel Aviv. Lo riporta il Times of Israel. Secondo l’accusa, lo scorso aprile l’adolescente si è messo in contatto online con un agente iraniano e ha iniziato a svolgere incarichi per lui, guadagnando circa 1.170 dollari. Sebbene i pubblici ministeri non specifichino quando sarebbero avvenuti i presunti reati, affermano che l’imputato avrebbe comunicato al suo contatto iraniano di non poter portare a termine la missione durante l’anno scolastico e che avrebbe dovuto rimandarla alle vacanze.

Teheran: "Pronti a colpire la portaerei americana Lincoln"

L’Iran si dice “pronto” a colpire portaerei americana Abraham Lincoln. Lo ha affermato il comandante della Marina dell’Esercito, l’ammiraglio Shahram Irani, citato da Al Arabiya. “I movimenti della portaerei Abraham Lincoln nemica sono costantemente monitorati, e non appena entrerà nel raggio d’azione dei nostri sistemi missilistici sarà presa di mira”, ha dichiarato.

Katz: "Approvati nuovi obiettivi da colpire"

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che insieme al Capo di stato maggiore delle Forze di Difesa israeliane, il tenente generale Eyal Zamir, hanno approvato una nuova serie di obiettivi per gli attacchi in Iran e Libano, durante una valutazione tenutasi questa mattina. Lo riporta il Times of Israel. Katz ha affermato di essere stato anche informato che l’aeronautica israeliana ha sganciato oltre 15mila bombe sull’Iran dall’inizio della guerra, un numero quattro volte superiore a quello utilizzato durante la guerra dei 12 giorni del giugno 2025.

Netanyahu convoca Gabinetto sicurezza per questa sera

Secondo quanto riferito da un funzionario israeliano il premier Benjamin Netanyahu convocherà il gabinetto di sicurezza questa sera per discutere di “tutti i teatri operativi”. Lo riporta il Times of Israel.

Cremlino: "Teheran non ha condiviso con noi info su piano pace Usa"

La Russia non conosce la veridicità delle notizie riguardanti un presunto piano di pace statunitense per una soluzione in Medio Oriente. “No, i nostri amici iraniani non ci hanno trasmesso questo tipo di informazioni”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, rispondendo a una domanda dei giornalisti in merito. Lo riporta l’agenzia Tass. “Non sappiamo quanto siano attendibili queste notizie”, ha aggiunto, sottolineando la “natura caotica dei piani, con un numero variabile di punti che comparivano nei progetti riguardanti una soluzione in Ucraina”.

Missile Teheran contro Libano dopo espulsione ambasciatore

Un missile lanciato dall’Iran ha colpito ieri la costa del Libano poche ore dopo l’espulsione dell’ambasciatore di Teheran da parte del governo di Beirut. Lo hanno riferito fonti a Iran International, che precisano che il razzo non è stato intercettato nello spazio aereo libanese, come riferito da alcuni media, ed è invece atterrato sulla costa. Diplomatici di diversi Stati del Golfo hanno detto a Iran International che Teheran si sta comportando come un “cavallo imbizzarrito”, avvertendo che attaccare un altro Paese arabo avrebbe oltrepassato una nuova linea rossa e non sarebbe stato tollerato. 

Ghalibaf: "Monitoriamo movimenti Usa, non testate nostra determinazione"

“Stiamo monitorando da vicino tutti i movimenti statunitensi nella regione, in particolare le schieramenti delle truppe. Non mettete alla prova la nostra determinazione a difendere la nostra terra”. Lo ha scritto su X il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf su X.

Onu: "Con attacchi a siti nucleari rischio catastrofe senza precedenti"

Il responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha avvertito che la guerra ha creato una situazione “estremamente pericolosa e imprevedibile”. “Questo conflitto ha una capacità senza precedenti di coinvolgere paesi al di là dei confini nazionali e in tutto il mondo”, ha affermato. Turk ha dichiarato che gli stati del Medioriente sono vicini a una “catastrofe senza precedenti”. “L’unico modo sicuro per impedirlo è porre fine al conflitto, e esorto tutti gli Stati, e in particolare quelli influenti, a fare tutto il possibile per raggiungere questo obiettivo”, ha concluso.

