Mentre prosegue la guerra contro l’Iran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, ha affermato che la Gran Bretagna si è rifiutata di schierare le portaerei britanniche nell’ambito del conflitto in Medioriente. “Che otteniamo o meno il loro sostegno, posso dire questo: non lo dimenticheremo”, ha affermato Trump.
“Il mio ultimo contatto con il signor Witkoff risale a prima della decisione del suo datore di lavoro di stroncare la diplomazia con un altro attacco militare illegale contro l’Iran. Qualsiasi affermazione contraria sembra mirata unicamente a ingannare i commercianti di petrolio e l’opinione pubblica”. Lo ha scritto su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in risposta all’indiscrezione lanciata da Axios secondo cui tra Witkoff, inviato speciale degli Stati Uniti e Araghchi negli ultimi giorni si era riattivato un canale di comunicazione diretto
In tarda serata un drone ha colpito un hotel a Baghdad dove alloggiava anche personale italiano, che è attualmente in sicurezza e non è stato coinvolto nell’esplosione. Lo comunica in una nota il ministero della Difesa, spiegando che il ministro Guido Crosetto si è immediatamente messo in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa ed il Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, per avere aggiornamenti sulle condizioni del personale, che è attualmente al riparo nei bunker.
L’aviazione israeliana ha bombardato il quartier generale della Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche a Teheran. Lo afferma l’Idf, secondo cui il quartier generale si trovava all’interno di un grande complesso nella zona orientale di Teheran e “per anni è servito ai comandanti di alto livello per gestire le attività della forza e per promuovere operazioni terroristiche contro lo Stato di Israele e altri paesi nell’arena marittima del Medioriente”. L’attacco, hanno spiegato i militari, è avvenuto venerdì 13 marzo.
“Non credo” che la guerra con l’Iran finirà entro questa settimana, “ma accadrà presto. Non ci vorrà molto. Avremo un mondo molto più sicuro quando tutto sarà finito. Finirà presto”. Lo ha dichiarato ai giornalisti il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha suggerito che il suo viaggio in Cina, previsto per questo mese per incontrare Xi Jinping, potrebbe essere posticipato di “circa un mese”. “Stiamo parlando con la Cina. Mi piacerebbe molto, ma a causa della guerra, voglio rimanere qui”, ha detto il presidente americano ai giornalisti alla Casa Bianca. “Abbiamo chiesto di rimandarlo di circa un mese e non vedo l’ora di incontrarlo”, ha detto Trump. “Siamo in guerra. Penso sia importante che io sia qui. Quindi potremmo rimandarlo un po’, ma non di molto”, ha aggiunto.
Il vice presidente Usa, JD Vance, eludendo la domanda di un giornalista sulle sue critiche passate a un intervento in Medioriente, ha affermato di avere fiducia nel presidente Usa Donald Trump “per portare a termine il lavoro”. Una delle principali differenze rispetto alle critiche prima di entrare alla Casa Bianca “è che abbiamo un presidente intelligente, mentre in passato abbiamo avuto presidenti stupidi, e ho fiducia nel presidente Trump per portare a termine il lavoro, per fare un buon lavoro per il popolo americano e per assicurarsi che gli errori del passato non si ripetano”, ha dichiarato Trump secondo quanto riporta la Cnn. “Stai cercando di creare una frattura fra i membri dell’amministrazione, fra me e il presidente. Ciò che il presidente ha affermato con coerenza fin dal 2015, e su cui sono d’accordo con lui, è che l’Iran non dovrebbe possedere armi nucleari”, ha detto il vicepresidente rivolgendosi al giornalista che alla Casa Bianca gli aveva rivolto la domanda, parlando mentre era in piedi accanto a Trump. La Cnn ricorda che, quando Vance era senatore, nel 2023 scrisse un editoriale in cui sosteneva che Trump fosse un presidente di successo in gran parte perché era rimasto fuori dalle guerre, e nel 2024 affermò che una guerra con l’Iran non era nell’interesse degli Stati Uniti e avrebbe rappresentato un “enorme spreco di risorse”.
“Alla fine, qualcosa dovrà pur succedere con quegli oleodotti”. Lo ha dichiarato ai giornalisti il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a proposito dell’isola di Kharg.
Il vicepresidente Usa, JD Vance, ha mostrato un certo fastidio nei confronti di un giornalista che gli ha chiesto se condividesse pienamente la strategia di Donald Trump sull’Iran alla luce delle sue precedenti posizioni sull’intervento militare. “So cosa stai cercando di fare, Phil”, ha detto Vance al giornalista Phil Wegmann di RealClearPolitics. “Stai cercando di creare una frattura tra i membri dell’amministrazione, fra me e il presidente”, ha detto Vance. Il vice presidente Usa ha sottolineato che Trump sostiene da oltre un decennio che l’Iran non può avere armi nucleari. E “io sono d’accordo con lui”, ha aggiunto. “Penso che tutti noi, che siate democratici o repubblicani, dovremmo pregare per il successo e per la sicurezza delle nostre truppe”, ha continuato Vance, “questo è l’approccio che ho adottato e che renderò il più efficace possibile”. Trump ha anche aggiunto: “JD è stato fantastico”
Il Regno Unito era “la Rolls Royce degli alleati”, ma sono “molto deluso” che il premier britannico Keir Starmer non abbia fatto di più per aiutare in Medioriente. Lo ha dichiarato ai giornalisti il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sottolineando: “Penso che sia una brava persona”.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che annuncerà “presto” i Paesi che hanno accettato di aiutare gli Stati Uniti a riaprire lo Stretto di Hormuz. “Ce ne sono un paio, annunceremo presto alcuni nomi”, ha detto dallo Studio Ovale. “Alcuni sono stati davvero in prima linea”. Al momento, ha detto il presidente, pochi Paesi si sono detti disposti ad aiutare gli Stati Uniti. “Ciò che mi sorprende è che non siano desiderosi di aiutare”, ha affermato, sostenendo che le nazioni che dipendono fortemente dallo stretto per il petrolio, come la Cina e il Giappone, “dovrebbero ringraziarci e aiutarci”.
Il presidente Usa, Donald Trump, è stato informato che secondo l’intelligence Usa il nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei potrebbe essere gay e che il padre, il defunto ayatollah Ali Khamenei, temeva che per questo motivo non fosse adatto a governare la Repubblica Islamica. Lo riporta il New York Post (Nyp), citando alcune fonti secondo cui Trump non sarebbe riuscito a contenere la sua sorpresa e avrebbe riso sonoramente. Secondo lo stesso giornale, anche gli altri presenti nella stanza hanno trovato l’informazione “esilarante” e si sarebbero uniti alla reazione del presidente, mentre un alto funzionario dei servizi segreti “non ha smesso di riderci sopra per giorni”. Il New York Post cita diverse fonti secondo cui l’informazione viene ritenuta credibile dalle agenzie di spionaggio e, stando a due delle fonti citate, la nuova Guida suprema avrebbe avuto una relazione sessuale di lungo termine con un tutore d’infanzia.
La nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, è sopravvissuta per poco a un attacco aereo israeliano lo scorso 28 febbraio, dopo essere uscito dalla sua residenza pochi istanti prima che i missili colpissero il complesso. E’ quanto emerge da un audio trapelato ottenuto dal Telegraph. La registrazione conterrebbe presunte dichiarazioni di Mazaher Hosseini, capo del protocollo nell’ufficio del defunto leader supremo Ali Khamenei, pronunciate durante una riunione del 12 marzo a Teheran con alti religiosi e comandanti del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Secondo Hosseini, Mojtaba era uscito nel guardino del complesso poco prima che Israele colpisse la residenza alle 9:32 del mattino, ora locale. L’attacco del 28 febbraio ha ucciso diversi alti funzionari, tra cui Ali Khamenei e altri membri della leadership iraniana. “È stata volontà di Dio che Mojtaba dovesse uscire in giardino per fare qualcosa e poi tornare”, afferma Hosseini nella registrazione, in lingua farsi. “Era fuori e stava salendo le scale quando hanno colpito l’edificio con un missile”. Secondo Hosseini, Mojtaba Khamenei avrebbe riportato solo “una lieve ferita alla gamba” nell’attacco. La moglie, il figlio e il cognato di Mojtaba Khamenei, ha aggiunto, sono stati uccisi nell’attacco. Mostafa Khamenei, un altro figlio di Ali Khamenei, si trovava anch’egli “nelle vicinanze” al momento dell’attacco, secondo la registrazione, ma è riuscito a fuggire con la moglie senza riportare ferite.
Un drone ha colpito un importante hotel situato nella Zona Verde, il quartiere altamente fortificato nel centro di Baghdad. Lo riferiscono due funzionari della sicurezza iracheni, spiegando che l’attacco ha colpito l’ultimo piano dell’Hotel Rasheed, che ospita delegazioni diplomatiche e organizzazioni internazionali, causando danni ma nessuna vittima. Le forze di sicurezza hanno isolato l’area. Nessun gruppo ha rivendicato immediatamente la responsabilità dell’attacco.
“Lavoriamo per una de-escalation, cioè per fare in modo che la guerra possa terminare e possa tornare la diplomazia”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ospite della trasmissione ‘Quarta Repubblica’ in onda questa sera su Rete4.
Le basi militari italiane nell’area del Golfo “sono oggi ovviamente il primo problema, quello principale del quale mi occupo, anche perché la riforma della giustizia l’ho già fatta, insomma più di parlarne non posso fare. Sono il mio principale problema, chiaramente”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ospite della trasmissione ‘Quarta Repubblica’ in onda questa sera su Rete4. “Chiaramente c’è un tema di monitoraggio, di attenzione verso i nostri militari che sono molti nell’area, particolarmente per quello che riguarda Erbil e il Kuwait, anche se – spiega la premier – i militari sono stati ridotti e sono rimasti quelli strettamente necessari a far camminare missioni che, dobbiamo ricordare, sono importanti, sono missioni contro il terrorismo, internazionali. Perché è molto importante secondo me la nostra solidarietà in questo momento e la nostra presenza per i Paesi del Golfo che sono nostri partner strategici e perché noi in quella zona, in quell’area abbiamo decine di migliaia di italiani”.
“Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare la missione Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso. Sullo Stretto di Hormuz, chiaramente è più impegnativo, perché vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento. Da una parte per noi è fondamentale la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner. Intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento”. Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ospite della trasmissione ‘Quarta Repubblica’ in onda questa sera su Rete4.
Negli ultimi giorni è stato riattivato un canale di comunicazione diretto tra l’inviato statunitense Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Lo riporta Axios, citando un funzionario statunitense e una fonte informata, sottolineando che si tratta della prima comunicazione diretta nota tra le parti dall’inizio della guerra. Il funzionario statunitense e la fonte informata hanno affermato che Araghchi ha inviato messaggi di testo a Witkoff incentrati sulla fine del conflitto. Secondo il funzionario Usa era Araghchi a tentare di avviare un dialogo. Gli Stati Uniti però, ha dichiarato ad Axios, “non stanno parlando” con l’Iran.
“Una significativa offensiva di terra israeliana avrebbe conseguenze umanitarie devastanti e potrebbe portare a un conflitto prolungato. Deve essere evitata. La situazione umanitaria in Libano, compresi gli sfollamenti di massa in corso, è già profondamente allarmante”. E’ quanto recita una dichiarazione dei leader di Italia, Canada, Francia, Germania, e Regno Unito sull’escalation del conflitto tra Israele e Hezbollah. “Ribadiamo il nostro appello alla piena attuazione della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite da parte di tutte le parti e sosteniamo gli sforzi del Governo libanese per disarmare Hezbollah, vietarne le attività militari e limitare le ostilità armate”, si legge. “Siamo solidali con il governo e il popolo libanese, che sono stati coinvolti nel conflitto loro malgrado”.
“Dobbiamo stare tutti con Sánchez, non perché sia un socialista o per un colore politico, ma perché ha preso la posizione giusta”. Così il presidente M5S Giuseppe Conte intervistato a ‘4 di sera’ su Rete 4. “Questi attacchi militari degli Stati Uniti sono al di fuori del diritto internazionale – aggiunge – sono assolutamente illegittimi, insieme ovviamente agli attacchi compiuti dal governo di Netanyahu. Ma soprattutto da un punto di vista geopolitico, Trump non riesce a chiarire qual è l’obiettivo. Allora questa missione che è stata chiamata “Furia Epica” rischia di tramutarsi in ‘fallimento epico’, perché adesso si è trovato al centro di un groviglio di interessi, di conseguenze che non riesce più a controllare”.
Un incendio è scoppiato in un giacimento petrolifero negli Emirati Arabi Uniti in seguito a un attacco di droni. Non si sono registrate vittime. Le autorità hanno riferito che l’incendio è scoppiato in seguito all’impatto di un drone con il giacimento petrolifero di Shah, ad Abu Dhabi. Si tratta del secondo attacco a un impianto petrolifero negli Emirati Arabi Uniti avvenuto oggi, dopo che un incendio è scoppiato nella zona industriale petrolifera di Fujairah a seguito di un attacco con droni.
Gli Stati Uniti rischiano di trovarsi di fronte a un’altra guerra del Vietnam se decideranno di intervenire in Iran con truppe di terra. Lo ha dichiarato in un’intervista a Sky News Uk il viceministro degli Esteri iraniano Saeed Khatibzadeh, parlando dal suo ufficio a Teheran, spiegando che Teheran è disposta a combattere finché sarà necessario e che al momento il Paese non è concentrato su una soluzione diplomatica. Il vice ministro degli Esteri non ha escluso la possibilità di negoziati, ma ha chiarito che spetta agli Stati Uniti e ai loro alleati presentare una proposta che ponga fine al conflitto una volta per tutte. Quando gli è stata chiesto in merito alla possibilità di un invio di truppe statunitensi sul terreno, il suo messaggio a Donald Trump è stato chiaro: “Basta che legga cosa è successo in Vietnam”. Khatibzadeh ha inoltre accusato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu di aver trascinato gli Stati Uniti nella guerra. “Dovrebbero pensarci due volte prima di trattare con l’Iran e non seguire i consigli di chi non conosce l’Iran e che per decenni ha voluto vincere una guerra a spese dei contribuenti americani e con il sangue dei soldati americani”, ha spiegato. “Netanyahu e il regime israeliano hanno un proprio piano per far sì che questa guerra si concluda a loro vantaggio, a spese di tutti”. Khatibzadeh ha insistito sul fatto che la nuova Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, “è in buona salute e al comando” nonostante non sia ancora apparso in pubblico dopo la nomina.
Israele si sta preparando ad almeno un altro mese di guerra con l’Iran. Lo riporta Channel 12, citando un funzionario israeliano. Secondo alcune fonti, Tel Aviv si starebbe preparando a una fase prolungata di combattimenti, con l’obiettivo di indebolire ulteriormente il regime iraniano e sfruttare quelli che considera segnali di instabilità interna alla leadership del Paese. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, aggiunge la fonte, appoggia Israele nella prosecuzione della campagna
“Hezbollah è un grande problema da molto tempo, non solo ora”. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ai giornalisti alla Casa Bianca. Il tycoon ha comunque sottolineato che “vengono rapidamente eliminati” nella guerra in corso con Israele.
Nel tardo pomeriggio di oggi, sulla base Unifil di Shama nel sud del Libano, sede del Comando del Settore Ovest a guida italiana, sono caduti alcuni detriti verosimilmente provocati da razzi intercettati in aria dai sistemi antimissile israeliani. Secondo le prime informazioni, non si registrano feriti. Soltanto un militare italiano, immediatamente soccorso e assistito dal personale sanitario della base, lamenta dolore a un occhio ma non presenta ferite.
Le sue condizioni non destano preoccupazione. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, è in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, con il Comando Operativo di Vertice Interforze (Covi) e con il comandante del contingente italiano di Unifil per ricevere continui aggiornamenti sulle condizioni del personale militare e sulla situazione in corso
Sono circa 200 i soldati Usa rimasti feriti dall’inizio della guerra con l’Iran e, di questi 200, più di 180 sono tornati in servizio, mentre 10 militari sono considerati gravemente feriti. Lo ha dichiarato ad Associated Press il capitano Tim Hawkins, portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti. L’aggiornamento precedente, diffuso la scorsa settimana dal Pentagono, stimava il numero dei feriti in circa 140, di cui 8 “gravemente feriti”. Il Centcom non ha specificato quando o dove questi soldati siano stati feriti, né ha fornito dettagli sul tipo di ferite. Dall’inizio della guerra in Iran, sono 13 i militari Usa che hanno perso la vita.
“Sono sempre stato un forte critico di tutta questa politica di protezione dei Paesi, perché so che siamo noi a proteggerli e se mai avessimo bisogno di aiuto loro non ci sono. Lo so da molto tempo”. Lo ha detto il presidente Usa, Donald Trump, lamentandosi degli alleati che hanno respinto le richieste di aiuto Usa per lo Stretto di Hormuz.
In particolare, Trump ha accusato alcuni Paesi, dei quali non ha fatto i nomi, di non essere stati sufficientemente leali verso gli Stati Uniti dopo aver ricevuto sostegno in materia di sicurezza per decenni. “Alcuni sono molto entusiasti, altri no. Alcuni sono paesi che abbiamo aiutato per molti, molti anni. Li abbiamo protetti da terribili minacce esterne, e non erano così entusiasti e il livello di entusiasmo per me conta”, ha dichiarato Trump in un evento alla Casa Bianca.
“Abbiamo alcuni paesi in cui abbiamo 45mila soldati, grandi soldati, che li proteggono dal pericolo, e abbiamo fatto un ottimo lavoro”, ma “quando chiediamo: ‘avete delle dragamine?’, ci rispondono ‘preferiremmo non essere coinvolti’”, si è lamentato il presidente Usa. “Vi stiamo proteggendo da 40 anni e non volete essere coinvolti in qualcosa cosa che è di piccola entità”, ha detto ancora Trump.
Il presidente Usa, Donald Trump, a proposito della sua richiesta fatta agli alleati di inviare navi da guerra per aiutare gli Stati Uniti a scortare le petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, ha dichiarato che “numerosi Paesi mi hanno detto che stanno arrivando”, ma ha precisato che “alcuni sono molto entusiasti, altri no”. Trump si è lamentato dei Paesi che hanno respinto le richieste Usa: “Alcuni sono Paesi che abbiamo aiutato per molti, molti anni. Li abbiamo protetti da terribili minacce esterne, e non erano così entusiasti. E il livello di entusiasmo per me conta”, ha dichiarato il presidente Usa.
“Non sappiamo se siano state posate mine nello Stretto di Hormuz”. Lo ha detto il presidente Usa, Donald Trump, che poi riferendosi alla leadership iraniana ha aggiunto: “sarebbe molto negativo se lo facessero, sarebbe una sorta di suicidio”.
“Abbiamo attaccato l’isola di Kharg e abbiamo distrutto praticamente tutto a parte l’area in cui abbiamo lasciato gli oleodotti intatti”, ma “potrebbe andare anche diversamente, basta dire una parola e questi oleodotti saranno distrutti”. È la minaccia fatta dal presidente Usa, Donald Trump, che ha avvertito che in quella eventualità ci sarebbe “un preavviso di 5 minuti e sparirà tutto”.
“Oggi abbiamo discusso le opzioni per proteggere meglio la navigazione nella regione. L’Ue ha già attive missioni navali. Abbiamo la missione Aspides che svolge un ruolo chiave nella salvaguardia della libertà di navigazione. Nei nostri colloqui è emersa la chiara volontà di rafforzare questa operazione. Tuttavia, per il momento, non c’è alcuna intenzione di modificarne il mandato per ora della missione Aspides. Mentre lo Stretto di Hormuz è al centro dell’attenzione, anche il Mar Rosso rimane cruciale. Il rischio di un coinvolgimento degli Houthi è reale, quindi dobbiamo rimanere vigili”. Lo dice l’Alta Rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas in conferenza stampa dopo il Consiglio Affari esteri. “In Libano – aggiunge -, Hezbollah ha trascinato il Paese in una guerra che non lo riguarda. Il popolo libanese sta pagando il prezzo degli attacchi di Hezbollah”.
