Mentre i missili e i droni continuano a volare in tutto il Medio Oriente, la questione economica prende ogni giorno maggiore spazio e aumenta le preoccupazioni nell’ambito del conflitto fra Iran, Stati Uniti e Israele.
Il nodo-petrolio e la tutela della libera circolazione navale nel Golfo
Il punto principale è quello del transito delle navi dallo Stretto di Hormuz. In una telefonata i leader di Italia, Regno Unito e Germania, Giorgia Meloni, Keir Starmer e Friedrich Merz, “hanno concordato sulla vitale importanza della libertà di navigazione per le navi che attraversano queste acque”. Starmer, secondo Downing Street, avrebbe “aggiornato i colleghi sulle misure difensive in corso adottate dal Regno Unito nella regione negli ultimi giorni” a sostegno dei partner del Golfo. Mentre gli Usa hanno prima annunciato, e poi smentito, di aver “scortato” una petroliera dal tratto di mare che separa Teheran dai Paesi arabi, gli 007 americani hanno lanciato un allarme secondo cui i Pasdaran starebbero “adottando misure” per installare mine nello Stretto. Uno scenario che rasenterebbe l’apocalittico per il mercato del greggio a livello mondiale.
Scontro Stati Uniti-Iran: scambio quotidiano di minacce
Non si abbassa nemmeno il volume delle schermaglie vocali fra i principali attori del conflitto, con Donald Trump che ha minacciato attacchi “20 volte più forti” qualora fermasse i flussi di petrolio e la pronta risposta giunta da Teheran per bocca di Ali Larijani. “Badate a non essere voi, invece, a scomparire”, ha dichiarato il responsabile della sicurezza nazionale iraniana.
الشعب الإيراني العاشورائي لا يخشى تهديداتكم الجوفاء؛
— Ali Larijani | علی لاریجانی (@alilarijani_ir) March 10, 2026
فقد عجز الأكبر منكم عن محوه…
فاحذروا أن تكونوا أنتم من يزول. pic.twitter.com/dmxd4kKTmi
Un monito è arrivato anche dal presidente Masoud Pezeshkian, secondo cui “chiunque coltivi la ingenua illusione di distruggere l’Iran non sa nulla della storia né del passato”. “I distruttori – ha aggiunto – sono venuti e se ne sono andati; l’Iran è rimasto”. Lo stesso Pezeshkian ha avuto nelle ultime ore un colloquio con Vladimir Putin, a meno di 24 ore di quello fra il leader del Cremlino e Donald Trump. Mosca ha ribadito che la sua pozione in merito al conflitto è quella di una “rapida de-escalation” che possa portare a una “risoluzione attraverso mezzi politici”.
Sospetti sull’intelligence russa: Mosca respinge le accuse
In merito alla telefonata fra Putin e Trump, invece, l’inviato speciale americano, Steve Witkoff, ha fatto sapere che Mosca ha “negato” con il tycoon le notizie relative alla condivisione di informazioni di intelligence con l’Iran. “Possiamo credergli sulla parola”, ha dichiarato Witkoff. Il fronte della de-escalation sembrerebbe in crescita anche all’interno dell’amministrazione Trump. Il Wall Street Journal ha spiegato che alcuni consiglieri della Casa Bianca stanno esortando il presidente americano a trovare una ‘exit strategy’ dal conflitto argomentando con il fatto che l’esercito abbia raggiunto in gran parte i suoi obiettivi. Forze Armate che, secondo l’ultimo aggiornamento condiviso dal Pentagono, dall’inizio dell’operazione Epic Fury contano 8 vittime e circa 140 militari feriti, di cui otto in maniera grave.