Ambasciatore Teheran in Pakistan: "Non ci sono colloqui con Usa"

L’ambasciatore iraniano in Pakistan ha affermato che non ci sono colloqui diretti o indiretti con gli Stati Uniti. “Abbiamo sentito anche noi notizie simili dai media, ma secondo le mie informazioni, e contrariamente a quanto affermato da Trump, finora non si sono svolti negoziati, né diretti né indiretti, tra i due Paesi”, ha dichiarato Reza Amiri Moghadam citato da al Jazeera. Moghadam ha aggiunto che “paesi amici” hanno tenuto “consultazioni con entrambe le parti” con l’obiettivo di porre fine alla guerra.

Sanchez: "Non si può plaudire a guerra e condannare invasione Ucraina"

“L’ordine internazionale basato sulle regole non si può invocare o violentare quando conviene”, la “coerenza è un suo pilastro fondamentale”, “non possiamo condannare l’invasione dell’Ucraina e plaudire agli attacchi in Iran, esigere che si rispetti l’integrità territoriale della Groenlandia e tacere quando viene colpita a Gaza o in Libano”. Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez in un’informativa al Congresso dei deputati sulla posizione del governo rispetto alla guerra in Iran.

Ex premier Qatar: "Paesi Golfo devono avere ruolo in negoziato"

“In questo preciso momento storico per la regione, e alla luce delle notizie che circolano sui colloqui in corso tra Stati Uniti e Iran per la cessazione delle operazioni militari, desidero sottolineare che gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo non possono essere assenti da alcun tavolo dove si delineano i contorni del futuro regionale”. Lo ha scritto su X Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, ex primo ministro del Qatar. “La sicurezza di questa regione non è una questione secondaria, né un dossier da discutere per nostro conto; al contrario, è l’essenza stessa della nostra stabilità e della nostra esistenza. E in questo contesto, la questione dello Stretto di Hormuz deve essere collocata nella giusta posizione: lo Stretto di Hormuz non è una merce di scambio, né uno strumento di pressione. È un passaggio internazionale che deve rimanere aperto senza condizioni né restrizioni, in nessuna circostanza. Anzi, è di fondamentale importanza che venga aperto prima di qualsiasi accordo, in modo da non essere vincolato ad alcun negoziato o utilizzato come merce di scambio”, ha aggiunto.

Sanchez: "Guerra è immenso errore e non siamo disposti a pagarlo"

“La verità è che questa guerra è un immenso errore il cui costo umanitario, morale, economico e di sicurezza non accettiamo né siamo disposti a pagare”, “la Spagna non sarà complice né di aggressioni illegali né di bugie travestite da libertà, non questa volta, non mentre sarò premier”. Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez in un’informativa al Congresso dei deputati sulla posizione del governo rispetto alla guerra in Iran.

 

Lagarde: "Da guerra profonda incertezza su economia"

“Ci troviamo di fronte a una profonda incertezza sul percorso dell’economia”. Lo ha detto la presidente della Bce, Christine Lagarde, nel suo intervento alla conferenza ‘The Ecb and its watchers’ a Francoforte. “Nessuno di noi può risolvere l’incertezza su come evolverà la guerra in Iran”, ha aggiunto, sottolineando che il conflitto sta rendendo “i contorni dello scenario economico ancora poco chiari”. Lagarde ha evidenziato che lo shock energetico legato alla crisi geopolitica rappresenta un fattore chiave di rischio, con possibili effetti sia sull’inflazione sia sulla crescita. “Se lo shock resta contenuto, l’impatto può essere limitato, ma se si intensifica o persiste la trasmissione all’economia potrebbe accelerare”, ha spiegato, ribadendo che la Bce affronterà la situazione “valutando attentamente natura, entità e durata dello shock” in un contesto globale segnato da elevata volatilità.