“Li abbiamo letteralmente distrutti, cancellati, la Marina è sparita, molte navi sono state affondate, non le usano più, le forze anti-aeree sono state decimate, i radar non ci sono più e i leader non ci sono più”. Lo ha detto il presidente Usa, Donald Trump, parlando dell’Iran. “Il loro terrore è durato 47 anni, adesso gli Usa con l’aiuto di Israele sta facendo quello che si sarebbe dovuto fare molti anni fa. Dall’inizio del conflitto abbiamo colpito più di 7mila obiettivi in tutto l’Iran, soprattutto commerciali e militari, e abbiamo raggiunto riduzione dei lanci di missili balistici”, ha proseguito Trump.
“I missili stanno sparendo, vengono lanciati a livelli molto bassi perché gliene sono rimasti pochi”, ha detto ancora. “Abbiamo attaccato anche impianti di produzione, dove producono missili, oggi ne abbiamo colpiti 3, sta diventando molto difficile per loro produrre”, ha concluso.
Il presidente Usa, Donald Trump, ha ribadito l’appello ai Paesi alleati ad aiutare gli Stati Uniti a risolvere la situazione nello Stretto di Hormuz. Prendendo la parola prima di un pranzo con i membri del consiglio di amministrazione del Kennedy Center, Trump ha dichiarato: “Incoraggiamo tutti i Paesi le cui economie dipendono da questo passaggio molto più della nostra” a collaborare, ha detto Trump, citando Giappone, Paesi europei e Corea del Sud. “Vengano ad aiutarci con lo Stretto. Noi ci siamo già occupati dell’Iran”, ha detto Trump.
“Noi rispettiamo i nostri impegni nella Nato. La Nato è un’alleanza di difesa e non un’alleanza di intervento. Per questo mi auguro che all’interno dell’Alleanza ci si tratti reciprocamente con il necessario rispetto”. Lo ha detto il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, in conferenza stampa a Berlino con il premier olandese, Rob Jetten, rispondendo alle domande sulle possibilità che il presidente Usa, Donald Trump, voglia trascinare la Nato nella guerra in Iran.
“Condividiamo l’obiettivo: il regime iraniano deve cessare di esistere e deve essere sostituito da un governo legittimato democraticamente. Tuttavia, farlo cadere con i bombardamenti, alla luce delle esperienze che abbiamo avuto negli anni e nei decenni passati, con ogni probabilità non funzionerà”, ha spiegato Merz, ricordando di aver “contribuito affinché gli Stati membri della Nato, al vertice dell’Alleanza dello scorso giugno all’Aja, si impegnassero congiuntamente a destinare il 3,5% del Pil alla difesa — e fino al 5% includendo anche le infrastrutture. Si trattava di una richiesta legittima di molti Stati membri, compreso il presidente americano Donald Trump, che ci ha sollecitato in tal senso, come avevano fatto anche presidenti precedenti”.
“La regione non deve scivolare in una guerra permanente con obiettivi poco chiari. Un’ulteriore escalation dei combattimenti comporterebbe grandi rischi per i nostri partner in Medioriente e in tutta la regione del Golfo. Lo stesso varrebbe in caso di crollo dell’ordine statale iraniano, dell’integrità territoriale, della statualità e dell’economia iraniana. Questa guerra deve quindi essere conclusa il più rapidamente possibile, con un piano chiaro e una strategia”. Lo ha detto il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, in conferenza stampa a Berlino con il premier olandese, Rob Jetten.
È salito a 886 morti e 2.141 feriti in Libano il bilancio delle vittime di attacchi israeliani dal 2 marzo, quando è iniziata l’ultima ondata di combattimenti fra Israele e Hezbollah a seguito del lancio dell’attacco di Usa e Israele contro l’Iran. Lo riferisce il ministero della Sanità libanese, che precisa che fra i morti ci sono 111 bambini e 67 donne. Sempre secondo il ministero libanese, il numero dei feriti include 332 bambini e 362 donne. Gli attacchi israeliani hanno colpito principalmente il sud e l’est del Libano, nonché alcune zone di Beirut, prendendo di mira edifici, veicoli e anche tende destinate agli sfollati interni, che sono centinaia di migliaia.
Un frammento di missile intercettore è caduto vicino all’ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu a Gerusalemme nel corso dell’ultimo attacco lanciato dall’Iran. Lo riporta la testata Ynet.
Una scheggia proveniente da una raffica di missili intercettata è caduta vicino alla Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Il Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme riferisce che la scheggia è caduta sul tetto del Patriarcato stesso. Il luogo si trova a pochi metri dalla Basilica del Santo Sepolcro, costruita nel punto in cui, secondo la tradizione cristiana, Gesù fu crocifisso, fu sepolto ed è risorto. Non sono stati segnalati feriti a seguito dell’impatto.
La Città Vecchia di Gerusalemme, dove si trovano luoghi sacri per musulmani, cristiani ed ebrei, è stata oggetto di un fuoco di artiglieria insolito in questa guerra. Nei precedenti scambi di missili con l’Iran, compresa la Guerra dei 12 giorni di giugno scorso, la città era stata risparmiata dai danni subiti da città vicine come Tel Aviv o Beersheba, ma dall’inizio dell’ultima guerra schegge hanno colpito diversi siti vicini alla Città Vecchia, fra cui abitazioni a Gerusalemme Est, un’autostrada principale che porta a Gerusalemme e una sala concerti a Gerusalemme Ovest.
“Io mi aspetto dal governo italiano chiarezza sul fatto che non si faranno trascinare in questa guerra illegale di Trump e Netanyahu, che nemmeno doveva iniziare e di cui non si intravede la fine. Non si capisce qual è la strategia di Trump, se c’è una strategia. Intanto, però, oltre alla preoccupazione sullo scenario internazionale e sul caos globale che hanno generato questi attacchi, fatti violando il diritto internazionale, il costo di questa guerra in questi 16 giorni gli italiani lo stanno già pagando. Gli italiani non vogliono pagare le guerre illegali di Trump e Netanyahu”. Così la segretaria del Pd Elly Schlein intervenendo a ‘Tagadà’ su La7.
“Non abbiamo ancora parlato di questa dichiarazione di Trump” su Hormuz, “ma, ripeto, io voglio che il governo dica con chiarezza che non si farà trascinare nello scenario di guerra – ha aggiunto -. Chiaro che abbiano detto che il nostro paese non è in guerra, ma noi siamo preoccupati da alcuni precedenti in cui Giorgia Meloni non è riuscita a dire di no a Donald Trump”.
Medici Senza Frontiere (Msf) ha lanciato un appello per il Libano ribadendo l’urgenza di una protezione effettiva per i civili e il personale medico e chiedendo che le strutture sanitarie non vengano colpite nel rispetto del diritto internazionale umanitario. Msf chiede che venga garantito un accesso sicuro e senza ostacoli ai beni essenziali per la popolazione, al fine di poter rispondere a una crisi umanitaria che peggiora di ora in ora.
L’organizzazione fa sapere che continua a portare assistenza alla popolazione in Libano, dove si intensificano gli attacchi israeliani e gli ordini di evacuazione che stanno colpendo circa il 14% del territorio nazionale, incluse centinaia di città nel sud del Paese, nella periferia meridionale di Beirut e in alcune aree della Valle di Bekaa, provocando un rapido deterioramento della situazione umanitaria. Più di 822mila persone risultano attualmente sfollate, ma solo circa 125mila si trovano all’interno di centri di accoglienza ufficiali. Molti altri civili vivono in rifugi improvvisati, nelle automobili o lungo le strade.
“Le condizioni nei rifugi sono estremamente difficili”, dichiara Emmanuel Massart, capomissione di Msf in Libano. “Durante una visita in un centro di accoglienza ho incontrato circa 800 persone che vivono nello stesso edificio con solamente 8 bagni disponibili. In pratica, significa 1 bagno ogni 100 persone. In molto di questi luoghi manca quasi tutto: cibo, acqua potabile, beni essenziali, servizi igienici e spazi adeguati per vivere”.
Il ministero della Difesa del Qatar ha annunciato che i sistemi di difesa aerea del Paese hanno intercettato un’ondata di attacchi missilistici, precisando che si trattava della seconda di oggi. Poco prima, esplosioni erano state udite a Doha, la capitale del Qatar, e il ministero dell’Interno locale aveva invitato i cittadini a restare a casa.
“Discuteremo anche della situazione nel vicinato meridionale questo pomeriggio. Si tratta del Patto per il Mediterraneo. Riteniamo che il sostegno al Mediterraneo sia ora ancora più importante di quanto non lo fosse due o tre mesi fa, perché stiamo cercando di connettere i popoli della regione. Stiamo cercando di creare partenariati, non solo con i paesi del Mediterraneo, ma anche con i paesi del Golfo. Questi ultimi sono particolarmente in pericolo al giorno d’oggi. Quindi stiamo proseguendo con gli accordi di partenariato strategico con i paesi del Golfo”. Lo dice la commissaria Ue per il Mediterraneo, Dubravka Suica, a margine del Consiglio Ue Affari esteri.
“Sono stata in contatto personale con tutti i ministri dei paesi del Golfo e apprezzano il nostro sostegno, non solo io, ma anche la presidente von der Leyen, il presidente Costa, la vicepresidente Kaja Kallas, tutti noi abbiamo contatti con la regione e pensiamo che sia importante, perché l’energia è la principale preoccupazione al giorno d’oggi”, prosegue. “Vediamo dunque cosa accadrà questo pomeriggio in merito al passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz, perché è il punto più importante. Vediamo cosa si può fare. Dipenderà dalle discussioni dei ministri, quindi non posso anticipare l’esito della discussione di questo pomeriggio”, aggiunge.
