Non si placa la tensione in Iran dove migliaia di persone continuano a manifestare contro il carovita e il governo di Teheran, rischiando anche la vita. Secondo l’agenzia Human Rights Activists News Agency, il bilancio è salito a 648 vittime e oltre 10.000 arresti anche se, con internet fuori uso e le linee telefoniche interrotte, è diventato più difficile avere notizie dirette delle proteste dall’estero. Il regime iraniano, intanto, prosegue con le violenze e con le minacce avvertendo che chiunque partecipi alle rivolte sarà considerato un “nemico di Dio”, un reato punibile con la pena di morte. Altre intimidazioni arrivano anche dagli Stati Uniti con Donald Trump che non esclude un intervento militare.
“Con effetto immediato, qualsiasi Paese che intrattenga rapporti commerciali con la Repubblica Islamica dell’Iran dovrà pagare una tariffa del 25% su tutte le transazioni commerciali effettuate con gli Stati Uniti d’America. Questo ordine è definitivo e vincolante”. Lo ha annunciato Donald Trump in un post su Truth Social.
“Una delle doti del presidente Trump è quella di tenere sempre aperte tutte le opzioni, e gli attacchi aerei sarebbero una delle tante, moltissime opzioni a disposizione del Comandante in capo”. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavtt, riguardo alla possibilità di un’azione militare americana contro l’Iran. Ma, ha aggiunto, “la diplomazia è sempre la prima opzione per il presidente. Ieri sera ha detto a tutti voi che ciò che sentite pubblicamente dal regime iraniano è molto diverso dai messaggi che l’amministrazione riceve in privato, e credo che il presidente sia interessato ad approfondire questi messaggi”. Tuttavia, ha proseguito la funzionaria parlando con i giornalisti, “il presidente ha dimostrato di non avere paura di ricorrere a opzioni militari, se e quando lo riterrà necessario, e nessuno lo sa meglio dell’Iran”. Leavitt ha anche riferito che Trump ha parlato con Elon Musk dell’impiego di Starlink in Iran. Quanto all’incontro avvenuto questa mattina tra il presidente e il segretario di Stato Marco Rubio, ha detto, ha riguardato “una serie di argomenti”.
A causa dell’attuale situazione politica e di sicurezza in Iran, Lufthansa ha deciso di rinviare ulteriormente la ripresa dei voli verso Teheran, che non avverrà prima della fine di gennaio. “Alla luce dell’evoluzione del contesto attuale, nel pomeriggio di lunedì Lufthansa ha deciso di sospendere i voli per Teheran fino a mercoledì 28 gennaio incluso”, ha dichiarato un portavoce del gruppo. La compagnia ha aggiunto di essere in stretto coordinamento con le autorità di sicurezza e di monitorare costantemente gli sviluppi nella regione. “La sicurezza dei passeggeri e degli equipaggi resta la nostra priorità assoluta”, ha sottolineato il portavoce. La ripresa dei collegamenti era inizialmente prevista per questo venerdì, dopo un’interruzione di circa sette mesi.
“Oggi avete compiuto un grande atto e creato una giornata storica. Questi raduni massicci, pieni di determinazione, hanno sventato i piani dei nemici stranieri che dovevano essere attuati dai loro mercenari locali”. Lo ha dichiarato in un messaggio la Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, in merito alle manifestazioni filogovernative che si sono svolte oggi nel Paese. “La grande nazione iraniana ha messo in mostra se stessa, insieme alla sua determinazione e identità, di fronte ai suoi nemici. Questo è stato un avvertimento per i politici statunitensi di mettere fine al loro inganno e di smettere di fare affidamento su traditori mercenari”, ha detto. Khamenei ha concluso definendo la nazione iraniana “forte e potente, consapevole e in grado di identificare i suoi nemici, e sempre presente sulla scena”.