Tokyo chiede ad Aie ulteriore rilascio coordinato riserve petrolio

La premier giapponese Sanae Takaichi ha affermato che il capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, dovrebbe essere pronto a chiedere un ulteriore rilascio coordinato di alcune riserve petrolifere globali se le tensioni in Medioriente dovessero protrarsi. Takaichi ha chiesto flessibilità a Birol, che si trova in Giappone nell’ambito di un viaggio regionale per discutere le conseguenze della guerra con l’Iran. Il rilascio di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve dei paesi membri dell’Aie rappresenta solo il 20% delle loro scorte e una quantità significativa rimane ancora da smaltire, ha affermato Birol.
“Siamo pronti ad andare avanti, ma spero vivamente che non sia necessario”, ha affermato Birol, raccomandando al contempo misure di risparmio energetico, tra cui il lavoro da casa. Birol ha aggiunto che decine di impianti energetici sono stati danneggiati e ci vorrà del tempo prima che tornino operativi.

Grossi (Aiea): "Presto colloqui a Islamabad, intesa è possibile"

“Penso che questo weekend ci potrebbero essere colloqui a Islamabad, in Pakistan. Immagino che saranno più ampi e che non riguarderanno solo il nucleare, il motivo dell’inizio del conflitto. Questa volta sul tavolo ci saranno anche i missili, le milizie alleate della Repubblica islamica, le garanzie di sicurezza per l’Iran”. Lo ha affermato al Corriere della Sera il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, Rafael Mariano Grossi. Quanto a un eventuale presenza dell’Aiea agli eventuali colloqui. “Ancora non lo sappiamo, ma siamo disponibili. L’Agenzia è un interlocutore imparziale e di pace. Per l’Iran è importante tutelare il principio dell’autonomia nucleare. Ma un accordo su questo punto è possibile”, ha aggiunto.

Sanchez: "Negati tutti i piani di volo Usa in basi Rota e Moron"

“Abbiamo negato agli Stati Uniti l’uso della basi di Rota e Moron per questa guerra illegale, tutti i piani di volo che contemplavano azioni relazionate con l’operazione in Iran sono stati rifiutati, tutti, inclusi quelli degli aerei per il rifornimento, non è stato facile ma lo abbiamo fatto perché lo permette l’accordo bilaterale” relativo alla gestione delle due basi e “perché siamo un Paese sovrano che non vuole partecipare a una guerre illegale”. Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez in un’informativa al Congresso dei deputati sulla posizione del governo rispetto alla guerra in Iran.

Iraq, 7 soldati morti in raid su clinica militare

Il ministero della Difesa iracheno ha dichiarato che un raid aereo contro una clinica militare nella zona di Habbaniyeh, nella provincia di Anbar, ha ucciso sette soldati e ne ha feriti tredici. Baghdad non ha fornito ulteriori dettagli sull’attacco limitandosi a dire che le squadre di soccorso sono ancora sul posto. Le autorità irachene hanno condannato l’attacco, definendolo una violazione del diritto internazionale e affermando il proprio diritto a reagire.

Ft: irritazione nelle capitali europee per sostegno Rutte alla guerra

Ci sarebbe “irritazione” nelle capitali europee per il sostegno espresso dal Segretario generale della Nato, Mark Rutte, alla guerra lanciata da Usa e Israele nei confronti dell’Iran. Lo scrive il Financial Times. Il suggerimento di Mark Rutte secondo cui gli alleati europei alla fine “si unirebbero” per dare ascolto all’appello del presidente statunitense di schierare risorse navali nello Stretto di Hormuz ha irritato i funzionari di diverse capitali europee, hanno riferito al Financial Times alcuni diplomatici dell’Alleanza, esacerbando le tensioni all’interno della Nato. “Ci mette in una posizione davvero scomoda e imbarazzante”, ha affermato un diplomatico dell’Ue. “Vogliamo dimostrare la nostra disponibilità, ma è anche vero che non siamo in grado di intervenire in alcun modo” nel conflitto.