Il viaggio di Donald Trump in Cina, attualmente in programma dal 31 marzo al 2 aprile, potrebbe essere rinviato. È quanto ha dichiarato la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt. Parlando con i giornalisti, la portavoce ha riferito che i colloqui “da leader a leader” fra il presidente Trump e il presidente cinese Xi Jinping sono in corso e che “al momento” Trump non vede l’ora di recarsi in Cina, ma ha precisato che le date “potrebbero subire variazioni”. “In qualità di comandante in capo, la sua priorità assoluta in questo momento è garantire che continui il successo dell’operazione Epic Fury”, ha dichiarato Leavitt riferendosi all’operazione militare in corso in Iran.
“Si registrano spostamenti di popolazione su larga scala all’interno dell’Iran, ma anche in tutta la regione. E questo, a un certo punto, potrebbe destabilizzare l’intera area. La situazione in Libano è altrettanto preoccupante. Sono in corso spostamenti di popolazione su larga scala, con oltre 800.000 persone sfollate internamente. La regione sta già pagando un prezzo altissimo e le ripercussioni si sono fatte sentire”. Lo dice la commissaria europea per la Gestione delle Crisi Hadja Lahbib a margine del Consiglio Ue Affari esteri. “La guerra si sta diffondendo nel Golfo, con conseguenze e rischi anche per l’Europa. È chiaro che l’Europa deve svolgere un ruolo chiave per porre fine a questo conflitto. Se dovesse intensificarsi ulteriormente, dobbiamo essere consapevoli che l’Europa potrebbe essere tra le prime a pagarne il prezzo più alto”, aggiunge.
L’Iran ha avvertito la Romania che reagirà politicamente e legalmente se il Paese dovesse permettere agli Stati Uniti di utilizzare basi sul suo territorio per operazioni contro l’Iran. “Se la Romania mettesse a disposizione degli Stati Uniti le sue basi, ciò equivarrebbe a partecipare a un’aggressione militare contro l’Iran”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baghaei, durante una conferenza stampa. Ha poi aggiunto che una simile mossa sarebbe inaccettabile secondo il diritto internazionale e comporterebbe una responsabilità internazionale per la Romania. Lo riporta Iran International.
Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) affermano di aver colpito e distrutto una struttura spaziale iraniana a Teheran, utilizzata dal regime per sviluppare “capacità di attaccare i satelliti”. Secondo quanto affermato dai militari, il sito è stato utilizzato per sviluppare diversi programmi spaziali militari, tra cui il satellite Chamran-1, nonché “capacità di colpire satelliti, rappresentando una minaccia per i satelliti dello Stato di Israele e per le risorse spaziali di altri paesi in tutto il mondo”. Lo riporta il Times of Israel.
Il Regno Unito sta collaborando con gli alleati a un piano fattibile per riaprire lo Stretto di Hormuz, ma non si tratterà di una missione della Nato. È quanto ha affermato il premier britannico, Keir Starmer. “Voglio essere chiaro: non sarà, né è mai stato previsto che sia, una missione della Nato”, ha dichiarato Starmer.
Il comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che le forze statunitensi hanno condotto la scorsa settimana un attacco di precisione su larga scala sull’isola iraniana di Kharg, colpendo oltre 90 obiettivi militari, tra cui depositi di mine navali e missili. L’ammiraglio Brad Cooper ha dichiarato in un briefing video che le forze statunitensi e alleate hanno effettuato oltre 6.000 voli di combattimento negli ultimi 16 giorni e stanno mantenendo la superiorità aerea sui cieli iraniani. Ha aggiunto che gli attacchi miravano a eliminare i missili balistici, i droni e le minacce navali dell’Iran, nonché a smantellare quella che ha definito la base industriale della difesa del Paese.
La Croce rossa libanese ha annunciato che sono 900mila le persone sfollate in Libano dall’inizio dei combattimenti e che molte sono ancora bloccate lungo le strade.
“Abbiamo bisogno di ogni tipo di assistenza, la situazione nel Paese è estremamente difficile. Chiediamo alla comunità internazionale un aiuto urgente per sostenere le migliaia di sfollati”, ha dichiarato il direttore della Croce Rossa al canale qatariota Al-Arabi, secondo quanto riporta il quotidiano israeliano Haaretz.
Esplosioni si sentono nella capitale del Qatar, Doha, nel mezzo di un attacco. Il ministero dell’Interno ha esortato la popolazione a rimanere in casa.
Il ministro del petrolio iracheno Hayan Abdul-Ghani ha dichiarato in un videomessaggio che un oleodotto che collegherà la città settentrionale di Kirkuk alla Turchia sarà operativo entro una settimana, consentendo al Paese di riprendere le esportazioni di petrolio interrotte dalla guerra regionale in corso. L’Iraq in precedenza esportava circa 3,4 milioni di barili di petrolio al giorno attraverso il suo porto meridionale di Bassora, ha affermato, ma “alla luce delle operazioni militari e della chiusura dello Stretto di Hormuz, le esportazioni di petrolio iracheno si sono interrotte due o tre giorni dopo l’inizio della guerra nella regione”. Abdul-Ghani ha aggiunto che l’oleodotto da Kirkuk alla Turchia, con una capacità di 200.000-250.000 barili al giorno, è attualmente sottoposto a collaudo idrostatico. Il percorso aggirerà la regione semiautonoma curda nel nord dell’Iraq, dopo che Baghdad non è riuscita a raggiungere un accordo con le autorità locali sulle condizioni per l’esportazione attraverso un altro oleodotto nella regione curda.
Gli Stati Uniti stanno consentendo il transito delle petroliere iraniane attraverso lo Stretto di Hormuz. Lo ha affermato in un’intervista alla Cnbc il Segretario del Tesoro Scott Bessent. “Le navi iraniane hanno già iniziato a partire e noi lo abbiamo permesso per rifornire il resto del mondo”, ha detto Bessent, che si trova in Francia per colloqui commerciali con la Cina. “Riteniamo che ci sarà un’apertura naturale da parte degli iraniani, e per ora ci va bene. Vogliamo che il mondo sia ben rifornito”, ha aggiunto Bessent, secondo cui l’amministrazione Trump ritiene che il traffico di petroliere attraverso lo Stretto aumenterà prima che la Marina statunitense e le forze alleate inizino a scortare le navi commerciali. Ha aggiunto che le petroliere che riforniscono l’India hanno già attraversato lo Stretto. Gli Stati Uniti credono inoltre che alcune navi cinesi riescano a uscire dal Golfo.
Il governo tedesco ha espresso “enorme preoccupazione” per gli sviluppi in Libano e ha messo in guardia il governo israeliano contro una grande offensiva di terra. “La situazione in questa parte della zona di guerra ci preoccupa perché vediamo preparativi per una grande offensiva di terra israeliana”, ha dichiarato il portavoce del governo Stefan Kornelius. Tale offensiva “peggiorerebbe significativamente la già tesa situazione umanitaria nella regione e contribuirebbe a un ulteriore aumento degli sfollamenti”, ha aggiunto. Per questo motivo, “esortiamo con urgenza i nostri amici israeliani a non intraprendere questa strada e siamo in contatto per trasmettere questo messaggio”, ha affermato Kornelius. Il governo tedesco condanna fermamente il fatto che la milizia Hezbollah sia tornata a combattere contro Israele a fianco dell’Iran. “Hezbollah deve cessare i combattimenti e deporre le armi. Il governo accoglie con favore gli sforzi per riavviare i colloqui tra Israele e Libano”, ha affermato Kornelius. Il governo tedesco chiede inoltre a Israele di “non attaccare obiettivi civili o la forza di pace Unifil”.
“Continueremo a ridurre rapidamente la capacità dell’Iran di minacciare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e nelle aree circostanti”. Lo ha scritto l’ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando Centrale degli Stati Uniti, in un video pubblicato sul social X.
Il presidente Usa Donald Trump potrebbe rinviare il suo viaggio in Cina a causa della guerra in Iran, ma ciò, ha sostenuto il segretario al Tesoro Scott Bessent, non è finalizzato a esercitare pressioni su Pechino riguardo allo Stretto di Hormuz. Bessent ha affermato che un eventuale rinvio del viaggio di Trump a Pechino non sarebbe dovuto a divergenze sulla guerra in Iran o agli sforzi per riaprire lo Stretto di Hormuz.
“Se l’incontro dovesse essere riprogrammato per qualche motivo, sarebbe per ragioni logistiche”, ha affermato. “Il presidente vuole rimanere a Washington per coordinare la guerra e viaggiare all’estero in un momento come questo potrebbe non essere la scelta ottimale”, ha aggiunto. Trump ha suggerito che potrebbe rinviare la tanto attesa visita in Cina alla fine del mese, poiché sta cercando di aumentare la pressione su Pechino affinché contribuisca a riaprire lo Stretto di Hormuz e a calmare i prezzi del petrolio che sono saliti alle stelle durante la guerra in Iran.
Questa mattina Papa Leone XIV ha ricevuto una telefonata dal leader dell’Anp, Abu Mazen. Nel corso del colloquio telefonico, fa sapere la sala stampa della Santa Sede, si è parlato dei “preoccupanti sviluppi del conflitto in Medio Oriente e delle condizioni di vita del popolo palestinese. Nel corso della conversazione, il Santo Padre ha rinnovato l’impegno della Santa Sede a favore della pace, da raggiungersi attraverso il dialogo politico e diplomatico, e il pieno rispetto del Diritto Internazionale”.
Secondo un servizio di monitoraggio navale, una prima petroliera che trasportava petrolio non iraniano ha attraversato lo Stretto di Hormuz. La petroliera ‘Karachi’, battente bandiera pakistana e carica di greggio proveniente da Abu Dhabi, ha attraversato lo stretto domenica, secondo i dati di MarineTraffic.
La petroliera sta ora navigando nel Golfo di Oman.
“Abbiamo distrutto con successo oltre 100 navi iraniane”. Lo ha detto il comandante del Comando centrale della forze armate statunitensi (Centcom), Brad Cooper, in una clip pubblicata su X.
