Di fronte all’impennata dei prezzi del petrolio, l’Agenzia internazionale dell’energia corre ai ripari. I 32 Paesi membri dell’organizzazione nata in seguito alla crisi petrolifera del ’74 hanno concordato all’unanimità di mettere a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio dalle loro riserve di emergenza.
Von der Leyen: “La guerra è già costata 3 miliardi di euro”
La mossa era stata anticipata dall’annuncio di Germania e Giappone di attingere alle proprie riserve. “Le perturbazioni nel Golfo si ripercuotono rapidamente sui prezzi ovunque. Finché importiamo una quota significativa di combustibili fossili da regioni instabili, siamo vulnerabili e dipendenti”, avverte la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. “Dall’inizio del conflitto, i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%”, ovvero “10 giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei altri 3 miliardi di euro in importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza”.
Thank you @EmmanuelMacron for organising a call with G7 partners to discuss a coordinated response to the concerning situation in Iran and the Middle East.
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) March 11, 2026
We are focused on minimising the impact on security and the global energy market. @eucopresident and I recalled that the…
No all’idea di allentare le sanzioni alla Russia per fronteggiare la crisi petrolifera
A destare più preoccupazioni è il blocco dello stretto di Hormuz, dove nel 2025, ha transitato una media di 20 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti petroliferi, pari a circa il 25% del commercio mondiale di petrolio via mare. Per l’Unione europea non è ancora il momento di varare misure d’emergenza come accadde nel 2022, perché la situazione potrebbe rientrare rapidamente, se le operazioni militari si arrestano. Quello sui cui non si deve tornare indietro è invece l’abbandono delle fonti fossili, che creano dipendenze esterne e sono sempre soggette a instabilità geopolitica, e continuare sulla strada delle rinnovabili, e ora anche del nucleare di quarta generazione. Di certo, l’idea sostenuta da alcuni di “tornare ai combustibili fossili russi sarebbe un errore strategico”, avverte. “Questo non è il momento di allentare le sanzioni contro la Russia”, ripete dopo, commentando la decisione dell’AIE assieme al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.
Europe’s first responsibility is to protect our citizens and prepare for the impacts of the conflict in the Middle East.
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) March 11, 2026
We are already seeing the impact of the situation in the Middle East on energy ↓ https://t.co/5vl5fTVfy5
Insomma, l’idea di Donald Trump di sospendere le sanzioni sul petrolio russo per alcuni paesi come l’India non è piaciuta agli alleati, che hanno concordato a livelli G7 anche un price cap sul prezzo del greggio di Mosca.
Le prossime mosse europee contro i rincari dell’energia
La prossima settimana sarà decisiva per rivedere le norme che regolano il mercato europeo dell’energia. La Commissione europea dovrebbe presentare una serie di proposte da sottoporre ai leader al Consiglio europeo del 19 e 20 marzo. Per la capa dell’Esecutivo Ue bisogna “fornire un aiuto ora alle famiglie e le aziende sotto pressione” e “analizzare in modo completo come possiamo ridurre le bollette energetiche delle persone”. “Nel complesso, l’attuale struttura del mercato ha funzionato, ma è fondamentale ridurre l’impatto sui costi, quando il gas determina il prezzo dell’elettricità. Stiamo preparando diverse opzioni: un migliore utilizzo degli accordi di acquisto di energia e dei contratti per differenza; misure di aiuti di Stato; valutazione di sovvenzioni o di limiti al prezzo del gas”, spiega.
Uno dei nodi da affrontare sarà certamente quello della tassazione del carbonio con il sistema di scambio di emissioni ETS. La premier Giorgia Meloni è tornata a chiedere la sospensione del meccanismo, perché le quote ETS “gonfiano artificialmente il prezzo dell’elettricità, con punte che, per la nostra nazione, toccano i 30 euro per MwH, un quarto dell’intero costo dell’elettricità”. Per la Commissione, invece, il sistema, la cui revisione è prevista per la seconda metà di quest’anno, è servito per abbandonare fette di mercato dei combustibili fossili, quelle che creano più fluttuazioni sui prezzi appunto, e incentivare le rinnovabili.

“Senza l’ETS consumeremmo 100 miliardi di metri cubi di gas in più, rendendoci ancora una volta più vulnerabili e più dipendenti. Quindi, abbiamo bisogno dell’ETS, ma dobbiamo modernizzarlo”, avverte von der Leyen, chiudendo di fatto all’ipotesi di sospensione. A Bruxelles l’attenzione resta alta sull’andamento dei prezzi e le forniture. In mattinata si riuniranno online il gruppo di coordinamento Ue del petrolio e quello sul gas, anche per discutere della decisione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia di sbloccare le riserve. Una mossa salutata con favore dai vertice Ue.