BlackRock: con petrolio a 150 dollari al barile sarà recessione globale

Se il prezzo del petrolio raggiungerà i 150 dollari al barile, si innescherà una recessione globale. Lo ha dichiarato alla Bbc Larry Fink, il capo del colosso finanziario statunitense BlackRock. L’uomo a capo della più grande società di gestione patrimoniale al mondo, ha affermato che se l’Iran “rimarrà una minaccia” e i prezzi del petrolio resteranno elevati, ciò avrà “profonde implicazioni” per l’economia mondiale. Per Fink è troppo presto per determinare la portata e l’esito finali del conflitto, ma ritiene che si possano disegnare due scenari. Nel primo se il conflitto si risolvesse e l’Iran tornasse ad essere un paese accettato dalla comunità internazionale, il prezzo del petrolio potrebbe scendere al di sotto dei livelli prebellici. Nel secondo, invece, potrebbero esserci “anni con il petrolio al di sopra dei 100 dollari, più vicino ai 150, il che avrebbe profonde implicazioni per l’economia” e il risultato di “una recessione probabilmente netta e ripida”.

Sanchez: "Alte cariche Usa hanno ammesso che non era minaccia imminente"

“La Casa Bianca ha detto” di aver attaccato l’Iran “perché era a due settimane dall’avere armi nucleari ma diverse alte cariche statunitensi hanno dichiarato che in quel paese non c’era un programma strutturato per fabbricare l’atomica, e che l’Iran non era una minaccia imminente per l’Occidente”. Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez in un’informativa al Congresso dei deputati sulla posizione del governo rispetto alla guerra in Iran.

Sanchez: "Scenario peggiore di guerra in Iraq, impatto più profondo"

In Iran “non siamo davanti allo stesso scenario della guerra in Iraq, ma a qualcosa di molto peggiore, con un potenziale impatto molto più ampio e profondo”. Lo ha detto il premier spagnolo Pedro Sanchez in un’informativa al Congresso dei deputati sulla posizione del governo rispetto alla guerra in Iran. Teheran, ha rimarcato Sanchez, “è un paese con il doppio della popolazione dell’Iraq e cinque volte il suo peso economico sull’economia globale. Conta su più soldati regolari che Germania, Francia e Italia messe insieme, su tecnologie molto avanzate” può “controllare lo Stretto di Hormuz”. “L’Iran è una potenza militare e da 40 anni si prepara a una guerra come questa”, ha affermato il leader socialista.

Funzionari Pakistan: Teheran ha ricevuto proposta Usa in 15 punti

L’Iran ha ricevuto dagli Stati Uniti una proposta in 15 punti per raggiungere un cessate il fuoco nella guerra. Lo hanno dichiarato due funzionari pakistani parlando in forma anonima all’Associated Press descrivendo la proposta in termini generali come riguardante l’allentamento delle sanzioni, la cooperazione nucleare civile, una riduzione del programma nucleare iraniano, il monitoraggio da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, i limiti ai missili e l’accesso per la navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz. L’Iran ha insistito sul fatto di non essere impegnato in negoziati con gli Stati Uniti e un portavoce militare ha deriso gli sforzi diplomatici americani.

Un funzionario egiziano coinvolto negli sforzi di mediazione tra Iran e Stati Uniti ha descritto i 15 punti proposti dagli americani come “una sorta di accordo globale” per raggiungere un cessate il fuoco nella guerra. Il funzionario ha affermato che la proposta include restrizioni al programma missilistico iraniano e all’armamento dei gruppi armati, nonché la possibilità di transito attraverso lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, la proposta “viene considerata” come base per ulteriori negoziati tra le nazioni, ha aggiunto il funzionario, che ha parlato a condizione di anonimato affermando che i funzionari iraniani rimangono “molto scettici” nei confronti dell’amministrazione Trump. Il funzionario ha paragonato il piano in 15 punti al piano in 20 punti per il cessate il fuoco a Gaza, il che significa che richiede “sforzi immensi per ostacolare i dettagli qualora entrambe le parti concordassero di sedersi al tavolo delle trattative”.

