L’Iran e gli Stati Uniti si preparano a incontrarsi oggi a Ginevra per i negoziati sul nucleare. Colloqui considerati l’ultima chance per la diplomazia, dato che l’America ha radunato una flotta di aerei e navi da guerra in Medio Oriente per esercitare pressioni su Teheran affinché accetti un accordo. L’inviato speciale degli Stati Uniti in Medio Oriente Steve Witkoff, miliardario immobiliare e amico di Trump, incontrerà il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi nel tentativo di convincere il suo Paese a interrompere l’arricchimento dell’uranio, un passo fondamentale per la costruzione di una bomba nucleare, e a ridurre o interrompere la produzione di missili a lungo raggio.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che i colloqui indiretti con gli Stati Uniti sul programma nucleare iraniano che si sono tenuti oggi a Ginevra sono tra i “cicli di negoziati più intensi e lunghi” del Paese. Araghchi ha rilasciato queste dichiarazioni in un’intervista alla televisione di Stato iraniana. Non ha fornito dettagli, ma ha affermato che “da parte nostra è stato chiaramente specificato ciò che deve accadere”.
Il divario tra Stati Uniti e Iran “è ampio e la situazione non sembra rosea”. Lo ha riferito il portale i24NEWS citando fonti vicine ai negoziati, che parlano di “grandi lacune”.
“La prossima settimana si terranno discussioni a livello tecnico a Vienna. Sono grato a tutte le parti coinvolte per il loro impegno: i negoziatori, l’Aiea e il governo svizzero che ci ha ospitato”. È quanto ha affermato il ministro degli Esteri dell’Oman Badr Al-Busaidi, secondo quanto riporta Axios.
“Abbiamo concluso la giornata dopo aver compiuto progressi significativi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Riprenderemo presto dopo aver consultato le rispettive capitali”. È quanto ha affermato il ministro degli Esteri dell’Oman Badr Al-Busaidi, secondo quanto riporta Axios.
L’Iran ha tenuto colloqui riservati con la Cina per l’acquisto di missili anti-nave che potrebbero aumentare significativamente la sua capacità di colpire navi da guerra e bloccare le rotte marittime. Lo hanno riferito all’Associated Press funzionari a conoscenza delle discussioni. I funzionari, provenienti da due paesi, hanno affermato che l’Iran sta negoziando l’acquisto di una versione dei missili cinese YJ-12 a volo radente. Hanno aggiunto che i termini dell’accordo sono stati definiti dopo la guerra dello scorso anno, anche se nessun missile è stato ancora consegnato.
Un convoglio che si ritiene trasporti diplomatici iraniani è tornato alla residenza diplomatica dell’Oman a Ginevra, dove si stanno svolgendo colloqui indiretti con gli Stati Uniti sul programma nucleare di Teheran. Il convoglio è entrato nel complesso sulle rive del Lago di Ginevra.
I colloqui tra Iran e Stati Uniti a Ginevra, in Svizzera, sono stati interrotti a causa dell’insistenza di Washington sull’”arricchimento zero” e sul trasferimento di tutto l’uranio arricchito al 60% agli Stati Uniti. Lo ha dichiarato una fonte diplomatica iraniana a Iran International.
Durante i negoziati di questa mattina a Ginevra fra Usa e Iran con la mediazione dell’Oman ci sono stati colloqui “sia indiretti che diretti” fra le parti. Lo scrive Axios citando fonti informate e sottolineano come il messaggio che i negoziatori Jared Kushner e Steve Witkoff daranno al presidente Donald Trump dopo l’incontro avrà “un’influenza significativa” sulla decisione del presidente in merito a un eventuale attacco.
Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner avrebbero chiesto ai negoziatori iraniani di smantellare i tre principali siti nucleari (Fordow, Natanz e Isfahan) e consegnare tutto l’uranio arricchito rimanente agli Stati Uniti. Lo riporta il Wall Street Journal. Le richieste – viene spiegato – potrebbero essere “difficili da accettare” per Teheran anche se entrambe le parti cercano un’alternativa diplomatica a un attacco statunitense.
Il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaidi, ha reso noto che i negoziati tra Stati Uniti e Iran in corso a Ginevra, in Svizzera, sono sospesi per una pausa e riprenderanno più tardi. “Oggi a Ginevra ci siamo scambiati idee creative e positive, e ora sia i negoziatori statunitensi che quelli iraniani hanno sospeso i lavori”, ha scritto Albusaidi su X, “riprenderemo più tardi oggi. Speriamo di fare ulteriori progressi”
La portaerei statunitense USS Gerald R. Ford, la più grande al mondo, ha lasciato l’isola greca di Creta, come mostrano i filmati diffusi online e citati dai media israeliani. Le immagini mostrano la portaerei in partenza dalla baia di Souda, a Creta, dove era arrivata questa settimana per una sosta rifornimento presso la base della US Naval Support Activity. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato al gruppo di portaerei di dirigersi verso il Medioriente questo mese nell’ambito di un massiccio rafforzamento militare, mentre continua a valutare se intraprendere azioni militari contro l’Iran.