“Centinaia di migliaia di residenti sciiti del Libano meridionale, che hanno evacuato o stanno evacuando le proprie case, non torneranno nell’area a sud del fiume Litani finché non sarà garantita la sicurezza degli abitanti del nord” di Israele. Lo ha detto il ministro della Difesa israeliano Israel Katz dopo un incontro di valutazione con i vertici militari. Lo riporta il Times of Israel. “Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno avviato una manovra di terra in Libano per eliminare le minacce e proteggere gli abitanti della Galilea e del nord”, ha aggiunto, sottolineando che lui e il premier israeliano Benjamin Netanyahu hanno ordinato ai militari di distruggere le infrastrutture “terroristiche” vicino al confine per impedire il ritorno di Hezbollah, “proprio come è stato fatto contro Hamas a Rafah, Beit Hanoun e i tunnel del terrore a Gaza”.
“Occorre coraggio per trarre insegnamenti da quanto accaduto dopo la guerra in Iraq del 2003 e per cercare soluzioni alle sfide che il mondo deve affrontare”. E’ quanto ha affermato il premier spagnolo Pedro Sanchez in un’intervista rilasciata a Rory Stewart e Alastair Campbell per il podcast ‘The Rest is Politics’. Il leader socialista, parlando della guerra in Iran, ha sottolineato la necessità di rispettare il diritto internazionale”. Interrogato sulle minacce di Donald Trump alla Spagna, ha ricordato che le relazioni commerciali devono essere affrontate nel quadro dell’Ue. Ha affermato che la Spagna, in quanto parte dell’Unione Europea, vuole mantenere le relazioni con gli Stati Uniti, ma che è necessario rafforzare l’unità europea. In questo senso, ha ricordato che è stato Trump ad avviare una guerra commerciale con i propri alleati.
Per quanto riguarda la spesa per la difesa, Sanchez ha sostenuto che il 2,1% del Pil si basa su dati calcolati in funzione delle capacità di cui la Spagna ha bisogno per affrontare le sfide nel quadro della Nato. Ha ricordato che negli otto anni in cui è stato alla guida del governo, la spesa per la difesa è triplicata e sono stati dispiegati più di 3.000 soldati in diverse missioni dell’Alleanza, specialmente sul fianco orientale. Nel corso della puntata del podcast, è stato affrontato anche il tema dell’ascesa dell’ultradestra in Europa. A questo proposito il leader socialista ha sostenuto che questa ascesa “sta erodendo le regole internazionali e sta promuovendo una visione più nazionalista che indebolisce l’Ue”. Sanchez ha poi espresso il desiderio che il Regno Unito torni nell’Unione Europea, definendo la Brexit una grave perdita sia per Londra che per l’Ue. “Con tutto il rispetto, la mia speranza è di riavere il Regno Unito all’interno dell’Unione”, ha detto. Il leader ha poi condannato il “genocidio” in Palestina e la risposta del governo di Netanyahu, che assicura essere più isolato a livello internazionale rispetto a prima della guerra, ribadendo al contempo la condanna degli attacchi di Hamas nell’ottobre 2023. Ha sostenuto che sia un errore affermare che l’ordine internazionale sia finito e ha assicurato che l’obbligo dell’Ue oggi, più che mai, è quello di essere una potenza per la cooperazione, il rafforzamento del multilateralismo e dell’ordine internazionale. Ha quindi invitato a riflettere sulla rappresentanza dell’Europa negli organismi internazionali e a dare voce anche alle altre realtà del Sud del mondo.
Il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, ha respinto la richiesta del presidente statunitense Donald Trump di schierare navi da guerra per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. “Non è la nostra guerra, non l’abbiamo iniziata noi. Vogliamo soluzioni diplomatiche e una rapida conclusione, ma un maggior numero di navi da guerra nella regione probabilmente non contribuirà a questo obiettivo”, ha dichiarato Pistorius in conferenza a Berlino del suo omologo lettone, Andris Spruds. Pistorius ha sottolineato la particolare responsabilità dei partner della Nato per la protezione del proprio territorio di competenza. “Abbiamo una responsabilità per il fianco orientale e per l’Atlantico, soprattutto in quanto Germania, data la nostra posizione geopolitica. Questa è la nostra responsabilità primaria. Tutto il resto può entrare in gioco o meno nei singoli casi”, ha spiegato.
“Siamo parte dell’Unione Europea, siamo alla guida della missione Aspides, che credo debba essere rinforzata per garantire il traffico marittimo nel Mar Rosso e Suez. Continueremo a lavorare in quella direzione, disposti anche a rinforzare la missione Aspides e l’operazione Atalanta, però non mi pare che siano missioni che si possano allargare allo stretto di Hormuz, anche perché sono missioni che hanno una un compito di un’antipirateria e l’altra di difensiva, quindi sono missioni diverse e ritengo che sia giusto continuare a lavorare nel Mar Rosso per garantire il traffico marittimo, la libera circolazione”. Lo afferma il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un punto stampa a margine del Consiglio Affari esteri a Bruxelles.
“Per quanto riguarda Hormuz credo che debba prevalere la linea della diplomazia, si debba fare uno sforzo diplomatico aggiuntivo per garantire la libertà di navigazione a Hormuz che interessa non soltanto i paesi occidentali, ma interessa tutto il mondo, Cina compresa”, aggiunge. “Credo che debbano essere rinforzate le missioni all’interno del Mar Rosso, cambiare la missione (Aspides, ndr) è complicato, è anche una missione difensiva, quindi dovrebbe essere stravolta, ma riteniamo che in questo momento sia giusto rimanere nel Mar Rosso”, ribadisce.
“Innanzitutto, proteggeremo i nostri uomini nella regione. In secondo luogo, pur adottando le misure necessarie per difendere noi stessi e i nostri alleati, non ci lasceremo trascinare in una guerra più ampia” in Medio Oriente. Lo ha detto il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer in un punto stampa, come riporta il Guardian. “In terzo luogo, continueremo a lavorare per una rapida risoluzione che riporti sicurezza e stabilità nella regione e fermi la minaccia iraniana per i paesi vicini”, ha aggiunto.
L’Iran ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz “non è chiuso” ma opera in “condizioni speciali”. “Parti non coinvolte nell’aggressione militare contro l’Iran hanno potuto attraversare lo Stretto di Hormuz in coordinamento e con il permesso delle nostre forze armate”, ha dichiarato Esmaeil Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano. “Nessun Paese costiero in una situazione del genere può permettere che navi e imbarcazioni nemiche transitino normalmente per rafforzarsi e condurre azioni aggressive contro quello Stato costiero”, ha aggiunto, precisando che gli Stati Uniti, Israele e i loro sostenitori “non dovrebbero ovviamente essere in grado di utilizzare lo Stretto di Hormuz per colpire l’Iran”. Lo riporta la Cnn.
“Il regime iraniano punta a tutto ciò che viene visto come appoggio rispetto alle truppe degli Stati Uniti e di Israele. E quello di ieri è evidentemente un atto di intimidazione al pari dei colpi riservati dall’Iran agli altri paesi del Golfo”. Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, a 24 Mattino, su Radio 24, parlando della base militare americana colpita in Kuwait dove c’erano anche militari italiani.
“Non siamo in guerra contro nessuno e non voglio pensare l’Italia in guerra contro qualcuno”. Così il ministro delle infrastrutture e dei trasporti e vicepremier Matteo Salvini a margine del sopralluogo al cantiere della circolare filoviaria a Milano. “La riflessione da fare è che i nostri soldati che sono in giro per il mondo, compreso il Libano e il Medio Oriente, operano in missione difensiva e hanno regole d’ingaggio per difendersi, se sono in mezzo a un conflitto rischiano tanto. Pensare al nostro modo di essere presenti nel mondo, penso al Libano, per difendere mentre altri si sparano addosso è una riflessione assolutamente da farsi. Sugli attentati penso che i servizi siano al massimo dell’attenzione, ognuno fa il suo”, ha aggiunto. Sul viceministro Cirielli e il presunto incontro con l’ambasciatore russo, Salvini ha dichiarato: “Non so chi abbia incontrato il viceministro Cirielli, non ne ho la più pallida idea; se l’ha fatto, avrà avuto i suoi motivi”. Il vicepremier ha quindi ribadito: “L’Italia non è in guerra, vi do questa notizia in anteprima, né contro la Russia né contro l’Iran”. Sull’ipotesi di inviare navi militari nello Stretto di Hormuz, Salvini è stato netto: “Se mandi una nave militare in uno scenario di guerra, entri in guerra. E mi sembra che il presidente del Consiglio su questo sia stata molto chiara”.
Il quinto volo di evacuazione dal Medio Oriente, noleggiato e interamente finanziato dalla Commissione europea, è atterrato ieri a Bucarest, in Romania. Il volo, riferisce l’Esecutivo europeo in una nota, ha permesso il rimpatrio in sicurezza di 134 cittadini europei, a seguito di una richiesta delle autorità rumene. Partito dall’Oman, il volo ha trasportato 96 cittadini rumeni e 38 cittadini di altri paesi europei, rimasti bloccati negli Emirati Arabi Uniti. L’Ue ha inoltre coperto fino al 75% delle spese di trasporto via terra sostenute dai passeggeri per raggiungere l’Oman. Dall’inizio dell’escalation nella regione, alla fine di febbraio, il Centro di coordinamento per la risposta alle emergenze dell’Ue ha supportato quasi 90 voli, riportando in Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Francia, Italia, Cipro, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Slovacchia e Svezia quasi 11mila cittadini europei.
“Quando scoppia una crisi, l’Europa protegge i suoi cittadini. La guerra in Medio Oriente dimostra ancora una volta che, quando le crisi mettono a dura prova le capacità nazionali, l’Europa interviene. Abbiamo già contribuito al rimpatrio di oltre 11.000 europei. E continueremo a lavorare finché tutti coloro che hanno bisogno di aiuto non lo riceveranno”, ha dichiarato la commissaria europea per la Gestione delle Crisi, Hadja Lahbib.
Qualsiasi Paese in Europa e non solo può richiedere assistenza di emergenza attivando il Meccanismo di protezione civile dell’Ue. L’Ue rimane impegnata negli sforzi di rimpatrio per riportare in sicurezza i cittadini europei, e i voli nell’ambito del Meccanismo di protezione civile dell’Ue continuano a ritmo sostenuto.