Axios: Teheran sospetta un nuovo bluff di Trump sui negoziati

L’Iran sospetta che la proposta di Donald Trump di avviare negoziati per porre fine alla guerra sia un nuovo tentativo di inganno. Lo scrive Axios. La Casa Bianca, dal canto suo, ha chiarito agli iraniani che Trump fa sul serio e ha presentato la possibile partecipazione del vicepresidente JD Vance ai colloqui come prova della sua volontà di negoziare.

 

Wsj: richieste Teheran per fine guerra sono irrealistiche

Un funzionario americano ha dichiarato al Wall Street Journal che le richieste dell’Iran per un accordo che ponga fine alla guerra sono “ridicole e irrealistiche”. Secondo il giornale, le richieste sarebbero state dettate dalle Guardie Rivoluzionarie e includono: la chiusura di tutte le basi americane in Medioriente; il pagamento di un risarcimento per i danni causati dagli attacchi in Iran; un “nuovo regime” nello Stretto di Hormuz, dove l’Iran potrebbe riscuotere pedaggi dalle navi che transitano attraverso la strategica via navigabile, “come fa l’Egitto nel Canale di Suez”; garanzie che la guerra non riprenderà; la revoca di tutte le sanzioni contro l’Iran; e il rifiuto di accettare restrizioni al programma missilistico iraniano, opponendosi del tutto a qualsiasi negoziato su questa possibilità.

Idf, colpiti siti produzione missili navali a Teheran

L’aeronautica israeliana ha bombardato due impianti a Teheran dove l’Iran produceva missili da crociera navali, secondo quanto affermato dai militari. L’Idf ha affermato che i siti “operavano sotto la direzione del ministero della Difesa iraniano e venivano utilizzati dal regime per sviluppare e produrre missili da crociera navali a lungo raggio, in grado di distruggere rapidamente obiettivi in mare e a terra”.

Teheran, colpita la casa del regista di fama mondiale Kiarostami

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha dichiarato che la casa di Abbas Kiarostami, regista iraniano di fama mondiale e pluripremiato, è stata colpita durante i bombardamenti israeliani e statunitensi sull’Iran. “La casa di Kiarostami faceva forse parte della presunta “minaccia imminente” per gli Stati Uniti?! La verità è che questa guerra di capricci tra americani e israeliani non è semplicemente contro uno Stato, ma contro una cultura, una civiltà e un’identità profondamente radicate”, ha scritto su X. Kiarostami ha vinto la Palma d’Oro al Festival di Cannes nel 1997 con il film ‘Il sapore della ciliegia’.

 

Ministero Esteri Teheran: non ci sono colloqui in corso con Usa

Esmail Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha affermato a India Today che “non ci sono colloqui o negoziati tra Iran e Stati Uniti” in corso. “Abbiamo avuto un’esperienza davvero catastrofica, direi, con la diplomazia statunitense. Siamo stati attaccati due volte nell’arco di nove mesi, mentre eravamo nel bel mezzo di un processo negoziale per risolvere la questione nucleare. Quindi questo è stato un tradimento della diplomazia”, ha aggiunto.

Droni colpiscono serbatoio carburante ad aeroporto del Kuwait

Un attacco effettuato tramite droni ha ha colpito un serbatoio di carburante e provocato un incendio all’aeroporto del Kuwait. Lo ha riferito l’autorità per l’aviazione civile del Paese. In precedenza l’esercito kuwaitiano aveva affermato che le difese aree stavano “reagendo” agli attacchi missilistici e dei droni lanciati dall’Iran.

Una nave thailandese attraversa lo Stretto di Hormuz

Il ministro degli Esteri thailandese Sihasak Phuangketkeow ha dichiarato che una nave thailandese ha attraversato lo Stretto di Hormuz in seguito a colloqui con le autorità iraniane. Martedì ha dichiarato che la Thailandia ha richiesto il passaggio attraverso lo stretto per la nave del conglomerato energetico Bangchak Corporation e per una seconda nave della grande azienda petrolchimica SCG Chemicals. La Thailandia è stata informata lunedì che la nave Bangchak ha attraversato con successo lo stretto ed è in rotta, ha detto, mentre la seconda imbarcazione attende un passaggio sicuro. Il sito web di Bangchak afferma che la nave è una petroliera e che il suo arrivo in Thailandia è previsto per i primi di aprile.

