Dazi, Trump avverte: “Non giocate con decisione Corte Suprema o alzerò tariffe”

Dazi, Trump avverte: “Non giocate con decisione Corte Suprema o alzerò tariffe”
Il presidente Donald Trump durante una conferenza stampa alla Casa Bianca (AP Photo/Evan Vucci)

Tajani: “Da Usa rassicurazioni, no alla guerra commerciale”. Le opposizioni chiedono informativa urgente a Meloni in aula Camera

Il presidente americano Donald Trump minaccia “tariffe molto più elevate“, dopo che venerdì scorso la Corte Suprema Usa ha stabilito che il tycoon ha violato la legge federale quando ha imposto unilateralmente dazi ai partner commerciali degli Stati Uniti in tutto il mondo. “Qualsiasi Paese che voglia ‘giocare’ con la ridicola decisione della Corte Suprema, in particolare quelli che hanno fregato gli Stati Uniti per anni, e persino decenni, si troverà ad affrontare tariffe molto più elevate, e peggiori, di quelle che ha appena concordato”, ha scritto Trump su Truth.  

La Corte Suprema “mi ha accidentalmente e inconsapevolmente, in quanto presidente degli Stati Uniti, molti più poteri e forza di quanti ne avessi prima della loro ridicola, stupida e internazionalmente divisiva sentenza – ha aggiunto il presidente Usa – Innanzitutto posso usare le licenze per fare cose assolutamente terribili a Paesi stranieri, soprattutto a quei paesi che ci hanno derubato per decenni, ma incomprensibilmente, secondo la sentenza, non posso imporre loro una tassa di licenza”. “Ma tutte le licenze applicano una tassa, perché gli Stati Uniti non possono farlo? Si ottiene una licenza per ottenere una tassa! La sentenza non lo spiega, ma conosco la risposta! La Corte ha anche approvato tutte le altre tariffe, che sono molte, e possono tutte essere utilizzate in modo molto più potente e fastidioso, con certezza giuridica, rispetto alle tariffe inizialmente utilizzate”, ha aggiunto.

Da domani stop a riscossione dopo pronuncia Corte Suprema

A partire da domani, martedì 24 febbraio, ci sarà lo stop ai dazi dopo la pronuncia della Corte Suprema Usa. È quanto si legge in una comunicazione dell’agenzia statunitense per la protezione delle dogane e delle frontiere, la U.S. Customs and Border Protection. L’ordine esecutivo riguarda solo i dazi Ieepa e non riguarda altri dazi, inclusi quelli imposti ai sensi della sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962, e successive modifiche, e della sezione 301 del Trade Act del 1974, e successive modifiche.

Lange: “Voto Eurocamera su accordo Usa sarà rinviato”

“Nessuno sa cosa succederà e non è chiaro se ci saranno misure aggiuntive o come gli Stati Uniti garantiranno davvero il rispetto dell’accordo di Turnberry, e per questo motivo, una netta maggioranza dei membri ombra ha deciso di modificare il testo e rinviare la votazione sui due fascicoli legislativi. Quindi proporrei di cancellare queste due votazioni domani mattina”. Lo ha annunciato il presidente della commissione per il Commercio internazionale del Parlamento europeo (INTA), Bernd Lange, dopo la riunione dei relatori ombra della commissione parlamentare. “Ma questo non significa che non voteremo mai su questo. No, vogliamo chiarezza sulla situazione. Vogliamo chiarezza dagli Stati Uniti e vedere che stanno rispettando l’accordo, perché questo è un elemento cruciale per la stabilità. Questo è importante per le relazioni commerciali, ma è particolarmente importante per gli investimenti, se possiamo davvero avere una prospettiva a lungo termine per il commercio con gli Stati Uniti, e naturalmente le aziende investiranno anche per questo”, aggiunge. “La commissione è in stretto contatto con gli Stati Uniti e anche con me, e avremo un’altra riunione ombra la prossima settimana, mercoledì, per valutare come stanno procedendo gli sviluppi”, riferisce. 