“Quello che sta accadendo lì è spaventoso, ho parlato al telefono proprio stamattina col cantante iraniano Fariman, con cui ho inciso un brano qualche anno fa (‘Rise to the fall’, ndr) che è diventata una hit in Iran. Li si avverte il predominio della politica, una cosa assurda”. Così Al Bano Carrisi a ‘Un giorno da pecora’ su Radio1. “Cosa ci siamo detti? Che vogliamo realizzare una nuova canzone insieme dal titolo ‘Libertà’, gli ho già mandato la mia parte incisa in italiano, lui dovrà registrare la sua in iraniano. Quando crede sarà pronta? Credo entro tre o quattro giorni”. Ad Al Bano è stato anche chieste se avrebbe dovuto esibirsi in Russia: “Sì – ha risposto – ma non mi è arrivata la Visa e ho dovuto rimandare il concerto privato, per un compleanno, che avrei dovuto tenere. È la prima volta che mi accade e spero non si ripeta. Come mai non mi è arrivato il ‘visto’ dalla Russia? Non lo so, forse per il fattore guerra. Io però il 20 giugno scorso ero a San Pietroburgo e col visto non avevo avuto nessun problema”. Giorgia Meloni ha detto che è il momento di iniziare a parlare con la Russia. “Era ora, Berlusconi lo aveva detto tanti anni fa – ha commentato il cantante – mai interrompere la comunicazione tra queste due culture che si amano”.
“Condanno la violenza di Stato che colpisce indiscriminatamente donne e uomini iraniani che chiedono coraggiosamente il rispetto dei loro diritti. Il rispetto delle libertà fondamentali è un requisito universale e noi siamo al fianco di coloro che le difendono”. Lo ha scritto su X il presidente francese Emmanuel Macron.
“Il presidente Trump non è Obama. Le sue parole di sostegno ai manifestanti in Iran lo dimostrano. Ora è il momento di agire. Il presidente è un uomo d’azione e un uomo di pace. Ora può agire per realizzare la più grande pace che il mondo abbia mai visto: aiutando gli iraniani a porre finalmente fine a questo regime criminale”. Lo scrive su X Reza Pahlavi, il principe in esilio negli Stati Uniti, figlio dell’ultimo scia’ di Persia. “Il regime è debole e in difficoltà. Il popolo è pronto a rovesciarlo. Non ha bisogno di truppe sul campo. Tutto ciò di cui ha bisogno è l’azione del leader del mondo libero. Negoziare con questo regime criminale che continua a minacciare l’America e il presidente non porterà la pace. Ma un’azione immediata a sostegno di questi coraggiosi manifestanti salverà migliaia di vite e porterà una pace duratura nella regione”, spiega. “Questa sarà l’eredità del presidente Trump”, conclude.
Il segretario del Consiglio di sicurezza russo, Sergei Shoigu, in un colloquio con il suo omologo iraniano, Ali Larijani, ha “condannato fermamente l’ultimo tentativo da parte di forze esterne di interferire negli affari interni del Paese”. Lo ha riferito l’ufficio stampa del Consiglio, citato da Ria Novosti. “Il segretario del Consiglio di sicurezza della Federazione russa ha condannato fermamente l’ennesimo tentativo da parte di forze esterne di interferire negli affari interni dell’Iran”, si legge nella dichiarazione.
A sedici giorni dall’inizio della nuova ondata di proteste antigovernative che ha travolto l’Iran, sono almeno 648 i manifestanti uccisi, tra cui nove minorenni. Lo riferisce l’organizzazione non governativa con sede in Norvegia ‘Iran Human Rights’, aggiungendo che i feriti si contano a migliaia. Allo stesso tempo, soiega, report non confermati indicano che le vittime potrebbero essere diverse centinaia e, secondo alcune stime, superare le 6mila. L’Ong sottolinea che “a causa del blackout di internet in vigore dall’8 gennaio e delle severe restrizioni all’accesso alle informazioni, risulta estremamente difficile verificare questi dati in modo indipendente”. Il numero di persone arrestate durante le recenti proteste è stimato oltre le 10mila.
