Crans Montana, i feriti: “Uscite di sicurezza sbarrate, nessuno ci indicò le vie di fuga”

Crans Montana, i feriti: “Uscite di sicurezza sbarrate, nessuno ci indicò le vie di fuga”
Il memoriale delle vittime dell’incendio al Le Constellation di Crans-Montana (foto AP/Cyril Zingaro)

Il ruolo del figlioccio dei Moretti nella tragedia di Capodanno

Prosegue la rogatoria internazionale sulla tragedia di Crans Montana. Mentre la Procura di Roma resta in attesa dei riscontri richiesti alle autorità svizzere, dai verbali dei feriti italiani emergono elementi che delineano un quadro accusatorio particolarmente severo nei confronti dei coniugi Moretti, gestori del locale. Secondo il racconto di alcuni superstiti, le uscite di sicurezza sarebbero state sbarrate o comunque rese inutilizzabili nei momenti più critici dell’emergenza, mentre all’interno del bar – sempre stando alle testimonianze – nessuno avrebbe fornito indicazioni chiare sulle vie di fuga durante il rogo.

I feriti riferiscono inoltre che gli estintori presenti nel locale non sarebbero stati utilizzati tempestivamente, circostanza che, se confermata, potrebbe assumere rilievo nell’ambito delle verifiche sulle procedure di sicurezza. Un altro passaggio contenuto nelle dichiarazioni riguarda i materiali d’arredo: la combustione, secondo alcuni testimoni, sarebbe stata favorita e accelerata dalla presenza di elementi non ignifughi, che avrebbero contribuito alla rapida propagazione delle fiamme e del fumo.

Troppe persone all’interno del locale

Nel fascicolo trasmesso agli inquirenti si fa riferimento anche a presunti accessi consentiti oltre la capienza autorizzata del bar Le Constellation. Le testimonianze parlano di una serata particolarmente affollata, con ingressi che sarebbero proseguiti nonostante il locale fosse già saturo. Tra gli aspetti segnalati compaiono inoltre prezzi ritenuti esorbitanti per consumazioni e bottiglie, con cifre che – secondo quanto riportato – avrebbero raggiunto anche i 270 euro. Ulteriori rilievi riguardano infine i controlli all’ingresso: sempre secondo i feriti italiani, quella sera non sarebbe stato effettuato alcun rigoroso accertamento sull’età degli avventori, e bevande alcoliche sarebbero state servite anche a minori. Tutte circostanze ora al vaglio degli investigatori, impegnati a incrociare le dichiarazioni dei testimoni con gli esiti degli accertamenti tecnici e documentali, per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e le eventuali responsabilità.

Il ruolo del figlioccio dei Moretti

Secondo diversi testimoni, Jean-Marc Gabrielli, figlioccio dei coniugi Jessica e Jacques Moretti, avrebbe avuto un ruolo definito “centrale” nella tragedia di Capodanno avvenuta nel bar Le Constellation di Crans-Montana, dove un incendio ha provocato la morte di 41 persone. Il quotidiano francese Le Figaro ha raccolto le testimonianze di alcuni presenti, i quali hanno riferito che sarebbe stato proprio Gabrielli, in servizio nel locale la notte del 31 dicembre, a impartire l’ordine di chiudere la porta di servizio. Una decisione che, secondo i racconti, si sarebbe rivelata drammatica: quella porta, rimasta bloccata nel momento in cui le fiamme hanno iniziato a propagarsi rapidamente, avrebbe impedito la fuga a molti dei giovani che si trovavano all’interno del bar per festeggiare l’arrivo del nuovo anno. Le ricostruzioni parlano di attimi di panico, con il fumo che ha invaso i locali e reso difficoltosa ogni via di uscita alternativa.

Avvocato chiede incriminazione di Gabrielli

Sempre stando al giornale francese, almeno un avvocato delle parti civili avrebbe chiesto alle autorità svizzere che il 30enne venga formalmente incriminato, ritenendo necessario chiarire eventuali responsabilità nella gestione dell’emergenza e nelle misure di sicurezza adottate quella sera. Gli inquirenti, nel frattempo, proseguono gli accertamenti tecnici per stabilire l’esatta dinamica dell’incendio e verificare se vi siano state violazioni delle norme di sicurezza. Gabrielli è figlio di un’ex compagna di Jacques Moretti, che lo avrebbe cresciuto dall’età di 11 anni. Un legame familiare che emerge ora anche nel quadro delle indagini e che aggiunge un ulteriore elemento umano a una vicenda che ha profondamente scosso l’opinione pubblica, in Svizzera e non solo.

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