Minneapolis, rimosso Gregory Bovino: il capo del Border Patrol lascia la città. In arrivo Homan, lo ‘zar dei confini’

Minneapolis, rimosso Gregory Bovino: il capo del Border Patrol lascia la città. In arrivo Homan, lo ‘zar dei confini’
Gregory Bovino, il comandante della Border Patrol americana, che dovrebbe lasciare Minneapolis nella giornata di oggi martedì 27 gennaio (foto AP/Angelina Katsanis)

Il presidente americano Trump ammorbidisce i toni e parla al telefono con il governatore democratico Walz

Parziale marcia indietro del presidente americano Donald Trump a Minneapolis dopo la sparatoria di sabato in cui il 37enne infermiere Alex Pretti è stato ucciso da agenti federali della polizia di frontiera (Border Patrol) durante una protesta contro l’inasprimento delle misure anti-immigrazione del governo federale. Secondo una fonte vicina alla vicenda citata da Associated Press, il comandante della Border Patrol, Gregory Bovino, dovrebbe lasciare la città oggi, martedì, e con lui anche altri agenti federali. Il leader della Casa Bianca ha dichiarato di aver affidato la missione nella città del Minnesota a Tom Homan, lo ‘zar dei confini‘ dell’amministrazione Trump scelto dal tycoon per guidare il suo programma di espulsione di massa di migranti clandestini. Homan riferirà direttamente alla Casa Bianca. Bovino era stato oggetto di pesanti critiche per avere affermato che Alex Pretti stava pianificando di “massacrare” gli agenti delle forze dell’ordine, un’affermazione che non ha trovato riscontro nei resoconti delle autorità. Aveva anche guidato operazioni anti-immigrazione federali di grande visibilità a Los Angeles, Chicago e Charlotte, suscitando ampie critiche da parte di funzionari locali, attivisti per i diritti civili e democratici al Congresso e scatenando manifestazioni di massa.

Trump parla al telefono con sindaco Minneapolis e governatore Minnesota

La partenza di Bovino da Minneapolis segna un ammorbidimento dei toni da parte di Trump sulla repressione dell’immigrazione e delle proteste in Minnesota. Il presidente americano ieri ha parlato al telefono sia con il governatore del Minnesota, Tim Walz, che con il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey. Secondo quanto riferito dal primo cittadino, Frey ha chiesto a Trump di porre fine ai massicci controlli sull’immigrazione in città e il leader della Casa Bianca avrebbe concordato che la situazione attuale non può continuare. Frey ha inoltre affermato che continuerà a insistere affinché gli altri agenti coinvolti nell’operazione anti-immigrazione ‘Metro Surge’ se ne vadano dalla città. Homan assumerà la direzione delle operazioni dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia che fa applicare le leggi sull’immigrazione, ndr) in Minnesota e nella giornata di oggi, martedì, incontrerà Frey.

Anche nella chiamata tra Trump e il governatore democratico del Minnesota, Tim Walz, si è registrato un netto cambiamento di toni rispetto alle dichiarazioni reciprocamente critiche scambiate in passato. “Sembravamo essere sulla stessa lunghezza d’onda“, ha scritto Trump in un post sui social dopo la telefonata, mentre Walz ha affermato in una dichiarazione che la chiamata è stata “produttiva”. Le due conversazioni telefoniche sono avvenute nel giorno in cui gli avvocati dell’amministrazione Trump, del Minnesota e delle città di Minneapolis e St. Paul si sono presentati davanti alla giudice distrettuale federale Katherine Menendez, che sta valutando se accogliere le richieste di sospendere temporaneamente le operazioni federali anti-immigrazione, presentate dalle amministrazioni locali. Lo Stato del Minnesota e le città hanno citato in giudizio il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) all’inizio del mese, cinque giorni dopo che una prima cittadina statunitense, Renee Good, era stata uccisa da un ufficiale dell’Ice. La causa chiede alla giudice di ordinare una riduzione del numero di agenti federali e di riportare i livelli delle forze dell’ordine in Minnesota a quelli precedenti all’operazione Metro Surge. Il caso ha implicazioni per altri stati che sono stati o potrebbero essere bersaglio di un rafforzamento delle operazioni federali di applicazione delle leggi sull’immigrazione.

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