“Questa ondata di proteste è diversa dalle precedenti, sia nella composizione che nel significato politico. Le ondate di proteste in Iran sono state storicamente guidate da diverse rivendicazioni: rivendicazioni studentesche (1999), legittimità elettorale (2009), difficoltà economiche (2019-2020) e lo shock morale per l’omicidio di Mahsa Amini e del velo obbligatorio (2022). L’attuale rivolta è diversa perché riflette una convergenza di questi fattori – collasso economico, soffocamento politico, esaurimento ideologico e rabbia sociale – che si rafforzano a vicenda”. Lo dichiara a LaPresse Pierre Pahlavi, professore del Canadian Forces College, consulente per la Difesa del governo canadese e nipote dello Scià di Persia. “Una seconda, e importante, differenza riguarda la questione della leadership. L’opposizione interna iraniana è da tempo frammentata e senza una guida. Questa volta la rivolta viene sempre più identificata (a torto o a ragione) con Reza Pahlavi come figura di riferimento, il che è importante perché le rivoluzioni spesso falliscono quando non esiste un ‘polo’ credibile che unifichi un’ampia coalizione. Anche se non è fisicamente presente nel Paese, la funzione simbolica di una figura di spicco riconoscibile può essere decisiva nel generare coerenza tra i diversi gruppi sociali e nel progettare un’alternativa al regime”, osserva Pierre Pahlavi, “detto questo, lo Stato conserva una formidabile capacità coercitiva: i Basij, il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica (con una grande esperienza nella controinsurrezione) e sofisticati strumenti di sorveglianza, tra cui capacità di riconoscimento facciale, presumibilmente acquisite tramite la Cina. Finché questi strumenti rimarranno intatti e coordinati, la repressione può ancora impedire ai manifestanti di raggiungere una massa critica”. “Dopo oltre due settimane di disordini a livello nazionale e una stima prudente di circa 200 morti dalla fine di dicembre 2025, il Paese sembra avvicinarsi a una decisiva prova di forza. Ma non è certo se questa prova produrrà un collasso. Le proteste da sole raramente rovesciano uno stato di sicurezza consolidato. Ciò che serve è un allineamento critico delle forze interne: disorganizzazione o frattura all’interno dell’apparato di sicurezza interna, in particolare i Basij e parti dell’IRGC – se queste forze rimangono coese, possono continuare a reprimere e intimidire, scoraggiando una mobilitazione di massa prolungata -; attori economici che si uniscono alla sfida politica, in particolare i bazaari, che storicamente hanno svolto un ruolo fondamentale come arbitri politici; un cambiamento all’interno delle forze armate, e questo è cruciale. L’esercito regolare iraniano (Artesh) – circa due terzi della forza lavoro totale – controlla mezzi pesanti (corazzati, artiglieria, aerei). In periodi di caos, gli armamenti pesanti sono importanti. Nel 1979, la monarchia crollò quando l’esercito disertò; Una rottura analoga oggi altererebbe radicalmente l’equilibrio”, prosegue Pahlavi, “ciò solleva anche un rischio che molti sottovalutano: un potenziale scontro tra l’IRGC e l’esercito regolare. La probabilità di una frattura aperta è difficile da valutare, ma non può essere esclusa. Dietro le quinte, i generali di entrambe le strutture stanno probabilmente già valutando gli scenari”.
Gli ambasciatori di Italia, Regno Unito, Francia e Germania sono stati convocati oggi al Ministero degli Affari Esteri iraniano per visionare le riprese di quella che le autorità di Teheran hanno descritto come “violenze da parte dei rivoltosi”. Lo riporta la Bbc. I Paesi sono tra quelli che hanno pubblicamente espresso il loro sostegno alle manifestazioni in Iran. Secondo la televisione di Stato iraniana, il ministero degli Esteri ha mostrato immagini delle proteste di piazza e ha sostenuto che i disordini erano andati oltre la semplice dimostrazione pacifica. I funzionari iraniani hanno inoltre accusato gli Stati Uniti e Israele di fomentare l’instabilità nel Paese e hanno definito i manifestanti “vandali”. Secondo quanto riportato dai media statali, il ministero degli Esteri ha comunicato agli ambasciatori che qualsiasi sostegno politico o mediatico alle proteste era inaccettabile e equivaleva a un’ingerenza negli affari interni dell’Iran.
