Iran, Alessia Piperno: “Un amico mi ha scritto: hanno ucciso la nuova generazione”

Iran, Alessia Piperno: “Un amico mi ha scritto: hanno ucciso la nuova generazione”
Alessia Piperno

La travel planner e scrittrice, detenuta nel carcere di Evin nel 2022: “Il popolo si sente solo, per loro è una questione di vita o di morte”

Ancora violenze e sangue per le strade dell’Iran dove, secondo diversi media internazionali, sarebbero state uccise oltre 30.000 persone dall’8 gennaio scorso (giorno dell’inizio delle rivolte). Gli iraniani “in questi giorni hanno di nuovo accesso a internet per poche ore al giorno. Un amico mi ha scritto una frase molto forte: ‘Hanno ucciso la nuova generazione’. È un’espressione durissima, ma rende l’idea del clima che si respira”, ha detto a LaPresse Alessia Piperno, la travel planner e scrittrice arrestata nel 2022 e detenuta per 45 giorni nel carcere Evin di Teheran.

Inoltre “immagino che oggi la condizione in carcere sia ancora peggio di quando sono stata detenuta. Io ero incarcerata nel settore 209 del carcere di Evin, che è completamente diverso dal resto. Celle piccolissime, nate per l’isolamento. Quando ero lì eravamo in sette nella stessa cella, perché non c’era spazio per tutti. Non ci sono letti, non c’è carta igienica, non vengono forniti assorbenti alle donne, non si respira aria pulita”.

“Si può uscire all’aperto una o due volte a settimana per pochi minuti. Anche andare in bagno è umiliante: bisogna chiedere il permesso e si può restare ad aspettare per ore. Le urla sono continue, giorno e notte – racconta ancora con la voce che le trema – l’unica compassione che si incontra è tra prigionieri. Nel settore femminile, paradossalmente, le guardie donne sono spesso ancora più dure”. 

Alessia Piperno: “Dal popolo lezioni di coraggio”

Il ruolo delle donne nelle proteste sembra sempre più centrale, il loro è “il ruolo del coraggio, un ruolo enorme. Il popolo iraniano, da sempre, dà lezioni di coraggio. Io mi chiedo spesso se noi italiani, al loro posto, avremmo avuto la stessa forza di uscire di casa e sfidare la paura. Quelle donne e quegli uomini mettono completamente da parte il terrore che provano. È un coraggio senza precedenti”, ha detto ancora Alessia Piperno.

“Il popolo si sente solo, questione di vita o morte”

L’Iran “non è lo stesso Paese” di quando l’hanno incarcerata, ha raccontato ancora Piperno. “Quando ero lì io si parlava di rivolte e manifestazioni molto forti” ma oggi la proteste scoppiate dall’8 gennaio “hanno assunto i contorni di qualcosa di diverso, che somiglia a una vera e propria rivoluzione, come quella del 1979. La differenza più grande è che oggi gli iraniani si sentono completamente soli. All’epoca c’era la speranza di un sostegno, oggi invece non c’è nessuno che li stia realmente aiutando. Non hanno armi, non hanno munizioni, e questo rende impossibile reggere il confronto con il regime”.

Inoltre ha dichiarato che durante le manifestazioni che ha vissuto “le persone scendevano in piazza completamente coperte: mascherine, occhiali da sole anche di notte, per non essere riconosciute dalle telecamere con riconoscimento facciale. Oggi invece vedo persone che non si coprono più il volto. Sono stanche, non ce la fanno più. Per loro è diventata una questione di vita o di morte”. 

“L’Iran deve essere aiutato il prima possibile”

“L’Iran deve essere aiutato il prima possibile. C’è una responsabilità mondiale. Non si sta facendo abbastanza perché prevale una logica geopolitica. Gli iraniani sono stati lasciati soli, anche se va detto che molte rivoluzioni del passato sono avvenute senza aiuti esterni. Questo però non toglie che oggi l’Iran abbia bisogno di tutti”, ha ribadito la travel planner e scrittrice.

“Da questa parte del mondo non viene mostrata la realtà”

“I video che girano sono terrificanti, raccontano una situazione gravissima, eppure da questa parte del mondo se ne vede solo una minima parte. Non capisco perché non venga mostrata fino in fondo la realtà di quello che sta accadendo in Iran”, ha aggiunto Piperno. “Le cifre che circolano sono spaventose, si parla addirittura di decine di migliaia di morti in pochissimo tempo. Nelle prigioni starebbero usando sostanze ancora non ben identificate contro i detenuti e per strada vengono lanciati gas per provocare più vittime possibile”.

“Agli iraniani direi: non mollate, la libertà è vicina”

Agli iraniani “direi di non mollare, perché la libertà è vicina. Ma so che è una frase a doppio taglio. Io mi sento con loro ogni giorno, sono costantemente collegata a quello che accade in Iran e non riesco a distaccarmi da questa realtà”, ha aggiunto la 33enne. “Non immagino un ritorno allo scià, né al passato. Spero con tutto il cuore in un Iran democratico, dove le donne possano vivere senza paura, cantare, ballare, essere semplicemente donne. Un Paese in cui i prigionieri politici possano tornare dalle loro famiglie, come la vincitrice del Nobel (Narges Mohammadi ndr) che non vede i suoi cari da oltre undici anni”.

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