Teheran: almeno 243 fra studenti e insegnanti uccisi da inizio guerra

Almeno 243 fra studenti e insegnanti sono stati uccisi in Iran dallo scoppio della guerra lo scorso 28 febbraio. Lo ha reso noto il ministero dell’Educazione di Teheran citato dai media locali.

Nella notte lanciati missili verso Israele e basi Usa nel Golfo

Le Guardie Rivoluzionarie iraniane nella notte hanno reso noti di aver effettuato una nuova ondata di attacchi contro Israele e le basi statunitensi nel Golfo. Lo riporta l’agenzia iraniana Fars. I Pasdaran hanno dichiarato di aver preso di mira una base militare nella città di Safad, nel nord di Israele, nonché siti nelle città di Tel Aviv, Kiryat Shmona e Bnei Brak. Le Guardie Rivoluzionarie hanno inoltre affermato di aver preso di mira le basi militari statunitensi in Kuwait, Giordania e Bahrein.

Portavoce militare Teheran a Usa: "State negoziando con voi stessi"

Il tenente colonnello Ebrahim Zolfaghari, portavoce del quartier generale centrale dell’esercito iraniano Khatam Al-Anbiya in un video pubblicato dalla Tv di Teheran ha deriso i tentativi statunitensi di raggiungere un accordo per il cessate il fuoco, insistendo sul fatto che gli americani stavano negoziando “solo con se stessi”. “Il potere strategico di cui parlavate si è trasformato in un fallimento strategico”, ha affermato. “Chi si proclama superpotenza globale sarebbe già uscito da questo pasticcio se avesse potuto. Non mascherate la vostra sconfitta da accordo. La vostra era di vuote promesse è giunta al termine”, ha detto ancora. “La nostra prima e ultima parola è sempre stata la stessa fin dal primo giorno, e tale rimarrà: non scenderemo mai a compromessi con voi. Né ora, né mai”. Secondo Zolfaghari “la stabilità nella regione è garantita dalla mano ferma delle nostre forze armate. Stabilità attraverso la forza. Finché non lo decideremo noi, nulla tornerà come prima. Ciò accadrà solo quando il solo pensiero di agire contro la nazione iraniana sarà completamente estirpato dalle vostre menti corrotte”, ha concluso.

In Israele oltre 5mila feriti dall'inizio della guerra

Il ministero della salute israeliano ha riferito che nelle ultime 24 ore 204 persone ferite sono state ricoverate in ospedale a causa del conflitto con l’Iran, portando il numero totale dei ricoveri dovuti ai combattimenti a oltre 5.000.
Tra coloro che sono stati curati in ospedale nelle ultime 24 ore, uno è in gravi condizioni, nove in condizioni moderate e 184 in buone condizioni. Il totale dei feriti dall’inizio della guerra con l’Iran, il 28 febbraio è di 5.045 persone che sono state ricoverate di cui 120 sono attualmente ancora in ospedale.

Media: Turchia, Egitto e Pakistan spingono per incontro con Usa in 48 ore

I mediatori di Turchia, Egitto e Pakistan stanno esercitando pressioni affinché venga organizzato un incontro tra funzionari statunitensi e iraniani entro le prossime 48 ore a Islamabad. Lo scrive il Wall Street Journal spiegando che le posizioni fra le parti restano comunque distanti. Secondo il quotidiano gli stati arabi del Golfo, a partire da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, sarebbero “allarmati” dalla fretta di Trump di raggiungere un accordo e starebbero facendo pressioni sul tycoon affinché continui la guerra finché l’Iran non sarà sufficientemente indebolito da non rappresentare più una minaccia.

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