Gli aerei da trasporto militare russi hanno iniziato a effettuare frequenti voli verso Teheran dall’inizio delle proteste di massa che si stanno diffondendo in tutto l’Iran e che minacciano la tenuta dell’attuale regime. Lo riferisce Moscow Times, secondo cui la Russia potrebbe fornire supporto tecnico-militare e, allo stesso tempo, preparare l’evacuazione dell’ayatollah Ali Khamenei con i suoi più stretti collaboratori, incluso il trasporto di riserve auree. In modo analogo, poco più di un anno fa, Mosca aveva aiutato Bashar al-Assad a fuggire dalla Siria.
Un video che circola online mostra decine di cadaveri in un obitorio alla periferia di Teheran. Persone che conoscono bene la struttura e il gruppo Human Rights Activists News Agency (Hrana) hanno riferito oggi che le immagini mostrano il Centro di medicina legale di Kahrizak. Nel filmato si vedono persone che camminano accanto a sacchi contenenti cadaveri disposti in una grande sala, nel tentativo di identificarli. Un altro video, ampiamente condiviso dagli attivisti, mostra delle persone riunite attorno a un monitor televisivo nell’obitorio, mentre guardano le immagini dei volti dei cadaveri. All’esterno si sentono persone che piangono di dolore. Le immagini sono compatibili con altre della struttura disponibili online.
È salito ad almeno 572 morti in Iran il bilancio della repressione delle proteste contro il governo iniziate il 28 dicembre. Lo riferiscono gli attivisti di Human Rights Activists News Agency (Hrana), gruppo con sede negli Usa, secondo cui 503 delle vittime erano manifestanti e 69 membri delle forze di sicurezza. Hrana, che si affida ad attivisti in Iran per verificare le informazioni, in passato ha fornito dati accurati a proposito di precedenti proteste. Il gruppo parla anche di oltre 10.600 persone arrestate. Il governo iraniano non ha fornito dati complessivi sulle vittime nelle manifestazioni. Associated Press non è stata in grado di valutare in modo indipendente il bilancio delle vittime, dato che Internet e le telefonate internazionali sono ancora bloccate in Iran.
“La rivolta in Iran è promossa dai nuclei della Resistenza iraniana, che superano abbondantemente i trentamila e sono allo stesso tempo organizzati dai Mojahedin del popolo, forza interna della Resistenza, altrimenti la rivolta non avrebbe assunto tali dimensioni. L’alto numeri dei morti conferma tale realtà. Nulla più accadere in Iran senza una testa alla guida”. Così a LaPresse Davood Karimi, presidente dell’Associazione rifugiati politici iraniani in Italia.
“Maryam Rajavi, presidente eletta del Cnri, il Consiglio nazionale della Resistenza iraniana, di sicuro avrà un ruolo chiave, il figlio dello scià è un miraggio. L’Europa e l’America devono accettare tale realtà. È la piazza che comanda, e non le cancellerie. Possono rallentare oppure accelerare questo percorso, di cui saranno anche i primi beneficiari. Puntare sul figlio dello scià marionetta dell’intelligence iraniana è uno spreco di forze”, aggiunge Karimi, la Resistenza iraniana ha “60 anni di esperienza contro ambedue i regimi. È arrivato il tempo che il sangue di oltre tremila morti dia una scossa all’Occidente, altrimenti dovranno affrontare ancora per anni la politica di ricatto e di terrorismo dei mullah”.