“È fondamentale continuare a concentrarci sul sostegno all’Ucraina”. Lo ha detto il primo ministro del Regno Unito Keir Starmer in un punto stampa, aggiungendo che non si può permettere che la guerra in Medio Oriente diventi “un’occasione d’oro per Putin”. Lo riporta la Bbc. Starmer ha aggiunto che la ministra degli Esteri Yvette Cooper si è recata nella regione nei giorni scorsi e ha reso noto di aver incontrato il premier canadese Mark Carney questa mattina e che incontrerà presto il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky.
Il Regno Unito sta collaborando con “tutti i nostri alleati” per elaborare un “piano realizzabile” che ripristini la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz. Lo ha detto il primo ministro britannico Keir Starmer in un punto stampa, come riporta la Bbc. Lo Stretto di Hormuz deve essere riaperto per “garantire la stabilità dei mercati”, ha aggiunto, ma “non è un compito semplice”. Starmer ha poi sottolineato che sarà necessario raggiungere una sorta di “accordo negoziato” che limiti la capacità dell’Iran di ricostruire il proprio programma nucleare e di garantire la sicurezza del trasporto marittimo internazionale.
“Sono in corso discussioni in merito a un piano realizzabile. Vogliamo assicurarci che coinvolga il maggior numero possibile di partner”, ha detto Starmer, “questo è stato il nostro obiettivo dichiarato, in particolare dialogando con i partner europei, e inevitabilmente anche con i partner del Golfo e con gli Stati Uniti, perché abbiamo bisogno di un piano credibile e realizzabile, se possibile”.
La ministra della Difesa spagnola, Margarita Robles, parlando con i cronisti, ha ribadito che la Spagna “non sta prendendo in considerazione alcuna missione a Hormuz”, perché ritiene indispensabile che questa guerra “illegale” finisca. “La Spagna non accetterà mai soluzioni di ripiego”, ha aggiunto la ministra secondo quanto riporta la radio tv pubblica Rtve.
Un incendio è scoppiato in un edificio nell’emirato di Umm al Quwain, negli Emirati Arabi Uniti, a seguito di un attacco con un drone. Lo ha riferito l’ufficio stampa dell’emirato. Non sono stati segnalati feriti. Lo riporta Iran International.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato ai giornalisti che l’Iran ha attraversato “giorni difficili ma di cui essere fieri” e che continuerà a resistere senza esitazione. “Non abbiamo inviato alcun messaggio e non abbiamo richiesto un cessate il fuoco”, ha precisato Araghchi, aggiungendo che la guerra dovrebbe concludersi in modo da impedirne il ripetersi. Lo riporta Iran International.
Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, non si è mostrato favorevole a una missione europea per garantire il transito di petroliere e gasiere nello Stretto di Hormuz, e ha respinto la possibilità di estendere il mandato dell’operazione Aspides. “Il mandato attuale è corretto e non è necessario introdurre alcuna modifca”, ha detto Albares arrivando al Consiglio Affari esteri dell’Ue a Bruxelles. La Spagna punta alla “de-escalation” e a “non fare nulla che possa aggiungere ulteriori tensioni” alla situazione, “bisogna far sì che cessino i bombardamenti e il lancio di missili e che si torni al tavolo dei negoziati”, ha detto Albares, rimarcando che “la soluzione puramente militare non è mai una soluzione”.
“Credo che questa guerra non abbia nulla a che fare con la Nato. Non è una guerra della Nato. La Nato è un’alleanza per la difesa del territorio dell’Alleanza, e il governo federale ha già chiarito la propria posizione riguardo a un coinvolgimento in questo conflitto”. Lo ha detto il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius, in conferenza stampa, rispondendo alle domande sulle richieste del presidente Usa, Donald Trump, per il sostegno alla sicurezza delle navi nello Stretto di Hormuz. Sulle possibili conseguenze paventate da Trump per un mancato sostegno, il portavoce ha sottolineato che “abbiamo preso atto di queste dichiarazioni. Manca però un mandato per impiegare la Nato. Manca anche un mandato in generale per un eventuale intervento che riguardi il governo federale. Per questo motivo non vediamo un collegamento con la Nato”.
Il ministero della Salute libanese afferma che un raid aereo israeliano sul villaggio di Qantara, nel sud del Libano, ha ucciso quattro persone, tra cui due bambini.
L’industria petrolifera ha avvertito l’amministrazione Trump che la crisi energetica causata dal conflitto con l’Iran probabilmente peggiorerà. Lo riferisce il Wall Street Journal. In una serie di incontri avvenuti alla Casa Bianca e in recenti conversazioni con il Segretario all’Energia Chris Wright e il Segretario degli Interni Doug Burgum, gli amministratori delegati di Exxon Mobil XOM, Chevron CVX e ConocoPhillips COP hanno avvertito che l’interruzione dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz continueranno a creare volatilità nei mercati energetici globali.
“Sarà innanzitutto importante che gli Stati Uniti e Israele chiariscano quando riterranno raggiunti gli obiettivi militari della loro operazione. Su questo abbiamo bisogno di maggiore chiarezza. Questo l’ho espresso chiaramente anche nei miei colloqui con il mio collega Gideon Sa’ar e con Marco Rubio. “Il desiderio urgente di tutti i miei interlocutori (nel Golfo) era, è e rimarrà quello di uscire dalla spirale dell’escalation e di compiere passi concreti verso una soluzione diplomatica di questo conflitto”, ha detto ancora Wadephul.
“La Russia spende per le sue forze armate, in termini di parità di potere d’acquisto, l’85% della spesa per la difesa dell’Ue. La Russia è pronta a impiegare dai 7 ai 9 milioni di droni entro il 2026. E la guerra in Iran potrebbe colpirci non solo con un aumento dei prezzi dell’energia, ma anche con attacchi missilistici balistici con una gittata fino a 3000 chilometri”. Lo dice il commissario Ue alla Difesa, Andrius Kubilius, parlando al Forum Europa “Idee per rafforzare l’Unione”.
“Ci sarà una carenza di sistemi di difesa antimissile per l’Ucraina, i Paesi del Golfo e l’Europa. Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, afferma che l’Europa deve aumentare le proprie capacità di difesa aerea del 400%”, prosegue.
L’aeronautica israeliana ha lanciato una nuova ondata di attacchi aerei “estesi” sulle città iraniane di Teheran, Shiraz e Tabriz, secondo quanto annunciato dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF). L’esercito aggiunge che gli attacchi sono diretti contro siti infrastrutturali del regime iraniano. Lo riporta il Times of Israel.
“Non mi sembra che la Nato abbia preso una decisione in questa direzione o che abbia competenza sullo Stretto di Hormuz. Se questo dovesse accadere, gli organi della Nato se ne occuperanno naturalmente”. Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, al suo arrivo al Consiglio Affari Esteri Ue. “Tutti hanno interesse a garantire la libertà della navigazione marittima. Questo vale per il Mar Rosso, che è il mandato della missione Operazione Aspides, così come per lo Stretto di Hormuz”, ha detto ancora Wadephul.
Il Regno Unito sta inviando 5 milioni di sterline (5,7 milioni di euro) a organizzazioni umanitarie in Libano. I fondi sono destinati a fornire cibo, acqua e alloggio ad alcune delle oltre 800.000 persone sfollate a causa dell’offensiva israeliana contro il gruppo militante Hezbollah. La ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper ha affermato di essere “profondamente preoccupata per il conflitto in corso in Libano e per la portata del suo impatto umanitario”. Condannando gli attacchi di Hezbollah contro Israele, ha aggiunto che lo sfollamento di centinaia di migliaia di libanesi a causa delle operazioni israeliane “è assolutamente inaccettabile”. Cooper ha infine sottolineato che il Regno Unito sta collaborando con gli alleati europei e con gli Stati Uniti per impedire un’escalation del conflitto.
“Oggi mi impegno anche per sanzioni contro coloro che sono responsabili del blocco dello Stretto di Hormuz, per dare ai nostri partner nel Golfo un chiaro segnale di sostegno, ma anche perché questo blocco provoca onde d’urto a livello globale”. Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, al suo arrivo al Consiglio Affari Esteri Ue. “È chiaro – e lo vediamo ogni giorno di questa guerra – che dal regime iraniano proviene una minaccia significativa: per i Paesi vicini, per l’intera regione, per la libertà della navigazione marittima e per lo sviluppo dell’economia mondiale. Questa minaccia non può assolutamente continuare a esistere. Su questo siamo completamente d’accordo con i nostri partner e amici in Israele e negli Stati Uniti”, ha detto ancora Wadephul.
Il ministero della Difesa del Bahrein afferma che i sistemi di difesa aerea hanno risposto questa mattina ad attacchi. Il ministero afferma che sono stati lanciati contro il Paese quattro missili e tre droni.
“Vediamo le ripercussioni e gli effetti, e li vediamo non solo sui mercati tedeschi o europei. Stiamo lavorando a una soluzione che possa portare a una situazione sostenibile nella regione, e questo può avvenire solo attraverso negoziati che coinvolgano i Paesi vicini e, alla fine, naturalmente anche l’Iran. Arriveremo a questa fase quando gli Stati Uniti e Israele avranno definito di aver raggiunto i loro obiettivi militari. Ma non siamo ancora a quel punto”. Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, al suo arrivo al Consiglio Affari Esteri Ue. “Quello che ci aspettiamo dagli Stati Uniti e da Israele è che ci informino, che ci coinvolgano in ciò che stanno facendo e che ci dicano se questi obiettivi sono stati raggiunti”, ha detto ancora Wadephul.
Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha esortato il presidente statunitense Donald Trump a “continuare a colpire duramente l’Iran”, secondo quanto riportato dal New York Times, che cita fonti anonime della Casa Bianca e che riferisce che Trump parla regolarmente con i leader arabi.
