Il fuoco congiunto di Stati Uniti e Israele lascia sul campo decine di morti tra i civili in Iran. L’attacco più mortale sarebbe quello avvenuto lo scorso 28 febbraio a Minab, piccolo centro a pochi chilometri dallo Stretto di Hormuz. Qui, in un raid contro una base navale iraniana gestita dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, i militari di Washington avrebbero colpito una scuola femminile, provocando almeno 175 vittime, la maggior parte delle quali minori.
A questa conclusione è arrivato il “New York Times“, che ha condotto un’analisi sfruttando le immagini satellitari che dimostrano la situazione sul campo prima e dopo l’intervento statunitense nell’area. Secondo la testata non si sarebbe trattato di un incidente, ma di un attacco volontario contro la struttura, la scuola elementare di Shajarah Tayyebeh, colpita con precisione nello stesso momento in cui veniva danneggiata anche la base navale sullo Stretto di Hormuz. Resta comunque impossibile stabilire che cosa sia accaduto realmente: la mancanza di frammenti visibili di missili e il mancato accesso di giornalisti all’area rende al momento irrealizzabile ricostruire come siano andate davvero le cose.
The destroyed building is a primary school for girls in the south of Iran. It was bombed in broad daylight, when packed with young pupils.
— Seyed Abbas Araghchi (@araghchi) February 28, 2026
Dozens of innocent children have been murdered at this site alone.
These crimes against the Iranian People will not go unanswered. pic.twitter.com/AVqiuolgWm
Per ora nessuna delle parti coinvolte nella guerra si è assunta la responsabilità dell’attacco e anche il numero delle vittime è da stabilire con precisione. Sui social intanto si moltiplicano i post dedicati alle bimbe assassinate, che le autorità iraniane hanno stimato essere 160. Nei giorni scorsi il ministro degli Esteri di Teheran, Araghchi, ha dedicato loro un post su X, condannando l’operato della Casa Bianca contro l’Iran. “Ecco come appare la ‘salvezza’ promessa da Donald Trump”, ha scritto, allegando una foto che mostra dall’alto le decine di fosse scavate per seppellire i corpi delle bambine uccise. I funerali delle vittime sono stati trasmessi dalla tv di Stato.
These are graves being dug for more than 160 innocent young girls who were killed in the US-Israeli bombing of a primary school. Their bodies were torn to shreds.
— Seyed Abbas Araghchi (@araghchi) March 2, 2026
This is how "rescue" promised by Mr. Trump looks in reality.
From Gaza to Minab, innocents murdered in cold blood. pic.twitter.com/cRdJ3BELOn
Gli Stati Uniti hanno respinto ogni tipo di accusa nei loro confronti. Il 2 marzo, a 48 ore dall’attacco che è stato già definito un crimine di guerra, rispondendo a un giornalista che chiedeva conto del possibile coinvolgimento di Washington nella distruzione della struttura di Shajarah Tayyebeh, il Segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che gli Stati Uniti “non prenderebbero mai deliberatamente di mira una scuola. Non avremmo alcun interesse, e francamente nessun incentivo, a prendere di mira le infrastrutture civili”. Rubio ha addossato la responsabilità al regime di Teheran, insinuando che siano stati gli stessi militari iraniani a sporcarsi le mani: “Stanno prendendo di mira le infrastrutture civili, lo avete visto. Sono sicuro che l’avete visto”.