Se siamo in contatto con il principe ereditario Reza Pahlavi come interlocutore per la futura governance iraniana? “Spetta al popolo iraniano scegliere i suoi rappresentanti”. Lo afferma il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Anouar El Anouni, nel briefing quotidiano con la stampa, precisando che “il cambio di regime non rientra nelle politiche dell’Ue”. Quanto alla possibilità di appoggiare un intervento militare Usa? “non commentiamo scenari ipotetici”, aggiunge il portavoce.
Decine di migliaia di manifestanti filo-governativi sono scesi in strada in Iran, rispondendo all’appello delle autorità dopo le massicce proteste antigovernative degli ultimi giorni. La tv di Stato iraniana ha mostrato immagini di manifestanti che affollavano Teheran verso piazza Enghelab e ha definito il corteo una “rivolta iraniana contro il terrorismo americano-sionista”.
L’emittente ha trasmesso immagini di manifestazioni filo-governative in tutto il Paese, una dimostrazione di forza cercando di segnalare che il Paese avrebbe superato le proteste antigovernative dei giorni scorsi. Nessun riferimento alla rabbia popolare per la difficile situazione economica del Paese, che è stato il fattore scatenante dell’inizio delle proteste il 28 dicembre. Oggi il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, parlando a una riunione con diplomatici stranieri, aveva affermato che “la situazione è ora sotto totale controllo”, annunciando che internet sarà presto ripristinato.
L’amministrazione Trump si sta preparando a possibili attacchi informatici contro l’Iran per punire il regime per le uccisioni di manifestanti. Lo scrive il Telegraph, aggiungendo che al presidente Usa sono state presentate opzioni militari ma i funzionari lo hanno avvertito che è troppo presto.
Ieri il Wall Street Journal (Wsj) ha riferito che negli Stati Uniti per martedì è previsto un importante briefing sulle opzioni relative all’Iran, in cui i collaboratori di Donald Trump sono pronti a informarlo sulle misure, tra cui quelle militari, informatiche ed economiche, che si possono adottare per dare seguito alle sue minacce di rispondere alla repressione delle proteste da parte di Teheran.
In particolare il Wsj ha precisato che le mosse che verranno discusse potrebbero includere il potenziamento di fonti antigovernative online, l’impiego di armi informatiche segrete contro siti militari e civili iraniani e l’imposizione di ulteriori sanzioni al regime e attacchi militari.
Un canale di comunicazione con gli Stati Uniti resta aperto. È quanto ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, durante una conferenza stampa a Teheran. “Il canale è aperto e, ogni volta che è necessario, attraverso quel canale vengono scambiati i messaggi necessari”, ha dichiarato Baghaei, aggiungendo tuttavia che tali colloqui devono essere “basati sull’accettazione di interessi e preoccupazioni reciproci, non su una negoziazione unilaterale, impositiva e basata su dettami”.
Qualche ora fa il presidente Usa, Donald Trump, ha affermato che l’Iran vuole negoziare con Washington dopo la sua minaccia di attaccare la Repubblica islamica per la sanguinosa repressione dei manifestanti. Trump ha affermato che la sua amministrazione è in trattative per organizzare un incontro con Teheran, ma ha avvertito che potrebbe dover agire prima, dato che si rincorrono le notizie di un aumento del bilancio delle vittime e degli arresti nelle proteste. “L’Iran vuole negoziare, penso siano stanchi di essere maltrattati dagli Stati Uniti”, ha detto Trump parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One.
“L’incontro è in fase di organizzazione, ma potremmo dover agire a causa di ciò che sta accadendo prima dell’incontro. Ma un incontro è in fase di organizzazione. L’Iran ha chiamato, vogliono negoziare”, ha aggiunto. Le parole di Trump sono giunte dopo che il ministro degli Esteri dell’Oman, da tempo interlocutore fra Washington e Teheran, si è recato in Iran questo fine settimana. Non è ancora chiaro cosa potrebbe promettere l’Iran, soprattutto perché Trump ha posto richieste rigorose sul programma nucleare e sull’arsenale di missili balistici, che Teheran ritiene fondamentale per la sua difesa nazionale.