Tajani: “Da Usa rassicurazioni, no alla guerra commerciale”

“Ho partecipato da Bruxelles a una importante riunione dei Ministri del Commercio del G7 per porre subito il tema della decisione della Corte Suprema USA sui Dazi. Da parte americana abbiamo ottenuto rassicurazioni sulla volontà di non creare instabilità per le nostre imprese. È importante continuare a lavorare costruttivamente con Washington per una rapida transizione verso il nuovo sistema. Abbiamo un obiettivo comune su entrambe le sponde dell’Atlantico: prevedibilità per le nostre imprese, rafforzamento del partenariato economico e rinnovato impegno per la crescita”. Lo ha scritto sui social il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che in precedenza, in un’intervista con il Corriere della Sera, aveva dichiarato:  “È fondamentale che l’Unione si presenti unita sul caso Dazi, siamo in pieno accordo con la nota europea in cui si chiedono certezze. Le prime a non volere una guerra commerciale sono le imprese, che non ne avrebbero nulla da guadagnare”.

Opposizioni chiedono informativa urgente Meloni in aula Camera

Avs, Pd, M5S e Iv chiedono un’informativa del Governo, chiamando in causa direttamente la premier Giorgia Meloni. “Chiediamo a voi sovranisti, a voi patrioti: ma voi in questa guerra dove state? Dove sono le vostre parole di de-escalation? Dov’è la vostra ricetta? Ecco, davanti a queste minacce, il silenzio del nostro governo è sempre più complice, e sempre più subalterno”, ha detto il deputato di Avs, Marco Grimaldi. “L’Europa si sta preparando a reagire e a mantenere una linea di unità. L’Italia che cosa intende fare? Intende sostenere con convinzione una posizione europea comune? E ancora, questo governo intende attivare strumenti di tutela, di compensazione, per i settori più colpiti? – ha fatto eco il dem Vinicio Peluffo – Il governo intende accompagnare queste imprese? Oppure, per non infastidire l’amministrazione Trump, sceglierà di non esporsi? Noi non siamo per l’escalation, siamo per il negoziato, per il multilateralismo, per regole condivise, ma negoziato si fa da una posizione di forza e di unità europea. Non con la testa bassa, non con la strategia del fingersi morto e dell’opossum che finora ha fatto questo governo. La difesa dell’interesse nazionale non si proclama, si pratica. E oggi l’interesse nazionale si difende con una linea europea chiara, con il sostegno alle imprese con la capacità di dire con franchezza agli alleati che l’Italia non è terreno di conquista né variabile dipendenza delle scelte di altri. Il governo venga in aula, venga la Presidente Meloni, riferisca e si assuma la responsabilità delle proprie scelte, perché su questo tema non è in gioco una polemica di parte, ma la credibilità economica di tutto il Paese”.

Anche Chiara Appendino si rivolge direttamente alla premier: “La domanda che ci poniamo è: ma la sovranista Giorgia Meloni dov’è? Dove sta mentre il nostro export e Made in Italy viene massacrato? Sapete dove sta? Sta probabilmente giocando a nascondino da qualche parte a Palazzo Chigi, in quel posto bello e pieno di velluti. E siccome si nasconde, e rimane muta guardando in modo complice questo collasso, cosa fa? Manda avanti al fronte il ministro Urso. Ora, a me viene da piangere – ha attaccato – Allora noi diciamo: basta, Presidente. Ci sono tra i 130 e i 175 miliardi di dollari di rimborsi in ballo. Andate a prendere quei soldi e dateli alle nostre imprese con le stesse imprese che dall’9 aprile aspettano ancora i 25 miliardi dello scudo di Giorgia Meloni. Dove sono i 25 miliardi? Spariti, svaniti nel nulla. Proprio come le vostre promesse. E allora chiudo. Presidente Meloni, non scappi. E venga qui. Dica a Tajani e a Urso che delle favole le imprese non se ne fanno nulla, vogliono la liquidità. Si faccia carico di rinegoziare davvero con la schiena dritta, la testa alta, in Europa queste tariffe e soprattutto faccia la cosa che tutti stanno chiedendo, l’unica cosa giusta: tiri fuori il malloppo e rimborsi le aziende. Vogliamo fatti e non parole”.

“La Presidente del Consiglio onori il Parlamento, venga in Aula a confrontarsi. Poi porterà avanti con la maggioranza che gli è stata data dagli elettori le sue politiche, ma almeno ci venga a dire quali sono le sue politiche, perché fino a questo momento al di là di qualche balbettio e cappelletto in mano che abbiamo visto nelle assisi internazionali, il silenzio domina nel nostro Paese e soprattutto in questo Parlamento – ha aggiunto da Iv, Roberto Giachetti – Ecco, noi vorremmo che la Presidente del Consiglio interrompesse questo silenzio, venisse in aula e ci dicesse cosa pensa di quello che è accaduto e soprattutto di quello che potrà accadere e anche di quale ruolo si intenderà svolgere in Europa”. 

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