L’Egitto, attore cruciale per la stabilità del Medioriente da una parte, soprattutto dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e la dura risposta israeliana, e al centro delle critiche per le violazioni dei diritti umani dall’altra. È il Paese di Abdel Fattah al-Sisi, dove il 25 gennaio del 2016 è scomparso Giulio Regeni, dottorando italiano dell’Università di Cambridge, il cui corpo è stato poi ritrovato il 3 febbraio lungo la strada che collega Il Cairo ad Alessandria d’Egitto con evidenti segni di torture.
L’ascesa al potere di A-Sisi
L’ex generale Al-Sisi era salito al potere ‘de facto’ neanche tre anni prima, nel luglio 2013, con la presa del controllo del paese da parte dell’esercito a discapito del presidente Mohamed Morsi. Al-Sisi è stato poi eletto presidente nel giugno 2014 e confermato nel 2018 e nel 2023. Ad aprile 2019 ha promosso e vinto con ampia maggioranza un referendum di modifica costituzionale che gli permetterà di rimanere in carica fino al 2030.
Le critiche dalle ong sul rispetto dei diritti umani
Nel corso degli anni della sua presidenza, Al-Sisi ha ricevuto forti critiche dalle organizzazioni internazionali sul rispetto dei diritti umani. Nel capitolo dedicato all’Egitto del suo rapporto del 2025, Human Rights Watch ha sottolineato come le autorità mettano in atto quella che viene definita una “repressione indiscriminata“, con cui “oppositori e attivisti pacifici vengono arrestati e puniti in modo sistematico”. Secondo quanto dichiarato da Bassam Khawaja, vicedirettore per il Medioriente e Nordafrica di Human Rights Watch, le autorità egiziane “non dimostrano in alcun modo di voler porre fine alla tolleranza zero contro il dissenso pacifico e le voci critiche” e il governo si comporta come “se la risposta alla terribile crisi economica dell’Egitto sia instaurare un clima di terrore, anziché rispettare i diritti sociali ed economici della popolazione”.
Report: Egitto “Paese non libero”
Freedom House, organizzazione non governativa statunitense che si occupa di ricercare e promuovere la democrazia, i diritti umani e le libertà politiche nel mondo pubblicando report annuali, ha definito l’Egitto un paese “non libero”, con un punteggio di 18/100 nella categoria ‘Libertà globale’ e 28/100 in quella ‘Libertà di Internet’.
Amnesty International nel suo rapporto 2024-2025 su Medioriente e Africa del Nord ha affermato che le autorità egiziane hanno scarcerato 934 persone trattenute per motivi politici ma ne hanno arrestate altre 1.594, fra cui “giornalisti, avvocati, manifestanti, dissidenti, figure politiche d’opposizione e chi criticava il governo per la situazione dei diritti umani nel paese e per la gestione della crisi economica”.
La condanna dell’Ue per il caso Regeni
In merito al caso di Giulio Regeni, il Parlamento europeo ha più volte aspramente criticato l’Egitto, fin dalla scoperta del corpo del giovane ricercatore. L’assemblea di Strasburgo il 10 marzo 2016 ha approvato una risoluzione bipartisan con 588 voti a favore, 10 no e 59 astenuti in cui si “condanna con forza la tortura e l’assassinio del cittadino europeo Giulio Regeni” e si chiede al Cairo di fornire alle autorità italiane “tutti i documenti e le informazioni necessarie” per l’inchiesta. Richiesta finora rimasta lettera morta.