Il blocco di internet in Iran va avanti ormai da oltre 80 ore. “Mentre l’Iran si sveglia, i dati mostrano che il blackout nazionale di internet ha superato le 84 ore”, scrive Netblocks in un aggiornamento di qualche ora fa. “Anni di ricerca sulla censura digitale indicano queste soluzioni alternative: Radio a onde corte/HAM, cell towers ai confini, terminali Starlink e satelliti Direct-to-Cell”, aggiunge il gruppo di monitoraggio.
Internet sarà presto ripristinato in Iran. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in una riunione con diplomatici stranieri a Teheran, aggiungendo che il governo sta coordinando gli sforzi con le forze di sicurezza per raggiungere questo obiettivo. Lo riporta Al-Jazeera, che nonostante il blackout di internet in Iran ha potuto continuare a trasmettere. Il ministro ha aggiunto che “la situazione è ora sotto totale controllo” e ha affermato che la connettività sarà ripristinata anche nelle ambasciate e nei ministeri.
“Ci siamo sempre opposti all’ingerenza negli affari interni di altri Paesi e abbiamo sempre sostenuto che la sovranità e la sicurezza di tutti i Paesi dovrebbero ricevere piena protezione ai sensi del diritto internazionale. Ci opponiamo all’uso della forza o alla minaccia di ricorrere alla forza nelle relazioni internazionali. Chiediamo a tutte le parti di compiere ulteriori azioni che favoriscano la pace e la stabilità in Medioriente”. Lo ha dichiarato una portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, rispondendo a una domanda a proposito delle proteste in Iran e delle minacce di un intervento del presidente Usa Donald Trump. Lo riporta il Global Times. “La Cina spera che il governo e il popolo iraniani possano superare le attuali difficoltà e mantenere la stabilità nazionale”, ha aggiunto la portavoce.
L’Alta Rappresentante Ue per la Politica estera Kaja Kallas si sta preparando a proporre nuove sanzioni contro l’Iran a seguito della repressione governativa che, secondo quanto riferito, ha causato centinaia di vittime da quando sono scoppiate le proteste, quasi due settimane fa. “L’Ue ha già in vigore sanzioni radicali contro l’Iran – contro i responsabili di violazioni dei diritti umani, attività di proliferazione nucleare e il sostegno di Teheran alla guerra russa in Ucraina – e sono pronta a proporre ulteriori sanzioni in risposta alla brutale repressione dei manifestanti da parte del regime”, ha dichiarato Kallas a Politico.
Le manifestazioni sono state “alimentate e fomentate” da elementi stranieri e le forze di sicurezza “daranno la caccia” ai responsabili. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in una riunione con diplomatici stranieri a Teheran. Lo riporta Al-JAzeera, che ha continuato a trasmettere dal Paese nonostante il blackout di internet e delle comunicazioni.
Le proteste nazionali in Iran “sono diventate violente e sanguinose per fornire una scusa” al presidente degli Stati Uniti Donald Trump per intervenire. È quanto ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, parlando a diplomatici stranieri a Teheran, senza fornire alcuna prova a sostegno della sua affermazione.
Le sue parole giungono dopo che nel fine settimana gli attivisti hanno riferito di oltre 500 persone uccise nella repressione delle proteste, la maggior parte delle quali manifestanti. Le dichiarazioni di Araghchi sono state riportate dalla rete televisiva satellitare Al-Jazeera, finanziata dal Qatar, che nonostante il blackout di internet in Iran ha potuto continuare a trasmettere.
“L’Iran vuole negoziare, penso siano stanchi di essere maltrattati dagli Stati Uniti”. Così il presidente degli Usa Donald Trump parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One, aggiungendo che la sua amministrazione è in trattativa per organizzare un incontro con Teheran.
“L’esercito sta valutando alcune opzioni molto forti” nei confronti dell’Iran. Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a bordo dell’Air Force One. “Faremo una scelta – ha aggiunto – Stiamo valutando la situazione molto seriamente”.

