“Dal 9 gennaio fino a ieri non abbiamo avuto notizie delle nostre famiglie, abbiamo avuto paura, e anche ora che siamo riusciti a sentire le loro voci siamo preoccupati”. Lo racconta a LaPresse Bita, studentessa iraniana di 21 anni, in Italia da due, dove studia Ingegneria informatica al Politecnico di Milano. A Rasht, la sua città natale in Iran, Bita ha lasciato la madre, il padre e sua sorella e da quando è a Milano non è ancora rientrata una sola volta nel Paese. “Ho sentito la loro voce, non ho potuto vederli perché Internet è ancora bloccato, ora è possibile telefonare in Iran a costi elevatissimi e soltanto per 10 minuti al massimo”, ha aggiunto parlando delle proteste che sono esplose nella Repubblica islamica a partire dall’8 gennaio scorso.
“Chiesto riscatto fino a 10mila euro per i corpi”
“In Iran stanno uccidendo tutti, soprattutto i ragazzi, e non restituiscono i corpi, in alcuni casi è stato chiesto un riscatto fino a 10mila euro per riavere indietro i cadaveri”, continua la testimonianza a LaPresse di Bita. “Molti miei amici sono morti nelle proteste per le strade della mia città che è Rasht, altri hanno perso la vista perché sono stati picchiati durante le manifestazioni”, aggiunge, la Guida suprema iraniana e le forze di sicurezza “bloccano qualsiasi tentativo di protesta, anche solo di scendere in strada”.
“E’ un Paese senza diritti per le donne”
“L’Iran è un Paese senza diritti per le donne: a partire dai sei anni, quando cioè si inizia ad andare a scuola. Dopo il matrimonio, per continuare a studiare o anche per lavorare, è il marito che deve dare il permesso alla moglie”, spiega ancora Bita. Per i ragazzi “l’unica possibilità è andare via, emigrare”, aggiunge. Eppure non è così semplice: “Se studi per esempio arte, è difficile ottenere il permesso. Lo è meno se, invece, scegli una facoltà scientifica”. Nel mondo, conclude Bita, “la comunità iraniana fuori dal Paese conta 10 milioni di persone”.
“Figlio Scià potrebbe aiutare contro il regime”
Reza Pahlavi, il figlio dello Scià deposto dopo la rivoluzione del 1979, “potrebbe aiutarci a uscire dallo stato di un regime dittatoriale e portare l’Iran a libere elezioni”, dice Bita. “Gli iraniani sono divisi tra pro e contro – afferma -, io credo che possa essere una possibilità per scappare dal regime e dopo votare. Ed è quello che lui sta dicendo in questo momento: posso ‘aiutare’ a riavere la libertà e dopo i cittadini decidono se vogliono un mio governo oppure no”. Allo stesso modo, secondo la studentessa, “abbiamo bisogno dell’aiuto di un altro Paese per liberarci del regime: non temiamo un eventuale intervento americano”.

