Il reverendo Jesse Jackson, icona dei diritti civili, è morto all’età di 84 anni. Nato a Greenville, nella Carolina del Sud, l’8 ottobre 1941, è diventato noto a livello internazionale negli anni ’60 per la lotta per i diritti civili insieme a Martin Luther King Jr. Si è sposato nel 1962 con Jacqueline Brown, da cui ha avuto cinque figli, tra cui l’ex deputato democratico dell’Illinois Jesse Jackson Jr. Il suo attivismo, durato decenni, è iniziato con il Congresso per l’uguaglianza razziale, partecipando a marce e sit-in.
L’attivismo ai tempi dell’Università
Ha frequentato la North Carolina A&T State University e si è laureato in sociologia. Ha iniziato a mobilitare gli studenti a sostegno di Martin Luther King durante i suoi studi di teologia al Chicago Theological Seminary e ha partecipato alla marcia da Selma a Montgomery in Alabama nel 1965. Poco dopo, Jackson si è unito alla Southern Christian Leadership Conference, SCLC, per lavorare a tempo pieno a fianco di Martin Luther King. Dopo il suo omicidio nel 1968, Jackson si è posto pubblicamente come suo successore e ha fondato People United to Save Humanity (PUSH), lasciando la SCLC dopo essere stato accusato di avervi partecipato solo per proprio tornaconto personale. PUSH ha lavorato per migliorare le condizioni economiche delle comunità nere del paese e in seguito si è impegnato politicamente con campagne di azione diretta e iniziative sociali attraverso un programma radiofonico settimanale e premi.
Il sogno della corsa alla Casa Bianca
La sua candidatura per le presidenziali nel 1984, dopo aver vinto le primarie democratiche, ha spinto alla creazione della National Rainbow Coalition, che si opponeva alle politiche dell’allora presidente Ronald Reagan e sosteneva programmi sociali, difendendo i poveri e le persone sottorappresentate su questioni che andavano dal diritto di voto e le opportunità di lavoro all’istruzione e l’assistenza sanitaria. PUSH e la National Rainbow Coalition si sono poi fuse nel 1996, dando vita alla Rainbow/PUSH Coalition. La corsa alla Casa Bianca è stata bruscamente interrotta dopo che in un’intervista al Washington Post usò parole offensive contro la comunità ebraica. Nel 1991 Jackson è stato eletto come uno dei due ‘senatori ombra’ di Washington, DC, per fare pressioni affinché Washington diventasse uno stato. Jackson ha contribuito anche alla liberazione di diversi americani detenuti in tutto il mondo.
“Io sono qualcuno”
Negli ultimi anni non ha risparmiato critiche ai presidenti degli Stati Uniti in carica, tra cui Barak Obama e Donald Trump. Storica la sua frase “I am Somebody” (Io sono qualcuno), presa da una poesia che ripeteva spesso, cercando di raggiungere persone di tutte le etnie e condizioni sociali: “Posso essere povero, ma sono qualcuno; posso essere giovane, ma sono qualcuno; posso vivere di sussidi, ma sono qualcuno”.