Il ministro degli Affari Esteri dell’Oman, Badr al-Busaidi ha tenuto questa mattina a Ginevra un incontro con Steve Witkoff, inviato del presidente degli Stati Uniti, e Jared Kushner, nell’ambito delle negoziazioni in corso tra Iran e Stati Uniti. E’ quanto si legge sul profilo X della diplomazia omanita dove sono stati pubblicati anche alcuni scatti del vertice. L’incontro – viene spiegato – ha riguardato una “revisione delle prospettive e delle proposte della parte iraniana, insieme alle risposte e alle richieste del team negoziale americano riguardo alla gestione degli elementi chiave del programma nucleare iraniano e alle garanzie necessarie per raggiungere l’accordo desiderato su questo importante dossier, considerando tutti i suoi aspetti tecnici e di supervisione”. Il ministro degli Affari Esteri “ha precisato che gli sforzi proseguono in modo intenso e con spirito costruttivo, grazie all’apertura senza precedenti dei negoziatori verso idee e soluzioni nuove e creative, mentre si preparano le condizioni favorevoli per il progresso e per il raggiungimento di un accordo equo con garanzie sostenibili”.
La delegazione iraniana a Ginevra avrebbe presentato alla controparte americana una proposta relativa ai negoziati sul nucleare. Lo riporta Iran spiegando che la proposta è stata trasmessa tramite il ministro degli Esteri omanita Badr al-Busaidi, che svolge il ruolo di mediatore nei negoziati.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che Teheran non intende sviluppare armi nucleari e di non avere piani in merito. “Gli oppositori affermano che l’Iran non dovrebbe cercare di ottenere armi nucleari, ma noi abbiamo ripetutamente affermato che non lo vogliamo”, le sue parole riportate da Tasnim.
In un incontro avvenuto ieri sera presso l’ambasciata dell’Oman in Svizzera con l’omologo omanita il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha sottolineato che “il successo dei negoziati dipende dalla serietà della controparte” americana “e dall’evitare dichiarazioni o comportamenti contraddittori”. Lo riporta Mehr.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e la delegazione che lo accompagna sono arrivati all’ambasciata dell’Oman a Ginevra per prendere parte al terzo round di negoziati indiretti con gli Stati Uniti. Lo scrive il media iraniano Mehr spiegando che le discussioni si incentrano sul dossier nucleare e sulla revoca delle sanzioni.
Secondo due persone a conoscenza delle discussioni in corso, i principali consiglieri del presidente Donald Trump preferirebbero che Israele colpisse l’Iran prima che gli Stati Uniti lanciassero un assalto al Paese. Lo riporta ‘Politico’. Questi funzionari dell’amministrazione Trump sostengono in privato che un attacco israeliano indurrebbe l’Iran a reagire, contribuendo così a raccogliere il sostegno degli elettori americani a un attacco statunitense. “C’è chi, all’interno e all’esterno dell’amministrazione, pensa che la situazione politica sarebbe molto migliore se gli israeliani agissero per primi e da soli e gli iraniani si vendicassero contro di noi, dandoci più motivi per agire”, ha detto una delle persone a conoscenza delle discussioni.
L’Iran starebbe offrendo “incentivi economici”agli Stati Uniti nel tentativo di raggiungere un accordo sul suo programma nucleare e scongiurare un attacco americano. E’ quanto scrive il Financial Times. Secondo una fonte la Repubblica islamica farà appello alla propensione di Trump per gli accordi e offrirà “incentivi” agli Stati Uniti, compresi investimenti nelle sue grandi industrie petrolifere e del gas. Un’offerta del genere sarebbe “un’importante manna economica in termini di petrolio, gas e diritti minerari, minerali essenziali e tutto il resto”, per gli Usa. Ha detto la fonte al FT. Un funzionario statunitense ha dichiarato alla pubblicazione che gli americani non hanno ancora ricevuto una proposta economica dall’Iran. “Questo non è mai stato discusso. Il presidente Trump è stato chiaro sul fatto che l’Iran non può possedere un’arma nucleare né la capacità di costruirne una”, ha detto. Un’altra fonte ha spiegato che l’Iran sta traendo insegnamento dalla situazione in Venezuela, dove gli Stati Uniti hanno cercato di accedere alle vaste riserve di petrolio del Paese dopo aver catturato il presidente Nicolas Maduro in un raid notturno il mese scorso.
L’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti, Steven Witkoff, è arrivato in Svizzera. Lo ha riferito alla Tass una fonte all’aeroporto internazionale di Ginevra, dove è atterrato l’aereo. Oggi nella città svizzera è in programma il terzo round di colloqui fra gli Stati Uniti e l’Iran.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump vuole un accordo per limitare il programma nucleare iraniano e vede un’opportunità mentre il Paese è alle prese con crescenti dissensi interni a seguito delle proteste nazionali del mese scorso. L’Iran, dal canto suo, ha ribadito di voler continuare ad arricchire l’uranio anche se il suo programma è in rovina dopo che Trump ha ordinato un attacco a tre siti nucleari della Repubblica islamica nel mese di giugno. Se dovesse verificarsi un attacco americano, l’Iran ha dichiarato che tutte le basi militari statunitensi in Medio Oriente sarebbero considerate obiettivi legittimi, mettendo a rischio decine di migliaia di militari americani. L’Iran ha anche minacciato di attaccare Israele dopo una sanguinosa guerra durata 12 giorni lo scorso anno, il che significherebbe un conflitto regionale in tutto il Medio Oriente.

