“Non prevedo un cambio di regime imminente, purtroppo. Il cambio di regime sostanzialmente sarà ancora più rigido e quindi paradossalmente peggiorerà”. Lo ha dichiarato a LaPresse l’attivista per i diritti umani e scrittrice Pegah Moshir Pour, nata in Iran e cresciuta in Italia. “Uno può anche dire: come può peggiorare, più di così? Mojtaba, il figlio secondogenito di Ali Khamenei, è una persona che ha sempre agito nell’ombra, è una figura molto emblematica e misteriosa. Viene chiamato ‘il milionario britannico’ perché, a proposito di figli dell’élite che hanno studiato nelle migliori università in Europa e negli Stati Uniti, hanno delle vite al di fuori dell’Iran molto lontane da quello che il regime vuole imporre nella vita delle persone comuni”, rimarca l’attivista, “Ali Khamenei voleva che il figlio diventasse Guida suprema, ma il clero sciita non voleva. Innanzitutto perché non è un ayatollah, non ha il grado religioso per diventarlo, così come anche lui quando era stato nominato per diventare Guida suprema. Dall’altro, perché altrimenti poteva sembrare come una gerarchia monarchica, con un passaggio di padre in figlio, contrariamente alla propaganda che il regime aveva costruito dopo la guerra del ’79. Adesso invece va bene, perché siamo in uno stato emergenziale. È probabilmente la scelta anche del nome, la continuità di quello che c’era, solo che diventerà ancora peggio”.
“Curdi e alleanze spina nel fianco per il regime”
“I curdi sono un popolo militarmente preparato, che conosce le strategie e ha ereditato da anni la resistenza militare. Agiscono soprattutto al confine e possono controllare effettivamente entrate via terra di altre milizie o di aiuti. Per questo da subito il regime ha chiuso la regione, il confine del Kurdistan, perché sapevano che i curdi non sarebbero stati fermi. Le varie alleanze dei curdi sono una bella spina nel fianco per il regime. Però non abbiamo solo il lato ovest, abbiamo anche a est il Sistan e Baluchistan. Anche da lì, probabilmente, e da qualche altra regione sentiremo dei movimenti. Ma il regime questo lo sa benissimo, e quindi è preparato anche nell’affrontare, reprimere, bloccare ogni possibile rivolta”, aggiunge l’attivista, “i curdi sono da sempre in lotta con il regime, e infatti la regione del Kurdistan è sempre stata molto sorvegliata. Anche per esempio durante le proteste del 2022, durante i funerali di Mahsa Amini, c’era una militarizzazione del Kurdistan e di Saqqez, che era il paese d’origine di Amini. I curdi sono stati l’ultima componente che si è arresa davanti agli ayatollah, fra tutte le regioni iraniane quella che ha combattuto fino all’ultimo. Per questo i curdi sono sempre stati più emarginati, lasciati da parte e fuori da ogni decisione politica e altro. Per esempio, è vietato insegnare il curdo, è vietato che i nomi siano detti in curdo. Di Masha Amini, Masha era il suo nome persianizzato, il suo vero nome era Jina“.