“In Europa non abbiamo una carenza di importazioni fisiche. Importiamo relativamente poco petrolio dagli Stati del Golfo e di fatto non importiamo Lng dagli Stati del Golfo. Ma altre regioni sì, e questo porta a forti aumenti dei prezzi. Se questa guerra dovesse continuare, avremmo gravi ripercussioni sull’economia mondiale. E questo non possiamo permettercelo. Per questo facciamo tutto il possibile per porre fine a questa guerra il più rapidamente possibile”. Lo ha detto la ministra dell’Economia tedesca, Katherina Reiche, al suo arrivo al Consiglio Ue Energia. “Facciamo tutto il possibile perché questa guerra finisca il più rapidamente possibile, perché si tratta di riportare la calma nella regione. La guerra contro il regime dei mullah è una guerra contro un regime omicida che opprime il proprio popolo e che da decenni esporta terrorismo. Vediamo poi che la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz porta forti tensioni sui mercati energetici”, ha detto ancora Reiche.
Un incendio è scoppiato in seguito all’attacco di un drone a un impianto petrolifero industriale a Fujairah, uno dei sette emirati degli Emirati Arabi Uniti. L’ufficio stampa di Fujairah ha affermato che un drone ha preso di mira la zona industriale petrolifera, provocando un incendio di vaste proporzioni. Non si sono registrate vittime.
La zona industriale petrolifera di Fujairah ospita la più grande capacità di stoccaggio commerciale di prodotti raffinati del Medio Oriente. Inoltre, funge da vitale snodo globale per il commercio e il rifornimento di carburante, trovandosi al di fuori dello stretto di Hormuz, uno dei canali di navigazione più importanti al mondo, ora di fatto chiuso.
L’Iran ha affermato che le strutture logistiche e di servizio a supporto della portaerei statunitense USS Gerald R. Ford nel Mar Rosso sono obiettivi delle sue forze armate. Un portavoce del comando centrale iraniano Khatam al-Anbiya ha affermato che il dispiegamento della portaerei nel Mar Rosso è considerato una minaccia contro l’Iran. Ha aggiunto che i centri logistici e di servizio che forniscono supporto al gruppo navale nel Mar Rosso “sono obiettivi delle forze armate iraniane”. Lo riporta Iran International.
Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lin Jian ha ribadito che lo Stretto di Hormuz e le acque circostanti costituiscono rotte internazionali vitali per il trasporto di merci e per il commercio energetico. Ha osservato che il mantenimento della sicurezza e della stabilità nella regione è nell’interesse comune della comunità internazionale. Lo riporta il Global Times. La priorità immediata, ha aggiunto Lin, è che tutte le parti cessino le azioni militari, impediscano l’escalation delle tensioni ed evitino che i disordini regionali abbiano un impatto ancora maggiore sullo sviluppo economico globale.
L’agenzia di stampa statale libanese National News Agency ha riferito che una persona è rimasta uccisa in un raid aereo israeliano avvenuto questa mattina presto contro un’abitazione nel villaggio di Kfar Sir, nel sud del Libano. L’agenzia afferma che un altro attacco si è verificato dopo l’arrivo sul posto dei paramedici della Società Islamica per la Salute, il braccio sanitario di Hezbollah. Il secondo attacco ha ucciso due paramedici e ferito un’altra persona.
L’esercito israeliano afferma di aver distrutto circa il 70% dei lanciamissili iraniani durante le prime due settimane di guerra. Il portavoce militare, il tenente colonnello Nadav Shoshani, ha dichiarato ai giornalisti che, sebbene l’Iran continui a lanciare missili contro Israele, il numero di lanci si è notevolmente ridotto. Ha aggiunto che Israele ha effettuato circa 7.600 attacchi in Iran, mettendo fuori uso l’85% delle difese aeree iraniane e prendendo di mira diversi siti nucleari iraniani. Shoshani sottolineato che la guerra continuerà “finché sarà necessario” e che Israele ha ancora migliaia di obiettivi che è pronto a colpire.
“A seguito dell’aumento dei prezzi dell’energia, che preoccupano tutti e che ovviamente avrà ripercussioni sulla nostra economia, non dovremmo cadere nella trappola di rivedere le sanzioni contro la Bielorussia e la Russia. Sarebbe un errore strategico. Non c’è niente di più costoso del petrolio russo a basso costo”. Lo dice il ministro degli Affari esteri lituano, Kestutis Budrys, arrivando al Consiglio Affari esteri a Bruxelles. “Significa la perdita di autonomia politica, è la porta d’accesso alla corruzione, all’ingerenza politica, e chi più ne ha più ne metta. Significa essere agenti degli interessi della Russia, come vediamo già accadere in qualche parte d’Europa. Quindi dovremmo cercare altre soluzioni e cooperare maggiormente con i Paesi del Golfo per proteggerli da loro”, aggiunge.
“L’Ue si trova in una situazione difficile a causa della sua dipendenza dai combustibili fossili e della sua esposizione agli shock esterni, un aspetto che prenderemo in considerazione. Oggi ci concentreremo sul Pacchetto Reti: 660 miliardi di investimenti non possono provenire solo da fondi pubblici. Dovremo valutare investimenti privati nelle nostre infrastrutture energetiche. Discuteremo anche di energia a prezzi accessibili”. Lo afferma il ministro dell’Energia, Commercio e Industria di Cipro, Michael Damianos, della presidenza di turno Ue, al suo arrivo al Consiglio Ue Energia a Bruxelles.
“Naturalmente il messaggio è che più investiamo nella nostra energia, più investiamo nella nostra sicurezza, più investiamo nella nostra competitività”, aggiunge.
“Si discute di accise, di Iva e di altro ma la situazione di criticità già da qualche settimana è evidente. Il mondo energetico non ha mai voluto lo stop del gas e petrolio russo, per forza di cose le direttive si rispettano, ma le sanzioni e il mancato approvvigionamento da Mosca ha creato enormi difficoltà alle aziende italiane e ancora oggi, si paga questo stop forzato. E’ la soluzione più veloce che in poco tempo porterebbe un risparmio e un grande aiuto all’Italia”. Così in una nota il presidente di FederPetroli Italia, Michele Marsiglia, in merito alle dichiarazioni del Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini sul possibile acquisto del petrolio dalla Russia. Per l’associazione, la proposta è ad oggi “l’unica proposta concreta che arriva dal Governo”.
“Se parliamo di gas, con dei processi di manutenzione straordinaria in poco tempo il prodotto potrebbe arrivare in Italia, non solo, acquistare oggi il greggio russo già in circolazione nelle acque internazionali avrebbe un prezzo scontato rispetto a carichi provenienti da Medio Oriente ed altre location. Le bollette delle famiglie italiane ed i consumatori hanno bisogno oggi di essere alleggerite da ulteriori costi. Noi ci siamo”, aggiunge Marsiglia.
“Permettetemi innanzitutto di dire che a Cipro la situazione è tornata alla normalità: tutte le attività, comprese quelle con l’UE, sono riprese e tutti i Consigli informali che si sarebbero dovuti tenere a Cipro tra aprile e giugno si svolgeranno regolarmente. Cipro è e rimane un luogo sicuro e protetto e sarà sempre parte della soluzione in qualsiasi crisi che coinvolga l’area o l’Ue”. Lo afferma il ministro dell’Energia, Commercio e Industria di Cipro, Michael Damianos, della presidenza di turno Ue, al suo arrivo al Consiglio Ue Energia a Bruxelles.
Raid aerei israeliani hanno preso di mira diverse città nel Libano meridionale. Gli attacchi hanno preso di mira le città di Qantara, Sawana, Burj Qalawiya, Sultaniyeh e Shaqra. Lo riporta Al Jazeera.
Mohammad Esmaeil Tavakoli, capo dei servizi medici di emergenza (EMS) nella provincia iraniana di Teheran, ha affermato all’agenzia di stampa iraniana Mehr che 503 persone sono state uccise nella provincia dall’inizio della guerra. Ha aggiunto che circa 5.700 persone sono rimaste ferite nella zona a partire dal 28 febbraio.
Durante la notte l’aeronautica israeliana ha colpito e distrutto l’aereo dell’ex Guida suprema iraniana Ali Khamenei all’aeroporto di Mehrabad a Teheran. Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) hanno affermato che l’aereo era stato utilizzato da Khamenei e da altri alti funzionari iraniani “per promuovere gli appalti militari e gestire le relazioni con i paesi dell’Asse attraverso voli nazionali e internazionali”. L’esercito ha aggiunto che la distruzione di questa “risorsa strategica” rappresenta un duro colpo per le “capacità di coordinamento” dell’Iran con i gruppi per procura, per il suo “rafforzamento della potenza militare e per le capacità di riabilitazione del regime”. Lo riporta il Times of Israel.
Sul Medioriente “l’argomento principale sarà come mantenere aperto lo Stretto di Hormuz durante il fine settimana, ho anche parlato con la Sicurezza delle Nazioni Unite, intendo il Segretario Generale delle Nazioni Unite, ho parlato con Antonio Guterres sulla possibilità di avere anche un tipo di iniziativa simile a quella che abbiamo avuto per il Mar Nero, come far uscire il grano dall’Ucraina, perché la chiusura dello Stretto di Hormuz è davvero pericolosa per le forniture di petrolio, le forniture energetiche all’Asia”. Lo dice l’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, al suo arrivo al Consiglio Affari esteri.
“L’85% del petrolio e del gas che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz è destinato ai paesi asiatici. Ma è problematico anche per i fertilizzanti. E se quest’anno ci sarà una carenza di fertilizzanti, ci sarà anche carenza di cibo l’anno prossimo. Quindi abbiamo discusso con Antonio Guterres su come fare in modo che ciò accada”, aggiunge.
Un incendio è scoppiato in seguito all’attacco di un drone a un impianto petrolifero industriale a Fujairah, uno dei sette emirati degli Emirati Arabi Uniti. L’ufficio stampa di Fujairah ha affermato che un drone ha preso di mira la zona industriale petrolifera, provocando un incendio di vaste proporzioni. Non si sono registrate vittime.
“L’Iran è da tempo noto per essere un maestro della manipolazione mediatica e delle pubbliche relazioni. Inefficace e debole militarmente, è abilissimo nell”alimentare’ i media di fake news, che lo assecondano con la loro disinformazione”. Così in un post sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, aggiungendo che “ora l’intelligenza artificiale è diventata un’altra arma di disinformazione che l’Iran usa con grande efficacia, dato che viene annientato giorno dopo giorno – ha proseguito – Hanno mostrato finte ‘navi kamikaze’ che sparavano contro navi in mare, un’immagine che sembra spettacolare, potente e feroce, ma queste imbarcazioni non esistono: si tratta di informazioni false per mostrare quando sia ‘forte’ il loro esercito già sconfitto!”.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito che la Nato si troverà ad affrontare un futuro “molto negativo” se gli alleati non contribuiranno alla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz nell’ambito del conflitto contro l’Iran. “E’ giusto che coloro che traggono benefici dallo Stretto contribuiscano a garantire che non accada nulla di male”, ha evidenziato in una intervista al Financial Times.
Sullo stretto di Hormuz, “abbiamo missioni e operazioni nella regione. Abbiamo Aspides. Discuteremo con gli Stati membri se è possibile effettivamente modificare il mandato di questa missione. Il punto è che, indipendentemente dal fatto che gli Stati membri siano disposti a utilizzare effettivamente questa missione, se vogliamo avere sicurezza in questa regione, allora la cosa più facile sarebbe utilizzare l’operazione che abbiamo già in corso e magari modificarla leggermente”. Lo dice l’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, al suo arrivo al Consiglio Affari esteri.
“Si parla anche di una coalizione dei volenterosi a questo proposito. Ma dobbiamo anche valutare quale potrebbe essere la soluzione più rapida per garantire l’apertura dello Stretto di Hormuz. Ma ovviamente, come potete vedere, non è facile”, aggiunge.
“Abbiamo delle proposte sul tavolo. Ovviamente dobbiamo anche avere il sostegno degli Stati membri. Se gli Stati membri affermano che non faremo nulla al riguardo, ovviamente è una loro decisione, ma dobbiamo discutere su come contribuire a mantenere aperto lo Stretto di Hormuz”, precisa Kallas.
“Anche gli attori o i nostri avversari ne stanno approfittando. Quindi questo è molto chiaro. Ora è nel nostro interesse mantenere aperto lo Stretto di Hormuz, ed è per questo che stiamo discutendo anche su cosa possiamo fare a questo riguardo, dal lato europeo, siamo stati in contatto con i nostri colleghi a diversi livelli, su questo, ma ovviamente, la situazione è molto volatile”, aggiunge.
Il New York Times ha riportato divergenze di opinione tra Israele e gli Stati Uniti riguardo agli obiettivi della guerra in Iran e ai bersagli da colpire. Secondo il Nyt, sia il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che il comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, Brad Cooper, avevano messo in guardia Israele dall’attaccare queste riserve petrolifere, temendo che ciò avrebbe spinto l’Iran ad attaccare altre infrastrutture energetiche nel Golfo per rappresaglia. Tuttavia, Israele ha ignorato l’avvertimento e ha attaccato le riserve una settimana fa, provocando vasti incendi e un aumento dei prezzi del petrolio. La Casa Bianca era convinta che il premier israeliano Benjamin Netanyahu “volesse scene drammatiche di Teheran avvolta dal fumo nero della distruzione”.
Secondo quanto riferito dall’ufficio stampa della città, le autorità di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, stanno intervenendo in seguito a “un incidente che ha visto un missile cadere su un veicolo civile nella zona di Al Bahyan”. L’incidente ha provocato “una vittima di nazionalità palestinese”, si legge in un post su X.
“Penso che anche la Cina debba dare una mano, perché ricava il 90% del suo petrolio dallo Stretto di Hormuz”. Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in una intervista al Financial Times aggiungendo che il suo viaggio a Pechino potrebbe essere rimandato. “Potremmo rimandare”, ha ammesso senza specificare altro.
Interrogata da un parlamentare dell’opposizione sulla possibilità che il Giappone schieri navi delle Forze di autodifesa per garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz, la premier Sanae Takaichi ha affermato che è difficile rispondere a una domanda ipotetica poiché gli Stati Uniti non hanno ancora avanzato una richiesta simile, ma che il suo governo sta valutando le “risposte necessarie”. “Non abbiamo preso alcuna decisione in merito all’invio di navi di scorta. Continuiamo a valutare cosa il Giappone possa fare autonomamente e cosa sia possibile fare nell’ambito del quadro giuridico”, ha detto Takaichi. Nel corso della sessione, il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi ha dichiarato che il governo non ha “al momento” in programma di inviare le Forze di Autodifesa giapponesi in Medio Oriente, regione da cui il Giappone dipende per oltre il 90% del suo petrolio greggio e l’11% del suo gas naturale liquefatto. Lo riporta l’agenzia Kyodo.
Attacchi contro zone residenziali nella provincia iraniana di Markazi hanno causato la morte di cinque persone e il ferimento di altre sette. Lo ha riferito il vice governatore della provincia di Markazi all’agenzia di stampa semi-ufficiale Mehr. Un attacco missilistico avvenuto intorno alle 4.30 del mattino, ora locale, ha colpito un’area di un villaggio vicino alla città di Arak, uccidendo quattro persone, ma il bilancio delle vittime potrebbe aumentare. Un altro edificio nella città di Mahallat è stato colpito, una persona è morta e sette sono rimaste ferite Nella vicina città di Khomein, la scuola Imam Reza è stata colpita, causando danni alle case circostanti ma senza provocare vittime.
L’Arabia Saudita ha reso noto di aver intercettato questa mattina tre droni sopra la capitale Riad e la regione occidentale del paese. Il ministero della Difesa saudita ha affermato che non si sono registrate vittime né danni. Oltre 60 droni hanno attaccato il Paese del Golfo nel giro di poche ore.
Le autorità degli Emirati Arabi Uniti affermano che l’aeroporto internazionale di Dubai ha gradualmente ripreso alcuni voli a poche ore dall’attacco di un drone. L’Autorità per l’aviazione civile di Dubai ha annunciato che i voli sono operativi verso alcune destinazioni selezionate, secondo quanto riportato dall’ufficio stampa di Dubai. Questa mattina un drone ha colpito un serbatoio di carburante all’aeroporto, provocando un incendio e costringendo alla sospensione temporanea dei voli.
Il governo australiano ha annunciato che non invierà una nave da guerra in Medio Oriente per mantenere aperto lo Stretto di Hormuz alla navigazione internazionale. La ministra dei trasporti australiana Catherine King ha detto all’emittente Australian Broadcasting Corp. di non essere a conoscenza di una richiesta di questo tipo ricevuta dall’Australia. “Non invieremo una nave nello Stretto di Hormuz. Sappiamo quanto sia incredibilmente importante, ma non ci è stato chiesto di farlo né è qualcosa a cui stiamo contribuendo”, ha affermato King. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva dichiarato di aver chiesto a circa sette paesi di inviare navi da guerra per mantenere aperto lo Stretto di Hormuz, mentre gli attacchi iraniani continuavano a colpire i paesi del Golfo.
L’esercito israeliano (Idf) afferma di aver avviato un’operazione di terra mirata contro obiettivi chiave nel Libano meridionale, spingendo ulteriori forze più in profondità nell’area, nell’ambito di una zona cuscinetto ampliata. Secondo quanto riferito dai militari, la 91 Divisione Regionale ‘Galilea’ ha lanciato un’incursione nella tarda serata di sabato nel settore orientale del Libano meridionale, durante la quale le truppe hanno individuato e ucciso diversi membri di Hezbollah. L’Idf afferma che l’operazione mira ad ampliare “l’area di difesa avanzata”. “Questa operazione rientra nell’ambito degli sforzi volti a stabilire una difesa avanzata, che comprende la distruzione delle infrastrutture terroristiche e l’eliminazione dei terroristi operanti nella zona, al fine di rimuovere le minacce e creare un ulteriore livello di sicurezza per i residenti del nord”, ha spiegato l’esercito. Lo riporta il Times of Israel. Nel frattempo, la 146 Divisione di Riserva rimane schierata nel settore occidentale del Libano meridionale, mentre la 36 Divisione sta conducendo un’incursione nella zona di Rab al-Thalathine. Le Forze di Difesa Israeliane (Idf) si stanno preparando a schierare ulteriori forze nel Libano meridionale e ad ampliare ulteriormente la propria zona cuscinetto per allontanare la minaccia di Hezbollah dal confine.
L’attacco di un drone ha colpito un serbatoio di carburante e ha provocato un incendio all’aeroporto internazionale di Dubai. La compagnia aerea Emirates ha comunicato nel suo ultimo aggiornamento che tutti i suoi voli “rimangono sospesi fino a nuovo avviso”. Emirates ha aggiunto di star collaborando con le autorità per riprendere le operazioni non appena possibile e ha esortato i passeggeri a non recarsi in aeroporto. Le autorità hanno chiuso la strada principale e il tunnel che conducono allo scalo. La polizia di Dubai ha invitato gli automobilisti a utilizzare strade alternative. Nell’attacco non sono state registrate vittime.
Il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato che questa mattina le forze armate hanno abbattuto circa 60 droni nelle ultime ore e la difesa aerea è ancora al lavoro per intercettare missili e droni iraniani.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivelato di aver chiesto a sette Paesi di inviare navi da guerra per mantenere aperto lo Stretto di Hormuz. “Chiedo a questi Paesi di intervenire e proteggere il proprio territorio, perché è il loro territorio – ha affermato Trump a bordo dell’Air Force One rifiutandosi di nominare i paesi – Sarebbe bello se altri paesi collaborassero con noi per controllare la situazione, e noi daremo il nostro contributo. Lavoreremo con loro”.
“I bombardamenti israeliani contro i depositi di carburante a Teheran violano il diritto internazionale e costiscuiscono un ecocidio”. Lo denuncia in un post su X il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. “I residenti rischiano danni a lungo termine alla salute – ha aggiunto – La contaminazione del suolo e delle acque sotterranee potrebbe avere ripercussioni pe generazioni”.
A proposito dei colloqui diplomatici con l’Iran “stiamo parlando con loro, ma non credo siano ancora pronti. Tuttavia, ci stiamo arrivando”. Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One in merito a un possibile accordo con il regime iraniano.

